Il “Premio ASI Sport&Cultura” venne annunciato nel 2004, in occasione del Decennale della fondazione dell’Ente, per concretizzarsi due anni più tardi con la prima edizione andata in scena a Montecosaro, comune in provincia di Macerata, dove nella prestigiosa “Sala dei Cardinali” si svolse la serata celebrativa.
Da quella prima volta, sino all’ultima edizione del 2022, la cerimonia di consegna dei premi si è svolta, in ordine alfabetico, a Chianciano, Fiuggi, Milano, Ovindoli, Pisa, Roma, Rieti, Viterbo e nel 2020, in piena emergenza sanitaria a causa della pandemia, in modo virtuale.
Nelle prime 13 edizioni, le categorie in gara erano 3: Ics Impiantistica sportiva, Innovazione tecnologica e Gesto etico “Fabrizio Quattrocchi”. Dal 2019 hanno fatto l’ingresso altre 2 categorie: Atleta dell’anno che sarà intitolato a Carlo Pedersoli e premio Media a Gian Piero Galeazzi.
Il premio è stato concepito per richiamare l’attenzione sui grandi valori che l’attività sportiva promuove, quali l’impegno, l’aggregazione, ’innovazione, l’amicizia, la solidarietà e il coraggio di milioni di praticanti e decine di migliaia di operatori del settore. Da sempre sostenuto dal CONI, il “Premio ASI Sport&Cultura” è nato proprio per richiamare l’attenzione degli operatori del settore, e non solo, su quanti ogni giorno dimostrano con le proprie scelte e progetti concreti come lo sport sia un veicolo universale di crescita culturale, sociale ed economica. Un evento che racconta anche la storia di ASI, esprimendo al meglio i suoi valori e la sua ragion d’essere all’interno del sistema sportivo nazionale.
Nel corso degli anni, questo premio unico nel suo genere in quanto a tipologia di categorie premiate, ha assunto sempre più risonanza mediatica, sino a farlo eleggere quale “Oscar” dello sport nazionale.
LE SEDI DEL PREMIO
2006 MONTECOSARO
2007 FIUGGI
2008 ROMA
2009 FIUGGI
2010 ROMA
2011 ROMA
2012 RIETI
2013 ROMA
2014 MILANO
2015 VITERBO
2016 PISA
2017 OVINDOLI
2018 CHIANCIANO
2019 ROMA
2020 ONLINE
2021 ROMA
2022 ROMA
Trionfo del Karate a Parabiago con Luigi Busà: tre giorni di impegno, allenamento e ispirazione.
Una tre giorni di stage a Parabiago in cui il karateka Luigi Busà, medaglia d’oro alle olimpiadi di Tokyo 2020, ha allenato e tenuto dimostrazioni di Karate per le associazioni di arti marziali affiliate ASI provenienti da tutto il territorio. Lo stage, originariamente a numero chiuso, ha poi aperto le porte alle altre società che si sono mostrate desiderose di raggiungere la manifestazione dal Piemonte, Friuli, Veneto, Trentino e anche dal Lazio per un totale di oltre quattrocento partecipanti, la maggior parte giovanissimi.
L’evento è stato organizzato dal Comitato ASI di Mantova e dall’Asd Kankudojo che, per l’occasione, ha festeggiato i suoi primi trent’anni di vita come associazione sportiva di arti marziali. È stata questa l’occasione perfetta per mettere in moto quel processo virtuoso che investe gli enti di promozione sportiva finalizzato alla consapevolezza della pratica sportiva soprattutto nelle nuove generazioni guidate da chi dello sport ne ha fatto la sua ragione di vita.
Prima l’allenamento con bambini e ragazzi, poi la volta degli adulti. Il campione olimpico ha dedicato particolare attenzione ai giovanissimi, coinvolgendoli in giochi da combattimento alla scoperta dei valori fondamentali del karate. Durante il seminario, Busà ha condiviso il percorso che lo ha condotto alla conquista della medaglia d’oro olimpica, raccontando la sua storia di crescita personale che ha portato un bambino pieno di rabbia e paure a realizzare un sogno all’apparenza impossibile.
