Assegnati i titoli Open di Boxe 2022

Domenica scorsa, 13 marzo 2022, il Centro Sportivo “Il Tempio delle Arti Marziali” di Roma, è stato il teatro del Campionato Nazionale Open di Boxe e Light Box. A capo della macchina organizzativa il Presidente della Global Boxing Italia (società organizzatrice) e Vicepresidente della Global Boxing Federation, prof. Biagio Vitrano. L’evento, svolto con il patrocinio di ASI, ha visto anche l’illustre collaborazione del Maestro Alessandro Colonnese e quella dello staff arbitrale composto dai Maestri José Miguel Ranauro, Nunzio Cacciola, Angelo Lo Iacono e Hamed Hassan. Ospiti eccellenti, il Maestro Angelo Musone, già Coordinatore Nazionale Arbitri della FPI, il Dott. Vincenzo Stipa, Arbitro FPI, ed il Pluricampione di kickboxing, oggi Presidente di una sigla internazionale di Sport da Ring, Alessandro Piavani.
Il Campionato si è svolto in due fasi: la prima, conclusasi alle ore 13.30, dedicata alla Light Boxe. La seconda, dedicata alla Boxe, terminata alle ore 17.30. I partecipanti, provenienti da diverse Regioni d’Italia e da Malta, si sono contesi i cinturoni del Campionato Open. 13 match, sostenuti da pugili dei diversi settori – giovanili, junior ed elite – hanno dato vita ad incontri gradevoli, alcuni molto impegnativi, altri di buona tecnica ed altri, da giovani esordienti, con tanta voglia di crescere e migliorare.
“Una bella esperienza”, dice il Presidente Vitrano. “È il primo passo di un lungo cammino”. A 20 mesi dalla sua fondazione, la Global Boxing Italia ha realizzato 6 Master Formativi su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con ASI. È stata presente con quattro match, alla Golden Cup di Marsala (organizzata dalla Martial Kombat Sport Italia, ndr), realizzando oggi, il suo primo evento Open.
“Io e tutto lo staff della GBI siamo molto soddisfatti – continua Vitrano – e centinaia di Tecnici di Boxe e di Sport da Ring ci stanno contattando, mostrando il loro interesse per la nostra Organizzazione. Noi, come sempre, portiamo avanti il nostro slogan: “Un Passo Verso il Futuro”! Desidero, infine, ringraziare i tecnici Italo Scrocchia (Puglia), Salvatore Tardivo (Abruzzo), Angelo Nigro (Campania), Giuseppe Biondo e Mirko Tarantino (Sicilia), Dione Galea (Malta) per il coordinamento. Un grande apprezzamento va a tutti gli atleti partecipanti”.
Un momento particolare è stato dedicato al pugile ucraino, Daniel Polyakov, vincitore nella sua categoria, che, nonostante tutto quello che il suo Paese sta affrontando, in questo delicato momento storico, ha voluto essere presente ed onorare il Campionato. Il prossimo appuntamento si svolgerà il 27 marzo, sempre in collaborazione con ASI, presso l’impianto sportivo MGM di Milano, per “Azzurri d’Italia”, di Boxe, Light Boxe e Sport da Combattimento.

 

