Mundial 7. Integrazione all’ombra della Madonnina

Favorire l’integrazione sociale e il rispetto per il prossimo attraverso lo sport? Ci ha pensato Marco Contardi, Presidente del Comitato Lombardia dell’ASI, attraverso un torneo multietnico di Calcio a sette patrocinato da Commissione Europea e Regione Lombardia.
La manifestazione, denominata Mundial 7, si è svolta in due giornate presso il Centro sportivo Olmi, nella zona Ovest di Milano, dove, applaudite da un pubblico partecipe e divertito, si sono cimentate 16 squadre in rappresentanza di altrettante rappresentative.
La fase finale, sabato 30 settembre, ha visto sul campo le rappresentative di Albania, Bolivia, Cina, Capo Verde, Marocco, Ucraina, Uruguay, Venezuela, mista del Sud America, lo You Sport, Ecuador e Peru. Al momento della presentazione è stato emozionante ascoltare i giocatori cantare i rispettivi inni nazionali.
Proprio queste ultime due formazioni hanno disputato la gara finale: il Peru, che in semifinale aveva superato l’Uruguay, e l’Ecuador che aveva appena vinto il confronto con la Bolivia. Il successo finale è andato ai biancorossi del Peru per 2-1 sull’Ecuador in maglia gialla.

Il preambolo era stato il sorteggio ufficiale svoltosi due settimane prima presso il Consolato svizzero dove erano presenti otto Consoli e una mezza dozzina di rappresentanti di altre nazioni.
Un impegno non da poco che si è tradotto in un pieno successo d’immagine e organizzativo che ha soddisfatto Contardi il quale ha poi affidato al presidente onorario Gianmaria Italia il lusinghiero compito di consegnare le coppe ai capitani delle due compagini finaliste.

[ Gianmaria Italia ]

 

Emergenza carceri. Workshop a Rebibbia. Soluzioni non più rinviabili

Workshop – Art. 27 della Costituzione: giusta pena e giusto reinserimento.
Casa Circondariale di Rebibbia, Nuovo complesso.

Ottantacinque suicidi nel 2022. Cinquantatre al 19 settembre di quest’anno. Questi i numeri drammatici che vanno ad affiancarsi a quelli del sovraffollamento nelle carceri: al 31 dicembre 2022, il numero complessivo di detenuti in Italia era di 56.196, a fronte di una capienza regolamentare di 51.328 posti, con un tasso di affollamento pari al 109% che sale al 141% in strutture come quella di Rebibbia, a Roma, dove si è svolto oggi il workshop “Articolo 27 della Costituzione: giusta pena e giusto reinserimento” organizzato da ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane e dalla rivista “Dietro il cancello” (il periodico edito dal Gruppo Idee che viene realizzato direttamente dai detenuti del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso e che accoglie anche articoli provenienti da altri Istituti Penitenziari) con la collaborazione della Casa Circondariale di Rebibbia, Nuovo complesso.

Tante le proposte emerse e discusse alla presenza di oltre 100 detenuti che, hanno portato le proprie esperienze.

Il reinserimento anche attraverso lo Sport

“Quello del reinserimento è uno dei problemi più grandi per chi finisce di scontare una pena detentiva. ASI è da sempre impegnata nel sociale e attiva nelle carceri e per il recupero dei detenuti, proprio in virtù dell’applicazione dell’Art. 27 della Costituzione”, ha spiegato il nostro Presidente Claudio Barbaro, durante l’appuntamento.
“ASI organizza per i detenuti attività sportive allo scopo di contribuire al benessere psico-fisico durante il periodo di detenzione. Tra le tantissime attività voglio ricordare la squadra di rugby dei ‘Bisonti’ che è arrivata a disputare campionati regolari fuori dei circuiti carcerari. Una storia diventata fiction e diffusa sulle piattaforme tv.
E nel quadro del reinserimento nella società voglio invece portare l’esempio, tra le tante attività di formazione, quella che svolge ASI Sport Equestri, il cui responsabile è Emilio Minunzio, per l’istruzione di guide equestri. Un progetto nato all’interno del carcere di Is Arenas, in Sardegna, e che ha visto tanti ex detenuti avere una chance in più per rifarsi una vita”.

