ASI e Terzo Settore: promotori di italianità, movimento di comunità

Il ruolo di ASI nel Terzo Settore: un movimento di comunità

Il manifesto del Terzo Settore definisce un punto di partenza, nel pensiero di ASI, sui valori che contraddistinguono la nostra società, che immaginiamo legata alle tradizioni ma proiettata verso il futuro. 
IL MANIFESTO ▼

ASI significa “Associazioni Sportive e Sociali Italiane”. Questo legame tra sport e sociale non può sorprendere: noi abbiamo sempre creduto che pratica sportiva e solidarietà sociale siano due mondi che possano comunicare tra di loro. Basta guardare alle stupende esperienze dello sport paralimpico, dell’attività fisica come terapia per superare le disabilità, dell’educazione sportiva nelle scuole e nei centri anziani, per comprendere questa realtà.
Gli “Enti di promozione sportiva” – di cui l’ASI è uno dei più importanti esempi in Italia – sono nati proprio per evitare che lo sport si rinchiudesse nelle torri dorate della competizione estrema e del professionismo spettacolare: lo sport è di tutti, nessuno – per quanto difficile possa essere la sua condizione fisica e sociale – può essere privato del diritto di praticare lo sport. 


Lo sport dilettantistico è un valore in sé anche a prescindere dalla solidarietà sociale: impiegare in modo sano e rilassante il proprio tempo libero, incanalare in forme ludiche il naturale spirito competitivo, formare il proprio corpo insieme alla propria mente, prevenire ogni forma di malattia, sono comportamenti che hanno un grande valore sociale. Ma la pratica sportiva può anche aiutare ad aprirsi verso la solidarietà sociale, l’attenzione all’ambiente, l’impegno per la propria comunità nazionale. 
Per questo oggi siamo pronti a raccogliere una nuova sfida, quella che nasce dalla “Riforma del Terzo Settore”. Erano molti anni che il mondo del non profit attendeva una legge organica che ne inquadrasse in maniera chiara le caratteristiche e le prerogative, perché questo mondo ha sempre rischiato di essere schiacciato dalle grandi forze che dominano nella realtà sociale.
Non è un caso che si cominciò a parlare di “Terzo Settore” agli inizi degli anni ’80 quando fu evidente la crisi dello “Stato sociale” di fronte all’aggressività dirompente del “libero Mercato”.  Fuori da questi due settori dominanti – lo Stato e il Mercato – doveva essere salvaguardato e allargato lo spazio del “Terzo Settore”, ovvero di tutte le attività private – realizzate da persone, famiglie e organizzazioni – che, senza finalità di lucro, vogliono creare e donare qualcosa in campo sociale, civico e culturale.

Non tutto è merce, non tutto è contratto economico, nel mondo c’è anche il dono, c’è l’affetto, c’è il sentimento e la gioia della solidarietà umana, c’è l’esperienza esaltante di far parte di una comunità. Se questo era vero quarant’anni fa, oggi è disperatamente necessario. Il “libero mercato” è cresciuto fino a diventare “mercato globale” creando paurosi meccanismi di sfruttamento e di sradicamento sociale, lo Stato e tutte le istituzioni pubbliche hanno sempre meno risorse eaffogano nella burocrazia, la dimensione sociale e il valore della persona umana sono sempre più fragili e indifesi.
Per questo, dopo decine di anni di leggi frammentarie e scoordinate, era necessario che volontariato, associazionismo sociale e impresa sociale trovassero un unico inquadramento legislativo di riferimento. Ma questa svolta nasconde anche delle insidie: il nuovo “Codice del Terzo Settore”, con la sua necessaria complessità,può far affogare anche queste realtà negli adempimenti burocratici, può stimolare interessi affaristici e politici, può portare alla subordinazione delle piccole organizzazioni nei confronti degli apparati delle grandi sigle associative. Come sempre avviene dopo il varo di interventi legislativi complessi e articolati, il rischio è che invece di favorire la spontaneità sociale, il Codice e tutta la riforma finiscano per ridurre gli spazi di libertà e aumentino le leve dirigiste che possono condizionare il mondo del “privato sociale”.
In particolare lo sport dilettantistico non trova risposte chiare nel Codice del Terzo Settore e, in attesa dell’approvazione del nuovo Testo unico sullo Sport, rischia di veder aumentati, invece che diminuiti, i propri problemi. 

