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27.11.2019

Sport

| Corsa su strada

Un’eccellenza dell’ASI, una donna speciale

Premio Sport&Cultura. La marcia di avvicinamento all'evento, tra foto e parole. 

 
L'intervista a Nadia Dandolo, da un paesino del padovano alla ribalta internazionale. Una vita di corsa attraverso gli anni, dalle categorie Juniores ai campionati Master. Nadia, un'icona di ASI, è presente nella giuria del Premio Sport&Cultura e racconta la sua storia fatta di tante soddisfazioni ma anche di sacrifici e momenti difficili…
 
 
Nadia Dandolo, un’icona di ASI e dell’atletica leggera italiana. Plurimedagliata, ha stabilito il record nazionale nei Cinquemila e nei Diecimila su pista e oggi è primatista in varie specialità di corsa nella categoria Master.
Nata a Borgoricco, in provincia di Padova, l’azzurra, tesserata ASI Atletica, è considerata una delle più forti mezzofondiste italiane di sempre. Oggi, a 57 anni, continua a correre. E a vincere…
Ma la sua vita poteva essere completamente diversa. “Da ragazzina ero un’anima in pena. Ero sempre in movimento. L’atletica era ciò che più facilmente potevo fare, tra i campi, per strada o allo stadio comunale. Sono cresciuta a Borgoricco, un paesino di campagna. La mia famiglia aveva una piccola impresa di scope, quelle costruita con fasci di rami secchi di saggina o di ginepro raccolti e fissati a un bastone.
E avevamo un campo: si viveva di ciò che offriva. Correvo, lavoravo e andavo a scuola. E proprio grazie alla scuola è cambiata la mia vita: partecipai ai Giochi della Gioventù, avrò avuto al massimo 12 o 13 anni: le mie specialità erano corsa campestre e i 1500 su pista. Vinsi, mi notarono. Da quel momento in poi tanto ha fatto anche la famiglia che mi ha supportato, ha fatto sacrifici. Mamma era molto avanti per quei tempi. Capì la mia passione e fece di tutto per aiutarmi.
Allo sport devo tutto. Mi ha permesso di crescere, di viaggiare e scoprire luoghi solo sognati mentre legavo le saggine a quel bastone. Lo sport mi ha dato possibilità di visitare mondi diversi che da piccola fabbricante di scope non avrei potuto vedere
”.

(Nadia, ormai una giovane atleta affermata, continua a dare una mano nella piccola impresa di famiglia…)
 
Nadia, tanti anni dopo… Oggi sei anche nella commissione del premio Sport&Cultura di ASI…
“Lo sport è cultura. Si tratta di un premio particolarmente importante perché ASI è un ente votato allo sport per tutti. Oggi, in periodi in cui la scuola non fornisce la stessa spinta di prima, ancor più virtuoso è il lavoro degli Enti di promozione sportiva. Per me l’ASI fa veramente tanto per tutto il movimento. Ha fatto molto anche per me e anche io ho dato tanto all'ASI”.
 
Nadia, come si coltiva ancora e come si alimenta questa passione?
“Beh, senza una passione sconfinata non sarei arrivata sportivamente a questa età. Fa parte di me. Da sempre, da quando avevo 13 anni. Prima correre era uno sfogo per noi bambini. Non avevamo tante distrazioni. Correvamo in cortile, nei parchi. Per sentirci liberi. Poi è venuto il momento di piccole gare per le strade del paese. E, piano piano, ho iniziato a credere che potessi fare qualcosa di importante”.

(Nadia per le vie del suo paese. Le prime corse su strada…)
 
Nella tua vita anche momenti difficili…
“Sono stata operata di tumore al seno tre volte di seguito. Mi ha aiutato tanto lo sport. Sentivo dentro di me di avere un obiettivo. Di dover vincere ancora una gara, quella più importante.
Lo sport mi ha aiutato molto anche nel quotidiano. Dieci minuti di corsa, nel periodo in cui ero più debilitata per le terapie. Quella breve attività faceva bene al mio corpo. Ero da sola insieme alla mia mente, al mio respiro. Per qualche minuto sentivo di stare bene. Poi crollavo. Dieci minuti speciali. Da vivere minuto dopo minuto. Dal momento in cui legavo le scarpe, alla corsa, al rientro a casa, la doccia. Quei dieci minuti duravano due ore. Due ore in cui riuscivo a staccare da tutto”.

