​ASI incontra la storia della Ginnastica olimpica: Franco Menichelli e un sogno iniziato sessant’anni fa

Nella sua specialità ha fatto la storia e portato lustro ai colori azzurri. Ama insegnare ai giovani, spronarli, come accaduto nel centro estivo di ASI "Olimpia Summer Camp" a Roma, dove qualche tempo fa, prima di una pandemia che ha sconvolto le nostre abitudini anche sportive, era stato ospite d'onore insieme con la moglie, Gabriella Pozzuolo, anch'essa campionessa di Ginnastica.
Stiamo parlando di Franco Menichelli ex ginnasta e allenatore di Ginnastica Artistica italiano, campione olimpico a Tokyo 1964. Cinque medaglie, per lui, in tre edizioni dei Giochi, campione europeo assoluto nel 1965 e, complessivamente, altre cinque volte nelle classifiche di specialità. Ha introdotto numerose innovazioni stilistiche e tecniche nel mondo della ginnastica artistica, tra le quali quella di gareggiare al corpo libero indossando i pantaloncini corti al posto di quelli lunghi di colore bianco. E, recentemente, è stata intitolata una targa a lui dedicata. Nell'ambito della  Walk of Fame dello sport italiano, il percorso stradale di Roma lastricato con delle scritte dedicate ad ex atleti dello sport italiano che si sono particolarmente distinti a livello internazionale. Si snoda tra il Viale delle Olimpiadi e lo Stadio Olimpico al Foro Italico.

In questa intervista, racconta un suo sogno: “Quello che ogni 50 anni si possa programmare un’”Olimpiade Universale” con gare distribuite contemporaneamente su tutti i continenti, in cui il mondo si fermi”. 

Menichelli appare come un esempio di modestia e semplicità e le sue parole, schiette ed entusiaste, tradiscono la grande passione che lo ha portato a introdurre numerose innovazioni stilistiche e tecniche tanto che il suo modo di interpretare la Ginnastica sarà poi ripreso nei decenni successivi fino ad oggi; introdusse le prime combinazioni multiple di esercizi e nel corpo libero si distinse per agilità e per difficoltà delle fasi aeree delle evoluzioni, tanto che all’Olimpiade di Tokyo, in un minuto e mezzo di corpo libero, fu calcolato che rimase in aria un minuto e quindici secondi! Persino sulla tenuta fu innovativo: fu il primo ad introdurre i pantaloncini corti al posto di quelli lunghi di colore bianco. Le aspettative per una chiacchierata col “fenomeno Menichelli” sono alte… e non saranno disattese.    

Partiamo dai giorni di oggi e dal suo antico rapporto di amicizia con il dirigente ASI Alfonso Rossi che, come un sensale, ha favorito l’incontro con ASI, invitandolo all’inaugurazione dell’Olimpia Summer Camp a Roma. “Ho presenziato molto volentieri per il mio rapporto con Alfonso: lo conosco da anni e gode della mia assoluta fiducia. Del resto conoscevo già molto bene il lavoro degli Enti di Promozione Sportiva accanto a quello delle Federazioni. Sono fondamentali per incentivare la pratica sportiva, aiutare la divulgazione e stare maggiormente vicino alla base dello sport come opportunità di crescita soprattutto per i giovani. Perciò mi sono prestato molto volentieri quest’estate”.
 

(Da sinistra, Mirko Fratta, Direttore Tecnico della piscina Olimpia1, l'Assessore Elena De Santis, Alfonso Rossi Presidente di Olimpia1, Franco Menichelli e la moglie Gabriella anch'essa ex ginnasta)
Gli esordi di Menichelli non sono affatto partiti dalla Ginnastica: stiamo parlando di 3 fratelli e un pallone. “Io, Giampaolo e Mario. Tutti e tre eravamo appassionati di calcio: giocavamo e ci divertivamo essenzialmente; uno dei miei fratelli, il maggiore, ha poi proseguito intraprendendo una carriera vera e propria nel calcio, da attaccante, mentre io, pur divertendomi molto, non avevo probabilmente quelle caratteristiche che mi potevano consentire di emergere: essenzialmente avevo un buon piede sinistro, ma nulla di più. In ogni caso è uno sport che mi piace molto, è una mia vecchia passione e ci gioco ancora oggi molto volentieri”. 

L’avvicinamento alla Ginnastica è stato quindi casuale? 
“All’età di 11 anni ho incontrato per caso un giorno due ragazzi, amici di mio fratello maggiore, che facevano Ginnastica e che cercavano ragazzi più piccoli per una nuova nascente società; era il 1952 e io non conoscevo affatto la Ginnastica: all’epoca non c’erano molte palestre a disposizione e io ero tra l’altro piccolo per conoscere questa disciplina; una domenica andai a trovarli in palestra, più incuriosito che altro, accompagnato da mio fratello più grande. Erano stati colpiti dal mio fisico apparentemente adeguato alla Ginnastica e io mi ritrovai, senza saperlo, presso quella che sarebbe diventata l’Associazione Ginnastica Romana, il cui allenatore e fondatore era Gian Luigi Ulisse, che poi divenne a tutti gli effetti il mio allenatore. Anche mio fratello iniziò ad allenarsi insieme a me, ma, all’epoca, essendo il più grande, c’era bisogno in famiglia del suo contributo lavorativo, perciò continuai soltanto io”.

Quell’estate a Bolsena in cui il Circo era più attraente del lago. 
“Trascorrevo spesso le mie estati a Bolsena perché mio padre era originario di lì e lì avevamo tutto un ramo della famiglia. Io poi, che ho sempre adorato muovermi, praticare sport in generale, mi trovavo a mio agio al lago e nella natura che lo circondava. In particolare adoravo il Circo che tutte le estati si fermava in zona: un’estate, avevo solo 7 anni, rimasi affascinato nel vedere dei numeri di ginnastica acrobatica e mi attrassero a tal punto che presi a intrufolarmi agli allenamenti degli acrobati per vederli nella preparazione dei loro esercizi; imparai da solo, soltanto osservandoli, a fare “il salto della scimmia” cioè il Flic Flac; a me sembrava tutto molto naturale, facile e divertente, con lo sfondo del lago e sulla sabbia della spiaggia; i responsabili del Circo, invece, impressionati, chiamarono mio zio, il fratello di mio padre presso il quale mi trovavo in quei giorni mentre mio padre lavorava a Roma; gli chiesero se potevo entrare a far parte del loro gruppo acrobatico. Il diniego fu naturalmente immediato, ma si vede che il destino era quello se pochi anni dopo mi sono poi comunque ritrovato presso l’Associazione Ginnastica Romana”.