L’ASI vuole impegnarsi per scongiurare questi rischi, proponendosi come Rete associativa aperta alle piccole associazioni e rispettosa della loro autonomia. 
Decenni di esperienza nel campo dello sport dilettantistico ci hanno insegnato a rispettare tutte le realtà che operano nel contesto sociale, soprattutto quelle più periferiche e disagiate.
Noi non apparteniamo ai vecchi blocchi culturali che hanno finora egemonizzato il mondo del non profit, siamo nuovi e quindi possiamo portare un vento di rinnovamento e di libertà. Offriamo assistenza e supporto, senza pretendere subordinazione e obbedienza.
Per noi ogni associazione è innanzitutto una comunità che va rispettata nella propria identità e nella propria autonomia e solo da questa spontaneità comunitaria può trarre la spinta per offrire nuove energie ad un tessuto sociale che si sta lacerando e a politiche di solidarietà indebolite dai tagli finanziari e dagli interessispeculativi.

Noi ci opponiamo alla “disintermediazione” della società, cioè alla pretesa di creare un rapporto diretto, senza “corpi intermedi”, degli individui con le istituzioni pubblichee con il mercato, perché questa tendenza rappresenta un pericoloso impoverimento della nostra realtà sociale. Sono le famiglie, le comunità organizzate, le associazioni apermettere l’integrazione e la partecipazione delle persone e l’autonomia della società civile. Purché tutto ciò avvenga in un quadro di libertà e di autentica sussidiarietà orizzontale, senza condizionamenti ideologici e senza preclusioni nei confronti di nessuno. Non c’è sussidiarietà se non c’è libertà di scelta per le associazioni e per gli utenti dei  servizi sociali.
Va respinto qualsiasi tentazione degli apparatipolitici e burocratici di subordinare l’associazionismo con la distribuzione dirigistica delle risorse, oppure, all’opposto, di scaricare sul Terzo Settore compiti e incombenze che non si riesce più a svolgere per il taglio delle risorse.

L’appello che noi lanciamo è quello di difendere e promuovere gli spazi di solidarietà sociale, di aumentare la spesa sociale per rispondere alle diverse emergenze e alle nuove povertà, di ridurre il peso e il condizionamento della burocrazia.
L’ASI prima ancora che fornire una rete di servizi, vuole essere un movimento autonomo e coraggioso, forte di una cultura identitaria e comunitaria, che contribuisca allo sforzo di tutto il mondo del Terzo Settore per guadagnarsi lo spazio che merita nella società italiana.Un “movimento di comunità” capace di costruire nuove esperienze, di riconoscere e alimentare i “mondi vitali” che crescono spontaneamente nella società civile, di confrontarsi senza complessi di inferiorità con le forze del mercato e con gli apparati pubblici e politici. Anzi, pensiamo che proprio attraverso questo confronto franco e leale, possano crescere nella loro dimensione sociale tutte le esperienze autentiche: quelle delle organizzazioni non profit, come quelle delle aziende e del mondo del lavoro, fino a coloro che ci piace ancora definire “fedeli servitori” dello Stato e degli Enti Locali e “rappresentanti del popolo” democraticamente eletti. 

Insomma non vogliamo perdere l’occasione offerta da questa Riforma per lanciare una nuova speranza a tutta la società italiana. E vogliamo sconfiggere il pericolo che questa riforma invece di farci crescere, ci faccia precipitare indietro in unincubo di scartoffie, di certificazioni fiscali e notarili, di difficili e costose valutazioni d’impatto, di umilianti attese nelle anticamere dei palazzi del potere. Sappiamo di non essere soli, siamo consapevoli che il mondo che si ritrova nel Consiglio nazionale e nel Forum del Terzo Settore condivide buona parte di queste aspirazioni, ma sappiamo anche che il nostro contributo originale può fare la differenza in termini di libertà e di pluralismo comunitario.

I nostri valori: una concezione identitaria della società italiana

ASI intende muoversi nel solco di una tradizione di pensiero che riconosce alla società civile organizzata compiti di interesse generale che lo Stato non può e non deve avere direttamente, evitando iniziative dirigistiche che mortificano la libera iniziativa dei gruppi e delle associazioni. Altro è invece chiedere che lo Stato e le sue articolazioni territoriali intervengano in via sussidiaria quando la società civile non riesce da sola a soddisfare esigenze primarie dei cittadini, indicando direttrici strategiche e orientamenti di sviluppo. 
ASI non crede in uno Stato debole e minimo: l’autorità politica ha come suo fine specifico la realizzazione del bene comune. Ma questo fine non può attuarsi senza la corresponsabilità dei singoli e dei gruppi sociali, in una parola, senza una vera solidarietà, che non è «un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti» (Sollicitudo rei socialis, 38). Una virtù morale e un principio ordinatore che permette di riconoscersi l’un l’altro come parti di una medesima comunità. Presa sul serio, la solidarietà rappresenta l’alternativa a quel Giano bifronte che è diventato l’ultimo capitalismo finanziario, predatorio da un lato, e moralisticamente filantropico dall’altro. E di correggere le storture dell’economia contemporanea, quelle di un mercato che crea ricchezza solo per pochi, producendo oligopoli e povertà. 