Sabato sera presso la biblioteca civica di Parabiago si è tenuto anche il convegno di presentazione del libro scritto da Luigi Busà “La forza e il controllo. Lezioni di vita sul tatami”, edito da Loganesi. Nel libro si parla dell’atleta, ovviamente. Ma nel parlare dell’atleta si racconta anche la volontà che tutti noi dovremmo avere nel perseguire un sogno e permettere che questo si realizzi. C’è tutto, dall’adolescenza ad Avola, ai primi passi nel mondo del Kumite, le grandi vittorie, i grandi avversari, l’amore, le paure, la voglia di smettere con il Karate fino all’Olimpiade di Tokyo. Racconta le riflessioni di un ragazzo che diventa uomo e che inizia ad accettarsi nel bene e nel male, trovando in ogni angolo di vita uno sprone per i suoi sogni e le sue ambizioni.
Da sinistra, il Segretario generale di ASI Achille Sette, Francesco Pappalardo Vicepresidente del Comitato Provinciale di Mantova e il Presidente ASI della Lombardia Marco Contardi
All’evento hanno partecipato anche il maestro Francesco Pappalardo, Vicepresidente del Comitato Provinciale ASI di Mantova, il Segretario generale di ASI Achille Sette e il Presidente ASI della Lombardia Marco Contardi. La presenza della delegazione dei ragazzi diversamente abili dell’Asd Diversamente Karate di Rimini ha aggiunto un tocco speciale, dimostrando il vero spirito sportivo che permea la famiglia ASI. Il presidente del Comitato Provinciale ASI Mantova, Alfredo Cherubino, ha ringraziato in particolar modo il loro maestro e guida Giorgio Barchiesi, sempre e amorevolmente presente con i suoi ragazzi (dai bambini ai sessantenni) a portare avanti con professionalità molti progetti, con il massimo sostegno della nostra meravigliosa famiglia ASI. Riguardo l’evento ha poi commentato: “Sono orgoglioso per questi eventi di successo e per riuscire, insieme ai miei collaboratori, a far sì che questo sport abbia il riscontro che merita in ASI. La piena disponibilità e collaborazione del campione olimpico Luigi Busà fin da subito rappresentano un segnale chiaro del suo impegno verso le iniziative di ASI e il suo desiderio di contribuire allo sviluppo continuo di questo sport. Siamo felici di accoglierlo nella nostra famiglia e sappiamo già da ora che continueremo a collaborare con lui per eventi futuri”.
Guardando al futuro, infatti, sono programmati tre seminari nazionali di Karate suddivisi per le aree geografiche del Nord, Centro e Sud Italia.
ACHILLE SETTE, Segretario generale ASI:“Oggi, a Milano, ho toccato con mano la bellezza e la profondità del lavoro che l’Ente sta facendo. L’evento organizzato dal comparto Karate dell’ASI Lombardia ha visto la partecipazione di atleti di tutte le età e livelli di esperienza, e ha rappresentato un’occasione di crescita e di confronto per tutti i partecipanti. La presenza del campione olimpico Luigi Busà, che ha condiviso con noi la sua esperienza e la sua passione per il Karate, è il messaggio più concreto di come lo sport di base e quello di vertice possano insieme costruire valori e valore. La sua presenza è stata un’ispirazione per tutti noi, e ha contribuito a rendere questo evento ancora più significativo ampliando le nostre prospettive per il futuro”.
Photo Gallery ☟
Intervista a Luigi Busà
di Federico Pasquali
Il ‘gorilla d’avola’ entrato nella leggenda olimpica
Se dovessimo pesare una medaglia d’oro olimpica il risultato sarebbe sempre lo stesso. Ma nell’immaginario collettivo ci sono medaglie che hanno un peso specifico differente, come ad esempio quella di chi vince i 100 metri piani. Poi si attribuisce un significato a volte anche superiore quando, in una specifica edizione dei Giochi olimpici, viene inserita nel programma una disciplina sportiva simbolo di quella nazione. In questo caso tutti si aspettano che a vincere la medaglia d’oro sia un atleta di casa.