A Rebibbia l’occasione di confronto tra Istituzioni e detenuti

Presenti al workshop Rosella Santoro, Direttore CC di Rebibbia Nuovo Complesso, Sandro Compagnoni, Ufficio del Garante Diritti dei detenuti del Lazio, Rossana Scotucci, Capo area educativa Rebibbia NC, Claudio Ronci, Comandante della polizia penitenziaria Rebibbia NC, Antonio Cacchio, Direttore UOC Salute penitenziaria, Vincenzo Saulino, psicologo SerD, Gaetano Scalise, Presidente della Camera penale di Roma, Germana De Angelis, Presidente Gruppo Idee, Annunziata Passannante dell’UEPE di Roma, Silvana Sergi, Direttore dell’Ufficio personale e formazione del Provveditorato regionale Lazio-Abruzzo e Molise, Vittoria Stefanelli, Presidente f.f. Tribunale di Sorveglianza di Roma e l’On. Tommaso Antonino Calderone, Capogruppo Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, il Vicepresidente di ASI Emilio Minunzio, componente del Consiglio Nazionale del Terzo Settore e rappresentante sempre del Terzo Settore presso il CNEL.

Hanno coordinato i lavori i giornalisti Stefano Liburdi de Il Tempo e Giuseppe Malara del Tg2.

Alla ricerca di soluzioni immediate. La discussione ora in Parlamento

“Negli anni abbiamo cercato di accompagnare in un percorso tantissime persone e posso dire che la recidiva è ad oggi pari allo 0%”, queste le parole di Germana De Angelis, Presidente dell’associazione Gruppo Idee, che ha portato la testimonianza di tutte le attività fatte all’interno del carcere, a partire dal periodico ‘Dietro il Cancello’ diretto da Federico Vespa, e di come nei 14 anni di vita di Gruppo Idee, sia stato importante l’impegno degli ex detenuti, che una volta usciti “hanno messo a disposizione il loro percorso a servizio di quanti questo percorso lo devono fare”.
L’avv. Gaetano Scalise, Presidente della Camera penale di Roma ha chiesto alla politica: “il primo provvedimento da prendere è l’amnistia e l’indulto, perché le condizioni delle carceri sono al limite del sopportabile”. Sempre alla politica si è rivolta la Dott.ssa Stefanelli, che ha sottolineato come “il carcere si deflaziona, oltre che con le misure alternative, anche con altri strumenti e questo è un ulteriore appello alla politica”.

A concludere i lavori l’On. Tommaso Calderone, che ha posto in evidenza come per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario la politica debba agire legislativamente oltre a proporre la costruzione di nuove carceri che, tra progettazione, bandi e procedure, occorrerebbero anni e nuovo personale. “Meglio modificare il 656, del codice di procedura. Non mandiamo tutti in carcere quando c’è una pena fino a 4 anni… Aspettiamo il provvedimento del Tribunale di sorveglianza” altro numero che incide sul sovraffollamento è quello dei detenuti in custodia cautelare che riguarda il 21% della popolazione carceraria. “La detenzione nella fase cautelare deve essere l’estrema ratio non la regola”. Calderone ha annunciato che porterà la discussione in Parlamento.

Al Palazzo Dogana di Foggia una mostra sul giudice Livatino, assassinato nel 1990

Il 21 settembre 1990, la Stidda agrigentina compiva un atto di violenza che avrebbe scosso l’intera nazione italiana. Il giovane magistrato siciliano Rosario Livatino, a soli 38 anni, fu brutalmente assassinato a causa del suo impegno incrollabile nella lotta contro la mafia. Due anni fa, il 9 maggio 2021, è stato proclamato “beato” da Papa Francesco, riconosciuto come un martire della fede cristiana. La storia di Rosario Livatino, un mix di virtù umane, fede profonda e dedizione professionale, sarà al centro di una mostra dal titolo “Sub Tutela Dei – Il Giudice Rosario Livatino”. L’evento avrà luogo dal 2 all’ 8 ottobre 2023 presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Dogana, in Piazza XX Settembre a Foggia.
La mostra sarà suddivisa in quattro sezioni che includeranno testi, fotografie e video contenenti testimonianze di colleghi, amici e conoscenti che hanno condiviso momenti significativi con Rosario Livatino. La prima sezione esplorerà la formazione personale del magistrato e il contesto umano, familiare e sociale della sua città natale, Canicattì. La seconda sezione si concentrerà sul suo percorso professionale, dalla Procura della Repubblica di Agrigento alla sezione penale del Tribunale di Agrigento. La terza sezione affronterà l’omicidio-martirio di Livatino e il processo di beatificazione, con particolare attenzione alla figura di Piero Ivano Nava, il testimone chiave nei processi contro gli esecutori materiali e i mandanti dell’omicidio. La quarta e ultima sezione esplorerà l’eredità di Livatino nella società e nella Chiesa contemporanea.