ASI intende l’amicizia civile, questo riconoscersi l’un l’altro all’interno della stessa comunità, in senso nazionale. La colora con un’identità culturale radicata nei secoli. Vuole essere pertanto un aggregatore e un moltiplicatore di identità nazionale,una rete di produttori e promotori di italianità. All’interno del variegato universo dell’associazionismo italiano, ASI ambisce a rappresentare nello specifico le istanze dell’italianità, dell’indole sociale della nazione italiana, del suo istinto solidale, della multiforme propensione a condividere e a socializzare che ci distingue dagli altri popoli, del nostro senso della famiglia e della continuità tra le generazioni, del gusto per la bellezza e per il sapore, del patrimonio naturale e artistico più invidiato al mondo. Italianità da proteggere dalle omologazioni di un globalismo senz’anima, dal pessimismo che avanza, e spesso anche da se stessa. Italianità da promuovere e da coltivare senza sosta, come una missione civile, per dare a questa nazione il nostro aiuto a ritrovare le ali, la leggerezza del sogno e la profondità della speranza, la dignità che le appartiene, la memoria del suo ingegno. 
 

La nostra Rete associativa: risposte vere a chi sta sul territorio

Con queste premesse culturali, ASI si propone di aggregare competenze ed esperienze diffuse in tutte le regioni per rappresentare in maniera ancora più organicale reali esigenze di promozione sociale dell’italianità.
L’affiliazione ad ASI è aperta, oltre al mondo sportivo, alle Associazioni di Promozione Sociale, alle Organizzazioni di Volontariato, alle associazioni culturali, ai circoli ricreativi, alle associazioni di protezione civile e ambientale, alle imprese sociali e, in generale, agli enti del Terzo Settore.
A tutte queste realtà offriamo una Rete associativa,riconosciuta dai ministeri e assessorati competenti edestesa su tutto il territorio nazionale,con un’insieme di servizi che vanno dalla copertura assicurativa all’assistenza alla progettazione, dalla visibilità mediatica alla consulenza giuridica per l’adeguamento degli statuti e l’iscrizione ai registri del Terzo Settore, dal reperimento di contributi economici pubblici e privati fino ai corsi di formazione per dirigenti e operatori.
Vogliamo aiutare tutto l’associazionismo di base ad adeguarsi al nuovo Codice del Terzo Settore nel modo meno problematico possibile, ma soprattutto vogliamo diffondere in tutti i contesti l’esperienza del volontariato e la pratica della solidarietà sociale.
Siamo a fianco di chi opera sul territorio, offrendo servizi e risposte concrete per tutelare in ogni modo la figura del volontario, di chi si mette in gioco con il proprio tempo e con il proprio impegno e non merita di essere abbandonato a se stesso.
Come facciamo da tempo nel campo dello sport, siamo pronti in tutte le sedi istituzionali a dare rappresentanza associativaa chi si riconosce nei nostri valori e nel nostro modo di concepire il Terzo Settore.
 

Progetti concreti e messaggi sociali: le nostre priorità

Per l’ASI essere un movimento di comunità significa condividere esperienze progettuali che diventano messaggi sociali, perché vogliamo emergere nella “società della comunicazione” facendo parlare innanzitutto i fatti.
Come Ente di promozione sportiva siamo sempre stati vicini ai giovani, alla loro voglia di vivere, di competere, di affermarsi. Attraverso l’impegno nel Terzo Settore vogliamo essere attenti anche ai loro drammi, alle loro difficoltà di inserimento sociale e lavorativo, ai pericoli di devianza e di dipendenza.
Per questo,in base ai nostri valori,individuiamo delle priorità ineludibilitra le tante emergenze della società italiana.

▶︎ La prima è la salute delle persone e nelle famiglie. Prima che divenga un problema sanitario, la salute si difende con lo sport, con la prevenzione, con i corretti stili di vita che non devono essere appannaggio di pochi privilegiati, ma vanno diffusi in tutte le realtà sociali e per tutte le età anagrafiche. In particolare la pratica sportiva per le giovani generazioni è la vera alternativa alla “cultura dello sballo” che porta verso l’abisso delle tossicodipendenze e dell’alcolismo e noi vogliamo essere i primi testimoni di questo bisogno educativo e di questa possibilità di recupero e di riscatto.