Si dice che sia stata una rivalità con un altro ginnasta, Angelo Guidarelli, a darle la spinta definitiva. 
“Io ho sempre proceduto un passo alla volta, fissandomi ogni volta un nuovo obiettivo e in quei miei primi anni di agonismo la società a cui appartenevo era nuova, i suoi membri avevano voglia di emergere e io con loro; c’era rivalità tra le associazioni e io mi ritrovavo sempre Guidarelli (esponente di un’altra società) nella mia categoria e sempre avanti a me: io arrivavo sempre secondo o terzo e lui davanti a me; si innescò in me un meccanismo di rivincita per cui il mio obiettivo del momento divenne batterlo. Nel ’56 a Varese finalmente vinsi per la prima volta su di lui; di lì a poco cambiai obiettivo e il successivo fu il Campionato Allievi, poi la squadra nazionale e così via, uno dopo l’altro. Gli obiettivi progressivi costituivano per me lo stimolo maggiore a continuare… insieme alla costante ricerca del divertimento in quello che facevo”.

A 16 anni il primo titolo italiano: a questo punto sentì finalmente che la Ginnastica era la sua strada? 
“Ho sempre fatto Ginnastica per diletto: mi divertivo, ma questo non significa che non prendessi le cose seriamente; come ho detto mi è sempre piaciuto muovermi, praticare sport e ho sempre cercato di mantenere questo lato piacevole anche se volevo fortemente arrivare alla squadra nazionale. Con il primo Titolo italiano Esordienti a Stresa avevo avuto il mio primo contatto con la squadra nazionale e tutti iniziarono a puntare gli occhi su di me, in particolare Romeo Neri che era il Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Ginnastica Artistica nel 1957. Il 13 giugno 1958, a Bologna, ho esordito in Nazionale. Ero giovanissimo ed emozionatissimo e in breve rimasi coinvolto, risucchiato dai preparativi per l'Olimpiade di Roma del ’60”.

Quest’anno ricorre l’anniversario dei sessant’anni dall'Olimpiade di Roma del 1960.
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Ricordo che avevo compiuto gli anni da pochi giorni e arrivare alle Olimpiadi per me era già aver realizzato un sogno. Le Olimpiadi del tempo erano molto diverse da come sono oggi: non avevamo sponsor, non c’era una grande ingerenza delle televisioni… si trattava più puramente di un discorso decubertiano, con una gran voglia di partecipare all’evento che in quell’era rappresentava davvero l’unione dei popoli; non essendoci tutti i mezzi che ci sono oggi nell’era della globalizzazione, allora questo era un modo per conoscere culture da tutto il mondo e che in una grande festa si ritrovavano tutte concentrate in un unico posto: era la scoperta del mondo, delle civiltà e della cultura più lontane, come per me erano all’epoca il Giappone e la Russia. E tutto questo io potevo averlo nella mia città".

Cosa ha voluto dire ritrovarsi a 19 anni dentro le Terme di Caracalla con gli occhi del mondo puntati addosso? 
“Il mondo della Ginnastica in Italia all’epoca era duro: la Russia dominava su tutto, il Giappone si divideva con l’Urss i primi posti; con le due Germanie e con tutto il mondo dell’Est era difficile spuntarla; noi giocavamo in casa, ma eravamo perfetti sconosciuti, in difficoltà in campo internazionale e col gravoso compito di cercare di riportare in Italia delle medaglie che mancavano da quasi trent’anni: l’ultima medaglia olimpica dell’Italia infatti era stata conquistata a Los Angeles nel 1932. Come squadra nazionale avevamo appena cominciato ad avere qualche conferma, stavamo cominciando a condurre la Ginnastica italiana fuori da un periodo molto buio, ma sugli spalti c’erano soprattutto stranieri, non c’erano bandiere italiane, non c’era un gran tifo o sostegno per noi. Avemmo dei successi meritatissimi che preludevano a qualcosa di più duraturo che avremmo costruito negli anni successivi: in quell’edizione avevamo una bella squadra tanto che riuscimmo ad arrivare terzi, preceduti solo da mostri sacri quali Giappone e Unione Sovietica. Io personalmente vinsi due medaglie di bronzo: la prima nel concorso generale a squadre assieme a Giovanni e Pasquale Carminucci, Gianfranco Marzolla, Orlando Polmonari ed Angelo Vicardi; la seconda nel corpo libero”.

Molti atleti dopo aver conquistato una medaglia olimpica rallentano o non riescono comunque a mantenere lo standard: lei invece ha continuato a crescere, inseguendo altre medaglie olimpiche e oltre. 
“Come ho detto, ho sempre lavorato per obiettivi, quindi, fatta la prima Olimpiade, ho cominciato a pensare alla seconda; con la seconda ero un po’ più convinto, ero più vicino ai migliori perché tra le 2 Olimpiadi c’era stata tutta una storia di confronti che hanno dato conferme a me e alla squadra: abbiamo tutti continuato ad allenarci duramente facendo impressionanti progressi tecnici fino ad arrivare all’Olimpiade di Tokyo nel 1964. Diciamo che la prima Olimpiade è stata quella della sorpresa, dello stupore, mentre la seconda è stata quella della consapevolezza”. 

Quali sono stati i risultati raggiunti nei 4 anni tra la prima e la seconda Olimpiade?
“Neanche un anno dopo l’Olimpiade di Roma, nel 1961, in Lussemburgo, vinsi l’Oro nella specialità del corpo libero ai Campionati Europei; l’anno dopo, ai Mondiali di Praga, arrivai terzo nel corpo libero esattamente come all’Olimpiade e raggiunsi il secondo titolo italiano assoluto; poi nel ’63 agli Europei vinsi l’Oro al corpo libero e il Bronzo alle parallele e ai IV Giochi del Mediterraneo a Napoli vinsi l’Oro al concorso a squadre, al volteggio e al corpo libero e per la terza volta divenni Campione Italiano”.  

Che Olimpiade è stata quella di Tokyo nel 1964? E’ stato calcolato che in 1 minuto e mezzo di corpo libero lei rimase in aria 1 minuto e 15 secondi. E fu Oro. 
“Si prospettava molto complicata come Olimpiade: sentivamo il peso di trovarci nel regno della Ginnastica: il Giappone. Come se non bastasse nella classifica di specialità dell'esercizio al corpo libero dovevo battere il campione di casa Yukio Endō, campione del mondo in carica e fresco vincitore della medaglia d'oro nel concorso generale individuale".

