Chessboxing: quando una disciplina nasce da un fumetto…

Una disciplina combinata in cui i contendenti devono affrontarsi in una partita di Scacchi e in un incontro di Pugilato in un mix di arti in cui prevalgano intelligenza e forza.
Si tratta del Chessboxing, o Scacchipugilato come è indicato nel nome della associazione Italiana di riferimento, e torna in Europa, più precisamente in Sicilia, con un evento importante come il 4° Campionato Mondiale, patrocinato da ASI, ente a cui aderisce la FISP.

Il regolamento di questo sport prevede che i due sfidanti si affrontino sulla distanza di un massimo di undici riprese, in cui si alternano round delle due discipline, iniziando dalla partita a scacchi. L’incontro avviene su un ring. La variante di Scacchi che viene giocata negli incontri è un gioco rapido con dodici minuti disponibili per ciascun giocatore per completare la partita. Si aggiudica l’incontro chi per primo vince in una delle due specialità, ma l’incontro può terminare anche per knockout, per scacco matto, se all’avversario scade il tempo, oppure per abbandono (sia nella ripresa di pugilato sia in quella di scacchi). L’arbitro può intervenire fermando l’incontro durante un round di boxe per salvaguardare la salute dei contendenti, per ammonire, richiamare ufficialmente o comminare una squalifica.
Le categorie di peso sono sette per Veterani, Senior e Junior (16-17 anni), dieci per i  Giovani (14-15 anni) e undici per i Ragazzi (12-13 anni).

La Scacchipugilato Italiana nasce nel 2012 e viene costituita ufficialmente nel 2013, è affiliata ASI, è iscritta nel registro nazionale delle associazioni del CONI ed è membro del World Chessboxing Organisation. Si occupa di promuovere questo sport tramite eventi divulgativi ed incontri agonistici, di formare gli atleti, ma anche gli allenatori e gli arbitri con appositi corsi.
Ma come nasce questo sport così singolare? Nel 2003 l’artista e imprenditore olandese Iepe Rubingh viene ispirato da una graphic novel di Enki Bilal “Freddo Equatore” in cui si gioca un incontro di boxe e scacchi, così crea uno sport nuovo alternando partite a scacchi e incontri di boxe, lo regolamenta e organizza il primo campionato ad Amsterdam.

 

 
L’IDEA ISPIRATRICE 
"L'idea di un fumetto in cui il protagonista si cimentasse negli Scacchi e nel Pugilato mi è venuta così, all'improvviso", ha ricordato Enki Bilal, un fumettista e regista francese, nato a Belgrado. "Ho immaginato una scacchiera su un ring, poi il ring è diventato la scacchiera, e allora le due cose si sono cominciate ad alternare, prima una partita di Scacchi, poi la Boxe… Sono felice che la mia storia e i miei personaggi siano serviti, è una cosa divertente". La graphic novel di cui parla Enki è “Freddo Equatore”, che fa parte della trilogia Nikopol pubblicata negli anni Novanta, è stata di ispirazione per Iepe Rubingh al momento di dare vita alla nuova disciplina sportiva: il Chessboxing.

Questo sport è molto diffuso nel Regno Unito, nei paesi dell’Est Europa, e poi in Francia e Germania, India, Turchia.
Tra i giocatori italiani che si sono distinti in questa disciplina ci sono Sergio Leveque che ha conquistato il Campionato del Mondo dei pesi massimi nel 2018, Gianluca Sirci che è stato Campione Europeo dal 2009 al 2013, Gianpiero Sportelli che ha partecipato ai Campionati Mondiali del 2017 e 2019 conquistando due medaglie. Ai prossimi Campionati Mondiali parteciperà anche Daniele Rota primo Campione Italiano di questa disciplina.

 

 
IL CAMPIONATO MONDIALE
Il 4° Campionato Mondiale si svolgerà in Sicilia dal 6 al 12 dicembre.
A Palermo, le delegazioni potranno partecipare al Gala di apertura, alla premiazione dei vincitori e ad eventi culturali quali la presentazione di un documentario sulla storia del Chessboxing, un concerto dell’orchestra di musica A. Scarlatti e mostre d’arte.
A Petrosino (Trapani) si svolgeranno, invece, le gare di tutte le categorie e gli eventi collaterali quali il 1° Campionato Mondiale di Chessboxing light (versione ideata in Italia nel 2015), un seminario per arbitri internazionali, un corso di formazione per allenatori, l’assemblea elettiva del WCBO, l’VIII Festival Scacchistico Internazionale del Mediterraneo.