▶︎ La seconda è il sostegno delle famiglie che rimangono la vera base dell’educazione e della coesione sociale. In fondo le associazioni, come tutte le comunità, nascono dall’aggregazione di famiglie, attraverso cui dobbiamo difendere i giovani e gli anziani, la solidarietà intergenerazionale, i diversamente abili, le donne che rivendicano il diritto alla maternità nonostante tutte le difficoltà sociali ed economiche. La lotta contro il bullismo e la devianza giovanile si costruisce in questo contesto, come il recupero della dignità e dell’inclusione degli anziani. 

▶︎ La terza è la promozione di una cultura radicata nell’appartenenza comunitaria e nell’identità nazionale, con una creatività che può spaziare dalle arti allo spettacolo, dalla letteratura alle tradizioni popolari, dalla memoria storica al recupero e alla valorizzazione dei borghi e dei centri storici italiani. Bisogna diffondere unuso consapevole della Rete, garantire l’inclusione culturale e digitale, difendere e valorizzare l’uso della lingua italiana.Affermare la propria identità nazionale non significa chiudersi in sé stessi, ma predisporsi al confronto creativo con le altre culture senza cedere all’omologazione e allo sradicamento.

▶︎ La quarta è il diritto al lavoro su cui anche il Terzo Settore può fare molto, garantendo la sicurezza e la legalità negli ambienti di lavoro, la formazione professionale dei giovani e la formazione permanente di chi è alla ricerca di una nuova occupazione. Anche nell’epoca della globalizzazione non si deve rinunciare all’obiettivo della piena occupazione, garantito dalla nostra Costituzione, che si raggiunge con lo sviluppo economico ma anche con una solidarietà sociale che non deve abbandonare chi è stato espulso dal ciclo produttivo(o non c’è mai entrato come tantissimi giovani).

▶︎ La quinta è la valorizzazione del territorio e lo sviluppo sostenibile, con progetti di agricoltura sociale, di tutela del patrimonio paesaggistico ed eno-gastronomico italiano, di protezione civile, per la difesa dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico. Potente strumento per questa valorizzazione è il turismo sociale accessibile a tutti, rivolto a giovani e anziani, proiettato verso quelle aree interne del nostro territorio nazionale che sono meno conosciute e proprio per questo più cariche di valori da riscoprire.

▶︎ Infine, l’attenzione agli ultimi. Il grado di civiltà di ogni aggregato umano si misura dal livello di attenzione che rivolge ai meno fortunati e ai più emarginati. Il volontariato arriva lì dove i servizi sociali non riescono a giungere, porta nelle opere di assistenza una carica umana non immaginabile da nessun apparato. Per questo ci vogliamo impegnare contro le nuove povertà che colpiscono sempre più ampi strati sociali, anche attraverso la costituzione di gruppi di acquisto solidale e l’aiuto alimentare. Per questo vogliamo diffondere le nostre esperienze di utilizzo dello sport come terapia per superare le disabilità e come strumento di reinserimento sociale e riabilitazione nelle carceri. Per questo vogliamo costruire nuove esperienze di azione sociale nei quartieri più degradati e nelle periferie più abbandonate, evitando il proliferare di ghetti urbani abbandonati al degrado. Per questo vogliamo intervenire nei paesi d’origine dell’immigrazione per contrastare le cause sociali che spingono tante persone ad abbandonare la loro terra d’origine.

 

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FAQ ASI Terzo Settore – importanti aggiornamenti

Reti associative: perchè farne parte. Iscrizione ai registri nazionali e regionali per associazioni di promozione sociale: perchè iscriversi in attesa del RUNTS. Adeguamento degli statuti: nuova scadenza per approvazione con maggioranze semplificate. Aggiornate le faq di www.asiterzosettore.it.

Mentre la Riforma del Terzo Settore prende forma, molte sono le domande che ASI come Associazione di Promozione Sportiva e Rete Associativa Nazionale riceve dalle sue associazioni per capire meglio come agire in vista di importanti scadenze e di scelte importanti da fare in materia. Abbiamo quindi aggiornato la sezione delle FAQ del sito tematico www.asinazionale.it
Vi invitiamo a leggere le ultime tre.
 