Poi si arriva all’ultimo grado, quello della disciplina nata in una nazione, praticata in e da tutta la nazione, entrata nella cultura e nella tradizione di quella nazione. In questo caso chi vince la medaglia d’oro entra di diritto nella leggenda olimpica. All’ultima edizione dei Giochi olimpici estivi, a Tokyo, il karateka azzurro Luigi Busà, nato ad Avola, città nota per il vitigno autoctono Nerello d’Avola dal quale si produce un eccellente rosso, ma anche per la laboriosità dei suoi cittadini, come rimarcato dalle tre api presenti sullo stemma della città, è entrato nella leggenda olimpica.
L’ascesa nell’olimpo è arrivata il 6 di agosto del 2021, giorno della gara della categoria di peso -75 kg nella specialità Kumite, ossia il combattimento. Dalle 17 alle 21, il nostro Busà ha dominato la scena nell’arte marziale inventata dai giapponesi. Nel primo round ha superato in sequenza l’australiano Tsuneari Yahiro, il tedesco Noah Bitsch e l’azero Rəfael Ağayev, in semifinale ha regolato l’ucraino Stanislav Horuna e nella gara per l’oro ha di nuovo battuto Ağayev. Alla soglia dei 34 anni, Luigi Busà è diventato leggenda.
Partiamo dalle origini. Cosa ti ha spinto a praticare il Karate?“La mia famiglia, soprattutto mio papà che è stato il mio primo maestro. All’età di quattro anni invece di portarmi al parco mi faceva divertire sul tatami della sua società sportiva, il Centro Arti Marziali Avola. Io mi rotolavo con gli altri bambini che erano più grandi. Cerano anche le mie sorelle più grandi e mi accodavo a loro. Insomma, sono entrato nel Dojo per gioco e poi mi sono innamorato perdutamente del Karate”.
Quando hai capito che il Karate sarebbe stato lo sport che ti avrebbe potuto far diventare un campione? “Da bambino lo prendevo sempre come un gioco. Poi ho iniziato a fare e prime gare, dai Giochi della Gioventù a quelle locali nelle categorie giovanili, arrivando verso i tredici anni a gareggiare a livello regionale. A quell’età ero sovrappeso, pesavo novantasette chilogrammi, ma comunque ero agile e rapido tanto che vinsi il titolo italiano tra i cadetti nei pesi massimi contro un avversario di due metri. A quel punto capii che avevo la possibilità di poter vincere anche a livello internazionale, ma dovevano cambiare le cose al riguardo del mio peso. Dovevo arrivare ad un fisico atletico e parlando con lo staff della nazionale, mi hanno indirizzato nella strada giusta: sono sceso a settantacinque chili e ho deciso che sarei diventato un agonista vero”.
Le tre cose più importanti, a tuo giudizio, che insegna il Karate?“La prima è il rispetto, quel senso del dovere nel rispettare chi è più grande di te anche in termini di anzianità di pratica della disciplina, che poi si tramuta nella vita quotidiana nel rispetto di tutte le persone, quindi insegna educazione e disciplina. La seconda è quella di saper affrontare tutte le difficoltà senza mollare mai, accettando di buon grado le vittorie quanto le sconfitte, perché il karate ti insegna che non si perde mai, si impara sempre da una sconfitta. La terza è il senso di comunità che provi nel praticare ogni giorno questa disciplina nel dojo, e questo vale in assoluto non solo per chi fa agonismo. Questo senso di comunità consente al karateka di andare a sette marce e non a sei nella vita”.