Menichelli, sorteggiato a gareggiare per ultimo, compie il capolavoro della sua carriera: grazie a delle combinazioni non più singole ma multiple che agganciano una difficoltà all'altra, impressiona talmente la giuria che non può non assegnargli la medaglia d'oro. Il suo modo di interpretare la ginnastica artistica sarà poi ripreso nei decenni successivi. 

Una grande prova…
"Cercai di dare il meglio come al solito e ci riuscii mostrando per la prima volta alla giuria delle combinazioni multiple, non più singole come venivano eseguite fino a quel momento”.

Dopo aver collezionato un medagliere degno di uno dei più grandi ginnasti di sempre cosa l’ha fermata?
“Sicuramente l’infortunio che ho avuto all’Olimpiade di Città del Messico ha segnato un momento cruciale: durante la fase finale del corpo libero, puntando i piedi a terra, sentii un dolore lancinante. Mi ero rotto il tendine d’Achille. Ma mentre arrivavano i soccorsi la giuria mi assegnava comunque un punteggio di 9,30. In ogni caso, risolto il problema fisico, ho ricominciato ad allenarmi e anche a tornare in gara; il mio sogno era fare Monaco ’72 divertendomi, senza troppi pensieri e invece la stampa cominciava a pressarmi troppo inseguendo il risultato. Il mio umore quindi stava già cambiando e poi la pennellata finale e decisiva l’ha data mia figlia Cristiana: nel 1972 durante una competizione internazionale, Italia – Cecoslovacchia, che si svolgeva a Varese, subito prima di iniziare un esercizio al cavallo con maniglie, sentii dalle tribune “Forza papà!”. Capii che era ora di smettere e di dedicarmi alla famiglia. Fu la mia ultima gara in nazionale”.

Cosa è stata la sua vita dopo? 
“Qui è cominciato un nuovo capitolo della mia vita. Negli anni che sono venuti dopo ho ricoperto tanti ruoli e vissuto una vita piena; ho fatto il tecnico della Nazionale, mi sono diplomato ISEF ed ho insegnato educazione fisica alle scuole superiori per 20 anni e sono giunto ai giorni d’oggi facendo l’allenatore e gestendo una palestra”.

Quali sono le esperienze che hanno segnato la sua “seconda” vita?
“Sicuramente la scuola e l’insegnamento hanno lasciato un ricordo indelebile: per 20 anni sono cresciuto accanto a famiglie e ragazzi con i quali conservo un rapporto ancora oggi. E’ stata sicuramente un’esperienza di vita particolare grazie alla vicinanza con i ragazzi ed i colleghi e grazie ai grandi risultati che insieme abbiamo ottenuto. Pensi che senza alcun tipo di contributo dalle istituzioni siamo riusciti a costruire un centro sportivo all’interno dell’istituto scolastico; ci tassammo tutti: famiglie, colleghi insegnanti; e i genitori dei ragazzi, oltre al danaro, diedero il consenso e si costituirono in un comitato. L’unica cosa che chiesi a politici e istituzioni fu di non intralciarci ed avallare il nostro operato. Lo sa quanto ci abbiamo messo? Un anno! In un solo anno abbiamo completato l’opera ed abbiamo avuto a disposizione centro sportivo completo di campetti polivalenti. Indubbiamente l’impresa è la migliore testimonianza della coesione che avevamo saputo creare e che ancora oggi ritrovo negli occhi dei miei ex alunni”.

Qual è, tra le tante, la medaglia che ha contato di più per lei e perché? 
“Più che un’unica medaglia direi che ricordo con particolare emozione un evento: le Olimpiadi di Roma sono state speciali, ma gli Europei di Anversa del ’65 mi sono rimasti nel cuore perché raggiunsi un successo mai eguagliato nella ginnastica italiana maschile: conquistai il titolo assoluto con 3 primi posti (corpo libero, anelli, sbarra) e un bronzo alle parallele; 4 podi in una sola competizione internazionale era una cosa che non si era mai vista e anche in seguito non si vedrà mai più se non in campo femminile nel 2007 con Vanessa Ferrari”.

Fisico, spirito e talento: elementi necessari per costruire un campione di qualunque disciplina. E nella Ginnastica? Quale è il più importante e cos’altro serve?
“Effettivamente queste cose sono fondamentali: io fui notato la prima volta proprio per il mio fisico adatto, quanto allo spirito adatto io ho sempre adorato il movimento in genere ed ho sempre ricercato un certo divertimento in tutto quello che facevo. Per quel che riguarda il talento poi credo che una predisposizione sia necessaria e che renda tutto più facile come quando da bambino ho imparato da solo a fare il Flic Flac osservando gli atleti del Circo. Ma ci sono moltissime altre cose che contano nella Ginnastica: ad esempio devi essere convinto di fare bene e trovarti nella condizione di non pensare ad altro”. 

Com’è la Ginnastica per i ragazzi di oggi?
“Purtroppo vedo poco che ci si diverta in palestra: dobbiamo pensare che ai miei tempi noi avevamo la strada che era il nostro campo di battaglia per correre, giocare, arrampicarsi, magari anche farsi male, ma misurandosi con le proprie capacità. Ci divertivamo così. Oggi questo non può più esserci e, se deve essere lo sport a sostituirlo, i ragazzi devono potersi divertire. Invece non mi sembra che questo avvenga molto. I genitori sono spesso presenti e inevitabilmente almeno un po’ il naso ce lo mettono. Del resto oggi i ragazzi devono essere accompagnati, non hanno la possibilità di muoversi liberamente come facevamo noi”.

Parliamo della “sua“ Ginnastica, quella innovativa, quella che le ha fatto guadagnare un 9.30 olimpico nonostante la rottura del tendine d’Achille; quella che l’ha portata ad elaborare combinazioni non più singole, ma multiple, sconosciute all’epoca; quella che all’Olimpiade di Tokyo, in un minuto e mezzo di corpo libero, la fece rimanere in aria circa un minuto e quindici secondi; e quella che, perché no, le ha fatto portare innovazione anche nella tenuta introducendo i pantaloni corti. Possiamo parlare dell’inizio della Ginnastica moderna? 
“Questo scarto evolutivo della Ginnastica c’è effettivamente stato ed è stato il punto chiave della squadra del ’60; è nato essenzialmente dal divertimento di noi ragazzi in palestra: facevamo prove senza sosta e inventavamo in continuazione perché la materia ci piaceva, ci coinvolgeva e insieme ci divertivamo. Insomma eravamo come un gruppo di amici che gioca in palestra. Oggi per seguire una squadra servono medici, psicologi, trainer di specialità diverse: all’epoca eravamo solo noi; e la creatività che ci ha portato i risultati nasceva dal fatto che insieme ci divertivamo. Semplicemente”.