 

 

[  Maria Carla Cecchin  ]

Intervista a Massimiliano Duran. Ricordando il Mondiale conquistato contro tutti i pronostici

Trent'anni, dalla vittoria mondiale di Massimiliano Duran. Ricordata anche nel corso dell'Assemblea nazionale di ASI, a novembre scorso. Perchè Massimiliano, insieme al fratello Alessandro, oggi organizzano Boxe e formano giovani. Alla vecchia maniera, secondo i principi più sani della Noble Art. A Ferrara, in una associazione legata al nostro Ente, la Pugilistica Padana.
Massimiliano Duran ripercorre la sua storia, intervistato da una penna storica del pugilato, Gualtiero Becchetti, anch'egli fratello d'arte. Romano Becchetti è, infatti, il preparatore atletico della Pugilistica Padana. Quando la Boxe fa parte di una famiglia… 
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Sono passati poco più di trent'anni da quel rovente 27 luglio 1990 quando, sul ring montato al centro dello stadio di Capo d'Orlando, Massimiliano Duran alzò le braccia al cielo con ai fianchi la cintura di campione mondiale Wbc dei pesi Massimi Leggeri. Aveva ventisei anni e appena sedici match nel proprio record. Eppure aveva compiuto un'impresa incredibile, alla vigilia ritenuta dagli ambienti pugilistici, dai media e dagli appassionati assolutamente impossibile. Il detentore del titolo era infatti il trentatreenne portoricano Carlos De Leon, con cinquantuno combattimenti sulle spalle e uno dei 'mostri sacri' dell'epoca, il quale aveva conquistato la cintura iridata nove anni prima difendendola ben quindici volte! Era diventato un idolo nella propria isola e negli Stati Uniti a suon di vittorie, battendo autentici fuoriclasse nelle più importanti arene del pianeta, da San Juan ad Atlantic City, da Londra a Las Vegas, da Miami a Houston…

Il portoricano, in svantaggio ai punti, percependo che l'incontro gli stava sfuggendo di mano, mentre era salito sul ring certo di una facile vittoria, al suono dell'undicesimo gong, mentre Duran stava rientrando all'angolo, lo colpì proditoriamente con un colpo al viso. Venne, così, squalificato. 
L'esito dell'incontro tra Massimiliano "Momo" Duran e Carlos De Leon fu dichiarato ufficialmente la "sorpresa dell'anno" dal Wbc, il più importante degli enti mondiali. 

 

 
(…) E' la fiaba del principe buono che sconfigge il drago; il David che, fra l’incredulità generale, umilia il Golia nero e questi, accecato da una furiosa impotenza, che non sa perdere neppure con onore; e il fuoco pirotecnico di spaghetti con cui gli spettatori sommergono il ring, il portoricano e la sua tracotanza; poi Momo, con le braccia levate, portato in trionfo dalla propria famiglia, il viso rivolto verso le stelle, una delle quali, forse, in quella magica notte ha brillato soltanto per lui. E gente, gente dovunque, per ore e ore, a contendersi un sorriso, una stretta di mano, un autografo di Massimiliano, che prima non era nessuno e ora ha raggiunto il proprio Everest. Una piccola-grande storia di sport, di vita… La leggenda del bambino che ha visto il paese dei balocchi, dell’uomo che ha afferrato il proprio sogno. Abbracci, brindisi, parole-parole-parole, stanchezza e gioia, il tutto condensato in un’atmosfera di eccitazione irreale, come se una gigantesca coppa di champagne avesse ubriacato l’intera Capo d’Orlando.
La diretta RAI della gara mondiale. 

Quando nel 1994 il pugile di Ferrara si ritirò dall'attività, aveva vinto tutto e poteva appendere ad una parete di casa le tre cinture che sono al centro dei sogni di ogni ragazzino per la prima volta con i guantoni alle mani: quella tricolore, quella europea, quella iridata…
E' trascorso ormai tanto tempo da quella magica notte. 
Oggi Massimiliano é un autorevole tecnico, la sua vita é totalmente cambiata e papà Carlos, colui che lo "scolpì" e lo portò sulla vetta del mondo, non c'é più dal tragico 2 gennaio 1990, allorché un tragico incidente stradale se lo portò via sull'autostrada Parma-La Spezia, nei pressi del casello di Brugnato.

Interrogare e ascoltare un pugile é sempre avvincente, affascinante. Un'occasione per provare emozioni. Io amo definire la boxe "sport-non solo sport" e non per vezzo, ma perché é così. Una disciplina agonistica molto particolare che esige interpreti a loro volta particolari e quindi non fatta per tutti ma per persone "diverse", speciali, che si portano sempre dentro qualcosa di profondo e originale, campioni o modesti comprimari che siano e lontani mille chilometri dai protagonisti di altri sport più ricchi e celebrati, dei quali quasi sempre si sa ciò che diranno per la piatta uniformità che li caratterizza nel loro dorato mondo di effimeri dei. 
Ed ecco appunto dinanzi a noi Massimiliano Duran per chiedergli tante cose con il sistema della "botta e risposta", dal momento che non c'é da "infiorare" nulla se quanto viene detto é già "infiorato" di per se stesso…