Quanto lavoro c’è dietro ad un karateka che si qualifica per i Giochi olimpici?“Io ho iniziato a quattro anni e ho vinto la medaglia d’oro olimpica a trentaquattro, quindi togliendo anche i primi anni in cui in palestra non mi allenavo da agonista, diciamo che ci sono più di venti anni di rinunce e sacrifici, anche se a me non piace parlare di sacrifici perché è stata una mia scelta quella di essere un atleta. C’è un percorso lungo fatto di alti e bassi, fisici e mentali. Nel dettaglio dell’evento olimpico di Tokyo, poi, per qualificarsi ci sono stati ventiquattro tornei pre-olimpici in tutti i continenti nei due anni e mezzo precedenti. Immaginate affrontare i fusi orari, e fare la dieta per arrivare al peso giusto, tornare, ricominciare i carichi di lavoro, poi di nuovo dieta, riparti per un altro torneo in un’altra parte del mondo. E ogni gara la dovevi vincere o comunque andare a podio, perché si qualificavano direttamente i primi quattro del ranking per categoria, con almeno ottanta-novanta atleti a gara immaginate le difficoltà. Poi era la prima volta del karate all’Olimpiade e nessun atleta voleva perdersi l’appuntamento, quindi erano tutti carichi in ogni gara. Io ne ho saltata una sola per un infortunio, poi sono andato a podio in venti delle ventitré gare di qualificazione. Non ho avuto tempo nemmeno di godermi una vittoria e la vita privata poi ne ha risentito molto: per me il 2021 è stato davvero duro a livello personale. Ecco, dietro una qualificazione olimpica c’è tutto questo, ma in pochi lo vedono”.
Dopo la vittoria dell’Oro a Tokyo cosa è cambiato nella tua vita?“Nella mia vita non è cambiato molto, salvo una notorietà acquisita anche al di fuori del karate e qualche piccola entrata economica extra. Dopo questa esperienza ho riflettuto sul fatto che in futuro vorrei lavorare per portare maggiore notorietà e economie a questo e a tutti gli altri sport da combattimento. A livello personale però è cambiato qualcosa perché ho esaudito il sogno che avevo da bambino, quando vedevo vincere Pino Maddaloni, Clemente Russo e miti come Phelps o Bolt e mi dicevo che come atleta non avevo nulla di meno e se un giorno il Karate sarebbe diventata disciplina olimpica avrei vinto l’oro come loro”.
Quanto è importante per un atleta di grande livello far parte di un gruppo sportivo militare come il Centro Sportivo Carabinieri?“Di più. Per noi atleti di sport di nicchia, far parte di un gruppo sportivo militare ci consente di stare tranquilli nello svolgere al meglio il nostro lavoro, sia perché grazie a loro abbiamo uno stipendio fisso sia perché ci fanno condurre nella pratica una vita da atleta. Ci svegliamo la mattina e mangiamo bene seguiti dal nutrizionista, poi abbiamo il fisioterapista, l’osteopata, i tecnici qualificati, tutto nei centri sportivi dell’Arma che sono di altissimo livello. Grazie al Centro Sportivo Carabinieri io posso allenarmi nel miglior modo possibile, ma anche stare tranquillo psicologicamente perché è come se stessi in famiglia con loro in quanto ti sostengono sempre, ti elogiano e premiano facendoti sentire importante per loro”.
Sei molto attivo nel sociale; cosa trasmetti ai giovani in difficoltà e cosa impari dalle loro storie di vita? “Sono sempre stato molto attivo nel sociale, e dopo l’oro olimpico con la visibilità aumentata ho iniziato ad impegnarmi ancora di più. Attualmente sono molto impegnato con la campionessa mondiale di Kickboxing Gloria Peritore, e altre atlete, con l’associazione “The Shadow Project” che si batte contro la violenza sulle donne. Grazie al karate conosco gli occhi di chi sta in difficoltà, di chi accusa dei problemi, e a loro trasmetto fiducia e speranza, dimostrando con il mio esempio che siamo artefici del nostro destino e nessuno può dirci chi siamo e chi non siamo. Poi mi impegno molto anche con i giovani nella lotta al bullismo e alla violenza giovanile. Gli spiego che anche se sei sovrappeso, come lo ero io, se sei timido e introverso, non devi mai pensare di non essere adatto a questa società. Da loro, invece, imparo che anche se ce l’ho fatta a realizzare il mio sogno non devo mai dimenticarmi le difficoltà che ho avuto e chi ero”.
