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05.03.2021

Sport

| Tennis tavolo

Tennis tavolo ASI. Una grande storia

La sua affiliazione alla FITeT risale al 3 luglio 1981 e dunque fra qualche mese la Polisportiva ASI Barletta compirà 40 anni. L’hanno fondata, con il nome di Virtus Barletta, l’attuale presidente Cosimo Sguera, il suo compagno di liceo Leonardo Rana, i fratelli Pasquale e Paolo Distaso, Savino Chiarazzo, Luigi Papagni e Michele Sinigaglia. Paolo Distaso fu il primo presidente.

Ciao Cosimo, dopo pochi mesi avete quindi subito partecipato al primo campionato?
«Era la serie D regionale e giocavano Savino  e Vincenzo Falco, Emanuele Mitolo, Pasquale Distaso e Michele Sinigaglia. Nella prima stagione ci siamo classificati terzi e in quella successiva ci siamo aggiudicati il 1° Torneo Regionale (categoria limite 3/5) grazie all'encomiabile prestazione di Savino Falco e in campionato abbiamo dominato, con una corazzata composta dai due Falco, Vincenzo Sansonne, Vito Di Corrado ed Emanuele Mitolo. e siamo stati promossi in C nazionale, alla quale non abbiamo potuto partecipare per difficoltà economiche. Nel 1984/1985 fu introdotta la scissione in D1 e D2 e, in seguito al buon piazzamento dell’anno precedente, disputammo la D1, la vincemmo e finalmente nel 1985/1986 facemmo la C nazionale».

Chi la giocò?
«Pasquale Distaso, Rana e Chiarazzo, ai quali affiancammo un ex atleta di serie A2 di Bari, Antonio Perrone, che acquisimmo anche come allenatore. Mi aiutò a ingaggiarlo l’allora presidente regionale Angelo Ambrosini, che mi offrì anche Luca De Franceschi, che aveva militato in B1. Ci comportammo dignitosamente, ma retrocedemmo rocambolescamente in D1, dove rimanemmo per alcune stagioni, non andando mai al di sotto del terzo posto Se a squadre non riuscivamo a risalire dall’attività regionale, nella quale, peraltro, dal 1986/1987 abbiamo iscritto almeno due squadre, individualmente continuavamo a essere rappresentati nei tornei nazionali e ai Campionati Italiani».

Quando siete riusciti a sbloccarvi?
«Nel 1994/1995 ci siamo aggiudicati la D1 io, Francesco Piccolo e Costantino Baldinetti e abbiamo preso parte alla prima C2, che era l’Olimpo del tennistavolo regionale. In quella squadra giocavamo io, Vittorio Giannella e Giacomo Dicataldo. Siamo arrivati penultimi, scendendo in D1. Dopo due stagioni di Purgatorio, nel ’98/’99 abbiamo vinto andando in C2. Abbiamo però rilevato il titolo del Tennistavolo Otranto, per cui nel 1999/2000 siamo tornati in C1 nazionale, dopo 14 anni. Quella è stata un’annata travolgente, grazie alla bravura di Paolo Incardona e Roberto De Trizio, ben supportati dall’altro molfettese Roberto Lozzi».

(Giacomo Dicataldo in azione)

Si è trattato di una sorpresa?
«Assoluta. Contro ogni pronostico abbiamo sbaragliato la concorrenza, mettendoci alle spalle le due grandi favorite, che erano la Fiaccola Castellana Grotte di Nino Bianco e il Tennistavolo Ennio Cristofaro. Ancora una volta, però, le difficoltà economiche ci hanno costretto a fare un passo indietro e abbiamo ceduto il titolo di B2. Dal 2000 al 2005 siamo tornati a svolgere attività regionale in D1, con l’eccezione del 2001/2002 e del 2004/2005 trascorsi in C2. Nella seconda stagione ha militato nelle nostre fila Gianluca Abbaticchio. Anche in questo quinquennio non abbiamo mai abbandonato la partecipazione alle gare individuali di carattere nazionale».