  • Quali sono i vantaggi per un'associazione e/o un ente del terzo settore nel far parte di una Rete Associativa?
Le reti associative svolgono attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attività di interesse generale, anche al fine di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali. Aderire ad una rete può dunque essere utile ad un ETS al fine di ottenere tutela, promozione e rappresentanza dei suoi interessi. 
Inoltre le reti associative possono svolgere numerose attività di servizio e supporto in favore degli ETS loro associati. Ad esempio, secondo quanto prevede il recente d.m. 106/2020 sul funzionamento del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), le reti associative possono curare l’iscrizione al RUNTS degli ETS loro associati, mediante una semplice delega conferita dall’ETS alla rete associativa di appartenenza. Considerato che il RUNTS è interamente informatico, questa delega alle reti può notevolmente semplificare la vita agli ETS. Inoltre le reti associative possono elaborare statuti-tipo (o standard) approvati dal Ministero del Lavoro: gli ETS che adottano questi statuti-tipo elaborati dalla propria rete non incontreranno alcuna difficoltà nell’iscriversi al RUNTS. 

Di grande importanza è poi il supporto che le reti associative possono dare agli ETS associati nell’accedere a fondi pubblici su base progettuale, come quelli previsti dall’art. 72 del Codice del terzo settore. 
Ci sono insomma diverse ragioni per concludere nel senso che gli ETS, soprattutto quelli di piccole dimensioni, otterrebbero diversi vantaggi ad aderire ad una (o anche più) reti associative del terzo settore. Ma soprattutto va sottolineato che in un prossimo futuro alle Reti associative saranno delegati i poteri di controllo oggi esercitati dal Ministero e dalle Regioni, per cui diventerà di fatto impossibile per un ETS non aderire ad una Rete associativa.

 

  • Le associazioni di promozione sociale che non sono iscritte ad alcun Registro (né nazionale né regionale) perché dovrebbero iscriversi ai Registri se in possesso dei requisiti richiesti, in attesa che il RUNTS diventi operativo?
Le associazioni di promozione sociale sono tali soltanto se iscritte negli appositi registri. Finché non sono iscritte nei registri, tali associazioni sono semplici associazioni di diritto civile e non anche associazioni di promozione sociale-enti del terzo settore. In mancanza di iscrizione, esse non dovrebbero perciò neanche utilizzare la denominazione “associazioni di promozione sociale” o “APS” perché potrebbero andare incontro a sanzioni. Di conseguenza, l’ente che voglia essere “APS” in senso vero e proprio è tenuto ad iscriversi nei registri. 

In mancanza del RUNTS (che dovrebbe divenire operativo dal 1° aprile 2021), tali associazioni possono ancora iscriversi nei registri nazionale o regionali delle APS. Va evidenziato che, fino alla piena messa in funzione del RUNTS, per partecipare ai bandi regionali di finanziamento dei progetti è necessario essere iscritti ai Registri regionali (in alcuni casi viene richiesta un'anzianità di iscrizione, altre volte no).  L’iscrizione nei registri regionali APS può farsi individualmente da parte dell’associazione, secondo la procedura prevista per quel registro dalla legge regionale di volta in volta applicabile. L’iscrizione nel registro nazionale si deve fare tramite l’ASI.

 

  • L'obbligo di adeguamento degli statuti vale solo per le associazioni già iscritte ai registri o per tutte? Il termine per l'adozione delle modifiche con le maggioranze semplificate è stato prorogato al 31 marzo?

Sì, il termine finale per gli adeguamenti statutari è stato recentemente prorogato al 31 marzo 2021.  

L’adeguamento riguarda tutti gli enti del terzo settore iscritti nei registri delle ODV o delle APS che siano stati costituiti prima del 3 agosto 2017: questi enti hanno la possibilità di adeguarsi entro il 31 marzo 2021 e potranno farlo con la maggioranza e le procedure dell’assemblea ordinaria se si limitano ad adeguare i propri statuti alle norme inderogabili di legge. Se invece fanno variazioni non necessarie, come ad esempio il cambio di sede legale da un comune ad un altro, serve allora l’assemblea straordinaria, con verbale eventualmente ricevuto da un Notaio qualora l’associazione abbia la personalità giuridica essendo iscritta nei registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni. 
 
Gli enti costituiti dopo il 3 agosto 2017, invece, avrebbero dovuto già essere in regola, sin dall’inizio della loro esistenza, con la nuova normativa: dunque, qualora non lo siano, devono adeguarsi subito con delibera di assemblea straordinaria; non possono attendere il 31 marzo 2021 né possono procedere con assemblea ordinaria. 
 
Infine, l’obbligo di adeguamento non riguarda ovviamente gli enti che non siano del terzo settore, ovverosia le associazioni che non siano iscritte (o non lo siano più) nei registri di ODV e APS. Se queste ultime intendono iscriversi (o re-iscriversi) in questi registri, devono adeguare i propri statuti per conformarli alla disciplina del terzo settore: dovranno farlo con delibera di assemblea straordinaria, con verbale eventualmente ricevuto da un Notaio qualora l’associazione abbia la personalità giuridica essendo iscritta nei registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni.