La parola sport è stata inserita nella Costituzione italiana con questa frase: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». Cosa ne pensi di questo traguardo raggiunto in Italia?“Penso che è arrivata troppo tardi questa legge, ma comunque è una vittoria per lo sport italiano da festeggiare tutti insieme perché cambierà molte cose soprattutto per le generazioni future”.
Sei stato più volte coinvolto dal nostro Ente, l’ASI, come testimonial attivo in stage di allenamento. Che esperienze sono quelle fatte in queste giornate con ASI? “Con ASI mi sono sempre trovato benissimo. Sia come umanità che sul lato tecnico, hanno sempre organizzato seminari di alto livello. Sono persone con le quali sono sempre in contatto e orgoglioso di lavorarci, tanto che molto presto parteciperò ad un altro seminario. È un grande Ente di promozione sportiva, strutturato molto bene, con il settore Karate in forte crescita, quindi è un piacere essere coinvolto da loro nelle diverse attività di formazione”.
Staffetta in piazza a Grosseto. Il format è singolare: a correre sono formazioni da tutta Italia che per età si ispirano a un nucleo familiare. Allo start un under 14: prende il testimone un under 25, poi un under 35, un under 50 e un over 51. Un format alla terza edizione organizzato da ASI.
“Lo scopo del nostro Ente è quello di promuovere lo sport. Quello di oggi è un messaggio fortemente simbolico che vuole sottolineare l’importanza della famiglia e coinvolgere in un’unica e appassionante giornata di sport atleti di tutte le età, uniti per arrivare alla vittoria”, così ha spiegato il Presidente di ASI, Claudio Barbaro presente alla manifestazione.
È stata la società Corricastrovillari a vincere “La Staffetta della Famiglia”, arrivo in Piazza Duomo a Grosseto, l’evento nazionale rientrante nel Campionato Nazionale ASI “Staffetta in piazza”, quest’anno alla terza edizione. Corricastrovillari ha preceduto Fiamma Catanzaro e Polisportiva Bellona.
“É sempre emozionante vedere tanta partecipazione ed entusiasmo durante il nostro evento. Questo ci rende orgogliosi e fiduciosi nell’organizzare sempre nuove iniziative e incentivare così i nostri valori legati allo sport e al sociale”, così ha commentato Marco Pietrogiacomi, ideatore del format e organizzatore dell’evento insieme con il Responsabile tecnico Massimo Di Marcello e la segreteria organizzativa affidata a Matilde Balloni.
La manifestazione si è conclusa con la premiazione dei partecipanti che si sono distinti nel corso della staffetta alla presenza del Presidente di ASI Claudio Barbaro, dell’Assessore allo Sport del Comune di Grosseto e Deputato Fabrizio Rossi, di Simona Rusconi Assessore al Bilancio sempre del Comune di Grosseto, di Manuel Vescovi Responsabile settore ASI Progetti speciali, di Sandro Giorgi Responsabile ASI Atletica Leggera, di Alfio Giomi già Presidente Fidal che ha voluto personalmente presiedere alla gara.
“Siamo alla terza edizione della Staffetta della Famiglia. Abbiamo promosso lo sport come fattore aggregante e sociale a beneficio delle fasce più deboli. Uno dei Paesi esempio in tal senso è l’Islanda che ci fornisce dati incoraggianti in merito ai risultati raggiunti con riferimento ad alcolismo e droga, che si sono ridotti in termini percentuali in modo importante grazie allo sport”, ha commentato Manuel Vescovi, Responsabile Nazionale ASI Settore Progetti speciali.
“Una bellissima giornata in Maremma, a Grosseto: sport e solidarietà in una cornice che è piazza Duomo, dove ogni anno investiamo attraverso iniziative sportive perché lo sport è salute, aggregazione e comunità. Siamo sempre più favorevoli a incentivare le pratiche all’aperto in particolare per gli adolescenti!”, ha sottolineato l’On. Fabrizio Rossi Assessore allo Sport del Comune di Grosseto e membro commissione bicamerale infanzia e adolescenza.