Ricordi, Momo, quando hai detto a papà e mamma che volevi praticare il pugilato?
"Perfettamente! Ero in casa e dissi a mia madre che volevo "provare" a diventare pugile. E sottolineo "provare". Avevo 15 anni e giocavo a Calcio. Mio padre era lontano da Ferrara per lavoro e quando ritornò lei gli riferì il mio desiderio. Papà mi chiese se ero matto, se mi rendevo conto di cosa fosse salire su un ring.
Comunque alla fine entrambi i miei genitori si arresero, ponendo però delle condizioni. Papà disse che il mio tentativo era condizionato dal fatto che avessi le qualità e che ad allenarmi fosse Nando Strozzi, colui che l'aveva curato sin dal suo arrivo dall'Argentina e che egli riteneva il più grande allenatore con cui avesse avuto a che fare, mentre mia mamma mise in chiaro che avrei dovuto andare bene a scuola (ero iscritto all'Istituto Agrario dove mi avrebbe raggiunto mio fratello Alessandro) o in palestra non ci avrei messo più piede".

La prima sensazione entrando in palestra?
"L'emozione. Mi resi conto che era una specie di mondo "parallelo" intriso degli odori tipici di tutte le palestre di pugilato di un tempo. Era uno scantinato fatiscente sotto il livello della strada, tanto che i passanti curiosi si affacciavano alla finestra sopra il ring e ci guardavano dall'alto al basso. Il maestro della Vigor Ferrara, Imo Durelli, in palestra ininterrottamente per ben settant'anni dal 1926 al 1996, ci ospitava perché la Pugilistica Padana di Strozzi non esisteva più da molti anni".  

La prima volta sul ring?
"Fu a Rovigo, dove ci condusse Strozzi (nel frattempo si era aggregato anche mio fratello). Incrociammo i guantoni con alcuni ragazzi più esperti e grandi di noi e andò bene ma ci volle poco a capire che la boxe non era uno scherzo…Tra le corde sei solo. Tremendamente solo".

E il primo match?
"A Molinella qualche mese dopo. Era il febbraio 1980 e nevicava a più non posso. Quando arrivammo dinanzi alla sala da ballo dove si svolgeva la manifestazione dilettantistica rimanemmo a bocca aperta. Era strapieno e a bordo ring c'erano importanti giornalisti e persino le telecamere della RAI. Qualcosa di assolutamente sproporzionato all'evento, ma si era nostro malgrado sparsa la voce che debuttavano i "figli di Duran" e questo fu il risultato. Vincemmo entrambi. Non potrò mai dimenticare la prima ripresa del mio incontro. L'avversario si chiamava Chieregatti e mi attaccò subito. Io ero molto sulle mie per superare il batticuore di quei primi passi e non potrò mai dimenticare un uomo che dalla seconda fila gridò a Chieregatti: "Butta giù quel sacco di patate". Nel round successivo fui invece io a buttare giù lui e allora a quel signore a mia volta dissi: "Hai visto bene adesso il sacco di patate?". 

Gli insegnamenti più importanti che ti ha impartito Carlos?
"Mi ha insegnato tutto. Specialmente a condurre una vita serissima e a non perdere mai la forma fisica nemmeno nei periodi di vacanza o di inattività, altrimenti ogni volta é come ricominciare da zero. Ma il "comandamento" fondamentale é stato quello di imparare a parlare poco e ad ascoltare tanto sia in palestra che durante i combattimenti o non si arriva a nessun traguardo".

Hai mai provato paura sul ring?
"Mai! Preoccupazione per il risultato sì, ma paura mai o conviene cambiare sport. Mi é capitato di provare qualcosa che somiglia alla paura qualche volta però sempre nei giorni successivi al match sostenuto, quando "a freddo" ci ripensi e ti rendi conto dei rischi che talvolta hai corso".

Gli avversari più duri?
"Carlos De Leon, per la sua mostruosa abilità di sapere sfruttare anche il più piccolo errore che commetti e nella diabolica abilità di essere assolutamente imprevedibile e non inquadrabile. Poi Wamba per la precisione dei suoi colpi. Ma il più potente di tutti, con autentici bazooka nelle mani, é stato l'abruzzese Alfredo Cacciatore. Anche quando colpiva sui guantoni o sulle spalle ti spostava all'indietro. Una pesantezza di colpi incredibile".

