​ASI: una partita di calcio femminile per aderire a #CISONOANCHEIO campagna contro ogni forma di violenza e discriminazione

Solo se si ha davvero alto il concetto di “squadra“ si superano le battaglie!

In occasione della Festa della Donna, A.P.A.S. Onlus ha il piacere di presentare a Roma la ‘‘1° PARTITA DEL CUORE DI CALCIO FEMMINILE‘‘ una manifestazione sportiva a sfondo benefico e sociale, patrocinata dal CONI e dalle più alte Istituzioni Nazionali, che vedrà scendere in campo, per la prima volta tante DONNE diverse, sia atlete vere impegnate sportivamente, sia attiviste e volontarie a livello politico e sociale, sia artiste del mondo dello spettacolo, tutte unite per manifestare insieme contro ogni forma di violenza e discriminazione. 
 
L‘evento si svolgerà il giorno 7 marzo 2015, con inizio alle ore 15.00, presso la storica e prestigiosa struttura dello Stadio dei Marmi, in Via del Foro Italico, e si articolerà in un triangolare di calcio a 11, che vedrà coinvolte le seguenti formazioni: “Res Roma Calcio Femminile“ di serie A, come squadra di casa ospitante, “Donne in Gioco“, formazione mista composta da VIP, esponenti delle varie associazioni di categoria e di volontariato, rappresentanti della politica e calciatrici provenienti da altre zone d’Italia e “ItalianAttori“ squadra di calcio formata da personaggi del mondo dello spettacolo televisivo e cinematografico , allenata dal mitico Giacomo Losi (ex capitano storico della AS Roma).
 
Dopo una presentazione delle diverse organizzazioni presenti, che vedrà la partecipazione di personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura, la manifestazione si aprirà con una simpatica ‘‘ouvertore“, tutta al femminile, che vedrà scendere in campo le due squadre di DONNE, in una minigara amichevole “simbolica“, che durerà 30‘ minuti (in 2 tempi da 15‘ min. 
ciascuno), divertendo e coinvolgendo il pubblico in una performance esclusiva ed originale. La squadra di casa incontrerà poi la formazione maschile “ItalianAttori“ in una partita di calcio regolamentare di 90‘ minuti (in 2 tempi da 45‘ min. ciascuno) durante la quale sarà possibile mostrare al pubblico quanto possa essere entusiasmante una partita di calcio giocata alla pari tra donne e uomini, dimostrando così che anche nello sport non ci possono essere distinzioni. 
 
L’obbiettivo, infatti, è dare visibilità al calcio femminile, in Italia, per una sua migliore conoscenza e valorizzazione, sostenendo la proposta di legge per i diritti delle donne nello sport presentata alla Camera dei Deputati e, soprattutto, manifestare solidarietà a tante donne vittime di violenza e gravi abusi che, per l’occasione, saranno invitate a partecipare insieme a tanti bimbi, costretti a vivere presso i centri antiviolenza, facendogli passare una giornata spensierata, lontana dagli incubi di una vita messa duramente alla prova. Inoltre, sarà effettuata anche una raccolta di materiali utili, di prima necessità, da donare alle case famiglia che li ospitano, offrendo così anche un aiuto più concreto . 
 
Durante la minifestazione, coinvolgendo gli ospiti presenti, saranno organizzati anche degli intrattenimenti di tipo spettacolare, con importantissime sorprese, facendo interviste sul campo e riempendo così le pause con degli intermezzi che, oltre ad approfondire le delicate tematiche trattate, legate alla violenza e ai femminicidi, serviranno soprattutto a ravvivare l’atmosfera, grazie alla partecipazione di famosi personaggi del mondo dello spettacolo, in modo da riuscire così a donare un sorriso in più ai bambini presenti. 
 
Con questa iniziativa, realizzata appositamente in occasione di una ricorrenza così importante che, purtroppo, negli anni, ha un po’ perduto il suo vero significato, vogliamo realizzare un momento di riflessione sulla condizione femminile in Italia, in generale, ma soprattutto un processo di sensibilizzazione nei confronti dell’immagine della donna, legata ad alcuni pregiudizi che, purtroppo, esistono ancora nel nostro Paese e la penalizzano fortemente, come succede appunto.Perciò, dev‘essere una giornata di festa, che possa essere in grado di dare un valore più profondo a questa ricorrenza che, secondo la storia, ha un significato ben diverso da quello che il consumismo commerciale tende invece ad attribuirle. Riteniamo, infatti, che sia necessario riappriopiarsi di questa giornata, di farla diventare davvero un’occasione di confronto, non solo per ricordare conquiste sociali e superate lotte tra sessi, ma piuttosto per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana. Un giorno per riflettere, dunque, sulle attuali condizioni della donna e sui passi ancora da compiere per migliorarle: solo in questo modo la data dell'8 marzo potrà assumere un valore più importante e significativo! 
 
