09.04.2019
Sport
| Nuoto
Acquanetwork raccontata da Marco Tornatore
Marco Tornatore, già nuotatore e allenatore internazionale, è presidente di E.A.A., direttore responsabile di Happy Aquatics & Wellness magazine, presidente di Aqquatix Srl e EACampus Srl, vicepresidente di Associazione Acquanetwork. Organizza e interviene a diversi congressi di management sportivo nazionali e internazionali, raccoglie stakeholder più importante ed è un punto di riferimento di primo piano per le grandi realtà che operano in acqua, tra cui molti centri già realta ASI.
Marco, una breve descrizione di Acquanetwork: progetti e storia della sua associazione.
Associazione Acquanetwork nasce nel 2012, partendo dall’idea di dirigenti di società sportive, gestionali e di imprese del settore piscina, motivati ad unire attorno ad unico progetto aggregativo anime diverse del comparto sport-piscina. Per questo Acquanetwork si definisce un’associazione di categorie, il cui primo scopo è di far interagire al meglio realtà diverse per ottenere le une e le altre i maggiori benefici, collocando al centro di ogni azione il cliente, ovvero il praticante sport. Al contempo, molto spazio all’impegno sul fronte legislativo e istituzionale per riportare le istanze dei soci e del settore tutto. Oggi conta 72 soci in rappresentanza di 164 piscine e centri sportivi, e di 34 imprese produttrici che raggiungono ricavi complessivi superiori ai 188 milioni; a questi si aggiungono diversi professionisti e studi professionali.
Sei anni di lavoro, dunque. Come giudica questo arco di tempo?
Nel corso di questi 6 anni abbiamo avviato relazioni interassociative, creato le basi per un’unione allargata anche agli EPS – Unass, da me ideata, soprattutto per sostenere la legge dello sport – con un inciampo all’ultimo miglio che ha fatto disperdere tale obiettivo primario, e dato vita a regolari incontri fra soci (4-5/anno), ad indagini e ricerche di mercato appannaggio dei soci e del settore, organizzando diversi convegni e congressi nazionali: oltre ad Acquanetwork & Wellness Summit 2017 e 2018, cui la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a conferma dell’impatto mediatico dell’iniziativa, nel 2018 ha organizzato un convegno itinerante di 8 tappe in tutta Italia – Wave 2 Summit – completato da altro evento sul PPP, incontrando complessivamente 780 operatori, che si aggiungono agli oltre 400 del Summit 2018.
Acquanetwork ha avviato rapporti da confermare con la fiera SIA Guest/Sun per fare dialogare Sport e Turismo; è inoltre l’unica associazione che dispone, grazie a EAA (editore) di spazi fissi su una rivista seguitissima come Happy Aquatics & Wellness. Acquanetwork nasce per tutelare gli interessi di ogni Socio, con un occhio attento ai valori etici che la guidano, affiancati ad altri valori quali la qualità, l’innovazione e il desiderio di divulgare una nuova cultura dello sport e dirigenziale, e di unire, ascoltando senza gerarchie rigide al proprio interno, ma secondo un modello molto orizzontale. Anche in questo, siamo un po’ diversi da associazioni omologhe.
Cosa si aspetta il vostro comparto dalla riforma dello sport?
Per noi, anche nella precedente legislatura, la parte più saliente era ed è quella sul lavoro e sul riconoscimento della professione sportiva di operatori che da sempre vivono nel precariato dei cococo e altre forme contrattuali atipiche. Con ricadute negative anche per le società, vessate da controlli arbitrari e paralizzanti. Solo il comparto piscine-fitness conta circa 409.000 operatori: una moltitudine di lavoratori cui fino ad oggi mai è stata riconosciuta una dignità professionale, quando sport e salute sono un pilastro di ogni sistema sociale evoluto, come accade in diversi Paesi UE.
Inoltre, da sempre, noi chiediamo un riconoscimento sociale del lavoro svolto dalle società sportive (che nella legge Barbaro viene preso in esame) e di gestione, con ricadute fondamentali come quella di avere costi per le utenze accessibili o di poter interagire al meglio con enti locali perché chi ha merito e competenze possa avere accesso alla gestione di impianti sportivi pubblici, valorizzandoli al meglio come servizio alla collettività e per lo sport di base e di vertice. E in materia di impiantistica sportiva abbiamo altre attese, che trasversalmente interessano società sportive, di gestione e imprese.
In sintesi, noi ci attendiamo che il comparto sportivo possa avere quel ruolo sociale e istituzionale che le regole di ieri negavano. In questo anche la parte relativa al ruolo degli EPS sarà importante, con la formazione a loro delegata dove le federazioni non potranno formare operatori e dirigenti.
Insomma, per noi la legge dello sport deve essere una legge di sistema, che chiarisca le regole e dipani i dubbi che fino a ieri hanno bloccato il lavoro e lo sviluppo dello sport. Ottima anche la parte che tende a rilanciare il rapporto scuole-sport e, soprattutto quella che spinge verso una cultura dello sport estesa a tutte le categorie sociali, per migliorare gli standard di salute e propensione all’esercizio motorio, con il riconoscimento della figura del professionista dello sport: un grande beneficio per il Paese e per tutti gli addetti ai lavori. Mi preoccupa solo che la politica ingerisca troppo nello sport, perché se oggi questo settore, agonisticamente parlando, è un fiore all’occhiello del Paese, penso sia anche perché la politica è rimasta un po’ più ai margini. Ma staremo a vedere come il ridimensionamento del CONI e la Sport e Salute potranno migliorare lo sviluppo del nostro comparto.
Qual è il l rapporto con gli Enti di promozione sportiva?
Acquanetwork ha sempre avuto ottime relazioni con gli EPS, in primis grazie al Consorzio Spin che ne raccoglie buona parte, ma, in seconda battuta, anche con ogni singolo Ente di Promozione, perché abbiamo sempre mantenuto una posizione equidistante con ognuno. Cercando tuttavia di interagire al meglio, riconoscendo agli EPS il ruolo storicamente fondamentale che hanno per lo sport di base e accessibile a tutti.
Non è un caso che lo scorso settembre al nostro congresso nazionale (Summit) abbiamo organizzato una sessione dedicata proprio agli Enti di Promozione Sportiva alla quale è intervenuto anche Diego Maulu, direttore generale di ASI, Per me, in particolare, prendere in esame cosa pensino e dicano gli EPS, è decisivo per poter procedere coesi verso la medesima meta condivisa nel percorso e negli obiettivi che la connotano. L’ho compreso sempre con il vecchio disegno di legge, che forse avrebbe dovuto essere in parte costruito con gli EPS.
Da qui l’intenzione di dare vita ad un’Unione di realtà rappresentative del nostro settore, coinvolgendo di più e meglio anche gli EPS. Un prossimo progetto che intendo lanciare, dopo averne parlato con altri dirigenti e professionisti, motivati a dare vita ad una rappresentanza dello sport autenticamente coesa e non limitata a pochi.
02.02.2026
Istituzionale
ASI ottiene tre certificazioni strategiche: qualità, sostenibilità ambientale e parità di genere
ASI compie un passo significativo nel proprio percorso di crescita organizzativa e responsabilità sociale, conseguendo tre importanti certificazioni che attestano l’adozione di moderni...
22.12.2025