Le maggiori soddisfazioni?
"Ovviamente la conquista del titolo mondiale. In realtà però devo confessare che persino più grande é stata la gioia per la conquista della cintura tricolore, la prima della mia carriera e quella che mi ha spalancato le porte verso il campionato del Mondo e d'Europa. Il detentore era proprio Cacciatore, che era nella mia stessa scuderia. Tutti, dico tutti, mi davano spacciato. Anche i comuni compagni di palestra. Tante volte é stato così durante la mia carriera.
Sostenemmo un incontro tipo Rocky contro Ivan Drago che ancora oggi molti ritengono il più duro e spettacolare mai disputatosi in Italia nella nostra categoria. Nei primi round toccai il tappeto due volte e due volte mi rialzai. Mio padre mi diceva all'angolo di stringere i denti perché da lì a poco la bufera sarebbe finita…Ancora una volta aveva ragione! Vinsi per kot alla decima ripresa, mentre il pubblico saltava sulle sedie. Meraviglioso…".
 
 

(Duran vince il campionato italiano contro Cacciatore)

E quando tuo padre ti diede uno schiaffo all'angolo in diretta Rai?
"E come si può dimenticare! Eravamo al Casino di S. Pellegrino Terme e affrontavo l'insidioso Lusikina, un altissimo zairese residente a Roma. Al quarto round lo misi indifficoltà e nel quinto, invece di spingere, cominciai a giocherellare. Finita la ripresa mi sedetti sullo sgabello e papà mi urlò di smettere di fare lo scemo, perché stavo rischiando di farlo riprendere e di diventare ancora pericoloso. Il tutto condensato da uno schiaffo per richiamarmi alla concentazione e all'ordine. Io gli risposi con un destro istintivo sulla spalla, ovviamente appena accennato, mentre le telecamere erano proprio puntate su di noi e il telecronista Mario Guerini non sapeva che dire. Al gong, interiorizzato il richiamo di papà, partii all'attacco e dopo pochi secondi l'arbitro dichiarò il ko di Lusikina! Una volta ancora aveva avuto ragione lui".
 

(Duran, nel match con Lusikina)

Quando e come hai deciso di diventare un tecnico?
"Dopo essermi ritirato sono stato lontano dalla palestra un anno. Dovevo metabolizzare l'addio e lasciarmi alle spalle del tutto la perdita di mio padre. Mio fratello era rimasto in un certo senso solo, perché nessuno era in effetti in grado di rimpiazzare papà. Un giorno il suo manager, Salvatore Cherchi, mi chiese di aiutarlo e di cominciare ad allenarlo. Lo feci. In verità, già da molto tempo mi piaceva osservare gli incontri, studiarne i particolari e i contorni cercando di capire cosa un pugile doveva o non doveva fare…
Per diventare un buon allenatore bisogna usare molto il cervello, creare un rapporto di assoluta fiducia con l'atleta e avere tanta voglia d'imparare, di ascoltare. E' determinante trovare la minuscola "scintilla", il particolare che trasforma il buon pugile in un ottimo pugile. Ogni occasione é preziosa. Una mossa, un esercizio, una parola possono uscire anche nei contesti più modesti e allora si copia. Non c'é niente di male a copiare dagli altri le cose buone perché é così che si cresce. Guai a ritenersi perfetti, i migliori del mondo!".

Le maggiori soddisfazioni da tecnico?
"Me le hanno regalate mio fratello Alessandro e Stefano Zoff. Abbiamo vinto battaglie che ci vedevano del tutto sfavoriti. Si vede che é il mio destino!
Alessandro, per ovvi motivi, lo conosco come le mie tasche e non facevo in tempo a consigliarlo che già stava facendo ciò che gli chiedevo.
Zoff invece arrivò a Ferrara che sembrava ormai in precoce declino, invece conquistammo prima l'Italia, poi l'Europa e infine il mondo! Andammo a Le Cannet per affrontare Julien Lorcy, l'idolo di Francia e detentore della cintura iridata dei pesi leggeri, con un record di 44 match vinti (quasi tutti per ko) e una sola sconfitta. Ci guardavano come se fossimo prossimi a salire sul patibolo e tutti erano certi che sarebbe finita malissimo.
Prima di raggiungere l'arena, nella hall dell'hotel dissi a Stefano: "Solo due persone credono che abbiamo la possibilità di vincere stasera: io e te! Se non dimenticherai quello che abbiamo fatto in palestra e ciò che abbiamo studiato a tavolino, vedrai che sorpresa faremo!". Stefano rispose: "Ne sono assolutamente convinto anch'io!". Era il 7 Agosto 1999… Un paio d'ore dopo eravamo al telefono per annunciare alle nostre case che eravamo diventati campioni del Mondo!".