A Roma gli Open di Boxe 2022

Si scaldano i motori alla Global Boxing Italia che domenica 13 marzo porterà la grande Boxe al “Tempio delle Arti Marziali” di via Marco Simone 251 a Roma. Sono aperte, infatti, le iscrizioni per i Campionati Nazionali di Boxing&Light Boxing per le categorie Giovanile, Junior, Senior e Master. Iscrizioni che sono dedicate a tutti gli atleti di sport da ring ma anche ai praticanti non tesserati alla FPI. Un programma di prim’ordine quello dei Nazionali che vedrà l’apertura ufficiale dell’intensa giornata di combattimenti alle ore 10.30 con le gare dedicate al Light Boxing. Dopo le premiazioni del primo pomeriggio, poi, avranno inizio intorno alle 15.00 le competizioni di Boxing alle quali seguirà l’assegnazione dei titoli. Una giornata senza dubbio da non perdere per gli atleti e gli amatori grazie anche alla presenza di due ospiti d’onore quali il due volte campione del Mondo WBA di mediomassimi Silvio Branco e il bronzo Olimpico di Los Angeles ’84 nonché già coordinatore Nazionale arbitri FPI Angelo Musone. Purtroppo, a causa dell’incertezza derivante dalla situazione sanitaria, la competizione si svolgerà a porte chiuse e, quindi, non sarà consentito l’accesso al pubblico. Un grande peccato certamente per i pugili non sentire il tifo del pubblico a sostegno mentre si è sul ring. Inoltre, sempre sotto l’aspetto sanitario, l’organizzazione ricorda che sarà obbligatorio per la partecipazione alla gara il possesso del “green pass”. Importante il lavoro che la Global Boxing Italia, rappresentante su tutto il territorio nazionale della “Global Boxing Federation” e affiliata ad ASI, ha realizzato nell’ultimo anno. Nonostante la pandemia si è riusciti a strutturare corsi con docenti di altissimo profilo come Massimiliano Duran, Silvio Branco e Stefano Zoff ma anche un settore arbitrale di spicco con l’apporto di Angelo Musone e Vincenzo Stipa. Il Campionato Nazionale Open prende così ancora più importanza, dopo questo grande lavoro, nell’ottica di aprire sempre di più gli sport di ring a tutti gli amatori. Il regolamento adottato è quello ufficiale dell’AIBA ovvero la “International Boxing Association”.
Non vi resta che correre ad iscrivervi! Le quote andranno versate entro il 9 marzo. Per qualsiasi informazione potrete contattare la Global Boxing Italia attraverso l’e-mail: info@globalboxingitalia.it o su WhatsApp al 379/2049731.

 

Il campionato d’Italia a Ferrara. In casa ASI

Il dopo-match del Campionato d’Italia dei superleggeri. Massimiliano Duran: “Zagatti non ha avuto la freddezza per prendere le misure per chiudere il match quando aveva il campione nelle mani. Però è pugile che vale, a questi livelli ci può stare”.

Che battaglia! Fiera e ruvida, energica e sporca. Era un Campionato d’Italia sentitissimo. Ebbene: Arblin Kaba e Daniele Zagatti, il campione della Pugilistica Padana gioiello ASI, l’hanno onorato. Combattendo da valorosi fighters. Il bolognese detentore del titolo dei superleggeri e il suo sfidante ferrarese hanno infiammato il Palapalestre di Ferrara, gremito, gonfio di passioni e di tifo, di intensità e di pathos.
Sfida dura e fisicamente dispendiosissima. Cinque round – i primi – chiaramente nel segno di Kaba, della sua rapidità e del suo tempismo nel portare i colpi, mentre Zagatti appariva rigido e non trovava la misura per dare efficacia al proprio pugilato. L’esperienza di Kaba, la sua reattività nell’attaccare per primo, e la sua scioltezza, hanno fatto la differenza nei round iniziali. Addirittura una ripresa valutata da 2 punti – la quinta – a favore del campione in carica su un episodio forse interpretato male dall’arbitro Di Clementi (Zagatti ha subìto un “conteggio”, a me è parso scivolare su una lieve spinta…). E dunque, il pugile bolognese allenato da Paolo Pesci balzava nettamente avanti nel punteggio, 6 punti di vantaggio dopo cinque round.
Daniele Zagatti si è sbloccato, è riuscito alfine a prendere un po’ di ritmo e ha fatto assaggiare la potenza che possiede sulla pelle del Campione. Come un lampo all’improvviso. Quel terribile sinistro di Zagatti avrebbe potuto spegnere le luci. Il bolognese, inchiodato contro le corde, non riusciva a venir via da lì. In difficoltà, decisamente in difficoltà, però lucido. Per un lungo minuto Arblin Kaba ha sofferto. Il suo merito è d’aver saputo soffrire. Dimostrando carattere e solidità. L’esperienza (questo era il quarto match di Arblin con il titolo in palio) lo ha aiutato a limitare i danni in un round da 2 punti per Zagatti.
Lo sfidante ferrarese ha capito, nel corso della sesta ripresa, che Kaba si era fermato, che era diventato vulnerabile. Infatti il Campione faceva ricorso anche ai clinch per bloccare l’intensità dello sfidante. Il pugile ferrarese, assistito all’angolo da Nico Bonazza e Massimiliano Duran (con la collaborazione di Romano Becchetti) ha ancora ridotto il divario, portandolo a 3 punti dopo il settimo tempo. Però non è riuscito a “chiudere” il match. 
Arblin Kaba ha recuperato energie e certezze, in un ottavo round probabilmente suo. Ed è a  questo punto che la battaglia si è fatta più cruda e sporca. Nei corpo a corpo volavano anche colpi “non puliti”. Kaba ha subìto un richiamo ufficiale per trattenute. Lasciando per strada 1 punto dal suo vantaggio. Zagatti a volte attaccava abbassando la testa. 
Si arriva così all’ultimo round. Il ferrarese si produce in un forcing rabbioso, cercando un altro lampo. Però non ha sufficiente lucidità per ripetere quella brillante azione che nel corso del sesto round stava quasi per capovolgere il destino di questa vibrante sfida tutta emiliana. Per alcuni attimi, in quel momento, il Campione era sembrato smarrirsi. Tuttavia ha resistito con il cuore in tumulto e ha ritrovato il vento che lo ha portato sui sentieri della certezza.
Indiscutibile il successo di Arblin “Il Lupo” Kaba.  Tre punti di vantaggio nel mio “personale” cartellino. Com’era nel cartellino del giudice Mordini. Più “generosi” gli altri giudici: 5 punti assegnati a Kaba da Giubelli, 6 per Roda. 
Zagatti ha chiuso l’aspro combattimento con un’ampia ferita sulla testa.