L’ingresso al pubblico è gratuito. 
 
La realizzazione della manifestazione sarà resa possibile grazie alla collaborazione dei volontari dell’A.P.A.S., dell’ASD Res Roma Calcio Femminile, dell‘organizzazione nazionale “ItalianAttori“, delle associazioni “Mamme nel pallone“, “Misericordia Onlus“, “Gruppo Idee“ del carcere di Rebibbia e dalle altre associazioni di categoria e volontariato che stanno dando il loro supporto, dai vari VIP del mondo dello sport, del giornalismo e dello spettacolo che stanno dando la loro adesione e da tutti gli operatori che hanno messo a disposizione la loro professionalità a titolo 
 
L’evento è patrocinato dal CONI, dal Dipartimento Calcio Femminile LND-FIGC, dalla Camera dei Deputati, dal Dipartimento Pari Opportunità e dell’Agenzia Nazionale Giovani della Presidenza del Consiglio, dal Ministero della Giustizia-Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, della Regione Lazio, da Roma Capitale, Assessorato allo Sport e ancora dalla AIC, dalla FIDAL, dalla FIR Nazionale Rugby Femminile, da FEDERITALIA e da altre organizzazioni istituzionali e sportive che stanno aderendo all’iniziativa.

Calcio, incredibile ma vero: anche i tedeschi possono sbagliare

Nella Germania del calcio funziona tutto o quasi alla perfezione. Dagli stadi pieni, al rispetto totale delle regole, alla civiltà dei tifosi. Tutti ingredienti che rendono il “prodotto pallone” molto appetibile. Però, ogni tanto, anche i tedeschi sbagliano e possono, per fortuna, essere criticati.

Alcune norme della Federcalcio teutonica sono infatti tanto dure quanto incomprensibili. Si parla tanto di “modello tedesco” come fosse infallibile. Ma non sempre è così. Basti pensare alla squalifica di tre giornate inflitta al difensore del Bayern Monaco Boateng per rendersene conto. Vabbè, per essere sanzionati con una simile punizione, è evidente che il giocatore abbia avuto un comportamento antisportivo. Gomitata? Insulti all’arbitro? Ha inveito contro i tifosi? Ha sputato ad un giocatore? Assolutamente no, nulla di tutto questo. Semplice espulsione per fallo da ultimo uomo in area. Dunque, calcio di rigore.
E allora, come si spiega la mano così pesante del giudice sportivo? In effetti, si fa fatica a farlo, ma la colpa è tutta del portiere Neur che ha neutralizzato il penalty. Proprio così, in Germania, infatti, vige un regolamento a dir poco discutibile. Con il cartellino rosso, se il vantaggio (in questo caso il tiro dagli undici metri) non si concretizza (ovvero il rigore parato), la sanzione è doppia. Se poi l’arbitro estrae il cartellino rosso allora i turni di squalifica sono tre. Uno per il rigore, uno per l’espulsione e uno per il mancato goal. Dunque, Boateng se la dovrà prendere con il suo compagno di squadra se gli hanno inflitto una simile squalifica.
Incredibile, ma vero. Il Bayern Monaco, naturalmente, ha presentato subito il ricorso e il difensore si è visto scontare di un turno la sua punizione. Ma rimane lo stesso una decisione che lascia tutti perplessi. “Il fatto che Neur abbia parato il rigore ha causato un amento del 200% della pena”, ha spiegato il giudice sportivo della Bundesliga, Hans Lorenz. “Non fosse stato per il penalty respinto la squalifica sarebbe stata di un turno”.
Per questo motivo Neur e Boateng adesso non si parleranno più. Scherzi a parte, nonostante le tante critiche e il poco buon senso, si tratta sempre di regolamento. E allora, per una volta, possiamo anche puntargli il dito contro a questi tedeschi.

