Il palazzetto dello sport di Mazzara del Vallo, in provincia di Trapani, ha ospitato gli International Italia Open 2022 di Sport da Ring, Boxe e Sport Karate. Hanno aderito all’evento oltre 150 partecipanti in rappresentanza di Italia, India, Malta e Romania, che si sono immersi in una due giorni di grande sport agonistico; il tutto in una cornice di straordinario fascino tra mare, cultura, archeologia e gastronomia.
Il Comitato Regionale ASI Sicilia ha presentato la manifestazione, autorizzata dalla World Martial Kombat Federation e dalla Global Boxing Italia, mentre l’organizzazione della stessa è stata presa in carico dalla Cosmos Gym. Alla scenografica entrata della Fanfara dei Carabinieri all’interno del Palasport di Mazzara del Vallo alle ore 12:00, ha seguito la sfilata di bandiere, dirigenti ed arbitri per concludere con un tocco di classe la Cerimonia d’Apertura.
Ad ufficializzare l’apertura del torneo è arrivato il saluto di Battista Quinci, Vicepresidente Vicario della World Martial Kombat Federation, quello del Vicepresidente Nazionale ASI Prof. Giuseppe Campo ed il saluto della città portato dal Presidente del Consiglio Comunale Vito Gancitano. Le competizioni di Kumitè di Karate Sportivo e di Kickboxing (Point Fighting, Light Contact e Kick Light) hanno dato il via alle gare e animato la prima giornata della manifestazione. Nella mattinata seguente si sono svolti, invece, gli incontri di Boxe e Light Boxe su un ring olimpionico, mentre si apprestavano a concludere le finali delle varie discipline della Kickboxing con le relative premiazioni su un podio all’altezza dell’evento.
Giovani e più navigati atleti hanno portato grande spettacolo, che ha entusiasmato il pubblico accorso a seguire la manifestazione. Divertimento, agonismo, sport e amicizia sono state le parole chiavi di questo evento, diretto in maniera egregia dal Prof. Biagio Vitrano Organizzatore Esecutivo, Dirigente Federale ed esperto in turismo sportivo.
Torna con la decima edizione – finalmente di nuovo in presenza – la World Cup Iaksa organizzata dal settore ASI Kick boxing e ASI sport da combattimento. Ideato nel 2012 dal Maestro Giandomenico Bellettini e sviluppato negli anni dal Presidente Iaksa International e coordinatore del settore ASI Kick boxing Paolo Gherardi, questa Coppa del Mondo è stata senza dubbio una delle meglio riuscite. Circa 700 gli atleti in gara provenienti da una quindicina di Stati. Questo l’eccezionale risultato di una co organizzazione diretta da Manuela Caironi che ha visto la partecipazione di atleti provenienti da varie federazioni internazionali rinomate come Fesam – Iaksa – Fight net – Etf – Wkf e altre minori.
Due giornate di full immersion sportiva con tanti eventi paralleli alla World Cup come il Campionato Nazionale Assoluto Iaksa, il Campionato Nazionale Assoluto Fight net, alcuni riconoscimenti ASI e CONI e diversi stage internazionali. Nessuno avrebbe mai creduto si potesse arrivare a una ripartenza sportiva così eclatante e rapida. Momenti di commozione alla manifestazione di apertura grazie all’esibizione in un combattimento di Light Contact di Giada Ciarafoni, vincitrice del cinturone di Special Champion (atleta con trisomia 21). Apertura presieduta dalle più alte cariche sanmarinesi come il Segretario di Stato allo sport Teodoro Leonfernini, il Segretario Generale del Comitato Olimpico Eros Bologna e il Presidente della Federazione Arti Marziali Maurizio Mazza. Per tutta la giornata di sabato si sono susseguiti combattimenti con relative assegnazioni dei titoli nazionali assoluti per le varie specialità dal Point Fighting al K1 light, passando dalla Light boxing al contatto pieno.
Altro successo di eccezione è arrivato dallo stage internazionale di Difesa personale diretto dal Maestro Enrico Giovanni Perego, responsabile del settore, in stretta collaborazione con i docenti Marco Banin, maestro formatore di Pugnale italiano e arma corta, il Maestro Pierluigi Lisco, referente per il Krav maga, il capitano Sergio Mastropasqua e il Maestro Nicola Grazzo, operatore delle forze dell’ordine esperto di tecniche Police krav maga. Purtroppo, un po’ di delusione da parte dei numerosi partecipanti per l’assenza del Maestro Vargas, addestratore dell’esercito ecuadoreno impossibilitato alla partecipazione all’ultimo minuto, compensata però dalla dimostrazione e insegnamento di alcune tecniche speciali da parte dell’Israeliano Fadi Haiyadre, campione di MMA e K1 praticante di Krav maga.