Perché secondo lei la Ginnastica non ha un seguito di pubblico pari ad altri sport più popolari? 
“La Ginnastica non può avere un pubblico troppo vasto, deve rimanere una chicca: perché è più difficile, meno intuitiva di tanti altri sport; va conosciuta nei dettagli tecnici per poter essere apprezzata… Se non si conoscono le basi difficilmente si può trovare un trasporto per la disciplina. Non è come il Calcio che fondamentalmente è un gioco e la sua finalizzazione è facilmente intuibile. Ancor più difficile è poi accorgersi delle differenze di esecuzione tra un atleta e un altro”.

Lei è figlio del gestore di un bar a Roma, quindi ha vissuto la Città Eterna a partire da quando era bambino o ragazzo negli Anni ‘50 e ‘60. Cosa manca a Roma, oggi, rispetto al passato? 
“Allora la gioventù era libera davvero: oggi un giovane difficilmente può scoprire Roma in libertà: ci sono pericoli ovunque e il traffico… Io da ragazzino quando finivo le lezioni a scuola e non sapevo come impiegare il tempo, andavo a correre verso il Centro, poi magari verso il Pantheon o un’altra zona e andavo alla scoperta di Roma; non avevo i genitori che mi portavano: prendevo e andavo a fare una corsa da solo. Io me la sono goduta davvero Roma. Oggi Roma è ancora troppo troppo bella; ma poco vivibile”.

L’attuale pandemia ha provocato lo slittamento delle Olimpiadi e a tutt’oggi la nuova data prescelta non è sicura.
“Spero davvero che le Olimpiadi si potranno svolgere, ma diventa tutto molto difficile per via del periodo e di conseguenza non facile da godere. Tutto questo costituisce una vera e propria menomazione allo spirito delle Olimpiadi: dovrebbero essere la manifestazione più libera e ormai invece è difficile che lo sia: tra terrorismo, politica, pandemia, c’è sempre un motivo di tensione; non è più la festa intesa come chiave di rinnovamento. Io amo le Olimpiadi e il loro valore fortemente culturale e simbolico di unione tra i popoli. Il mio sogno è che ogni 50 anni si possa programmare un’”Olimpiade Universale” con gare distribuite contemporaneamente su tutti i continenti, in cui il mondo si fermi per 15 giorni per godersela appieno: una vera festa sportiva”.

 

 
La moglie di Menichelli? Una ginnasta…
Alla scoperta di Gabriella Pozzuolo 

Gabriella Pozzuolo, moglie di Franco Menichelli, è stata anch’essa una ginnasta di prim’ordine; a 9 – 10 anni entra in palestra su prescrizione del medico che consiglia alla madre questo percorso per combattere l’asma della bambina. Presto Gabriella si appassiona alla Ginnastica e dopo quattro o cinque anni, quando l’asma scompare, lei si ritrova, giovanissima, in Nazionale: dopo l'Olimpiade di Roma del 1960, infatti, la squadra femminile necessitava di un ricambio in quanto le atlete avevano raggiunto un’età che non avrebbe consentito loro un’altra Olimpiade. 
Nel ’62 l’incontro con Franco Menichelli e nel 1964 Gabriella diviene Campionessa Italiana assoluta; nel 1968 fa parte della nazionale femminile che partecipa ai Giochi di Città del Messico. Quell’Olimpiade quindi segnò l’esordio per Gabriella in una manifestazione del genere, e contemporaneamente l’inizio della parabola di discesa per Franco a causa dell’infortunio occorsogli proprio in quell’occasione. 
L’incontro con Franco Menichelli era avvenuto nel 1962 per un caso fortuito: il Direttore Tecnico della Nazionale, da Coverciano dove era in raduno, mandò Gabriella a Roma, presso gli impianti dell’Acqua Acetosa, dove era presente anche la squadra maschile; durante una gara Italia – Polonia, Franco era impegnato nelle prove e la squadra femminile era sugli spalti; dopo uno scambio di sguardi in breve sbocciò l’amore tra i due ragazzi che avevano all’epoca 16 anni lei e 21 lui e che da allora non si sono più lasciati. Oggi, dopo quasi 60 anni di vita insieme, gestiscono una palestra a Roma.
 

 

 
L’incredibile palmarès di Franco Menichelli

1960, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro

1960, Giochi Olimpici, Roma, Corpo libero. Bronzo
1960, Giochi Olimpici, Roma, Concorso a squadre. Bronzo
1961, Europei, Lussemburgo, Corpo libero. Oro

1961, Europei, Lussemburgo, Volteggio. Argento

1961, Europei, Lussemburgo, Parallele. Bronzo1962, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro

1962, Mondiali, Praga, Corpo Libero. Bronzo

1963, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro

1963, Europei, Belgrado, Corpo libero. Oro

1963, Europei, Belgrado, Parallele. Bronzo
1963, Giochi del Mediterraneo, Napoli, Concorso generale individuale. Bronzo


1963, Giochi del Mediterraneo, Napoli, Anelli. Bronzo
1963, Giochi del Mediterraneo, Napoli, Squadre. Oro


1963, Giochi del Mediterraneo, Napoli, Corpo libero. Oro

1963, Giochi del Mediterraneo, Napoli, Volteggio. Oro
1964, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro


1964, Giochi Olimpici, Tokyo, Anelli. Argento
1964, Giochi Olimpici, Tokyo, Parallele. Bronzo
1964, Giochi Olimpici, Roma, Corpo libero. Oro

1965, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro

1965, Europei, Anversa, Concorso generale individuale. Oro

1965, Europei, Anversa, Corpo libero. Oro

1965, Europei, Anversa, Anelli. Oro

1965, Europei, Anversa, Sbarra. Oro

1965, Europei, Anversa, Parallele. Argento
1966, Campionati nazionali, Concorso generale individuale. Oro


1966, Mondiali, Dortmund. Corpo libero. Bronzo
1966. Mondiali, Dortmund, Anelli. Bronzo
1967, Europei, Tampere, Corpo libero. Argento
1967, Europei, Tampere, Parallele. Argento
1967, Europei, Tampere, Concorso generale individuale. Bronzo
1967, Europei, Tampere, Sbarra. Bronzo
1967, Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Squadre. Oro
1967 , Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Corpo libero. Oro
1967, Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Anelli. Oro
1967, Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Sbarra. Oro
1967, Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Volteggio. Oro
1967, Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Concorso generale individuale. Argento
1967. Giochi del Mediterraneo, Tunisi, Cavallo. Bronzo

2003, E’ stato inserito nella hall of fame internazionale della ginnastica (International Gymnastics Hall of Fame)
2015, Collare d’Oro al merito sportivo
2015 Una targa a lui dedicata viene inserita nella Walk of Fame dello sport italiano al Foro Italico a Roma.