Nel 2005 cos’è accaduto?
«Maurizio Lamusta, atleta della società dal 1990 e poi anche dirigente, è diventato titolare della ditta di ottica per la quale lavorava e ha deciso di darci una notevole mano come sponsor. Questa nuova solidità economica ci ha consentito di fare un salto di qualità, rilevando dal Casamassima i titoli della B1 e della A1 Veterani. In B1 abbiamo primeggiato nettamente, con Vincenzo Sanzio, l’unico italiano in categoria capace di ottenere il 100% di successi, Alfonso Laghezza, Gianfranco Dell’Omo, Giacomo Barbieri ed Enrico Saitta. Quell’anno, però, la promozione non era diretta e nei playoff a Terni abbiamo perso, venendo comunque ripescati».

Eravate dunque in A2?
«Nel 2006/2007 l’hanno disputata Laghezza, Dell’Omo, Saitta e Barbieri, dal momento che Sanzio si era accasato a Siena, e siamo retrocessi. Dal 2005 al 2008 siamo però stati presenti in A1 Veterani, con Dell’Omo, Barbieri e Michele Tangorra. Tornando alla prima squadra, abbiamo rinunciato a disputare la B1 e abbiamo optato per la B2. In quel periodo avevamo anche una seconda compagine nei campionati nazionali ed esattamente in C1. Con la B2 nella prima stagione siamo arrivati terzi con Barbieri, Tangorra, Vito Valente e Davide Nardi. Nella seconda è rimasto solo Valente e si sono innestati Alessandro Salvemini, Domenico De Pierro e Maurice Rotondo. Ci siamo piazzati secondi e non abbiamo giocato i playoff in programma contro Sassari. Il terzo anno abbiamo di nuovo conquistato il terzo posto, con Valente, Salvemini, De Pierro e Massimiliano Di Giuseppe. Nel 2010/2011 al posto di Di Giuseppe abbiamo inserito Nicolò Altomare e per una serie di vicissitudini siamo retrocessi. Avevamo dunque due team in C1, oltre a quelli regionali, e abbiamo ceduto un diritto. Abbiamo fatto un saliscendi un paio di volte fra C1 e C2. Nel 2017/2018 siamo stati ripescati in C1, dove siamo tuttora».

Quest’anno chi sta giocando?
«In C1 Alessio De Pinto, Giacomo Dicataldo e Giuseppe Damato. Sul fronte nazionale abbiamo anche la B Veterani con me, Dicataldo, Zefferino D’Onofrio e Giacomo Capuano. In Regione avremo anche, se e quando si partirà, una squadra in C2 e una in D1».

Avete avuto un’attività femminile nella vostra storia?
«C’è stata qualche atleta isolata, che però non ci ha mai permesso di iscrivere una compagine ai campionati. Il mio cruccio è di non essere riuscito ad avere un settore femminile e uno dei nostri obiettivi è di creare le condizioni affinché questa tendenza s’inverta».

Quali sono stati i vostri atleti più vincenti?
«Nel 2007 Alfonso Laghezza ha conquistato il bronzo nel misto Assoluto con Wang Yu. Michele Tangorra nel triennio che ha trascorso con noi ha vinto ai Campionati Italiani Veterani un oro nel 2007 e un argento nel 2008 nel doppio Over 50, con il siciliano Michele Giardina. Il primo successo tricolore, però non in ambito FITeT, fu ottenuto nel novembre 1985 a Manfredonia dall'esperto Antonio Perrone, che trionfò ai Campionati Nazionali Fiamma. A livello giovanile Giuseppe Memeo dal 2005 al 2009 si è aggiudicato parecchie medaglie ai campionati e nei tornei regionali nella categoria juniores. Sono stati protagonisti di ottime prestazioni regionali giovanili anche Ruggero Rutigliano e Giuseppe D’Amato. Nel 2010 ai campionati regionali di terza categoria abbiamo piazzato sul secondo gradino del podio Vito Valente e sul terzo Alessandro Salvemini e Massimiliano Di Giuseppe».