Sabato sera per tutti un po’ di relax al prestigioso Hotel Palace dove hanno partecipato alla cena di gala circa 200 tra maestri, atleti e accompagnatori. Diversi i riconoscimenti, encomi e incarichi consegnati. Una serie di certificazioni di World Master siglati AIKAM (prima sigla organizzatrice di eventi di kick boxing in Italia) sono state assegnate da parte del Dott. Bellettini presidente ad Honorem e fondatore Iaksa, pioniere della kick boxing in Italia. Presente il Presidente Fight net Emiliano Lanci, coordinatore del settore Sport da combattimento nazionale ASI che ha consegnato ufficialmente le certificazioni Asi di Maestro Formatore. Trai i vari passaggi di grado risaltano quello VIII dan del Maestro Paolo Allegri, responsabile del settore contatto pieno Iaksa, il VII dan del Maestro Michelangelo Ramunni, responsabile internazionale dello sviluppo della sigla iaksa e il IV dan del Maestro Raffaele Adamo insignito anche del riconoscimento di Miglior Maestro dell’anno. Una domenica intensa di combattimenti per il Gran finale della Worl Cup, 10 aree di gara attive dalle ore 10 alle 19 (8 tatami, 1 ring, 1 gabbia) hanno visto gareggiare oltre 400 atleti nelle specialità della kick boxing, Muay thai e MMA a contatto leggero e pieno. 105 i cinturoni di campione nazionale assoluto assegnati ai vari atleti che rappresenteranno le rispettive nazionali alle prossime gare all’estero.
Grande soddisfazione da parte delle istituzioni di San Marino e tanti i ringraziamenti da parte di tutti i partecipanti, ringraziamenti che vanno rivolti a tutti i maestri e dirigenti che hanno reso possibile questo Multievento, in particolare ai Maestri Marco Lacaita e Luca Scorrano coordinatori della trasferta dalla regione Puglia e i Maestri Marco Palumbo e Michele Gasparro dalla regione Sicilia.
Yasin, un giovane etiope che ha rischiato di morire diverse volte attraversando il deserto – rinchiuso sottoterra in Libia dai soldati mercenari – e attraversando il Mediterraneo con un barcone per raggiungere l’Italia.
E Babacar, senegalese, giocatore della Viola, arrivato in Italia giovanissimo.
E ancora, Luciano Vassallo, un figlio del colonialismo italiano in Africa. Nato dall’unione tra un soldato toscano e una donna eritrea. Rimasto senza padre, conosce un’infanzia di povertà e di stenti. Il calcio gli offre l’occasione per un clamoroso riscatto. Leader e capitano dell’Etiopia, nel ’62 solleva la Coppa d’Africa diventando un mito dello sport africano. Col regime di Menghistu cade in disgrazia e si trasferisce in Italia, raggiunta al termine di una fuga avventurosa tra montagne e deserti.
Tre vite diverse quelle di Yasin, Babacar e Vassallo ma una storia in comune, a lieto fine, da raccontare: l’approdo sicuro, quello in Italia e la possibilità di giocare al Calcio partendo dal “Mundialido”, un campionato per stranieri che dal 1999 anima i campi della Capitale. Yasin e Babacar hanno giocato con le rispettive selezioni e Vassallo la sua Etiopia, quella in Italia, l’ha proprio allenata.
Il patron del Mundialido, Eugenio Marchina, premia Simone Perrotta, ex giocatore della Nazionale
Quest’anno saranno 24 le squadre al via. Il Marocco, campione in carica, la squadra da battere. Il campo da gioco, lo Stadio Fiorentini, zona La Rustica a Roma, dove le selezioni sono state già lo scorso anno, accolte a braccia aperte. È quella un’area della Capitale crocevia di comunità straniere residenti. Tradizione, passione, integrazione, sociale, sport. Sono valori importanti, che muovono Eugenio Marchina patron del Mundialido, da trent’anni organizzatore di eventi perlopiù a carattere sportivo con il suo ‘Club Italia’. Sposato, quattro figli dei quali nessuno… gioca a pallone. “Non è stato facile conservare, soprattutto in queste due stagioni pandemiche ben 24 squadre al via – afferma lo stesso patron – segno di un grande lavoro, di una buona organizzazione e di un blasone che ci gratifica. Ogni anno è una sfida nuova, ci misuriamo e ci adeguiamo ai tempi che viviamo, offrendo a questi ragazzi una bella occasione di integrazione e di legami puliti tra popoli. Una cosa l’ho imparata. Che le inimicizie e le guerre che nascono dalla politica i ragazzi che giocano qui in Italia hanno voglia di superarle. E ciò avviene con la semplicità e la naturalezza che solo lo sport può regalare”.