Terzo Settore, 31 marzo potrebbe essere la nuova scadenza per l’approvazione semplificata delle modifiche agli statuti degli Enti del Terzo Settore

Ieri al Senato è stato approvato un emendamento alla legge di conversione del decreto riguardante la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19 grazie al quale viene rimandata al 31 marzo 2021 la scadenza precedentemente fissata al 31 ottobre per attuare modifiche agli statuti con maggioranze semplificate. Se confermato alla Camera tale emendamento costituirebbe un'importante agevolazione per le realtà di terzo settore.

 

Non più 31 ottobre 2020, ma 31 marzo 2021. Questo lo slittamento per l’adeguamento con maggioranze semplificate degli statuti di onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale iscritte ai medesimi registri. L’ha proposto un emendamento approvato ieri dall'Assemblea del Senato durante la discussione dell'AS 1970  DL  125 Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il testo passerà poi alla Camera per essere discusso e approvato. Pertanto, se la Camera confermasse la proposta gli Enti del Terzo Settore iscritti nei medesimi registri potrebbero godere di questa misura di favore, in attesa della messa in attività del Registro Unico del Terzo Settore, prevista in primavera, a sei mesi dalla pubblicazione del relativo Decreto.

 

Chi deve modificare gli statuti gli statuti e perché

 E’ L’art. 101 del Codice del Terzo Settore prevede  che “[…] Onlus, Organizzazioni di Volontariato e Associazioni di promozione sociale adeguino i loro statuti alle nuove disposizioni prima ancora dell’operatività del nuovo Registro […]” 

Ciò significa che tutti gli Enti del Terzo Settore iscritti ai rispettivi registri che vorranno mantenersi all'interno di questo perimetro e godere delle misure di favore previste dalla legge (quindi che intendono iscriversi al RUNTS), dovranno ottemperare alla prescrizione, rendendo il loro statuto adeguato alle nuove disposizioni inderogabili del CTS. 

Il termine, originariamente fissato il 3 agosto 2019, era stato successivamente prorogato al 30 giugno 2020 dal comma 4-bis dell’art. 43 del D.L. 34/2019 (cd. Decreto Crescita) e ulteriormente rimandato al 31 ottobre 2020 dall’art. 35, comma 1, D.L. 18/2020 (cd. Cura Italia). Adesso si prospetta la possibilità di un ulteriore slittamento al 31 marzo 2021.

Pertanto tale scadenza temporale dovrà essere osservata solo dalle Organizzazioni di volontariato, dalle Associazioni di promozione sociale  e dalle Onlus iscritte nei rispettivi registri (e non quindi tutte le altre associazioni non in possesso di tali qualifiche). Queste dovranno quindi provvedere all'adeguamento degli statuti alla nuova disciplina del Codice del Terzo settore (CTS) con un regime “alleggerito”, ossia sfruttando la possibilità di effettuare la modifica statutaria mediante semplice delibera di assemblea ordinaria. 

Tale prescrizione vale ovviamente solo per le modifiche che il Codice del Terzo Settore indica come obbligatorie. Se, invece, si volessero fare modifiche agli statuti più ampie di quelle previste dal Codice – dunque modifiche facoltative – sarà sempre necessaria una delibera in assemblea straordinaria (con le relative maggioranze). In questo caso, infatti, le modifiche statutarie non sono né obbligatorie per conformarsi a norme di legge inderogabili, né necessarie per derogare a norme di legge derogabili, ma sono frutto di una libera scelta dell’ente che decide di avvalersi di facoltà od opzioni riservategli dal legislatore della riforma.
 

Cosa accade a chi non modifica gli statuti entro i termini di legge

La scadenza non ha natura perentoria, come ribadito dalla Circolare del Ministero del lavoro n.13 del 31 maggio 2019 e dalla Risoluzione dell’Agenzia delle entrate n.89/E del 25 ottobre 2019. Rileva ai fini dell’adozione delle modifiche degli statuti con le maggioranze dell'assemblea ordinaria. 

Sarà quindi possibile, per le Odv, le Aps e le Onlus, così come per tutte le altre associazioni, adeguare lo statuto anche dopo il 31 ottobre, andando in assemblea straordinaria (la quale prevede solitamente quorum costitutivi aggravati rispetto a quella ordinaria).

Sul piano fiscale il mancato adeguamento entro il termine poi non produrrebbe penalizzazioni. L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 89/E del 25 ottobre 2019, afferma: 

“ODV, APS e ONLUS iscritte ai relativi registri regionali possono continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle vecchie norme di riferimento, fino all’operatività della nuova disciplina contenuta nel Codice del Terzo Settore, anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il 31 ottobre 2020 alle disposizioni inderogabili del Codice”

La disciplina fiscale prevista dal CTS, infatti, si applica a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in cui verrà rilasciata l’autorizzazione da parte della Commissione UE e, comunque, non prima del periodo d'imposta successivo a quello di operatività del RUNTS (Registro Unico nazionale del Terzo settore).