 

Nota a margine
I cinquanta di Romano Becchetti
"Al 50esimo match 'titolato' all'angolo ho avuto il piacere di avere vicino Alessandro. Ha capito cosa significa vivere "da dentro" lo stress di una battaglia per una cintura": queste le parole di Romano Becchetti, Presidente di ASI Ferrara e deus ex machina della Pugilistica Padana, dopo un match speciale. Quello della sua cinquantesima volta all'angolo del ring per un incontro valevole per il titolo. 

E bellissime anche le parole, questa volta prima del match, per il suo Zagatti: "12 ore ti separano dal momento che sognavi. 12 ore e faremo insieme a te quel tragitto che separa gli spogliatoi dal ring. Lo so… sembrerà lunghissimo. Forse in quel percorso interminabile ti verranno in mente sacrifici, rinunce, infortuni. Sono sicuro che l'ingresso nell' "arena" sarà un un'esplosione di emozioni che ti darà ancora più forza. Forza Daniele… sai cosa devi fare".
 

La parola a Massimiliano Duran
Duran, organizzatore d’una serata che ha proposto tanta buona boxe (dal contorno dilettantistico fino al campionato d’Italia, passando dalla qualità di Mattia Musacchi e dalla resistenza del “duro” Alessandro Lozzi) era all’angolo di Daniele Zagatti. Ad assistere Nico Bonazza, il tecnico che prepara tecnicamente “Zago”.
Il commento di Massimiliano: “Era scontato che Daniele Zagatti, al suo primissimo match per il titolo, avesse meno esperienza di Kaba. Tuttavia, noi il combattimento lo abbiamo avuto in mano ad un certo punto. In mano seriamente! Per una ripresa e mezza. Kaba s’è trovato in chiara difficoltà. Lì Daniele non è riuscito a chiudere il match. Il suo sbaglio è stato di non essere andato in misura. Nel momento che poteva diventare decisivo, non ha avuto la freddezza per prendere la misura giusta e mettere le mani. Era sempre troppo basso, troppo attaccato all’avversario. E così non è riuscito ad essere efficace come avrebbe dovuto essere in quei momenti. Detto questo, non concordo con i cartellini dei giudici. Il vantaggio di Kaba a mio parere è stato di 1 punto, 2 punti. Non di 5 o addirittura 6. Vorrei sottolineare che nel sesto round Zagatti ha vinto di due punti. Anche se Kaba in quella circostanza non è stato contato dall’arbitro. Ma che il campione avesse accusato il colpaccio di Zagatti era evidentissimo. E’ stato abbracciato a Zagatti con gli occhi sbarrati fuori dalla testa, nel tentativo di recuperare. Lì, Daniele è mancato di esperienza. Va anche detto, e lo rivelo adesso poiché non mi sembrava giusto dirlo prima del combattimento, che Zagatti durante la preparazione s’è dovuto fermare per una decina di giorni. Un colpo al costato durante una sessione di guanti gli aveva procurato un problema, che poi si è risolto. Costringendo tuttavia il nostro pugile a fermarsi e perdere dei giorni di lavoro nel pieno della preparazione. Credo che il miglior Daniele Zagatti non avrebbe perso l’opportunità, nel momento in cui aveva l’avversario nelle sue mani. Zagatti a questi livelli ci può stare benissimo. Onore a Kaba, che conosciamo bene. E’ un ragazzo valoroso, se da due anni e mezzo è in possesso del titolo italiano ci sarà un motivo… E quando mette le mani fa male. Ribadisco, però, che Zagatti ha le caratteristiche per essere all’altezza del campione in carica. Qui, Daniele ha perso una bella occasione. Può rifarsi. E’ pugile che vale. Dobbiamo rivedere qualcosina. Lavorare su aspetti che sono fondamentali. Penso che questa esperienza servirà molto a Daniele per il futuro della sua carriera”.

