08.09.2020
Sport
| Pallanuoto
Amaurys Perez. Una stella per la De Akker
Una carriera incredibile, piena di soddisfazioni e di successi, impreziosita da un titolo mondiale nel 2011 e un argento olimpico nel 2012 vinti difendendo con le unghie e con i denti il tricolore del Settebello.
Questo è Amaurys Perez, il nuovo allenatore della De Akker Bologna, del Presidente Vecchi. Una nostra affiliata.
Un guerriero dei due mondi, cubano di nascita e italiano d’adozione. Nato ad Camaguey, Cuba il 18 marzo 1976, abbraccia fin da subito la pallanuoto, non abbandonandola più. Dopo essersi laureato in scienze motorie solca l’oceano con direzione Spagna, Tenerife, per continuare a praticare il suo sport. Nel 2004 arriva in Italia, a Cosenza, oggi per lui una seconda casa dove trova successo e famiglia, dando il via alla sua avventura italiana. Salerno, Nervi, Posillipo, Acquachiara, Crotone e Latina, queste le altre calottine indossate da Amaurys negli anni.
Non solo pallanuoto, ma anche tanto spettacolo nella sua vita. Perez è riuscito a diventare un personaggio televisivo con le sue molteplici partecipazioni in programmi di successo e non ha certo intenzione di accontentarsi. Oggi ha appeso la calottina al chiodo e si appresta a vivere la sua prima vera esperienza da allenatore alla De Akker Bologna, in serie A2, società in cui ritrova l’amico Arnaldo Deserti, anche lui oro iridato al mondiale 2011, nelle vesti di direttore sportivo: “Conosco Ama da anni, è sempre stato abituato a lavorare tantissimo e il suo entusiasmo nell’intraprendere questa esperienza è contagioso. La società ci ha messo nelle migliori condizioni possibili per lavorare e non vediamo l’ora di iniziare”. Entusiasmo che a stento riesce a trattenere davanti ai nostri microfoni, in una chiacchierata dove la pallanuoto rappresenta solo il punto di partenza.
Amaurys buongiorno, come ti senti in vista di questa nuova avventura?
"Buongiorno a te, dire che mi sento carico è riduttivo. Amo le sfide, non vedo l’ora di iniziare. Con la società stiamo organizzando l’inizio della prossima stagione e stiamo creando qualcosa di veramente bello".
Partiamo proprio da quest’ultima grande novità. Hai abbandonato la pallanuoto giocata per diventare allenatore. Quante differenze ti aspetti di incontrare nei due ruoli?
"Come hai detto, ho appeso la calottina al chiodo, ma mi ci vuole del tempo per levarmela dalla testa. Sto programmando i primi allenamenti della stagione e devo più volte ricordare a me stesso che ormai non sono più un giocatore ma un allenatore. A volte mi viene la tachicardia. Devo ringraziare Arnaldo Deserti che in questo mi aiuta molto".
Per un allenatore emergente come te, che è stato in precedenza un giocatore di altissimo livello, quanto conta l’esperienza e quanto invece lo studio per affermarsi in un ruolo del genere?
"Partiamo da un presupposto: non sono qua per presentarmi né con le medaglie sul collo né come personaggio televisivo. Ogni volta che si inizia un percorso ci vuole umiltà. Se mi portassi dietro solo l’esperienza sarei un presuntuoso e avrei perso già in partenza. Ho una grandissima voglia di imparare e di lasciare impressa la mia identità".
A proposito di identità, hai qualche esempio dal quale vorresti prendere spunto per la tua carriera da allenatore? Sia nell’ambito della pallanuoto sia in altri sport.
"Si tantissimi. Campagna, Silipo, Baldineti, De Crescenzo, Bovo, tutti grandi allenatori che mi hanno insegnato tanto. Guardando fuori dalla pallanuoto mi ha ispirato molto la calma di Phil Jackson nel gestire le sue squadre".
Tornando adesso al Perez giocatore, com’è nata la passione per la pallanuoto?
