21.07.2026
Sport
Terzo Settore
| Calcio
Integration Cup. Una lezione ai professionisti del pallone
Tutti insieme, a cena, tra abbracci e balli, questo è stato l’epilogo di una finale tesissima e sentita tra i residenti colombiani di Malta e quelli italiani. Vincitori dei rispettivi tornei, i Mundialido, fenomeno che va essendosi in varie città d’Italia e anche all’estero. Un grande evento targato ASI e al quale ha dato vita uno storico organizzatore e visionario: Eugenio Marchina.
Mentre in tv abbiamo visto scene di “eccessivo” agonismo nelle gare finali e alzate di coppa del Mondo con avversari di spalle, nel Mundialido c’è stata tutt’altra atmosfera.
Una finale inedita, spettacolare e decisa soltanto in pieno extra-time. Davanti a una splendida cornice di pubblico, che ha riempito in ogni ordine di posto la tribuna dello stadio “Aldobrandini” di Ostia Antica, la selezione della Colombia (vincitrice del Mundialido di Malta) piega in rimonta la resistenza dei connazionali vincitori della tappa di Katowice in Polonia (2-1) e corona il classico sogno nel cassetto di iscrivere per la prima volta il proprio nome nell’Albo d’Oro della kermesse interetnica e interculturale organizzata nei minimi dettagli da Eugenio Marchina. Le altre quattro squadre partecipanti hanno difeso i colori dell’Ecuador, Grecia, Paraguay e Iran. Di assoluto rilievo la partecipazione della compagine asiatica, che si trova costretta a fronteggiare una fase di forte tensione geopolitica, militare e socio-economica. Tutto è nato circa trent’anni fa con la realizzazione del Mundialido, torneo di calcio amatoriale per stranieri residenti nella nostra penisola. Il promoter Marchina, con grande professionalità, ha saputo travalicare i confini nazionali grazie alle fattive collaborazioni con organizzazioni europee, creando un vero circuito continentale, capace di andare oltre la miopia di istituzioni spesso non all’altezza. La serata finale, chiusa tra canti e balli tradizionali con sudamericani, greci, iraniani e polacchi a fare festa insieme, ha confermato che lo sport sa parlare la lingua del rispetto tra i popoli molto prima e molto meglio della politica. L’evento, come al solito, si è avvalso del prezioso riconoscimento morale dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che da molti anni accompagna e sostiene le iniziative multietniche puntualmente proposte dal Club Italia. “Se guardiamo all’Italia di oggi, non possiamo ignorare il suo ruolo di naturale crocevia nel Mediterraneo per chi cerca sicurezza e un futuro migliore”, dichiara Eugenio Marchina, promoter dell’Integration Cup. “Di fronte a questa realtà, lo sport non è un lusso, ma una necessità sociale. È l’antidoto più forte che abbiamo contro l’isolamento e il pregiudizio. Il campo da gioco può essere definito come un luogo straordinario dove non contano la provenienza o la lingua, ma il rispetto delle regole comuni e la bellezza del fare squadra. Investire in spazi sportivi e sostenere queste attività significa gettare le basi per una società più unita, dove l’incontro tra culture diverse diventa una ricchezza e non un ostacolo. Le storie di campioni come Fiona May, Klaudio Ndoja o Isalbet Juarez ci ricordano che dietro ogni percorso migratorio ci sono fatiche e speranze. Lo sport ha dato loro una voce e un’opportunità di emancipazione, trasformando un percorso difficile in una storia di riscatto e perfetta integrazione”.
Un ruolo importante in questa due giorni di gare lidensi, come al solito, è stato ricoperto dall’ASI partner al fianco del Club Italia nella realizzazione di questo straordinario torneo. “Siamo sempre pronti a collaborare con Eugenio Marchina per la buona riuscita di eventi organizzati soprattutto per il sociale”, spiegano Claudio Barbaro ed Emilio Minunzio, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’ASI. “L’Integration Cup non è semplicemente un torneo di calcio, ma rappresenta uno strumento di fondamentale importanza nella lotta quotidiana alle discriminazioni e all’emarginazione sociale”.
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