Pertanto, fino a quando troveranno applicazione le nuove disposizioni fiscali dettate dal Titolo X del CTS, le Onlus, le ODV e le APS iscritte nei registri attualmente previsti dalla legge (D.Lgs. n. 460/1997, l. n. 266/1991 e l. n. 383/2000) possono continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle predette norme, anche nel caso in cui non provvedano ad adeguare gli statuti entro il termine di adeguamento previsto.

Decreto Rilancio: quali misure a favore del Terzo Settore

Ieri sera è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’atteso Decreto Legge 34/2020  “Rilancio”. Previste misure a favore degli ETS.

MISURE DIRETTAMENTE RIVOLTE AGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

art 77 – Modifiche all’art 43 DL 18/2020
I contributi alle imprese per la sicurezza e potenziamento dei presidi sanitari sono estesi anche agli Enti del Terzo settore

art 67 – Incremento Fondo Terzo settore
La seconda sezione (fondo non rotativo) del Fondo di cui all’articolo 72 D Lgs 117/17 è incrementata di 100 milioni di euro per l’anno 2020.

art 125 – Credito imposta per sanificazione ambienti di lavoro 
Modifiche all’articolo 64 estendendo il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro in favore degli enti del terzo settore.

art 156 – Cinque per mille
Accelerazione delle procedure di riparto del cinque per mille per l’esercizio finanziario 2019

art 246 – Sostegno agli enti del Terzo settore del Mezzogiorno
100 milioni € per l’anno 2020, di cui 20 milioni riservati ad interventi per il contrasto alla povertà educativa, e 20 mln per il 2021

ALTRE MISURE CHE POSSONO COINVOLGERE ANCHE GLI ENTI DEL TERZO SETTORE O I VOLONTARI, DIPENDENTI O DESTINATARI DELLE ATTIVITÁ

art 15 – Incremento del fondo servizio civile (+ 20 mln€)

art 24 – Soppressione del versamento saldo 2019 e acconto 2020 IRAP.
Tale misura riguarda anche gli ETS

art 25 – Contributo a fondo perduto ai soggetti titolari di reddito d’impresa, titolari di partita IVA.
Sono compresi anche gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali. (cfr relazione illustrativa)

art 28 – Agevolazioni affitti: credito d’imposta nella misura del 60 per cento.
Spetta anche (comma 4) agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione al canone di locazione [di leasing o di concessione] di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale.
Condizione: che i soggetti locatari abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

art 38 – Rafforzamento dell’ecosistema delle start up innovative
Fra altro, previsti finanziamenti a fondo perduto;  Il comma 8 riserva una quota di 200 milioni di euro del fondo di garanzia PMI in favore delle start up innovative

art 66 – Modifica a art 16 DL 18/2020
PI: le mascherine chirurgiche sono considerati DPI, oltre che per i lavoratori, anche per ii volontari, sanitari e non,  che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro.

art 70 – Prolungata la Cassa Integrazione in Deroga, anche per i lavoratori degli ETS

art 72 – Modifiche agli articoli 23 e 25 del DL 18/2020: congedi per i dipendenti.
congedi vengono estesi in caso di figli sino a 16 anni (e non più solo 12).
Estensione del bonus baby sitting da 600 q 1200 € e fruibili anche per servizi integrativi per l’infanzia, servizi socio educativi territoriali, centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia”

art 73 – Modifiche all’art 24 DL 18/2020
Estensione durata permessi retribuiti ex art. 33, legge 5 febbraio 1992, n. 104. Sono previsti 12 gg per i mesi di maggio e giugno

art 75 – Precisato che le diverse indennità di cui agli art 27, 28, 29 e 30, 38 e 44 sono cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità

art 76 – Reddito di cittadinanza
Prolungata la sospensione le condizionalità da 2 a 4 mesi

art 82 – Introduzione del Reddito di emergenza REM

art 83 – Disposizioni per i datori di lavoro pubblici e privati per assicurare la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio

art 84 – Nuove indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 (p. IVA, lavoratori spettacolo, etc.)