 

LA GINNASTICA ARTISTICA MASCHILE


Si tratta di una disciplina olimpica che, nella sua parte maschile, prevede sei differenti specialità date da sei differenti attrezzi sui quali il ginnasta può eseguire i suoi esercizi. Il risultato agonistico è determinato dalla somma dei punteggi ottenuti ai vari attrezzi (concorso generale) oppure dal punteggio ottenuto in uno solo di questi (finale di specialità). Gli esercizi vengono valutati in base alla complessità tecnica, alla precisione e all’eleganza dell’esecuzione.

Cavallo con maniglie – Qui l’esecutore ha il compito di muovere il corpo rispetto ad una superficie molto particolare, per dimensioni e conformazione, ed escludendo completamente l’intervento degli arti inferiori. Tutti gli esercizi sono infatti eseguiti in appoggio sulle braccia e prevedono movimenti rotatori (mulinelli) e pendolari (forbici).
    
Volteggio – Si tratta di una specialità altamente dinamica che mette in risalto le doti acrobatiche dell’esecutore.
Consiste in una rincorsa di 25m al massimo, di una battuta a piedi pari su una pedana elastica, della posa delle mani su una superficie chiamata “tavola” posta a 135 centimetri da terra e di una conseguente fase di volo in cui l’esecutore esegue rotazioni rispetto ai vari assi del corpo. 

Anelli – Sono l’unico attrezzo di tutta la ginnastica in cui il contatto dell’esecutore con l’attrezzo, cioè la presa delle mani sugli anelli, resta immutato per tutto l’esercizio. Le esecuzioni prevedono sia fasi dinamiche (in ap

Intervista a Marco Lodadio. "La mia vita tra gli anelli: quelli della Ginnastica e quelli delle Olimpiadi"

Vi racconto il mio lockdown
e un sogno olimpico sfumato per la pandemia…

Il colmo per un atleta olimpico? Ricevere nel giorno del proprio compleanno la notizia dell’annullamento delle Olimpiadi. E proprio questo è successo a Marco Lodadio il 24 marzo di quest’anno. “Stavo lavorando ormai da mesi per la partecipazione ai Giochi quando si è cominciato a sentir parlare di Coronavirus; pian piano la pandemia si è scatenata, ma io non ho smesso di lavorare: ero molto lanciato, avevo già preparato un esercizio con valore più alto di quello fatto al Mondiale, non potevo rallentare e continuavo a sperare che l’appuntamento potesse essere rispettato: mi sono chiuso in palestra e ho cercato di concentrarmi sul lavoro. Ho sentito molto la tensione di quel momento tanto che, non credo sia un caso, ho avuto un infortunio proprio in quel periodo: è stato molto difficile continuare come se niente fosse quando si è capito che il virus ormai si diffondeva senza confini. Quando è iniziato il lockdown ho voluto continuare a crederci: ho contattato un fabbro, ho ideato un attrezzo e me lo sono fatto costruire, in modo da avere la possibilità di continuare gli allenamenti anche a casa. Poi è arrivato il mio compleanno e quello stesso giorno è stata data notizia ufficiale dello slittamento delle Olimpiadi 2020”.
 
(L'attrezzo ideato da Marco Lodadio per affrontare il lockdown)
Un fatto, quello dello slittamento delle Olimpiadi, che non ha precedenti nella storia e che in più battezza il tuo compleanno. Come rimodulerai adesso le tue aspettative e tutto il lavoro che c’è dietro?
“Una cosa per volta: l’intenzione di arrivare preparato all’appuntamento è fortissima, ma adesso devo cogliere l’occasione datami da questo rallentamento del programma per dedicarmi a qualcosa che ancora non è stato ufficialmente diffuso: colgo l’occasione per farlo adesso. Mi sono sottoposto a un piccolo intervento a una spalla. Come raccontavo, a marzo, complice forse tutta la tensione per la preparazione olimpica mista allo stress del possibile annullamento dell’appuntamento, ho avuto un piccolo infortunio; durante il lockdown non è stato possibile fare adeguati accertamenti: ho solo cercato di mantenere il tono muscolare attraverso il lavoro e la fisioterapia. In seguito, fatte tutte le prove necessarie, si è evidenziata la necessità di procedere con un’artroscopia alla quale ho deciso di sottopormi al più presto”.

Cosa comporterà questo per la tua preparazione?
“Non posso ancora saperlo con precisione, ma non credo si tratti di nulla di complicato; certo è che io sono un atleta che “vive sulle spalle” perciò dovrò dare tempo al tempo per non compromettere nulla; si tratterà di portare un tutore per un periodo, poi di sottoporsi alla fisioterapia che avrà un tempo diverso a seconda del lavoro che è stato fatto e poi, piano piano, si ripartirà con la preparazione vera e propria. Se tutto va come deve, conto di rientrare nel vivo delle competizioni all’inizio del prossimo anno per completare la preparazione per le Olimpiadi”.

La pandemia ha dunque lasciato un segno indelebile?
“Credo di si, sia per me, che per lo sport in genere che per gli impianti sportivi che per tutti coloro che di sport vivono non solo come atleti, ma anche come personale di questo mondo a vario titolo. Siamo ancora in una situazione di incertezza: la decisione sullo svolgimento delle Olimpiadi è stata in realtà solo rimandata a ottobre, mese in cui, a seconda della diffusione del Covid 19, potrebbe essere deciso per l’annullamento definitivo e io sto vivendo con questo pensiero. Per contro, nonostante la gravità della situazione sia sotto gli occhi di tutti, noto un eccesso di tranquillità: le persone a mio avviso non stanno adottando sufficienti precauzioni e vivono in maniera troppo facile una situazione che potrebbe ribaltarsi da una settimana all’altra. Abbiamo in questo momento secondo me la tendenza a sottovalutare, mentre dovremmo essere più prudenti. Le società sportive hanno fatto e stanno facendo degli sforzi così grandi che mi rendo conto che non si possano sopportare a lungo, ma del resto ne va della prosecuzione stessa delle attività. Riesco a mettermi con facilità dalla parte degli operatori del mondo sportivo perché abbiamo una palestra di famiglia a Frascati che, dopo anni di attività, abbiamo deciso di chiudere per la prima volta: ci siamo resi conto della gravità della situazione e non riapriremo se non potremo stare più tranquilli rispetto ai contagi”.