 

La vita: da giudice a martire

Rosario Livatino, nato nel 1952 a Canicattì si laureò in Giurisprudenza iniziando la sua carriera – giovanissimo – come uditore giudiziario a Caltanissetta e diventando successivamente sostituto procuratore a Agrigento. Qui portò avanti, con rigore ed equilibrio, indagini complesse sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso nonché su eclatanti episodi di corruzione, noti allora come “Tangentopoli siciliana”.
L’organizzazione criminale di tipo mafioso dell’agrigentino nota come “Stidda”, in aperto contrasto con “Cosa nostra” per il dominio sulle attività illecite in Sicilia, ne decise l’assassinio il 21 settembre 1990 lungo la strada statale SS640 Agrigento-Caltanissetta. Quella mattina l’automobile del giudice – diretto in Tribunale per celebrare un processo a carico di alcuni mafiosi di Palma di Montechiaro – fu speronata dal commando omicida. Livatino, che per sua decisione preferiva viaggiare senza scorta, pur ferito cercò allora di allontanarsi a piedi dagli efferati criminali. Tuttavia, i sicari lo raggiunsero, freddandolo brutalmente ai piedi del viadotto della statale 640. Sul luogo dell’assassinio sopraggiunsero i migliori investigatori siciliani, tra i quali il giudice Falcone che rimase fortemente scosso dall’accaduto. Nell 21 settembre 2011, a favore della straordinaria figura di Rosario Livatino, dichiarato “servo di Dio” dalla Chiesa Cattolica, si è aperto il processo di beatificazione. Già Papa Giovanni Paolo II, in occasione di un incontro con i genitori del giudice, lo definì “martire della giustizia e indirettamente della fede”.
La figura di Rosario Livatino rimarrà un faro di speranza e un esempio di dedizione alla giustizia, un richiamo costante affinché la società continui la lotta contro la criminalità organizzata e promuova valori di integrità, moralità e fede. La mostra rappresenta un tributo doveroso a un uomo che ha sacrificato la propria vita per la causa della giustizia, un magistrato coraggioso e un martire della nostra epoca.

 

La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì alla domenica dalle 9:30 alle 12:30 e dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 17:30. Inoltre, il 2 ottobre alle 16:30, si terrà un convegno di presentazione intitolato “Rosario Livatino: operatori di diritto o operatori di Giustizia?”, promosso da numerose associazioni di promozione sociale d’intesa in unione alla struttura nazionale di ASI e con la partecipazione di illustri magistrati e curatori della mostra.

Un viaggio di emozioni. Monte Bianco a cavallo da sogno e realtà

“Il Tour” di Tiziano Bedostri: il libro postumo dell’ex referente nazionale ASI per il Settore Equestre.
Il 14 settembre alle ore 18 verrà presentato il libro postumo di Tiziano Bedostri – “Il Tour. Monte Bianco a cavallo: da sogno a realtà” edito da More than a Horse – a Città della Pieve, provincia di Perugia.

Prima di scomparire prematuramente in un incidente stradale nel 2018, Tiziano aveva pensato proprio a questa ambientazione e aveva promesso di svolgere in questo sito magico la scenografia del suo nuovo libro. Nella piccola regione nel cuore dell’Italia, l’Umbria, sorge un gioiello di paese medievale: Città della Pieve. La presentazione avverrà in Via Pietro Vannucci 34, nella sacralità di Palazzo Vescovile, sede di una biblioteca dedicata solo all’equitazione e gestita dall’ associazione Pievecavalli.

Il viaggio dell’anima – Il libro narra un pezzo della vita di Tiziano Bedostri: il periodo vissuto in Valle d’Aosta.

Già esperta guida di turismo equestre e istruttore di equitazione, decide di aprire un nuovo percorso equestre intorno al Massiccio del Monte Bianco guidato dalle sue due passioni più grandi: le montagne e i cavalli. Impresa che al tempo gli venne sconsigliata da molti perché ritenuta impraticabile a causa delle difficoltà tecniche del sito.

Ma lui, programmatore, rigoroso organizzatore e dotato di grande senso di responsabilità, si accinge a compiere una minuziosa ricognizione del viaggio sulle tre nazioni Italia, Svizzera e Francia alla cui conclusione decide che il Tour si può fare e può essere accessibile ad utenti con buone capacità equestri. La prima edizione del viaggio si tiene nel 2004. Dopo la sua dipartita la moglie Piera Barbone – curatrice del libro – mette mano ai suoi scritti per completare l’opera ricca di nozioni equestri e non solo. Diario, romanzo, manuale, viaggio delle emozioni, non mancano pagine poetiche sulle amate montagne e sul rapporto empatico che si crea con il cavallo.

