01.06.2025

Sportivando

Ciao amico mio

Dalla rivista Primato, maggio 2025.

Il ricordo di Benvenuti mi accumuna a quello di milioni di italiani. Il 17 aprile 1967 ero con mio padre attaccato alla radiolina poiché non c’era la diretta Tv. Erano le 4 del mattino quando Nino diventò campione del Mondo dei pesi medi battendo Griffith a New York. Ricordo ancora e nitidamente il coro “Nino Nino Nino” che, per tutto l’incontro, quasi si sovrapponeva alla voce del radiocronista, Paolo Valenti che trasformò quella radiocronaca in un vero e proprio racconto epico. Quell’urlo di ventimila italiani e quella vittoria sapevano di riscatto. Li percepivo così per la sensibilità trasmessa dai racconti di mio padre e forse per questo avevamo entrambi le lacrime agli occhi. Il nonno era un emigrante e morì a New York quando papà aveva appena sei anni, e lui mi raccontava che lo seppe solo un mese dopo. Quel match con Emile Griffith fu un capolavoro tecnico e tattico: Benvenuti seppe fronteggiare un avversario potente e temibile, imponendogli un ritmo intelligente, fatto di colpi precisi e movimenti rapidi. Lo mise al tappeto nel quarto round e lo tenne costantemente sotto pressione. Alla fine, il verdetto fu unanime e sancì una delle vittorie più emozionanti della boxe italiana. Benvenuti aveva già conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e il titolo europeo dei pesi welter, ma quella notte a New York lo consacrò definitivamente come uno dei più grandi. Era il 2017, tanti anni dopo, quando insieme a Nino fummo invitati alla Fondazione “Spirito”, che deteneva numerosi fondi archivistici, per un incontro con le comunità istriane. Portai con me un documento con la data di arrivo di nonno a New York, a Ellis Island, un isolotto di appena un quarto di chilometro quadrato, dove chi voleva entrare in America passava per esami medici e verifiche dei documenti. Quella sera Nino ci raccontò dei momenti che precedevano l’incontro, dell’isolarsi nel buio della spogliatoio sdraiato sul lettino, dell’iperventilazione cercando la concentrazione necessaria: quegli istanti li raccontava spesso e, ogni volta, aggiungeva nuovi particolari. Benvenuti non è stato solo un grande campione, è stato un uomo vero, un simbolo per tanti connazionali che si riconoscevano in un uomo che sapeva portare la sua italianità con orgoglio, fierezza e dignità. Il rapporto di Benvenuti con ASI nasce parallelamente al consolidamento dell’amicizia tra noi. Per lungo tempo ci ha accompagnato in tutta Italia ed era consueto assistere a file di persone che volevano un autografo o si avvicinavano per un semplice saluto. Durante un volo da Roma a Palermo fummo deviati a Catania per fortissime turbolenze. Io ero terrorizzato e lui rideva nel vedermi così. Nino ha continuato a seguirci finché le forze gliel’hanno consentito. Lo abbiamo festeggiato per i 40 anni della medaglia di Roma ’60 che erano anche i sei di ASI. Una giornata bellissima, vissuta al Foro Italico durante la manifestazione Big Gym con Paolo Barelli all’epoca Assessore allo Sport della Provincia. E con anche Gianfranco Fini, Francesco Storace, Maurizio Gasparri, Giulio Maceratini e tanti altri parlamentari di Alleanza Nazionale: ricordando quel match del 1967, il trionfo olimpico, un’epopea che è passata anche per la sconfitta con Carlos Monzón, contro cui perse nel 1970 in uno dei match più duri della sua carriera. Ma anche in quella sconfitta, Benvenuti fu esempio di stile, sportività e onore. Anche in tempi recenti per il film patrocinato da Asi “Io sono il Colonnello” al Circolo Tevere Remo con Italo Cucci. O con la Corsa del Ricordo per la voglia di ricordare le sue radici e la fierezza delle sue origini. È stato per anni un testimone tenace di quelle sofferenze e, quando il dramma delle foibe e dell’esodo erano sotto silenzio, si è battuto per squarciare quel velo. Alla sua maniera, senza mai arrendersi. Con le sue parole e la sua presenza, contribuì a tenere accesi i riflettori sul dramma delle foibe, ricordando che, come nello sport, anche nella vita la dignità e il coraggio nascono spesso dalle prove più dure. Abbiamo ricordato Benvenuti anche poco tempo fa, il 17 aprile quando abbiamo inaugurato la nuova sede di ASI: perché Nino è stato e sarà sempre nella storia dell’Ente. Nel mio intervento, ho raccontato di quella vittoria con Griffith.

Ciao amico mio. Noi non ti dimenticheremo mai.

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