 

 
TUTTI I RISULTATI
DILETTANTI
kg. 69: Ali Vandevilt (Pug. Padana Ferrara) e Haredin Taraj  (Pug. Tranvieri Bologna) incontro pari.
Kg 69: Alessandro Mele (Pug. Bolognina Bologna) batte Beniamino Vacca (Padana Ferrara) ai punti.
 
PROFESSIONISTI
Pesi gallo: Ahmed “Gentleman” Obaid (kg. 55.500, Pug. Padana Ferrara) batte Calvin Carruthers (Inghilterra , kg. 56) ai punti in 6 round.
Pesi piuma: Mattia Musacchi (Ferrara, kg 56,700, Pug. Padana Ferrara) batte Alessandro Lozzi (Roma, kg 56.300, Team Roma XI) ai punti in 6 round.

Campionato d’Italia pesi superleggeri
Arblin Kaba (Bologna, kg. 63.300) batte Daniele Zagatti (Ferrara, Kg 63) ai punti.
Arbitro Sauro Di Clementi. I cartellini dei giudici: Giubelli: 98-93 – Mordini: 96-93 – Roda: 98-92. Verdetto unanime per Arblin Kaba.
 

[  Maurizio Roveri  ]

Chessboxing: quando una disciplina nasce da un fumetto…

Una disciplina combinata in cui i contendenti devono affrontarsi in una partita di Scacchi e in un incontro di Pugilato in un mix di arti in cui prevalgano intelligenza e forza.
Si tratta del Chessboxing, o Scacchipugilato come è indicato nel nome della associazione Italiana di riferimento, e torna in Europa, più precisamente in Sicilia, con un evento importante come il 4° Campionato Mondiale, patrocinato da ASI, ente a cui aderisce la FISP.

Il regolamento di questo sport prevede che i due sfidanti si affrontino sulla distanza di un massimo di undici riprese, in cui si alternano round delle due discipline, iniziando dalla partita a scacchi. L’incontro avviene su un ring. La variante di Scacchi che viene giocata negli incontri è un gioco rapido con dodici minuti disponibili per ciascun giocatore per completare la partita. Si aggiudica l’incontro chi per primo vince in una delle due specialità, ma l’incontro può terminare anche per knockout, per scacco matto, se all’avversario scade il tempo, oppure per abbandono (sia nella ripresa di pugilato sia in quella di scacchi). L’arbitro può intervenire fermando l’incontro durante un round di boxe per salvaguardare la salute dei contendenti, per ammonire, richiamare ufficialmente o comminare una squalifica.
Le categorie di peso sono sette per Veterani, Senior e Junior (16-17 anni), dieci per i  Giovani (14-15 anni) e undici per i Ragazzi (12-13 anni).

La Scacchipugilato Italiana nasce nel 2012 e viene costituita ufficialmente nel 2013, è affiliata ASI, è iscritta nel registro nazionale delle associazioni del CONI ed è membro del World Chessboxing Organisation. Si occupa di promuovere questo sport tramite eventi divulgativi ed incontri agonistici, di formare gli atleti, ma anche gli allenatori e gli arbitri con appositi corsi.
Ma come nasce questo sport così singolare? Nel 2003 l’artista e imprenditore olandese Iepe Rubingh viene ispirato da una graphic novel di Enki Bilal “Freddo Equatore” in cui si gioca un incontro di boxe e scacchi, così crea uno sport nuovo alternando partite a scacchi e incontri di boxe, lo regolamenta e organizza il primo campionato ad Amsterdam.