"Fin da piccolino ho seguito le orme di mio fratello, campione mondiale juniores con Cuba. Mi ricordo che quando tornò a La Habana con la medaglia al collo quasi non riuscivo a parlargli per l’emozione. Il sogno da piccolino era quello di imitare le grandi stelle del Settebello ed essere riuscito a farlo è veramente un grande orgoglio".
Amaurys questa è una domanda abbastanza facile. Se ripensi a tutta la tua carriera, qual è stato il ricordo più bello?
"Sicuramente l’argento olimpico con il Settebello e la vittoria del mondiale del 2011. Con l’Italia ancora mi sento debitore, queste due medaglie sono state il modo migliore per provare a restituire qualcosa al nostro Paese".
Quand’è che hai capito che la pallanuoto sarebbe diventato un lavoro?
"Onestamente mai perché ancora la percepisco come un gioco, come il più bello degli hobby. Non ho mai smesso di divertirmi nel praticarla. E’ un amore eterno. Qua in Italia ho imparato a dedicarmi al 100% a lei e a canalizzare le mie energie in questo meraviglioso sport, a differenza della Spagna dove vivevo svolgendo anche altri mestieri".
Approfittando di quest’ultimo spunto, secondo te in cosa si differenziano la pallanuoto Cubana, Spagnola e Italiana?
"A Cuba il problema non è nelle conoscenze tecnico-tattiche ma nelle difficoltà economiche e organizzative. Spagna e Italia la vivono in modo molto simile, anche se nell’esperienza iberica è stata una mia responsabilità quella di averla vissuta in maniera meno “professionale” rispetto a quanto fatto qua in Italia. L’Italia mi ha regalato medaglie, notorietà, famiglia. La mia storia è una favola e non ho di certo voglia di smettere di continuare a sognare".
Un sogno, come hai detto, è stato anche quello di far parte della nazionale italiana.
"Assolutamente. Quando ho ricevuto la prima convocazione mia suocera mi ha “costretto” a imparare l’inno di Mameli, non solo dal punto di vista testuale, ma, soprattutto, nel significato e nei valori. Ho imparato a riconoscermi nella Nostra bandiera e ogni volta che scendevo in acqua con gli azzurri era un’emozione incredibile".
A proposito di emozioni. Sei attivissimo nel campo del sociale. Se si tratta di aiutare chi si trova in una posizione svantaggiata non ti tiri mai indietro e come risposta a chi ti chiedeva cosa ti spingesse a farlo hai sempre risposto: “Cuba ti insegna questo”. Ci spieghi quest’ultima affermazione?
“'Haz bien y no mires a quien'. Fai del bene e non guardare in faccia nessuno. Questa è la motivazione che mi spinge nelle mie iniziative. Cuba è simpatia, armonia, voglia di stare bene ed è esattamente quello che voglio portare all’interno della mia squadra. Adesso la gente mi vede come una persona affermata ma nella mia vita non è sempre stato così. A Cuba partendo dal niente ho imparato cosa vuol dire sacrificarsi e lavorare per raggiungere i propri obiettivi. Se non fosse stato per i grandissimi valori umani della mia isola oggi, probabilmente, non sarei qui".
Tu sei del ’76, Cuba dal 1989 in poi ha vissuto probabilmente il suo periodo storico peggiore. Quanto poteva influire questo aspetto nella vita di un giovane pallanuotista che voleva solamente ripercorrere le orme dei campioni del Settebello?
"Cuba ti insegna una cosa: la perseveranza. Io sono riuscito a prendere il meglio, le difficoltà esterne non mi importavano. Volevo solo giocare a pallanuoto".
A Cuba oltre all’affermarti come giocatore sei riuscito anche e laurearti in Scienze Motorie. Il sistema scolastico cubano aiuta i ragazzi a coniugare istruzione e sport o presenta delle criticità come il sistema italiano?
"Unire la scuola e lo sport a Cuba è obbligatorio fin dalle elementari, se non ti iscrivi all’università ti allontanano dalla nazionale. Qua in Italia molti atleti quando finiscono di giocare non sanno poi che fare. Da noi non puoi scegliere di proseguire in un ambito abbandonando l’altro. L’Università era estremamente organizzata con le varie federazioni sportive. 'La ignorancia mata a los pueblos'".