Oggi quali sono i giovani su cui puntate?
«Il più piccolo è Leonardo Todisco, classe 2012, ed è molto promettente. Abbiamo intenzione d’investire su di lui. Molto interessante era anche Mario Sardella, che è nato nel 2002 e nel 2018 da juniores si era classificato secondo ai campionati regionali, battendo in semifinale Lorenzo Magarelli e perdendo in finale contro Antonio Pellegrini. Giocava in difesa ed era spettacolare. Era diventato un punto fermo della nostra C1. Uso l’imperfetto perché un anno e mezzo fa ha deciso di smettere. Altri tre ragazzi hanno interrotto l’attività per il COVID-19 e speriamo che la loro sia solo una scelta temporanea. Fra i seniores abbiamo il 23enne Giuseppe Dipace e Luigi Stella, che è anche il più giovane componente del nostro consiglio direttivo. Quando partiranno i campionati regionali, saranno impiegati in D1».

Chi ha svolto la gestione tecnica in questo quarantennio?
«Prevalentemente me ne sono occupato io, che ho il tesserino di secondo livello, tranne nel periodo dal 2007 al 2012, in cui mi sono avvalso della prestigiosa collaborazione del cinese Gao Mingquan. Ha aiutato a crescere soprattutto il vivaio, anche se si metteva a disposizione di tutti. Peccato che dopo cinque anni abbia deciso di andare a Hong Kong. Dopo la sua partenza ho ripreso io in mano l’attività e sto lavorando sia al reclutamento sia alla formazione dei ragazzi».

In quale sede siete stati?
«Dal 1981 al 1989 nella sede storica di vicoletto Santa Lucia, attigua alla Chiesa di Santa Lucia. Avevamo una sala, nella quale potevamo montare soltanto un tavolo, che ci aveva messo a disposizione l’Ente Nazionale Sordi, di cui era presidente il papà di Leonardo Rana. Quando l’ENS è stato sfrattato siamo dovuti andare via anche noi e per due anni abbiamo trovato un’altra sistemazione, grazie all’aiuto di Raffaele Giannini, che era il titolare di una palestra privata. Avevamo uno spazio con due aree di gioco. Dal 1991 al 1995 abbiamo presso in affitto un locale, in cui mettevamo un tavolo, e dal ’95 siamo nella palestra della scuola media “Ettore Fieramosca”, che è anche la sede delle partite e nella quale trovano posto cinque tavoli. Al momento non ne possiamo però disporre. Contestualmente dal 2016 sono riuscito ad avere un’ex sala cinematografica di proprietà di una parrocchia, che è anche il campo di gara di riserva. In questa struttura abbiamo potuto riprendere gli allenamenti a giugno in tre aree di gioco».

In condizioni normali come si svolge la vostra attività in settimana?
«Effettuiamo tre sedute di allenamento, il lunedì, mercoledì e venerdì, con la fascia dalle ore 19 alle 20,30 riservata ai giovani e quella successiva dalle 22 alle 24 per i veterani. Nell’impianto secondario, che in questo periodo è diventato il principale, ci alleniamo il martedì e il giovedì con gli stessi turni. Io ho il tesserino di secondo livello e sono il direttore tecnico. Giacomo Capuano mi assiste come sparring ed è in predicato di diventare tecnico di primo livello. Al momento abbiamo 27 tesserati, con una dozzina di giovani».

La società ha cambiato parecchie denominazioni?
«Dopo la partenza come Virtus Barletta, già il secondo anno ho avvertito la necessità di aggregarmi a un Ente di Promozione Sportiva e ci siamo affiliati al Centro Nazionale Sportivo Fiamma per dieci anni, fino al 1992/1993, chiamandoci AS TT Fiamma Barletta. Siamo poi stati nel Centro Sportivo Libertas e dal 2005 siamo nelle Associazioni Sportive Sociali Italiane (ASI), ente nel quale fino al 2011 ho ricoperto l’incarico di responsabile tecnico nazionale del settore tennistavolo. Sono tornato a svolgere quel ruolo l’anno scorso. Siamo anche affiliati all’Associazione Centri Sportivi Italiani (ACSI)».