“Riproporremo sicuramente questa manifestazione perché pone al centro la famiglia, nucleo essenziale per il superamento delle difficoltà e delle incertezze. Ringrazio tutti, soprattutto i ragazzi per essere stati così partecipi!”, ha detto anche Simona Rusconi Assessore al Bilancio del Comune di Grosseto.
“Siamo venuti con società dalla Campania per una corsa che va oltre il dato sportivo ma abbraccia valori importanti. Era presente con noi Giuseppe Romano capofila della ASI Polisportiva Bellona, una delle più antiche società affiliate al nostro Ente nel 1994. Una segnalazione importante che mostra fedeltà e tradizioni, alle porte dei festeggiamenti del Trentennale”, spiega Nicola Scaringi, Presidente del Comitato campano di ASI e Responsabile del Settore Calcio sempre di ASI presente alla manifestazione con società provenienti dalla sua regione.
“Una manifestazione che ha appassionato oltre ai partecipanti, anche i tantissimi presenti in piazza. Vogliamo far crescere questo evento negli anni e portarlo in tante città. Promuovendo valori fondamentali per noi”, termina Sandro Giorgi, Responsabile del Settore Atletica Leggera di ASI.
Il Calcio a 5, sport di grande risonanza nazionale, non è riservato solo agli adulti e ai professionisti, ma abbraccia anche i più giovani che si cimentano sul campo. Per questo, con grande entusiasmo, ASI Marche e ASI Pesaro-Urbino, in collaborazione con numerose realtà sportive presentano il Torneo di Calcio a 5 dedicato alle categorie Junior.
La competizione, ufficialmente avviata il 28 ottobre, coinvolge al momento quattro squadre composte da bambini dai sette ai nove anni, i quali si sfidano in emozionanti mini-partite dalla durata di pochi minuti. Nella prima giornata di attività, tenutasi presso il campo del Sena Football di Senigallia, si sono fronteggiate la Ssd Sportfly Calcio a 5, la Bulldog TNT Lucrezia, il Sena Football stesso e l’US San Costanzo.
“Questa iniziativa l’abbiamo fortemente voluta”, afferma il coordinatore del Torneo, Francesco Serfilippi. “Crediamo che attività di questo genere, private dell’unico scopo della vittoria fine a sé stessa, siano fondamentali per promuovere l’autostima dei ragazzi e l’amore per il gioco del calcio. Alla fine di ogni giornata, l’obiettivo non è stabilire chi è primo o ultimo in classifica. Invece, miriamo mantenere un ambiente sano e divertente, dove i bambini possano percepire di aver dato il massimo per sé stessi e per i propri compagni”.
L’idea di un Torneo a squadre miste nasce con l’obiettivo di far competere tutti i ragazzi e le squadre iscritte, consentendo di percepire un miglioramento nelle capacità coordinative e di apprendimento dei giocatori, sia per gli atleti che per gli educatori che li guidano nel loro percorso formativo.
Alberto Emanuelli, formatore ASI e Coordinatore responsabile della Sportfly Calcio a 5, esprime la sua felicità e soddisfazione per il progetto: “È un’esperienza che consiglio vivamente a tutti i club con bambini di queste età. Durante questo primo incontro abbiamo anche rubato l il terzo tempo ai colleghi del Rugby, che ci ha permesso di apprezzare ancora di più il luogo e lo spirito del campo, coinvolgendo giocatori, allenatori e genitori al seguito.”
Il Torneo proseguirà per l’intera parte finale del 2023, culminando il 17 dicembre con l’attesa tappa a Fano presso il campo da Futsal del centro sportivo Trave. Un’entusiasmante festa conclusiva è prevista in vista della seconda parte della stagione, che inizierà ufficialmente a gennaio 2024.
PIOGGIA DI TITOLI NELL’ULTIMO ROUND STAGIONALE FX RACING WEEKEND.
Nicolas Leutwiler è il primo vincitore del GT4 Italy, mentre Matteo Segre conquista il successo nella FX Pro Series. Tonizza e Critelli s’impongono tra le Predator’s, Bodega e Verdi sul trono ATCC.