I temi trattati – L’autore descrive nel dettaglio le numerose difficoltà che ha dovuto affrontare e risolvere a livello equestre su quel territorio impervio, ma soprattutto apre nuovi e importanti spunti di riflessione sull’Equitazione ad alta quota. Vengono infatti trattati argomenti come la disabilità, la didattica, la formazione, ma anche gli aspetti psicologici di quell’esperienza come la dinamica del gruppo e del branco e il gioco dei ruoli. Importante anche il grande capitolo sulla natura antagonista o alleata e il ruolo delle emozioni veicolo di crescita personale.

Da alcuni è stato definito “un viaggio di emozioni” nel quale si manifestano momenti di travaglio, di conflitti, di paure, di gioie e di successi, che non sono altro che espressione degli stati d’animo dell’autore. Colori che si esprimono anche attraverso le numerose foto di cui è ricco il libro. Una lettura scorrevole e adatta a tutti, ricca di descrizioni suggestive e poetiche.

L’autore – Tiziano Bedostri, originario di Toano in provincia di Reggio Emilia, ha lavorato e vissuto per diversi anni in Valle d’Aosta dove ha sviluppato importanti progetti sul turismo equestre. È stato il fondatore del Gruppo Attacchi Valle d’Aosta e ha gestito il maneggio a Pollein. Autore di un progetto sulle Ippovie della Valle d’Aosta, nel 2004 ha organizzato con Manila Calipari il primo “Tour del Monte Bianco a Cavallo”. Innumerevoli sono stati i trekking cavallo da lui organizzati sui sentieri di tutta la regione anche a quote intorno ai tremila metri. Referente nazionale ASI per il Settore Equitazione e Istruttore di Discipline Olimpiche FISE. Rientrato in Emilia Romagna, ha gestito un maneggio a Polinago, in provincia di Modena. Nell’Appennino Tosco-Emiliano aveva portato tutta la sua esperienza maturata in Valle d’Aosta nel panorama dell’equitazione di campagna, con la specializzazione di equitazione di alta montagna. Bedostri, che era anche “Maître randonneur” – maestro escursionista – della Federazione Italiana Turismo Equestre.

Interverrà durante l’evento di presentazione del libro anche il Vicepresidente nazionale ASI Emilio Minunzio.

Guance rosse. C’è Vanzina nel film che ricorda “Sapore di mare”

Due amici si rincontrano dopo 40 anni nel loro stabilimento storico Saint Tropez a Fregene e rievocano fatti amicizie e valori degli anni Settanta durante una giornata . I due sono anche fans del film “Sapore di Mare” e con loro gioia alla fine di questo giorno incontrano Enrico Vanzina e la loro gioia la immortalano con un selfie.
I due protagonisti, poi incontrano Enrico Vanzina e gli dimostrano tutta l’ammirazione per il suo cinema e quello del compianto fratello Carlo.
Dopo averlo salutato, uno dei due spegne il suo sigaro e dal filo di fumo si vedono uscire tutti i volti degli attori di “Sapore di Mare” che proprio quest’anno compie 40 anni dalla prima uscita!

È questa la storia del film “Guance rosse”.

Sapore di Mare
Girato nel 1982, il capolavoro dei fratelli Vanzina uscì nelle sale il 17 febbraio del 1983 senza un grande battage pubblicitario ma diventò un successo clamoroso riempiendo anche nella successiva estate sia i cinema all’aperto sia quelli al chiuso. Insomma, Sapore di mare coincide con l’estate 1983 di una generazione, ma soprattutto con l’estate eterna di tutte le generazioni che lo hanno apprezzato.

Guance Rosse, produzione ASI Spettacolo
Il film Guance Rosse è una iniziativa sociale no profit che è stata finanziata da ASI Spettacolo. Il progetto verrà distribuito in maniera gratuita sia sul web e piattaforme, e periferie, scuole e circoli culturali. Guance Rosse è il titolo. Si raccontano le emozioni e valori degli anni Settanta. E si omaggia nel finale, il Cult “Sapore di Mare”.
Enio Drovandi e Gianni Ansaldi e con la partecipazione di Enrico Vanzina, sono i principali protagonisti. Le riprese sono effettuate in modalità Green a zero impatto ambientale con innovativa metodologia fatta attraverso speciali Smartphone, a cura di Mirko Alivernini, che cura anche la fotografia. Il film è scritto e diretto da Enio Drovandi. Le riprese si sono svolte allo stabilimento balneare Sant Tropez a Fregere, anche questo affliato ASI.

(Nella foto di apertura, Enrico Vanzina, Enio Drovandi, Gianni Ansaldi e Mirko Alivernini).