art 85 – Indennità per i lavoratori domestici

art 86 – Precisato che le diverse indennità di cui agli art 79, 80, 81 e 95 sono cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità

art 88 – Fondo nuove competenze
Attivato uno specifico fondo formazione a favore dei lavoratori

art 89 – Norme in materia di fondi sociali e servizi sociali: accelerazione uso dei Fondo Politiche sociali, non autosufficienza
Riconosciuti i costi di riprogettazione dei servizi, dotazioni DPI, etc.; coprogettazioni, etc.

art 90 – Diritto al lavoro agile per tutti i lavoratori con figli minori di 14 anni

art 97 -Semplificazioni relative alle prestazioni del Fondo di garanzia PMI

art 98 – Disposizioni in materia di lavoratori sportivi: Prolungamento del sostegno economico per i mesi di aprile e maggio.

art 103 – Emersione dei rapporti di lavoro per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale

art 104 – Assistenza e servizi per la disabilità.
Stanziati 130 mln€

art 105 – Finanziamento dei centri estivi 2020 e contrasto alla povertà educativa.
Stanziati 150 mln€

art 120 – Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro: credito d’imposta in misura pari all’80 % anche alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore

art 126 – Modifiche all’art. 62 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18
Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi

art 176- 184 – Misure per il turismo e la cultura. Istituiti diversi fondi con dotazioni di alcune centinaia di mln€

art 217 – Disposizioni in tema di impianti sportivi. Modifiche All’art. 95, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18: riguarda anche le associazioni sportive

art 226 – Fondo emergenza alimentare. incrementato di 250 milioni di euro per l’anno 2020

art 227 – 229 – Misure per l’ambiente

art 230 – 238 – Misure per l’istruzione

art 233 – Misure di sostegno economico al sistema integrato da zero a sei anni

​I dieci cibi della felicità

Ecco dieci cibi per combattere ansia e stress. Alimenti che ogni sportivo dovrebbe tenere nella propria dispensa. 

1 – Latte e yogurt. Il latte, così come lo yogurt e i latticini in generale, ha un effetto benefico sull’ansia perché i batteri attivi che contiene agiscono positivamente sul microbioma intestinale e molti studi hanno provato la connessione esistente tra profilo intestinale alterato e l’ansia. Inoltre, le sostanze contenute, definite “caseomorfine”, agiscono da oppiacei naturali sul sistema nervoso. Per i vegani, l’alternativa è il latte vegetale, per esempio di mandorle e di avena, anch’esso ricco di triptofano e minerali.

2 – Mandorle. Le mandorle e la frutta secca in generale sono grandi fonti di vitamina E, consumata rapidamente dall’organismo nei momenti di stress e ansia favorendo il buonumore.

3 – Uova. Sono considerate un vero e proprio toccasana per il nostro umore: ricche di vitamina D, vitamina E, zinco e Omega 3, influiscono positivamente su tante funzioni del nostro organismo.

4 – Bresaola della Valtellina IGP. Le sue proprietà nutrizionali sono ormai note: proteine, vitamine del gruppo B e sali minerali, soprattutto zinco, ferro e selenio, e pochi grassi (2 g per 100 g di prodotto).

5 – Pasta. È una buona fonte di energia e in particolare di carboidrati, la “benzina” dell’organismo, e di triptofano. Numerosi studi hanno sfatato l’errata convinzione secondo cui non andrebbe consumata a cena, dimostrando invece che un piatto di pasta rende felici a aiuta a dormire bene, proprio perché i carboidrati sono in realtà perfetti per ridurre l’ansia.

6 – Banane. Sono ricche di potassio e di magnesio, due sostanze che ci aiutano a ritrovare energia e benessere. Inoltre contengono cromo, una sostanza che aiuta a regolare la serotonina. Non a caso, anche i bambini le utilizzano per mimare il sorriso.

7 – Salmone e Tonno. Elisir del buonumore, sono molto ricchi di Omega 3, acidi grassi essenziali che vanno ad agire sulla serotonina e sono preziosi per il funzionamento del nostro cervello.

8 – Miele. Come tutti gli alimenti zuccherati, il miele ha la capacità di stimolare la produzione di serotonina. Ma al contrario degli altri zuccheri semplici (saccarosio in primis) il miele contiene molte altre vitamine e sostanze nutritive.

9 – Cioccolato. Consumato in piccoli quantitativi non fa ingrassare e regala un momento di intenso piacere. I flavonoidi del cioccolato aiutano la concentrazione e favoriscono la calma, mentre gli antiossidanti naturali contenuti nel cacao sono ricchi di proprietà benefiche.

10 – Lenticchie. Questo legume ha mille virtù: è nutriente, si adatta facilmente in cucina ad ogni ricetta ed è gustoso. Contiene ferro e fornisce al nostro corpo potassio e fosforo, coinvolti in processi fisiologici importanti.
 

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