 

 
L’IDEA ISPIRATRICE 
"L'idea di un fumetto in cui il protagonista si cimentasse negli Scacchi e nel Pugilato mi è venuta così, all'improvviso", ha ricordato Enki Bilal, un fumettista e regista francese, nato a Belgrado. "Ho immaginato una scacchiera su un ring, poi il ring è diventato la scacchiera, e allora le due cose si sono cominciate ad alternare, prima una partita di Scacchi, poi la Boxe… Sono felice che la mia storia e i miei personaggi siano serviti, è una cosa divertente". La graphic novel di cui parla Enki è “Freddo Equatore”, che fa parte della trilogia Nikopol pubblicata negli anni Novanta, è stata di ispirazione per Iepe Rubingh al momento di dare vita alla nuova disciplina sportiva: il Chessboxing.

Questo sport è molto diffuso nel Regno Unito, nei paesi dell’Est Europa, e poi in Francia e Germania, India, Turchia.
Tra i giocatori italiani che si sono distinti in questa disciplina ci sono Sergio Leveque che ha conquistato il Campionato del Mondo dei pesi massimi nel 2018, Gianluca Sirci che è stato Campione Europeo dal 2009 al 2013, Gianpiero Sportelli che ha partecipato ai Campionati Mondiali del 2017 e 2019 conquistando due medaglie. Ai prossimi Campionati Mondiali parteciperà anche Daniele Rota primo Campione Italiano di questa disciplina.

 

 
IL CAMPIONATO MONDIALE
Il 4° Campionato Mondiale si svolgerà in Sicilia dal 6 al 12 dicembre.
A Palermo, le delegazioni potranno partecipare al Gala di apertura, alla premiazione dei vincitori e ad eventi culturali quali la presentazione di un documentario sulla storia del Chessboxing, un concerto dell’orchestra di musica A. Scarlatti e mostre d’arte.
A Petrosino (Trapani) si svolgeranno, invece, le gare di tutte le categorie e gli eventi collaterali quali il 1° Campionato Mondiale di Chessboxing light (versione ideata in Italia nel 2015), un seminario per arbitri internazionali, un corso di formazione per allenatori, l’assemblea elettiva del WCBO, l’VIII Festival Scacchistico Internazionale del Mediterraneo.


 

 

[  Maria Carla Cecchin  ]

Intervista a Massimiliano Duran. Ricordando il Mondiale conquistato contro tutti i pronostici

Trent'anni, dalla vittoria mondiale di Massimiliano Duran. Ricordata anche nel corso dell'Assemblea nazionale di ASI, a novembre scorso. Perchè Massimiliano, insieme al fratello Alessandro, oggi organizzano Boxe e formano giovani. Alla vecchia maniera, secondo i principi più sani della Noble Art. A Ferrara, in una associazione legata al nostro Ente, la Pugilistica Padana.
Massimiliano Duran ripercorre la sua storia, intervistato da una penna storica del pugilato, Gualtiero Becchetti, anch'egli fratello d'arte. Romano Becchetti è, infatti, il preparatore atletico della Pugilistica Padana. Quando la Boxe fa parte di una famiglia… 
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Sono passati poco più di trent'anni da quel rovente 27 luglio 1990 quando, sul ring montato al centro dello stadio di Capo d'Orlando, Massimiliano Duran alzò le braccia al cielo con ai fianchi la cintura di campione mondiale Wbc dei pesi Massimi Leggeri. Aveva ventisei anni e appena sedici match nel proprio record. Eppure aveva compiuto un'impresa incredibile, alla vigilia ritenuta dagli ambienti pugilistici, dai media e dagli appassionati assolutamente impossibile. Il detentore del titolo era infatti il trentatreenne portoricano Carlos De Leon, con cinquantuno combattimenti sulle spalle e uno dei 'mostri sacri' dell'epoca, il quale aveva conquistato la cintura iridata nove anni prima difendendola ben quindici volte! Era diventato un idolo nella propria isola e negli Stati Uniti a suon di vittorie, battendo autentici fuoriclasse nelle più importanti arene del pianeta, da San Juan ad Atlantic City, da Londra a Las Vegas, da Miami a Houston…

Il portoricano, in svantaggio ai punti, percependo che l'incontro gli stava sfuggendo di mano, mentre era salito sul ring certo di una facile vittoria, al suono dell'undicesimo gong, mentre Duran stava rientrando all'angolo, lo colpì proditoriamente con un colpo al viso. Venne, così, squalificato. 
L'esito dell'incontro tra Massimiliano "Momo" Duran e Carlos De Leon fu dichiarato ufficialmente la "sorpresa dell'anno" dal Wbc, il più importante degli enti mondiali. 