Raccontami la “tua” ginnastica, il tuo modo di vedere questo sport che dal di fuori risulta essere un affascinante connubio di leggerezza e forza.
“In effetti lo è anche se è frutto di un insieme di più cose. Coordinazione, forza, velocità e mobilità articolare; poi ogni atleta ha delle caratteristiche specifiche: io ad esempio sin da subito ho dimostrato di avere un’ottima coordinazione, un eccellente rapporto peso/potenza, ma di essere più carente nella mobilità articolare; ho dovuto lavorare di più su questo punto e forse anche per queste mie caratteristiche gli Anelli sono la specialità che mi è più congeniale (oltre ad avermi sempre molto affascinato). In ogni caso ho lavorato duro su tutto, tanto che il mio primo titolo importante l’ho raggiunto nel Volteggio e all’inizio sembrava fosse proprio quella la specialità a me più congeniale. Giunto al livello di oggi posso dire che, come tutti gli sport praticati ad alto livello, anche la Ginnastica espone a qualche rischio. Tutti gli atleti di vertice sfidano i limiti del proprio corpo ed è per questo normale che si vada incontro a rischi di trauma. Il mio infortunio alla spalla rientra in questo margine di rischio, ma per il resto della mia carriera devo dire che sono stato fortunato: ho avuto solo infortuni di poco conto e senza conseguenze, tranne un intervento sempre a questa spalla, che ho subito a 14 anni”.
 
Non deve essere stato facile per un ragazzo così giovane e con tanta strada ancora davanti. Com’è stata per te da bambino e da adolescente?
“Quello dell’operazione a 14 anni è stato un momento traumatico: dovevo ancora formarmi come atleta, la strada davanti a me non era ancora così chiara, non ero certo che avrei avuto un futuro di atleta di prim’ordine per cui ho affrontato l’intervento con mille domande e incertezze. L’appoggio dei miei genitori è stato fondamentale, in quell’occasione come per tutto il periodo di bambino e adolescente. Loro ci hanno sempre creduto prima ancora di me. Da bambino ci hanno creduto perché, pur avendo una propria palestra, mi hanno sempre portato ad allenarmi fuori, anche lontano, per trovare ciò di cui avevo bisogno per crescere in questo sport. Io mi considero un po’ un “esperimento” di mamma e papà: il mio primo allenatore è stato papà, ma il mio primo vero allenatore è stato Luigi Rocchini; è cresciuto con me, sono 18 anni che mi allena; abbiamo avuto i nostri momenti di conflitto e di grande unione: oggi una fiducia sconfinata mi lega a lui.
E poi, per tornare ai miei genitori, anche da adolescente hanno creduto in me più di quanto facessi io stesso e mi hanno sostenuto anche in momenti in cui tra i 16 e i 18 anni pensavo spesso di non essere abbastanza bravo e di voler lasciare, nonostante poi io sia stato abbastanza precoce: il mio primo Oro agli Europei l’ho avuto a 17 anni nella disciplina del Volteggio”.
 

Maturità umana e maturità sportiva coincidono?
“Assolutamente no, almeno nel mio caso. Sono stato pronto fisicamente come atleta di alto livello intorno ai 20 anni,mentre umanamente non credo di essere stato maturo prima dei 23/24 anni”.
 
Oltre al duro lavoro fisico poi c’è quello psicologico.
“Quando vai in competizione, specie ad alto livello, l’approccio mentale è fondamentale: è chiaro che quando parli di vertice di una disciplina tutti coloro che vi sono giunti devono essere in una forma fisica ottimale, mentre l’approccio mentale può fare la differenza; e questo si è capito sempre di più negli ultimi anni e fa parte di quei cambiamenti che fanno la storia dell’evoluzione dello sport. Io stesso ne ho compreso pienamente l’importanza tanto che negli ultimi 5 anni mi sono fatto seguire con regolarità da uno psicologo sportivo”.
 
L’Italia ha una grande tradizione nella Ginnastica in generale e negli Anelli in particolare: un passato importante, con grandi predecessori come Chechi e Morandi; ma come è cambiata la Ginnastica di oggi rispetto a quella di ieri?
"E’ cambiata moltissimo un po’ in tutti i campi: nei metodi, nell’approccio all’allenamento, nelle gare, nella costruzione di un atleta. L’impiego di uno psicologo sportivo ad esempio costituisce proprio una di queste innovazioni fondamentali. E poi c’è l’evoluzione nella costruzione delle attrezzature: per fare un esempio su tutti, oggi le pedane del corpo libero posseggono sotto uno strato di molle che incide molto sulla spinta e quindi sulla performance. Anche nel lavoro di allenamento, la continua ricerca del miglioramento ha dato più metodo al lavoro in genere e all’uso di pesi e attrezzi in particolare. Non dobbiamo poi dimenticare internet: per quanto possa superficialmente sembrare strano, la rete è un mezzo di enorme importanza che fa la differenza con il passato; in un click riesci a seguire gli allenamenti dei grandi campioni, vedere cosa fanno i colleghi, tenerti aggiornato costantemente e scambiare informazioni”.
 
Parlami del tuo concetto di squadra.
“Beh, innanzi tutto allora dobbiamo parlare della magica Roma!” Fragorosa risata.“A casa mia per tradizione si tifa Roma e quindi anche io ne sono un tifoso fin da bambino, anche se ora non seguo più molto il calcio. In ogni caso quando ho incontrato Totti per me è stata una grandissima emozione perché era il mio idolo da bambino. Scherzi a parte io appartengo in questo momento a 2 squadre: quella della Nazionale e quella dell’Aeronautica, anche se molti membri dell’una appartengono anche all’altra; il legame tra di noi quindi è molto saldo. Io sono in Nazionale dal 2007 e all’inizio non ero un atleta fondamentale per la squadra, ma la voglia di primeggiare ha forgiato il mio carattere. Siamo da sempre molto coesi perché la nostra è sempre stata una squadra che ha dovuto lottare molto: per fare un esempio pratico nel 2019 a Stoccarda nei Campionati Mondiali qualificanti per le Olimpiadi siamo arrivati dietro alla Germania per soli 5 decimi a causa di un loro fallo poco valutato. Ce la mettiamo tutti davvero tutta, in entrambe le squadre. Quella dell’Aeronautica poi ha avuto il grande pregio di donarmi quella tranquillità economica che mi consente di allenarmi serenamente e dedicarmi solo a questo sentendomi un vero lavoratore con una sua stabilità”.
 