Non ha di certo tradito le attese il gran finale della stagione 2023 firmato FX Racing Weekend, andato in scena nella spettacolare cornice del Misano World Circuit. Tre giorni di frenetica attività in pista hanno caratterizzato il round conclusivo di un’annata ricca di soddisfazioni per la serie organizzata da Luca Panizzi, assegnando ben tredici titoli assoluti e dando vita ad oltre trenta gare tutte trasmesse in diretta streaming. Quasi 250 piloti si sono dati battaglia lungo i 4226 metri dell’autodromo intitolato a Marco Simoncelli, in un appuntamento che ha posto le basi per un 2024 che si preannuncia ricco di novità per il prestigioso contenitore agonistico tricolore.
Ad iscrivere per primo il proprio nome nell’albo d’oro del GT4 Italy ci ha pensato Nicolas Leutwiler. L’esperto pilota svizzero, portacolori Centro Porsche Ticino, ha conquistato il titolo della serie che gode della licenza ufficiale SRO Motorsports Group, grazie al secondo posto ottenuto in gara-1 alle spalle di Pierluigi Veronesi (Autorlando Sport) ed al successo conquistato nella seconda manche davanti a Gianpiero Cristoni. Ad ottenere il terzo gradino del podio il duo sloveno formato da Andrej Lah e Matej Kosic (Lema Racing), mentre il terzo contendente al titolo Tommaso Lovati è stato costretto alla resa dopo un incidente in qualifica. Con il titolo già aritmeticamente assegnato a Federico Scionti (Lamborghini Roma by DL Racing), l’ultimo atto stagionale della Supersport Series GT ha registrato invece il successo della Porsche 911 Cup di Riccardo Romagnoli davanti ad Alessio Scauzillo e Paolo Prestipino in gara-1, mentre nella seconda prova un contatto iniziale proprio tra Romagnoli e Scauzillo ha favorito la fuga da parte di Luciano Micale (ZRS Motorsport), abile ad imporsi nei confronti di Domenico Zonin e Cristian Bortolato.
Grandi emozioni sono arrivate anche dalla FX Pro Series, con Matteo Segre che ha completato un’annata da grande protagonista conquistando il titolo già al termine di gara-1 grazie ad un perentorio successo colto davanti a Elia Galvanin e Mattia Bucci. In una stagione che ha portato alla ribalta tanti giovani talenti al volante delle Tatuus T014, la seconda manche ha registrato il primo centro stagionale dello stesso Bucci davanti a Lorenzo Mariani, con Segre sul terzo gradino del podio in seguito ad una penalità di 25” per un contatto di gara con Daminato. Incredibile testa a testa nella graduatoria AM, dove Ferdinando Ferrante è riuscito ad avere la meglio nei confronti di Andrea Gilardoni per una manciata di punti, nell’ambito di un fine settimana che ha registrato la doppietta di Mariani.
I campionati Predator’s hanno invece dato vita alle ultime quattro gare della stagione, con le due prove conclusive che hanno messo in palio come da regolamento l’assegnazione del punteggio doppio. A svettare nel Trofeo Predator’s è stato David Tonizza, capace di imporsi in ben tre occasioni e dovendo alzare bandiera bianca soltanto in gara-2 a seguito di un contatto poco dopo il via. L’iridato F1 eSports ha così conquistato il suo primo titolo nella stagione d’esordio in monoposto, mentre grazie ad un’incredibile rush finale Federico Crozzolo è riuscito a primeggiare nella graduatoria AM scavalcando in extremis Andrea Cavigioli, con Gabriele Bini che invece ha potuto fregiarsi del titolo tra le PC016Y. Stupenda bagarre finale anche nella FX3, con Davide Critelli che è riuscito nell’impresa di aggiudicarsi le manche finali dopo un incredibile duello con Andrea Zaniboni risoltosi soltanto nelle ultime curve, centrando l’obiettivo di conquistare il titolo assoluto; nella stessa categoria, a conquistare il successo nella graduatoria AM è stato Andrea Campagna davanti a Giuliano Lolli.