La rivoluzione di Fondi

Ci sono personaggi, nella vita di tutti i giorni e nello sport, destinati a far discutere, a farsi amare o odiare a seconda dell’ottica dalla quale li si guarda,  per il modo dirompente di affrontare le cose, di entrare perennemente in takle per di arrivare all’obiettivo.
Stefano Bandecchi, imprenditore livornese , proprietario dell’Università Niccolò Cusano, è certamente uno di loro. Versatilità e atteggiamenti “forti” nel DNA, coraggio da vendere nel rifiutare finanziamenti pubblici per il suo ateneo, continua ad andar dritto per la sua strada.
Dopo aver rilevato e gestito per quattro anni l’emittente romana Mana Mana, dalla quale ha raccolto notevoli soddisfazioni ed ascolti, vincendo anche l’edizione 2012 del premio “Il Microfono d’Oro” ha deciso di gettare testa e cuore nel mondo del calcio cercando di acquistare dapprima il Grosseto, appena retrocesso in Lega Pro e poi, più ambiziosamente, il Livorno.
Le operazioni non sono (per ora) andate a buon fine, ma Bandecchi, animato dal “sacro fuoco” non ha mollato di un centimetro andandosi a prendere lo storico club “Football club Fondi 1922” riportando entusiasmo e nuova linfa in un ambiente non certo al top dopo alcune incolori stagioni.
La Unicusano ha acquistato la squadra di calcio del Fondi per farne il portavoce della ricerca scientifica. E’ chiaro ed evidente che il “nostro” abbia idee, quelle che mancano alla maggior parte dei dirigenti del nostro martoriato calcio professionistico, da spendere in una coraggiosa ma non velleitaria discesa nell’agone, cercando nuove strade. Il binomio ricerca-sport  è un connubio inedito che può schiudere sterminati scenari in campo medico ed in campo meramente sportivo.
Ma, facendo fede in pieno al personaggio, anche in questa occasione le luci dei riflettori sono state accese sull’imprenditore reo, a detta della tifoseria più oltranzista e tradizionalista, di aver arbitrariamente cambiato il nome della società, cancellando una storia quasi centenaria. 
Obtorto collo comunque i detrattori hanno dovuto chinare la testa. La squadra ora si chiama Unicusano Fondi prendendo il nome del’università telematica di proprietà di Bandecchi che ha una sede proprio a Fondi. Il romanticismo quindi fa spazio all’imprenditoria, ma indignarsi è oltre modo fuori luogo per un club a rischio estinzione.
La vera rivoluzione non sta nel nome che porterà la squadra ma nel modo in cui viene gestita dall’avvento della nuova proprietà.Si avverte da lontano che si respira aria nuova, che c’è voglia di crescere. La prima squadra, affidata ad un tecnico esperto come Sandro Pochesci, all’inizio ha stentato, ha faticato molto rispetto al valore della rosa. Niente paura, nel mercato invernale alcuni rinforzi di valore hanno ridato equilibrio al gruppo e la risalita è iniziata. Un escalation forse insufficiente per arrivare in vetta in questa stagione ma che sta dando sempre maggiore convinzione al gruppo e ai tifosi.
La società del resto è stata strutturata per guardare al futuro. Un occhio di riguardo ed investimenti per il settore giovanile che vanta tre formazioni, juniores nazionali, allievi regionali, giovanissimi regionali, tanti ragazzi in rampa di lancio che potranno, nel prossimo futuro essere messi in rampa di lancio.
Tutto questo accompagnato ad un grande lavoro nella comunicazione e nella valorizzazione dell’immagine, un aspetto che ha sempre contraddistinto il Bandecchi imprenditore. Radio Cusano Campus, nata sulle ceneri di Mana Mana, quotidianamente mette in risalto le imprese del Fondi (positive e negative) dando spazio ai protagonisti. Il Corriere dello Sport, grazie ad un accordo in partnership, pubblica periodicamente pagine monografiche sulla squadra di calcio e sulle iniziative ad essa correlate. Un’operazione mediatica e di marketing che non ha eguali nel campionato di serie D.
Insomma ha Fondi è nato un modello da seguire, un fenomeno, sportivo, sociale e culturale destinato a non restare soltanto in ambito locale. 
C’è chi è scettico, chi pensa che il tutto possa implodere in tempi relativamente brevi. Nessuno può dire con certezza quel che avverrà in futuro. Quel che è certo è che il passaggio di Bandecchi nel Fondi Calcio non passerà inosservato.

di Gianluca Montebelli