Una settimana tutta dedicata agli allenamenti quindi? Niente vita fuori dalla Ginnastica?
“L’impegno è gravoso, ma cerco di coltivare anche la mia vita privata. Al termine degli allenamenti torno sempre a Grottaferrata, ai Castelli Romani, dove ho scelto di abitare. Fa parte della zona nella quale sono nato, che amo molto anche se non l’ho mai vissuta come avrei voluto dovendo sempre allenarmi fuori. Mi piace però tornarci tutte le volte che posso, stare con quella che è la mia ragazza da 8 anni e con la quale convivo da qualche tempo. La domenica è un giorno che dedico al riposo, ma anche a rimanere in contatto con la realtà fuori dalla Ginnastica: ho coltivato amicizie anche fuori da questo contesto e cerco di mantenere le mie passioni; seguo le moto GP e sono un grande fan di Valentino Rossi; ho io stesso una moto che utilizzo naturalmente con le dovute cautele. Ma il sogno di girare in pista c’è. Per ora comunque il tempo fuori dalla palestra a disposizione è poco: la sola domenica non mi consente di viaggiare come vorrei, provare altri sport come mi piacerebbe e in ogni caso qualsiasi cosa io faccia sono sempre molto limitato dal dover sempre fare attenzione a non mettere a repentaglio il mio fisico in alcun modo”.
 
C’è anche un po’ di ASI nella tua vita?
”Si, abbastanza direi e in modi diversi. Alla fine del 2018 sono stato anche premiato da ASI in occasione del premio Sport e Cultura.
Mio padre Marco è Direttore Tecnico della Nazionale di ASI Vitattiva di Alfonso Rossi e Presidente della Gym Point, società affiliata ad ASI. Attualmente poi gareggio, oltre che per l’Aeronautica Militare, con la AS Gin Civitavecchia che è anche un polo di allenamento ed è affiliata ASI. Inoltre le mie prime gare sono state all’interno dei circuiti degli Enti di Promozione Sportiva e io stesso, quando allenavo i bambini in palestra, li portavo poi a fare gare ASI. La formazione dei giovani atleti nel vivaio degli EPS è eccellente e contribuisce alla diffusione della disciplina anche preparando i campioni di domani".

 
Olimpiadi a parte, il futuro è nelle tue mani: cosa vorresti farne?
"Essendo ancora in piena attività devo dedicarmi a questo al 100%, ma penso già a cosa mi piacerebbe fare in seguito. Sono molto legato alla zona dei Castelli Romani in cui sono nato e ho sempre avuto il grande cruccio che non ci sia in quell’area una struttura adeguata per la pratica della Ginnastica ad alto livello. Sia io che i miei genitori abbiamo dovuto fare sacrifici per potermi far allenare sempre fuori e io per questo non ho vissuto Frascati, dove sono nato, come avrei voluto. Ho sempre trovato poco sostegno da parte delle Istituzioni locali e la Ginnastica continua a non avere una grande visibilità in zona. Il mio progetto sarebbe quello di dotare finalmente l’area di una struttura che aiuti la diffusione delle Ginnastica e dei suoi valori; la Ginnastica porta pulizia, sviluppa coordinazione e forza ed è per questo l’ideale per bambini di 6/7/8 anni. Io stesso ho insegnato a Frascati per parecchio tempo ai bambini, ho portato un gruppo di ragazzi tra gli 8 e i 13 anni fino a fare le gare di serie C e i Campionati Nazionali, ma poi molti smettono perché non hanno una struttura adeguata dove poter continuare a meno che non si allontanino. Il mio progetto a lunga scadenza è dunque quello di dare un futuro alla Ginnastica attraverso le nuove generazioni dei Castelli Romani”.
 
 
 

 

 PALMARES MARCO LODADIO

 

 MANIFESTAZIONE  RISULTATO
 
 LUOGO/ANNO  SPECIALITA’
 Campionati Italiani  
 Assoluti Juniores
 ORO  Meda 2011  Volteggio
 
 
 
 Campionati
 Italiani Assoluti
 
 ORO  Catania 2012  Volteggio
 BRONZO  Catania 2012  Corpo libero
 BRONZO  Ancona 2014  Anelli
 BRONZO  Ancona 2014  Volteggio
 ORO  Torino 2016  Anelli
 ORO  Perugia 2017  Anelli
 ORO  Riccione 2018  Anelli
 ORO  Meda 2019  Anelli
 Giochi
 del Mediterraneo
 ARGENTO  Terragona 2018  Anelli
 Giochi Europei  ORO  Minsk 2019  Anelli
 Europei  BRONZO  Birmingham  
 2010
 Volteggio
 ARGENTO  Stettino 2019  Anelli
  Mondiali  BRONZO  Doha 2018  Anelli
 ARGENTO  Stoccarda 2019  Anelli
 

 

 
La Ginnastica Artistica maschile
Si tratta di una disciplina olimpica che, nella sua parte maschile, prevede sei differenti specialità. Il risultato agonistico è determinato dalla somma dei punteggi ottenuti ai vari attrezzi (concorso generale) oppure dal punteggio ottenuto in uno solo di questi (finale di specialità). Gli esercizi vengono valutati in base alla complessità tecnica, alla precisione e all’eleganza dell’esecuzione.


 

Cavallo con maniglie
Qui l’esecutore ha il compito di muovere il corpo rispetto ad una superficie molto particolare, per dimensioni e conformazione, ed escludendo completamente l’intervento degli arti inferiori. Tutti gli esercizi sono infatti eseguiti in appoggio sulle braccia e prevedono movimenti rotatori (mulinelli) e pendolari (forbici).

Volteggio
Si tratta di una specialità altamente dinamica che mette in risalto le doti acrobatiche dell’esecutore.
Consiste in una rincorsa di 25m al massimo, di una battuta a piedi pari su una pedana elastica, della posa delle mani su una superficie chiamata “tavola” posta a 135 centimetri da terra e di una conseguente fase di volo in cui l’esecutore esegue rotazioni rispetto ai vari assi del corpo. 

Anelli
Sono l’unico attrezzo di tutta la ginnastica in cui il contatto dell’esecutore con l’attrezzo, cioè la presa delle mani sugli anelli, resta immutato per tutto l’esercizio. Le esecuzioni prevedono sia fasi dinamiche (in appoggio e in sospensione) sia elementi statici: questi ultimi richiedono quasi sempre delle espressioni di forza notevolissime.

Corpo libero
In questo caso l’“attrezzo” con cui il ginnasta interagisce è il suolo: il corpo dell’esecutore mettendo è così“libero” di eseguire evoluzioni e figure. Tuttavia, in realtà, le moderne pedane per gli esercizi al corpo libero poco hanno a che fare con un semplice suolo: si tratta infatti di quadrati di 12m di lato con un elevato grado di elasticità, che consentono quindi fasi di volo molto ampie che costituiscono l’evoluzione tecnica di questa specialità.