Passiamo adesso al lato televisivo, com’è nata l’idea di diventare un personaggio pubblico venendo da uno sport che notoriamente fatica ad attirare su di se sponsor e attenzioni mediatiche?
"La 'colpa' è stata di Sandro Campagna. Ci stavamo allenando per il mondiale di Barcellona 2013 e tra un allenamento e l’altro ho scherzato con lui sulla possibilità di partecipare a Ballando con le Stelle. Quando ha capito che ero restio all’idea di prendere parte al programma ha improvvisamente cambiato espressione e mi ha letteralmente costretto ad accettare: 'Sai perché devi andare? Devi raccontare il Settebello e tutti i nostri sacrifici quindi adesso ti metti in macchina e vai'. Non potevo rinunciare".
E da questa minaccia di Campagna ha preso il via la tua carriera televisiva
"Esattamente. Ho portato ai vari casting la mia storia con i miei valori. Un percorso di sette anni che mi ha fatto fare esperienze incredibili e conoscere persone meravigliose".

(A Ballando con le stelle)
In che programma ti sei trovato meglio?
"'Ballando con le stelle' sicuramente. Milly Carlucci è sempre stata disponibilissima con me, sempre presente per qualsiasi cosa, mi sono divertito tantissimo nel suo programma. Dove invece ho sofferto di più lo sai benissimo…".
"Esattamente, stare mesi senza la mia famiglia è stato distruttivo a livello mentale. Senza loro non conto veramente nulla".
(Perez, con il fratello, all'Isola dei Famosi. Antonio è il fratello maggiore di Amaurys – hanno un anno e mezzo di differenza – ed erano quattro anni che i due non si incontravano…)
"Onestamente non saprei cosa risponderti e soprattutto chi. Per come la vedo io non dobbiamo concentrarci su chi cattura i media ma cosa. L’attenzione delle persone la conquisti se hai qualche cosa da dire, gira tutto intorno alla storia che si ha da raccontare. Non è stato Amaurys Perez a funzionare in televisione ma la sua storia. Bisogna parlare di pallanuoto, anche a costo di risultare a volte pesanti. Siamo diventati campioni del Mondo lo scorso anno e in pochissimi hanno parlato di noi. Non può esistere una cosa del genere. Proprio per questo motivo non mi nego mai a chi mi chiede una foto, oltre a regalare un sorriso, tramando il nostro sport".
Amaurys spostiamoci sull’attualità. Il Black Lives Matter è ormai diventato un movimento di importanza internazionale e sono stati molti gli sportivi che hanno manifestato a favore dell’iniziativa. Hai mai riscontrato episodi di razzismo nei tuoi confronti da quando sei in Italia?
"Purtroppo un paio di volte si, ma la classifico come ignoranza. Sono estremamente orgoglioso del colore della mia pelle e non me la prendo nemmeno. Si tratta di minoranze di stupidi che fanno più rumore degli altri. Il popolo italiano mi ha sempre accolto benissimo, non l’ho mai vissuto come razzista, anzi. L’Italia mi ha sempre accolto a braccia aperte, in particolar modo la Calabria dove risiede la mia famiglia. A volte mi esprimo anche in dialetto con alterni risultati".
Per quanto riguarda lo sport femminile invece? Pensi che le differenze nascano da motivazioni economiche o culturali?
"A essere sincero entrambe. Penso che la donna sia ancora sottovalutata ed è un obbligo per tutti continuare a lottare affinché questa barriera culturale venga eliminata. Il mio braccio destro è mia moglie, il vero pilastro portante della mia famiglia. Bisogna rivalutare la figura la figura della donna a 360°, aspetto sportivo incluso".
Amaurys, grazie mille per questa bella chiacchierata. In bocca al lupo per la stagione con la De Akker!
Oro Shanghai 2011
Olimpiadi
Argento Londra 2012
World League
Argento Firenze 2011
Bronzo Almaty 2012
Onorificenze
Collare d’oro al Merito sportivo 2012
[ Simone Zucchini ]
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(Perez, con il fratello, all'Isola dei Famosi. Antonio è il fratello maggiore di Amaurys – hanno un anno e mezzo di differenza – ed erano quattro anni che i due non si incontravano…)