Ha parlato dello sport che unisce. Che ne pensa della partecipazione degli atleti russi alle varie competizioni internazionali? “Che non devono essere gli atleti a pagare colpe della politica. In questi anni abbiamo visto stringersi la mano e abbracciarsi, dopo partite, croati e bosniaci, etiopi ed eritrei. Se la squadra russa fosse riuscita a organizzarsi non avremmo avuto problemi a farla giocare. L’Ucraina sarà invece presente”.
Marchina, come è nata l’idea di questo campionato? “Frequentando campi sportivi vidi anni fa dei ragazzi, polacchi, che giocavano a pallone su un campo di pozzolana. Mi fermai a guardarli dietro una rete. Coglievo la voglia di vincere, l’ardore agonistico, il sorriso capace di allontanare i problemi della vita reale in quei novanta minuti. Lì è nato tutto. Da tanti anni organizzavo eventi ed allora ho provato a trasformare quelle sensazioni in qualcosa di reale. Erano quelli i tempi dei fax e allora cominciai a inoltrare richieste ad ambasciate, consolati, associazioni. A volte dinieghi, a volte bellissime sorprese. L’ambasciatore di Capo Verde per anni è stato sempre presente e si è fatto addirittura promotore di una riunione con gli altri diplomatici di vari Paesi africani. Quello della Croazia ha giocato, con il numero 9. Ricordo le prime adesioni da nazioni come Arabia Saudita, Giappone, Romania, Spagna”.
Come mai il termine ‘Mundialido’? “Perché il torneo nasce e cresce nel litorale romano, al campo della Longarina, quello oggi in cui c’è la scuola calcio di Francesco Totti. Da qui la crasi tra le parole ‘Mundial’ e ‘Lido’”.
Siamo al 24esimo anno nella storia del Mundialido. Le nazioni più decorate? “Capo Verde e Romania, 5 titoli a testa. Da due edizioni vince il Marocco”.
Quindi il Mundialido non rispecchia i valori delle Nazionali ‘vere’? “No. Il Brasile, ad esempio, ha sempre faticato. Idem la Germania: ma questo è comprensibile e deriva dal bacino di utenza al quale i selezionatori attingono. I tedeschi hanno formato la propria squadra tra pochi giovani studenti”.
Ha parlato di ‘selezionatori’? “Si… Pensate che in tanti campi di periferia e nelle ville ci sono ragazzi stranieri che giocano a pallone. Il ‘Ct’ spesso gira per quei campi a caccia di talenti. Questo avviene soprattutto per le comunità sudamericane”.
Sinceramente, si diverte a vedere queste partite? “Tantissimo. Premetto che io sono un nostalgico del Calcio d’altri tempi. Il mio idolo di gioventù era Rivera. Il Calcio di oggi – legato a logiche economiche e spesso diseducativo per quanto avviene nella politica sportiva, in campo e sugli spalti – non è affare che amo. Questi ragazzi mi hanno invece restituito tanta di quella passione perduta. Devo dire, con loro anche i tifosi. Sempre presenti, ognuno con le proprie abitudini. I nigeriani con i fiati, senegalesi e capoverdiani con i tamburi, giapponesi inquadrati e signorili. Il Mondo in un torneo”.
Abbiamo letto della presenza del ‘Resto del Mondo’? “Una squadra multietnica con un paio di regole: che non ci siano più di tre giocatori a Paese e che la squadra non sia rappresentata da una Nazionale già in tabellone”. Il Resto del Mondo, peraltro, è da tempo affiliato ad ASI Sport e Sociale.
ASI sarà quest’anno al vostro fianco? “Si, e di questo siamo contentissimi. Un Ente prestigioso, dinamico, che ha messo a disposizione la propria struttura. Voglio ringraziare il suo Presidente, Sen. Claudio Barbaro, e il Vicepresidente Emilio Minunzio, anima di questa sinergia e padrone di casa al campo de La Rustica”.
Anche gli arbitri saranno ASI. “Riconosciuti come eccellenze nel panorama dilettantistico”.
Il Mundialido è invece riconosciuto per i suoi standard particolarmente alti. “Questo ci viene sicuramente riconosciuto. Ogni partita è ripresa dalle telecamere e, al fischio finale, i nostri tecnici già lavorano agli highlights. Sempre presenti i fotografi, i campi in erba o sintetico e, chiaramente, la copertura assicurativa. Particolarmente apprezzata è anche la cerimonia di apertura”.