Come sogni il pugilato italiano di domani?
"Per usare una metafora, la boxe é come un treno. Davanti ha la motrice e dietro una lunga fila di vagoni. La motrice é il professionismo e se non riparte quello anche il resto si ferma. Sogno un professionismo vero, in cui il pugile possa davvero fare il pugile a tempo pieno o quasi, guadagnando in modo dignitoso e tale da consentirgli di fare la vita da atleta e non solo negli stressanti momenti sottratti al lavoro e alla famiglia.
Quando eravamo in attività noi, su cento pugili novanta vivevano di pugilato e dieci anche di altro. Ora la situazione si é ribaltata. Ci sono ancora tanti talenti nelle palestre italiane, ma si perdono, si demotivano…
Allenarsi nei ritagli di tempo e combattere per quattro euro rende quasi impossibile competere a livelli alti, quando ti trovi davanti rivali che sono forti più o meno come te ("lassù" non esistono "brocchi"!), ma pagati bene e dediti esclusivamente al ring.
Ecco. Quando un atleta tornerà a dire con orgoglio di vivere di boxe e di essere in grado di prepare almeno un futuro migliore per sè e la famiglia, allora l'Italia pugilistica ritonerà alla grande".  

 

Duran, con Romano Becchetti, premiato da ASI per i trent'anni della vittoria mondiale. Massimiliano riceverà il giusto tributo, qualche mese dopo, allo Stadio Olimpico, nel corso dell'Assemblea ASI.
 

 
[  Gualtiero Becchetti  ]
 

Memorial Duran: un grande successo dai tanti significati

Una serata in cui i pugili hanno sfidato anche il grande caldo. Una serata per festeggiare il ritorno dello sport in città e dare un pugno al Covid che ha fermato il Paese e, con esso, lo sport con gli sport di contatto chiaramente penalizzati. 

Ha vinto il match clou Emanuele Venturelli peso massimo leggero. Nella foto in apertura si vede il gancio destro con cui ha atterrato lo sfidante Capone. Mancavano pochi secondi alla fine del round ed il coraggioso pugile si è rialzato ed è stato sconfitto ai punti.

Ma questa vittoria va ben oltre il risultato sportivo… Quattro pugili professionisti e una quindicina di dilettanti, alcuni dei quali pronti a tentare il passaggio al professionismo: si è tornati a combattere. Al Motovelodromo ‘Fausto Coppi’, adatto, per la sua ampiezza al mantenimento delle distanze previste che è avvenuto anche grazie al contingentamento degli ingressi. 
Ma, per festeggiare il ritorno dello sport in città, ci sono state anche esibizioni musicali e di freestylers, con il team capitanato da Massimo Bianconcini, già campione del Mondo. La band musicale è, invece, quella di Ivano Zanotti, storico batterista di Ligabue. 

(L'attesa prima dei match…)

Il premio, targato ASI e giunto alla sua diciannovesima edizione, è dedicato alla memoria di Carlo Duran, campione italiano ed europeo morto in un incidente stradale il 2 gennaio 1991, a 55 anni. Il Comune di Ferrara gli ha intitolato una via per i meriti sportivi acquisiti. E il memorial, voluto dai suoi figli, ha fatto la storia in questi anni. 

[  Fabio Argentini  ]

 

 

Il racconto di Gualtiero Becchetti,
giornalista e scrittore…

Non poteva davvero andare meglio il XIX Memorial Carlos Duran, manifestazione n°1 della boxe italiana dopo l'infinito "purgatorio" pandemico

 