Finale in bellezza anche per quanto riguarda le categorie Turismo, presenti a Misano con ben tre schieramenti. La serie “regina” ATCC Italy ha incoronato Giuseppe Bodega (Meteco Corse) quale vincitore del titolo nella Prima Divisione, al termine di due gare che hanno registrato il successo da parte degli alfieri Pro Race, con Fabrizio Fede e Alessandro Lisi sul gradino più alto del podio. Vincenzo Montalbano (Autostar Motorsport) si è tolto la soddisfazione di chiudere la stagione con un doppio piazzamento sul podio nella classifica assoluta, mentre Luca Verdi (Bolza Corse) ha celebrato la conquista del titolo nella Seconda Divisione con un doppio successo di categoria. Nella ATCC Cupad imporsi nelle due gare sono stati Federico Antonelli e Matteo Pioppi (entrambi su Mini), ma a celebrare il titolo nella combattutissima Divisione Bmw 318 Cup è stato Michele Parretta, autore di un doppio successo anche a Misano. Doppio centro per Lorenzo Tocci nella One Cup Series, mentre Andrea e Maurizio Fumi hanno potuto celebrare i rispettivi successi di classe, con il primo in grado di centrare anche la vittoria assoluta davanti a Roberto Fortis. Finale thrilling nella RS Cup, dove un’irregolarità tecnica riscontrata sulla vettura di Walter Lilli (vincitore di ambedue le gare) ha di fatto consegnato il titolo assoluto nelle mani di Massimiliano Moro, portacolori Bolza Corse.
Uno schieramento di grande prestigio ha accompagnato il gran finale di stagione della Formula Classic: a conquistare il successo nelle due gare è stato Valerio Leone al volante della Dallara 390, mentre Matteo Aralla si è aggiudicato il titolo di campione assoluto imponendosi anche nella graduatoria F.3 a bordo della Reynard F903. Gioia anche per Giovanni Giordano, al top nel gruppo Monomarca Italia su Abarth Se 033.
Grande spettacolo regalato sul circuito romagnolo anche dalle sfide che hanno visto come protagoniste le Legends Cars: nella serie tricolore a salire sul gradino più alto del podio sono stati Claudio Cappelli e Luca Ferrario, mentre l’atto finale della Eurolegends Cup ha sancito il trionfo sul trono continentale di Alberto Naska, al termine di cinque manche combattute dalla prima all’ultima curva. Finale rocambolesco anche nella Lotus Cup Italia, con Massimo Abbati che è riuscito a ribaltare a proprio favore la situazione grazie alla doppietta conquistata nel round finale di Misano, grazie alla quale ha preceduto in classifica Sergio Galbusera e Giuseppe De Virgilio. L’atto conclusivo del Challenge Ford MPM ha invece incoronato il giovane Hermann Freitag, autore di una doppietta che gli ha consentito di conquistare il suo primo titolo nella serie low-cost promossa da Four Project, mentre i protagonisti del Porsche Club GT si sono sfidati a suon di giri veloci nell’atto conclusivo della stagione con le cinque sessioni in modalità ‘time attack’.
Luca Panizzi (organizzatore Formula X Racing Weekend):“Siamo davvero felici di aver concluso la stagione con un evento di questa portata: non è affatto semplice riuscire in questo periodo dell’anno a riempire un paddock come quello di Misano, eppure ci siamo riusciti grazie alla passione di piloti e team che hanno voluto chiudere nel migliore dei modi la propria stagione nei nostri campionati. E’ stata un’annata di grandi soddisfazioni, in occasione della quale abbiamo lanciato novità importanti come GT4 Italy e Supersport Series GT destinate ad avere un futuro ancora più radioso. Stiamo già lavorando per il futuro e proprio il fine settimana di Misano ha rappresentato l’occasione per porre le basi in vista di un 2024 che promette di essere una nuova stagione da record. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto anche quest’anno nel nostro progetto: dai tantissimi partecipanti che hanno affollato le nostre gare, sino ad ACI Sport, i nostri partner e naturalmente lo staff FX per il grande lavoro svolto. Il futuro è dalla nostra parte…e noi siamo pronti per recitare un ruolo da protagonisti!”.
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