 

 
(…) E' la fiaba del principe buono che sconfigge il drago; il David che, fra l’incredulità generale, umilia il Golia nero e questi, accecato da una furiosa impotenza, che non sa perdere neppure con onore; e il fuoco pirotecnico di spaghetti con cui gli spettatori sommergono il ring, il portoricano e la sua tracotanza; poi Momo, con le braccia levate, portato in trionfo dalla propria famiglia, il viso rivolto verso le stelle, una delle quali, forse, in quella magica notte ha brillato soltanto per lui. E gente, gente dovunque, per ore e ore, a contendersi un sorriso, una stretta di mano, un autografo di Massimiliano, che prima non era nessuno e ora ha raggiunto il proprio Everest. Una piccola-grande storia di sport, di vita… La leggenda del bambino che ha visto il paese dei balocchi, dell’uomo che ha afferrato il proprio sogno. Abbracci, brindisi, parole-parole-parole, stanchezza e gioia, il tutto condensato in un’atmosfera di eccitazione irreale, come se una gigantesca coppa di champagne avesse ubriacato l’intera Capo d’Orlando.
La diretta RAI della gara mondiale. 

Quando nel 1994 il pugile di Ferrara si ritirò dall'attività, aveva vinto tutto e poteva appendere ad una parete di casa le tre cinture che sono al centro dei sogni di ogni ragazzino per la prima volta con i guantoni alle mani: quella tricolore, quella europea, quella iridata…
E' trascorso ormai tanto tempo da quella magica notte. 
Oggi Massimiliano é un autorevole tecnico, la sua vita é totalmente cambiata e papà Carlos, colui che lo "scolpì" e lo portò sulla vetta del mondo, non c'é più dal tragico 2 gennaio 1990, allorché un tragico incidente stradale se lo portò via sull'autostrada Parma-La Spezia, nei pressi del casello di Brugnato.

Interrogare e ascoltare un pugile é sempre avvincente, affascinante. Un'occasione per provare emozioni. Io amo definire la boxe "sport-non solo sport" e non per vezzo, ma perché é così. Una disciplina agonistica molto particolare che esige interpreti a loro volta particolari e quindi non fatta per tutti ma per persone "diverse", speciali, che si portano sempre dentro qualcosa di profondo e originale, campioni o modesti comprimari che siano e lontani mille chilometri dai protagonisti di altri sport più ricchi e celebrati, dei quali quasi sempre si sa ciò che diranno per la piatta uniformità che li caratterizza nel loro dorato mondo di effimeri dei. 
Ed ecco appunto dinanzi a noi Massimiliano Duran per chiedergli tante cose con il sistema della "botta e risposta", dal momento che non c'é da "infiorare" nulla se quanto viene detto é già "infiorato" di per se stesso…

Ricordi, Momo, quando hai detto a papà e mamma che volevi praticare il pugilato?
"Perfettamente! Ero in casa e dissi a mia madre che volevo "provare" a diventare pugile. E sottolineo "provare". Avevo 15 anni e giocavo a Calcio. Mio padre era lontano da Ferrara per lavoro e quando ritornò lei gli riferì il mio desiderio. Papà mi chiese se ero matto, se mi rendevo conto di cosa fosse salire su un ring.
Comunque alla fine entrambi i miei genitori si arresero, ponendo però delle condizioni. Papà disse che il mio tentativo era condizionato dal fatto che avessi le qualità e che ad allenarmi fosse Nando Strozzi, colui che l'aveva curato sin dal suo arrivo dall'Argentina e che egli riteneva il più grande allenatore con cui avesse avuto a che fare, mentre mia mamma mise in chiaro che avrei dovuto andare bene a scuola (ero iscritto all'Istituto Agrario dove mi avrebbe raggiunto mio fratello Alessandro) o in palestra non ci avrei messo più piede".

La prima sensazione entrando in palestra?
"L'emozione. Mi resi conto che era una specie di mondo "parallelo" intriso degli odori tipici di tutte le palestre di pugilato di un tempo. Era uno scantinato fatiscente sotto il livello della strada, tanto che i passanti curiosi si affacciavano alla finestra sopra il ring e ci guardavano dall'alto al basso. Il maestro della Vigor Ferrara, Imo Durelli, in palestra ininterrottamente per ben settant'anni dal 1926 al 1996, ci ospitava perché la Pugilistica Padana di Strozzi non esisteva più da molti anni".  