In una Ferrara arroventata di un giovedì di fine Luglio sembrava infatti impresa davvero quasi impossibile quella di Massimiliano Duran e della Pugilistica Padana di riempire il prato del Velodromo cittadino e invece c'é riuscito. Il "triplice" programma di free style motociclistico, pugilato e musica ha coinvolto il pubblico per quasi sei ore, dal primo all'ultimo minuto, senza lesinare entusiasmo ed emozioni. Dopo l'apertura dell'evento, con le spericolate esibizioni di Massimo Bianconcini e il suo team che hanno entusiasmato il pubblico con immagini mozzafiato, é stata la volta della boxe. Una volta ancora le promesse di "Momo" Duran di garantire match equlibratissimi e addirittura con i pugili ferraresi sfavoriti si sono dimostrate vere. Tra i pesi gallo professionisti Amed Obaid (Boxe Ferrara) e il marchigiano Mattia Occhinero é finita in parità per cui il pugile di Roberto Croce é riuscito a conseguire una parziale rivincita sul rivale che l'aveva in precedenza battuto, al termine di quattro riprese condotte a gran ritmo e con frequenti cambiamenti di situazioni. Il giovane superwelter padanino Giacomo Mistroni ha poi battuto per rsc alla terza ripresa il mai domo Lorenzo Frangiamone (Regis Bologna), mettendo in mostra colpi pesanti e notevole determinazione, tanto da meritarsi alla fine la Coppa "Massimo Calabresi" quale migliore dilettante della serata.
Nei mediomassimi professionisti il fiorentino Leonardo Balli ha quindi sconfitto il ferrarese Domenico Bentivogli in sei round accesissimi, talvolta persino troppo, tanto da essere entrambi ammoniti ufficialmente e contemporaneamente dall'arbitro Quartarone alla 5^ ripresa per reciproche scorrettezze. L'imbattuto Balli ha vuto il merito di risultare più attivo nella conduzione del match, sfruttando le pause del pugile di casa, ma comuque s'é davvero dovuto sudare il verdetto. Nei superwelter, successo al fotofinish di Zambon (Boxe Cavarzere) sul serbo della Padana Ramadan Suljic, invero meno brillante del solito. Il veneto é stato probabilmente premiato per la maggiore aggressività. Bellissimo poi il confronto tra i professionisti pesi piuma Mattia De Bianchi, imbattuto talento di Reggio Emilia, e il beniamino di casa Mattia Musacchi. Un match spettacolare, intenso, con repentini mutamenti di fronte. Da una parte il vertiginoso ritmo dell'arrembante De Bianchi e dall'altra lo stile e l'eleganza di Musacchi hanno sollevato ripetuti applausi a scena aperta. Più colpi meno precisi da parte del reggiano, meno colpi più precisi da parte del ferrarese e al termine verdetto di strettissima misura per l'ospite, ormai maturo per un incontro tricolore e solo applausi purtroppo per Musacchi, protagonista comunque di una delle migliori prestazioni della carriera. Davvero un incontro di alto livello per i ring nostrani e chissà che in futuro i due ragazzi non si trovino ancora di fronte. E' stata poi la volta dei superwelter dilettanti Beniamino Vacca (Pug.Padana) e James Polveri (Gordini Boxe). Si é trattato di una rivincita "all'arma bianca" durante la quale il pugile estense (in precedenza vincitore), ha pagato duramente un peccato di eccessiva sicurezza nella seconda ripresa dopo essersi aggiudicato la prima, quando é incappato in un colpaccio del romagnolo trovandosi quasi sull'orlo del ko con due conteggi e buon per lui che é suonato il gong a toglierlo dalla bufera. Nella terza Vacca, ricorrendo al suo gran cuore, ha cercato il successo prima del limite ma non ce l'ha fatta perché Polveri é un atleta solido e coraggioso. Il ravennate ha così vinto il combattimento con qualche rimostranza da parte di Momo Duran. Infine, la "guerra" tra i massimi professionisti Emanuele Venturelli e Stefano Capone. Dopo un inizio caratterizzato dal jab sinistro del pugile di casa, il "soldato" Capone ha preso l'iniziativa attaccando incessamente, seppure senza conseguire risultati eclatanti. Venturelli é sembrato in una serata poco brillante e ha lasciato troppo spazio al rivale, non sfruttando il proprio superiore allungo. Il combattimento, senza soste e con un Capone che non si fermava mai, stava prendendo una piega complicata per Venturelli quando, a metà del quinto round, centrava in pieno il rivale che cadeva pesantemente al tappeto. Sembrava finita, ma ricorrendo all'orgoglio e al proprio vigore atletico in militare campano-triestino riusciva a concludere la ripresa e nell'ultima non passava ulteriori seri guai. Verdetto e Trofeo ASI "Carlos Duran", consegnato dar responsabile provinciale Romano Becchetti, ad Emanuele Venturelli e calorosi applausi per entrambi i protagonisti di un match all'ultimo respiro che ha tenuto davvero gli spettaori incollati alle sedie.
Poi, l'annunciatore Marco Marchino ha di nuovo invitato gli spettatori ad assistere alla seconda parte del free style che, nel buio della notte e illminato solo dai fari, é risultato persino più meravigliosamente folle e spettacolare che in precedenza sollevando le ovazioni del folto pubblico ferrarese per la prima volta testimone di un simile evento. Infine, hanno chiuso la lunga e grande festa dedicata a Carlos Duran Ivano Zanotti e la sua band che, alternando diversi generi musicali, ha posto il "the end" al Memorial come meglio non si poteva, ad onorare ritorno per la prima volta del pugilato alla luce in Italia dopo il lungo tunnel del corona virus. Sarà difficile dimenticare questa giornata…

Il Memorial Duran metterà KO la pandemia

I giornali emiliani raccontano con entusiasmo di un evento importante per la Boxe. Un vanto per la Regione e per la città di Ferrara che lo ospita. I titoli "Il Memorial Duran metterà KO la pandemia" o "Lo sforzo di tutti per ricominciare", hanno il sapore della ripartenza. Addetti ai lavori e appassionati sono alla finestra. 30 luglio, è questa la data fissata per un appuntamento storico del calendario sotto l'egida dell'ASI. C'è fiducia, nonostante siano state proprio di questi giorni le polemiche su NO del CTS alla ripresa degli sport da contatto con tanto di comunicato stampa, raccolto dalla stampa nazionale, del nostro Presidente Claudio Barbaro.