Come si svolge? “Il programma della cerimonia di apertura si apre con le note di prestigiose bande musicali che accompagnano una spettacolare e coreografica sfilata nel corso della quale vengono salutati tutti gli atleti rappresentanti i rispettivi Paesi di appartenenza”. In particolare, spiegano gli organizzatori, sono attentamente strutturati i singoli momenti, al fine di promuovere l’aspetto ludico-sociale, riservando opportuni spazi anche a laboratori per bambini, mostre, dimostrazioni di allenamenti gratuite, scambi “culinari” con degustazione di prodotti tipici. L’organizzazione prevede anche la realizzazione di un villaggio multietnico. All’interno, ciascun Paese usufruisce di spazi per la promozione delle proprie culture e tradizioni, per l’esposizione di prodotti artigianali, per la degustazione di piatti tipici. Vengono allestiti palchi, stand, gazebo, aree sportive, punti ristoro, aree gastronomiche, mostre di pittura, aree ludiche. Cantanti, musicisti e ballerini di varie nazionalità, clown e artisti di strada, allietano partecipanti e spettatori, “riuscendo – sottolinea Marchina – a dare vita a una giornata di festa, sport, musica e cultura”.
Un ultimo pensiero. “Posso lasciarmi andare a una piccola polemica? Tutti sempre parlano di integrazione, fanno discorsi spesso pomposi e apparentemente sentiti. Ma, almeno alla luce della nostra esperienza, il sostegno fattivo è cosa ben più rara”.
Mundialido, una bella storia da raccontare, verso il suo venticinquennale.
[ Fabio Argentini ]
Appuntamento a mercoledì 18 maggio per la presentazione del torneo e per i sorteggi. Ad accogliere le delegazioni dei vari Paesi in gara, il Salone d’Onore del CONI al Foro Italico, teatro del premio ASI “Sport&Cultura”
Nella piscina del centro sportivo Pinguino ad Avezzano, si è svolta la terza prova “ASI Abruzzo” di categoria, in vista dei campionati italiani dei prossimi 25 e 26 giugno. Una manifestazione che ha coinvolto oltre 100 atleti del settore propaganda provenienti dal centro Italia, preceduta dalla prima e dalla seconda prova che si sono svolte a dicembre e a febbraio scorsi.
A partecipare c’erano ragazzi dai 6 ai 12 anni che hanno gareggiato nella giornata dedicata alle mamme; a quelle presenti in struttura per sostenere i loro figli, è stata donata una pianta di mammole.
Anche per la terza tappa, il centro natatorio Pinguino Village ha messo a disposizione la diretta streaming durante la quale le famiglie hanno potuto seguire l’intero evento.
“Con le gare di domenica si chiudono le manifestazioni sportive ASI che preparano gli atleti al campionato italiano di giugno”, ha dichiarato la Presidente Pinguino nuoto, Daniela Sorge, “siamo molto soddisfatti della riuscita di tutti e tre gli eventi realizzati in collaborazione con l’ASI Abruzzo e stiamo già lavorando per i campionati che ospiteranno oltre 600 atleti, provenienti da tutta Italia”.
Grande spettacolo al Padel Arena Perugia per il torneo “The best” fortemente voluto da ASI Perugia nella figura del Presidente provinciale Andrea Alunni e del Consigliere regionale ASI Umbria Jean Luc Cicchi con il sostegno di Banca Mediolanum.
Le migliori coppie del Padel umbro maschile si sono affrontati nella struttura, affiliata ASI e realizzata da Matteo Minelli e dagli ex nazionali Marco Materazzi e Andrea Barzagli, in una tre giorni tutta da vivere.
Il torneo è stato coordinato dal direttore Luca Pellegrini: “Visto il successo riscontrato non si esclude che l’appuntamento diventi annuale”, ha spiegato.
Forte l’adesione dei centri Padel di tutta la regione rappresentati dai propri migliori atleti.
La prima fase di “qualificazione” se la sono aggiudicati Mohit Mohit del Thunder Sport Center di Perugia e Simone Giombini del Corciano Padel Club che hanno superato in finale Matteo Minelli e Marius Azoitei della Padel Arena Perugia. La giornata clou di sabato 7 maggio ha visto affrontarsi tutte le migliori coppie del padel umbro. Il presidente del Comitato Asi di Perugia, Andrea Alunni, ha premiato i vincitori Fabricio Cattaneo e Braulio Rizo Avila della Padel Arena Perugia (foto) che si sono aggiudicati la finale contro Joshua Pirraglia del Buenos Aires Padel Club Perugia e Nico Brusa della Clitunno Padel by Loreti.
Grande affluenza e soddisfazione da parte del pubblico.
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