 
Come si superano certe difficoltà?
“Con forza, con la voglia, con i sacrifici. E con il motto “non mollare mai” che è insito nel mio carattere. Nella battaglia più importante della mia vita, quando pensavo di aver perso tutto, sono riuscita a vincere mettendo in pratica i miei concetti, i miei valori di vita”.
 
Obiettivi futuri?
“Non mi pongo limiti. Di solito la gente mi domanda: “ma ancora corri?”. Sì, l’atletica è la mia vita. Finché mi sentirò integra,continuerò a correre".
 
Hai partecipato anche a varie edizioni della Corsa del Ricordo, manifestazione organizzata da ASI Roma per ricordare i Martiri delle Foibe. Sensazioni?
“In quel momento non corri  per te stessa, per la tua performance. Lo fai per tutte quelle persone che non ci sono più, che hanno subito quel tipo di violenza. Persone dimenticate per anni e che noi contribuiamo a ricordare. Si tratta di un qualcosa di talmente grande che è anche difficile da spiegare”.
 
Sei stata a Lignano Sabbiadoro, alle Asiadi, dove sono stati celebrati i 25 anni dell’ASI.
“Sì. Con grande piacere. Un filo indissolubile mi lega all’Ente. Ero prima con il Fiamma, poi divenuta ASI. Mi sento di ringraziare il Presidente Barbaro e Sandro Giorgi il Responsabile del Settore Atletica, un amico ormai… ASI è uno dei pochi enti di promozione che continua a dare risalto alla mia categoria: la Master, ovvero quella dei “vecchietti”.
Ho corso a Lignano l’ASI Force Run, una gara di triathlon estremo: difficilissima. Ti mette alla prova. E’ molto dura. Non l'avevo mai fatta e mi sono buttata. La farò ancora. Mi sono divertita".

Il bilancio dell'evento?

Una bella manifestazione che ha offerto di tutto. Lo specchio della multidisciplinarietà di un Ente votato allo sport. Un momento anche per stare vicini tra atleti di varie discipline, dirigenti, associati, appassionati. E per ricordare una lunga strada percorsa insieme”.
 
I giovani di oggi e lo sport in Italia. Che idea hai?
“Te la dico di getto… Che nel nostro Paese si fanno tante chiacchiere e pochi fatti. Lo sport nelle scuole sarebbe fondamentale, ma sembra spesso mancare la volontà di investire sulla formazione. Anche i valori sportivi stanno scomparendo, il rispetto delle regole e dell’avversario quasi non esiste più. Negli altri Paesi non è così. La cultura sportiva è alla base di tutto. Come l'educazione scolastica. Mi auguro che la situazione possa cambiare presto. 
Dipende anche da noi”.

 

 

Sandro Giorgi Responsabile Nazionale Settore Atletica Leggera
Per tutti noi, un esempio da seguire
Nadia è in ASI, Settore Atletica, da oltre vent’anni. E’ una delle nostre atlete più longeve e un esempio di come noi vogliamo interpretare lo sport: appassionata sin da bambina, ha trovato una sua dimensione inseguendo il sogno di correre. Si è impegnata, ha lottato per questo suo sogno, ha conciliato, lei nata in un piccolo paesino, il lavoro, la scuola e l’attività fisica.
Ha superato ostacoli che avrebbero limitato moltissime persone. Anche una grave malattia affacciatasi tre volte nella sua recente vita: e per tre volte, oltre ai tanti traguardi tagliati, ha vinto anche queste gare contro il male.
Nadia è una ragazza umile, piena di vita, con uno spirito di sacrificio tipico della sua terra. All’ASI ha dato molto, ancor prima al Fiamma e, oggi, possiamo considerarla un po’ una delle nostre figlie predilette. Ricordo la prima gara fatta con noi, al Fiamma. Era una ragazzina e gareggiava per la categoria Juniores. Oggi vince, con la maglia dell’ASI nei campionati Master.
Una vita con l’ASI, una vita di vittorie. 

 

 
[  Fabio Argentini  ]
 
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