Dietro il Memorial Duran, c'è la grande storia della boxe a Ferrara che ha fatto la propria comparsa ufficiale nel 1926, nell’ambito della Federazione Pugilistica Italiana da poco fondata (1924). Da allora a oggi é sempre stato attiva senza soluzione di continuità persino durante il periodo bellico, tanto che, nel 1942 al Teatro Verdi, fu disputato il campionato d’Europa tra il locale sfidante Arnaldo Tagliatti e il campione Gino Bondavalli.
La più antica delle società oggi operanti è ASI. La Pugilistica Ferrara. 12 campioni d’Italia, tre campioni d’Europa e due campioni del Mondo: le stelle, Carlo Duran, Alessandro Duran e Massimiliano Duran.
La Pugilistica è nata nel 1956 ed oggi ha la sua sede storica nel palazzetto, il Palapalestre, che si trova accanto alla cerchia delle mura in via Tumiati all'angolo con via Porta Catene ed è circondato da un'ampia area verde. 
La struttura ha un piano terra dove si trova l’area principale di circa 626 m² con un'altezza minima di 6,7 m, pavimentato con pannelli in legno di rovere. Vi sono spogliatoi per gli atleti, per gli arbitri e servizi per il pubblico.
Al primo piano si trovano due palestre per allenamenti con i rispettivi servizi. Al secondo piano vi sono altre due palestre adatte agli allenamenti di scherma, sempre con i servizi.
L’impianto, limitrofo alle mura degli Estensi di Ferrara, è stato realizzato per Roma 1960 di fronte al Motovelodromo dove corse Fausto Coppi, cui è intitolato, a un campo scuola con la pista di atletica e a un centro tennis. Una vera città dello sport sovrastata dalle mura degli Estensi, dove corrono i podisti: 10km, per tutto il perimetro di Ferrara, un percorso stupendo che ha visto protagonista gente come Laura Fogli, Massimo Magnani, Orlando Pizzolato. 

Della Pugilistica, e del Premio Carlo Duran, ne abbiamo parlato con Romano Becchetti, Presidente Provinciale ASI e alla guida, insieme ai fratelli Duran, di questa storica struttura. “Siamo pronti a ripartire secondo le indicazioni della Regione e del Governo e alla luce delle linee guida. Il 30 luglio abbiamo in programma un grande evento. Lo sport sta per rivedere la luce”

Becchetti, ci racconti la cosiddetta Fase 2 per il Pugilato?
“Abbiamo cominciato a far allenare i ragazzi al parco che circonda la palestra. Nel rispetto del distanziamento sociale. All’inizio gli allenamenti li abbiamo svolti all’esterno, a turno, gli atleti  salivano a fare sacco in sala. Ma il pugilato è contatto, allenamento, guanti: per prepararsi a un match i ragazzi devono potersi incontrare su un ring”. 

Il tutto ancora soggetto alle linee guida
“Certamente. Il Protocollo Operativo per la ripresa degli allenamenti in emergenza Covid-19 presenta indicazioni sanitarie, operative ed organizzative declinate in base alle specifiche esigenze del pugilato. 
Negli spogliatoi si indica il valore di almeno 2 metri di spazio libero tra una persona e l’altro. Limitare la presenza negli spogliatoi sempre dello stesso tecnico o collaboratore, limitando il numero di accessi di altri soggetti. Sanificazione degli ambienti e tutte quelle norme che, in assenza di contatto, sono state ritenute valide per ogni normale palestra”. 

Cosa si sente nell’aria
“A mio avviso c’è ancora timore. Ma anche tanta voglia di ripresa, di sport, di lasciare alle spalle un momento difficile e anche doloroso. 
La città sta ancora sonnecchiando, la gente ancora ha paura. Ma credo che, presto, riusciremo a tornare alla normalità”

Nel mirino il primo grande evento
“Quattro pugili professionisti e una quindicina di dilettanti alcuni dei quali pronti a tentare il passaggio al professionismo. Combatterà anche Emanuele Venturelli peso massimo leggero. Si ritornerà a gareggiare. Al Motovelodromo ‘Fausto Coppi’, adatto, per la sua ampiezza al mantenimento delle distanze previste che avverrà anche grazie al contingentamento degli ingressi (sono previste solo 1000 presenze). 
Appuntamento al 30 luglio, dunque. L’evento in questione sarà duplice: si svolgerà il Memorial Duran che si sarebbe dovuto consumare a marzo in più giornate. Ma, per festeggiare il ritorno dello sport in città, ci saranno esibizioni musicali e di freestylers, con il team capitanato da Massimo Bianconcini, già campione del Mondo. La band musicale è, invece, quella di Ivano Zanotti, storico batterista di Ligabue”. 

(Emanuele Venturelli, all'ingresso con accanto Massimiliano Duran, sarà fra i protagonisti del XIX Memorial Carlo Duran che si terrà il 30 luglio al Motovelodromo Fausto Coppi di Ferrara)

Il Memorial Duran verso il ventesimo anno
“Esatto. Quella che si consumerà a luglio, sarà la 19a edizione. Il premio è dedicato alla memoria di Carlo Duran, campione italiano ed europeo morto in un incidente stradale il 2 gennaio 1991 a 55 anni. Il Comune di Ferrara gli ha intitolato una via per i meriti sportivi acquisiti. E il memorial, voluto dai suoi figli, ha fatto la storia”. 