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete dovuto fronteggiare nella vostra storia?
«Abbiamo compiuto sforzi titanici per entrare nella considerazione delle varie amministrazioni comunali che si sono avvicendate. Nonostante tutte mi abbiano sempre assicurato un sostegno, i risultati sono stati piuttosto deludenti, anche se ultimamente qualche spiraglio si sta aprendo. Sono veramente dispiaciuto, anche perché siamo la società più antica di tutte le discipline esistente a Barletta. Eppure i contributi su cui gli altri sport hanno sempre potuto contare, per noi non ci sono mai stati. Abbiamo dato lustro molte volte alla nostra città e il 18 settembre 2012 abbiamo anche ospitato la Nazionale maschile, che ha affrontato la Slovenia in un incontro di Lega Europea. Mihai Bobocica, Niagol Stoyanov, Leonardo Mutti e Marco Rech Daldosso, guidati in panchina da Lorenzo Nannoni, si sono imposti per 3-1 su Bojan Tokic, Lasan Sas e Jan Zibrat. In quell’occasione abbiamo riempito il PalaBorgia con quasi 700 spettatori. Quell’evento mi ha dato la possibilità di reclutare ragazzi, ma non ho avuto risposte significative dalle istituzioni, anche se il sindaco di allora era presente. Abbiamo avuto una bella cornice di pubblico anche per il torneo nazionale senior, che abbiamo organizzato nel 2015».

Come vorreste festeggiare i 40 anni in questo 2021?
«Mantenendo una categoria nazionale come vetrina di riferimento e poi dando un impulso al nostro settore giovanile, dopo un anno di stop che ha veramente pesato sul nostro movimento. Già dal nostro secondo anno di attività, abbiamo riservato particolare attenzione alle giovani leve, creando un vivaio che ha dispensato gratificazioni agonistiche in ambito regionale. L'obiettivo è reclutare 100 bambini, maschi e femmine, di età compresa fra i 7 e gli 11 anni, da avviare alla pratica del tennistavolo. Esiste poi l’impegno di creare ex novo il settore femminile, non avendo al momento donne tesserate. Fra i paralimpici Domenico Lanotte nel 2018 ha partecipato ai campionati regionali di quinta categoria, ora non gioca più. Anche quello è un ambito che vorremmo valorizzare».

Al momento il progetto Scuole di Tennistavolo vi vede in standby?
«Non abbiamo ancora ufficializzato la nostra presenza, per via dell’indisponibilità della palestra scolastica. Ho seguito personalmente il corso tenuto dai formatori federali. Mi sono sembrate molto utili le parti dedicate al reclutamento, uno dei compiti più impegnativi da portare avanti, e alla gestione delle sedute di allenamento con i bambini. Dopo un periodo così lungo di attività, la nostra organizzazione è ormai consolidata. Con me collaborano nel direttivo il vicepresidente Maurizio Lamusta, che è anche il delegato provinciale, e i consiglieri Giacomo Capuano, Giacomo Dicataldo, Fabio Palmitessa, decano della società ed ex atleta coriaceo, e le new entry Giuseppe Da Luiso e Luigi Stella. Fra noi esiste un rapporto molto amichevole, costellato anche di momenti conviviali, che cementano ancora di più il gruppo».

Parlavi di reclutamento, com’è stata in questi anni la vostra presenza nelle scuole?
«Dal 1995 soprattutto nella “Ettore Fieramosca”, dove ci alleniamo e giochiamo i campionati, ho svolto molte lezioni dimostrative nel corso delle ore curricolari di educazione motoria, riuscendo anche a portare qualche ragazzino in palestra. La scuola è stata primaria fino al 2009, e mi occupavo di tutte le classi. Quando è diventata secondaria di primo grado, mi sono rivolto agli allievi del primo e del secondo anno. Purtroppo la dispersione è stata elevata e all’interesse iniziale è spesso seguito un calo progressivo dell’entusiasmo. Per quanto riguarda le altre scuole di Barletta, devo rilevare una chiusura generalizzata. Gli insegnanti di educazione motoria hanno mostrato una propensione per lo più nei confronti del basket e del volley e una totale indifferenza verso il tennistavolo».
 

[  dal sito della Federazione Italiana Tennis Tavolo  ]
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