Parallele simmetriche
sono due correnti paralleli distanziati fra loro all’incirca quanto la larghezza delle spalle dell’esecutore e sostenuti da quattro montanti ad un’altezza dal suolo di 2m. Gli esercizi a questo attrezzo prevedono figure e di movimenti eseguiti interagendo con l’attrezzo con i soli arti superiori, in cui sono tuttavia predominanti le fasi in appoggio.

Sbarra
E’ costituita da un unico corrente posto a quasi tre metri di altezza e l’esecutore interagisce esclusivamente attraverso la presa delle mani. La possibilità di ruotare l’intero corpo attorno alla sbarra in modo estremamente dinamico consente l’esecuzione di elementi con un’ampia fase di volo lasciando e riprendendo le impugnature (salti).
 

 

[  Chiara Minelli  ]

 

Tutto pronto per il Corso Istruttori ASI Ginnastica Artistica 2019-2020

Tutto pronto per il Corso Istruttori Ginnastica Artistica della Regione Lazio, anno 2019-2020, che si terrà a Roma presso la sede Nazionale del settore Ginnastica, in via Salvatore Rebecchini. 

Il corso (a breve verrano indicate le date di svolgimento) organizzato dal Settore Nazionale Ginnastica dell'ASI in collaborazione con la Confsport Italia A.S.D.R., propone di approfondire la tecnica e la didattica della ginnastica artistica con specifico riferimento alla metodologia di allenamento relativa all’avviamento dell’attività di base al fine di acquisire concrete e qualificate competenze lavorative nel settore.

Le attività saranno dedicate sia all’apprendimento dei principi generali della tecnica di base attraverso lo studio, l’organizzazione e l’ideazione di esercizi sia ai principi generali di metodologia e didattica in riferimento al lavoro individuale e interrelazionale.

Argomenti e durata del corso

– Elementi di Fisiologia e Medicina applicata allo Sport
– Cenni di traumatologia e Pronto Soccorso
– Teoria e metodologia dell’allenamento
– Preparazione Fisica generale e specifica
– Preparazione coreografica
– Teoria e pratica: mini trampolino, volteggio e parallele
– Teoria e pratica: trave e corpo libero
– Pratica dei quattro attrezzi
– La durata del corso è di 25 ore + 2,5 ore per l'esame

Requisiti

– Diploma di scuola media superiore;
– 18 anni compiuti
– Certificato medico di idoneità all’attività sportiva non agonistica;
– Una fotografia formato jpg;
– Modulo tesseramento individuale, con allegato la copia del versamento;

Le fotografie, il certificato, il modulo e la ricevuta del pagamento dovranno pervenire tramite mail all’indirizzo info@confsportitalia.it.

Venticinque anni per la Polisportiva Bellona

Pubblico da stadio a Vitulazio – Caserta – per i 25 anni della Asd ASI Polisportiva Bellona che ha celebrato un quarto di secolo. Ospite d'onore Sofia Lodi, olimpionica e campionessa mondiale di ginnastica ritmica e Alessandro Iodice, mondiale e promessa olimpionica Tokyo 2020.
 

Per Pino Romano, lo storico presidente del sodalizio, il piacere e l’orgoglio di un traguardo raggiunto e gratitudine verso tutti coloro che hanno fatto, e fanno parte, di questo percorso iniziato 25 anni fa.
 
Durante la festa  sono stati distribuiti riconoscimenti  a tecnici, atleti e collaboratori. Ha condotto la serata il presentatore di Miss Italia Erennio de Vita.
 
Sono saliti sul  palco dedicato a Santa Maria dell'Agnena oltre 200 atleti ed atlete per esibirsi, per un evento diviso in due momenti: spettacolo di karate e di ginnastica ritmica. Il titolo del tema scelto per la ginnastica ritmica è "Terra Mia", un tributo da parte della Polisportiva alla propria terra, al proprio attaccamento al territorio rammaricando, ancora una volta, di non possedere uno spazio per contenere un simile evento.

Uno spettacolo preceduto da un altro evento commemorativo al Palazzetto dello Sport di Caserta e dove erano intervenuti: il presidente del CONI Regionale Michele De Simone, il suo Vice Giuseppe Bonacci, il Presidente Regionale dell'ASI Campania Nicola Scaringi.


 (Il Presidente di ASI Campania, Nicola Scaringi, premia la campionessa di Ginnastica Artistica, Sofia Lodi)

Ginnastica artistica, scende in campo Vitattiva

Presso l'impianto sportivo A.S. GIN Civitavecchia, grande kermesse di Ginnastica Artistica per la categoria "Prime Gare" individuale e squadra, "Trofeo Elite e Agonistica", 1°, 2°, 3°, 4° livello e specialità. Hanno preso parte società del Lazio, della Toscana e della Lombardia.
 

Hanno partecipato le seguenti società.
ASD ADOREA SPORT – ASD BASKET VALSUGANA – ASD GYM POINT – ASD GIORGIO LA PIRA – ASD SAN PIO X – ASD TUFELLO COMBAT – SSD ESCHILO 2 WORK IN PROGRESS – SSD NEW SYBERGYM – ASD OASI SPORT – ASD JUNIOR 88 – SSD PIANETA BENESSERE – ASD EUROPA CIAMPINO – ASD ASTROLABIO 2000 – ASD SAFI ELIS – ASD MB SPORTING CLUB – SSD GINNASTICA CIVITAVECCHIA – ASD PASS ROMA – ASD NEW ERA ACADEMY – ASD EOS GYM – APD PALOCCO – ASD VIRTUS TRIGORIA – APD GRAMSCI – AC GIANELLI ASD – ASD ACCADEMY GREEN HILL – SSD SPORTINGH HEALTH CLUB.

 

A Camaiore, le categorie Master, esordienti e Giovanissime…
 

Hanno partecipato le seguenti società.
ASD BASKET VALSUGANA – ASD VIRTUS TRIGORIA – APD PALOCCO – ASD GIORGIO LA PIRA – SSD NEW SYNERGYM – ASD L'AQUILONE – ASD TUFELLO COMBAT – ASD JUNIOR 88 – SSD GINNASTICA CIVITAVECCHIA ASD NEW ERA ACADEMY – ASD EUROPA CIAMPINO.

 

 Nella foto, il podio e, a lato, Alfonso Rossi, Presidente di Vitattiva, soggetto organizzatore delle manifestazioni.