Fondamentale la ripartenza. Anche per l’utilità educativa della boxe 
“E’ universalmente nota, riconosciuta e suffragata dai giudizi di autorevoli psicologi, sociologi e pedagoghi, nonché dalla testimonianza di intellettuali ed artisti famosi.
Codificato da severe e chiare regole, il pugilato contribuisce al recupero di molti ragazzi “difficili”, aumentando l’autostima di quelli più fragili e insicuri e disciplinando l’aggressività di quelli invece più propensi alla conflittualità e al disordine.
Oltre a rendere meno problematico l’approccio con chi è di età, sesso e provenienza diversi (si allenano tutti insieme senza alcuna separazione di luogo e di tempo tra gli uni e gli altri), il Pugilato pretende dedizione costante e abitudine a regole di vita sana e sempre sotto autonomo controllo, per cui ciascuno dei praticanti, agonista o semplice amatore che sia, si rispecchia nella condivisione dei sacrifici comuni con gli altri e ciò agevola il processo di identificazione e tipificazione con tutta la comunità della palestra.

I compagni di palestra di altra lingua, etnia e religione sono considerati per ciò che sono in quanto esseri umani e atleti, senza alcuna discriminazione, tanto che boxe é probabilmente da sempre lo sport più votato all’integrazione.
Il fascino che esso esercita sulla gente anche estranea è evidenziato dal fatto che nelle scuole, presso varie associazioni culturali, nelle carceri e nelle comunità di recupero laiche e religiose sia richiesto molto spesso per trattare e dibattere tematiche e sportive, ma soprattutto esistenziali”. 

 

 
Un argentino che ha fatto storia nel nostro Paese
Juan Carlos Durán, noto anche come Carlo Duran, nasce in Argentina, a Santa Fe, 13 giugno 1936. Naturalizzato italiano è stato  campione italiano (1966-1967) ed europeo (1967-1969 e 1970-1971) dei pesi medi e campione europeo dei pesi superwelter (1972-1973). Anche i suoi figli Alessandro e Massimiliano hanno avuto successo nel pugilato dando vita alla realtà della boxe ferrarese, una delle scuole più importanti in Italia. 

E' il 17 novembre 1967, sul ring di Torino, che Duran conquista il titolo europeo dei Pesi medi, lasciato vacante dal neo-campione del mondo Nino Benvenuti, battendo per Kot alla dodicesima ripresa lo spagnolo Luis Folledo. Ottenuta l'affermazione internazionale, Duran difende vittoriosamente il titolo a Birmingham contro Wally Swift, vincendo per squalifica alla decima ripresa
A 33 anni, quando molti danno Duran per finito, l'italo-argentino, il 4 dicembre 1970, strappa ai punti a Bogs il titolo europeo sul ring di Roma.

Ferrara è la sua città d'adozione dove inizia l'attività di maestro di boxe. Juan Carlos Duran muore in un incidente stradale il 2 gennaio 1991 a 55 anni. Il comune di Ferrara gli ha intitolato una via per i meriti sportivi acquisiti. I figli Massimiliano e Alessandro, Romano Becchetti e i ragazzi che fanno boxe presso la 'sua' palestra, portano avanti la tradizione. 
 

 
[  Fabio Argentini  ]

 

Progetto contro il bullismo nella boxe: il pugile Nalbone incontra il maestro McGirt

È tornato nei giorni scorsi dagli Stati Uniti d’America Fabrizio Nalbone.
L’ex pugile universitario, tesserato ASI, attualmente impegnato nella sua battaglia contro il bullismo, ha rivisitato i luoghi protagonisti della sua crescita professionale, coronando il sogno di ritrovare il suo maestro Buddy McGirt che, all’epoca, lo aveva traghettato verso il numero uno dei procuratori statunitensi del pugilato professionistico: Don King, ex manager di Muhammad Ali, Mike Tyson, George Foreman e Larry Holmes. E i due pugili lavoreranno insieme al progetto anti-bullismo nella boxe.

Dieci anni e circa 8000 chilometri non hanno scalfito minimamente il forte legame esistente tra il tecnico italiano ed il suo allenatore americano, al punto che i due hanno concordato un vero e proprio gemellaggio che consentirà a Nalbone di aprire un importante canale per i pugili italiani idonei a confrontarsi con i campioni statunitensi. Nalbone ha inoltre avuto la possibilità di incontrare i campioni Cem Kilic e James McGirt, figlio del maestro, durante gli allenamenti ai quali ha assistito. Il primo era in fase preparatoria per il combattimento che ha affrontato in Atlantic City contro il campione Steven Nelson.