La prima volta sul ring?
"Fu a Rovigo, dove ci condusse Strozzi (nel frattempo si era aggregato anche mio fratello). Incrociammo i guantoni con alcuni ragazzi più esperti e grandi di noi e andò bene ma ci volle poco a capire che la boxe non era uno scherzo…Tra le corde sei solo. Tremendamente solo".

E il primo match?
"A Molinella qualche mese dopo. Era il febbraio 1980 e nevicava a più non posso. Quando arrivammo dinanzi alla sala da ballo dove si svolgeva la manifestazione dilettantistica rimanemmo a bocca aperta. Era strapieno e a bordo ring c'erano importanti giornalisti e persino le telecamere della RAI. Qualcosa di assolutamente sproporzionato all'evento, ma si era nostro malgrado sparsa la voce che debuttavano i "figli di Duran" e questo fu il risultato. Vincemmo entrambi. Non potrò mai dimenticare la prima ripresa del mio incontro. L'avversario si chiamava Chieregatti e mi attaccò subito. Io ero molto sulle mie per superare il batticuore di quei primi passi e non potrò mai dimenticare un uomo che dalla seconda fila gridò a Chieregatti: "Butta giù quel sacco di patate". Nel round successivo fui invece io a buttare giù lui e allora a quel signore a mia volta dissi: "Hai visto bene adesso il sacco di patate?". 

Gli insegnamenti più importanti che ti ha impartito Carlos?
"Mi ha insegnato tutto. Specialmente a condurre una vita serissima e a non perdere mai la forma fisica nemmeno nei periodi di vacanza o di inattività, altrimenti ogni volta é come ricominciare da zero. Ma il "comandamento" fondamentale é stato quello di imparare a parlare poco e ad ascoltare tanto sia in palestra che durante i combattimenti o non si arriva a nessun traguardo".

Hai mai provato paura sul ring?
"Mai! Preoccupazione per il risultato sì, ma paura mai o conviene cambiare sport. Mi é capitato di provare qualcosa che somiglia alla paura qualche volta però sempre nei giorni successivi al match sostenuto, quando "a freddo" ci ripensi e ti rendi conto dei rischi che talvolta hai corso".

Gli avversari più duri?
"Carlos De Leon, per la sua mostruosa abilità di sapere sfruttare anche il più piccolo errore che commetti e nella diabolica abilità di essere assolutamente imprevedibile e non inquadrabile. Poi Wamba per la precisione dei suoi colpi. Ma il più potente di tutti, con autentici bazooka nelle mani, é stato l'abruzzese Alfredo Cacciatore. Anche quando colpiva sui guantoni o sulle spalle ti spostava all'indietro. Una pesantezza di colpi incredibile".

Le maggiori soddisfazioni?
"Ovviamente la conquista del titolo mondiale. In realtà però devo confessare che persino più grande é stata la gioia per la conquista della cintura tricolore, la prima della mia carriera e quella che mi ha spalancato le porte verso il campionato del Mondo e d'Europa. Il detentore era proprio Cacciatore, che era nella mia stessa scuderia. Tutti, dico tutti, mi davano spacciato. Anche i comuni compagni di palestra. Tante volte é stato così durante la mia carriera.
Sostenemmo un incontro tipo Rocky contro Ivan Drago che ancora oggi molti ritengono il più duro e spettacolare mai disputatosi in Italia nella nostra categoria. Nei primi round toccai il tappeto due volte e due volte mi rialzai. Mio padre mi diceva all'angolo di stringere i denti perché da lì a poco la bufera sarebbe finita…Ancora una volta aveva ragione! Vinsi per kot alla decima ripresa, mentre il pubblico saltava sulle sedie. Meraviglioso…".
 
 

(Duran vince il campionato italiano contro Cacciatore)

E quando tuo padre ti diede uno schiaffo all'angolo in diretta Rai?
"E come si può dimenticare! Eravamo al Casino di S. Pellegrino Terme e affrontavo l'insidioso Lusikina, un altissimo zairese residente a Roma. Al quarto round lo misi indifficoltà e nel quinto, invece di spingere, cominciai a giocherellare. Finita la ripresa mi sedetti sullo sgabello e papà mi urlò di smettere di fare lo scemo, perché stavo rischiando di farlo riprendere e di diventare ancora pericoloso. Il tutto condensato da uno schiaffo per richiamarmi alla concentazione e all'ordine. Io gli risposi con un destro istintivo sulla spalla, ovviamente appena accennato, mentre le telecamere erano proprio puntate su di noi e il telecronista Mario Guerini non sapeva che dire. Al gong, interiorizzato il richiamo di papà, partii all'attacco e dopo pochi secondi l'arbitro dichiarò il ko di Lusikina! Una volta ancora aveva avuto ragione lui".
 

(Duran, nel match con Lusikina)

Quando e come hai deciso di diventare un tecnico?
"Dopo essermi ritirato sono stato lontano dalla palestra un anno. Dovevo metabolizzare l'addio e lasciarmi alle spalle del tutto la perdita di mio padre. Mio fratello era rimasto in un certo senso solo, perché nessuno era in effetti in grado di rimpiazzare papà. Un giorno il suo manager, Salvatore Cherchi, mi chiese di aiutarlo e di cominciare ad allenarlo. Lo feci. In verità, già da molto tempo mi piaceva osservare gli incontri, studiarne i particolari e i contorni cercando di capire cosa un pugile doveva o non doveva fare…
Per diventare un buon allenatore bisogna usare molto il cervello, creare un rapporto di assoluta fiducia con l'atleta e avere tanta voglia d'imparare, di ascoltare. E' determinante trovare la minuscola "scintilla", il particolare che trasforma il buon pugile in un ottimo pugile. Ogni occasione é preziosa. Una mossa, un esercizio, una parola possono uscire anche nei contesti più modesti e allora si copia. Non c'é niente di male a copiare dagli altri le cose buone perché é così che si cresce. Guai a ritenersi perfetti, i migliori del mondo!".

Le maggiori soddisfazioni da tecnico?
"Me le hanno regalate mio fratello Alessandro e Stefano Zoff. Abbiamo vinto battaglie che ci vedevano del tutto sfavoriti. Si vede che é il mio destino!
Alessandro, per ovvi motivi, lo conosco come le mie tasche e non facevo in tempo a consigliarlo che già stava facendo ciò che gli chiedevo.
Zoff invece arrivò a Ferrara che sembrava ormai in precoce declino, invece conquistammo prima l'Italia, poi l'Europa e infine il mondo! Andammo a Le Cannet per affrontare Julien Lorcy, l'idolo di Francia e detentore della cintura iridata dei pesi leggeri, con un record di 44 match vinti (quasi tutti per ko) e una sola sconfitta. Ci guardavano come se fossimo prossimi a salire sul patibolo e tutti erano certi che sarebbe finita malissimo.
Prima di raggiungere l'arena, nella hall dell'hotel dissi a Stefano: "Solo due persone credono che abbiamo la possibilità di vincere stasera: io e te! Se non dimenticherai quello che abbiamo fatto in palestra e ciò che abbiamo studiato a tavolino, vedrai che sorpresa faremo!". Stefano rispose: "Ne sono assolutamente convinto anch'io!". Era il 7 Agosto 1999… Un paio d'ore dopo eravamo al telefono per annunciare alle nostre case che eravamo diventati campioni del Mondo!".

Come sogni il pugilato italiano di domani?
"Per usare una metafora, la boxe é come un treno. Davanti ha la motrice e dietro una lunga fila di vagoni. La motrice é il professionismo e se non riparte quello anche il resto si ferma. Sogno un professionismo vero, in cui il pugile possa davvero fare il pugile a tempo pieno o quasi, guadagnando in modo dignitoso e tale da consentirgli di fare la vita da atleta e non solo negli stressanti momenti sottratti al lavoro e alla famiglia.
Quando eravamo in attività noi, su cento pugili novanta vivevano di pugilato e dieci anche di altro. Ora la situazione si é ribaltata. Ci sono ancora tanti talenti nelle palestre italiane, ma si perdono, si demotivano…
Allenarsi nei ritagli di tempo e combattere per quattro euro rende quasi impossibile competere a livelli alti, quando ti trovi davanti rivali che sono forti più o meno come te ("lassù" non esistono "brocchi"!), ma pagati bene e dediti esclusivamente al ring.
Ecco. Quando un atleta tornerà a dire con orgoglio di vivere di boxe e di essere in grado di prepare almeno un futuro migliore per sè e la famiglia, allora l'Italia pugilistica ritonerà alla grande".  

 

Duran, con Romano Becchetti, premiato da ASI per i trent'anni della vittoria mondiale. Massimiliano riceverà il giusto tributo, qualche mese dopo, allo Stadio Olimpico, nel corso dell'Assemblea ASI.
 

 
[  Gualtiero Becchetti  ]