Fiammamonza. La storia

Cinquant'anni del Fiammamonza: una storia di date, numeri, nomi e, soprattutto, di valori – In burocratese, Associazione Dilettantistica Sportiva Fiammamonza 1970, nasce come Fiamma Ceraso, la polisportiva istituita il 15 ottobre 1966 dal professor Reno Ceraso, un docente di educazione fisica e dirigente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma che da quattro anni sta guidando una squadra femminile di pallavolo e una di atletica leggera.  

                                                              
Tutto nasce così…
E’ il 1970 quando Fabrizio Levati, un giovane avvocato  fidanzato della figlia Natalina, gli propone di costituire anche una squadra femminile di calcio. Lungimiranza o follia?  Da qualche anno ci sono già delle realtà in Italia, ma siamo al pionierismo puro, difficile da proporre in un mondo spiccatamente maschile. Lo stesso Fabrizio viene da una, seppur breve, esperienza come allenatore di una squadra femminile di calcio, il Gomma Gomma di Milano.
Fabrizio, con la sua idea, dimostra di essere controcorrente; non va dimenticato che lui, monzese doc, ama il calcio ma non si lascia influenzare dai colori biancorossi della squadra della sua città, come neppure da quelli rossonerazzurri della vicina Milano, lui tifa Sampdoria.
Il professore gli credette, nasce la società Fiamma Ceraso Monza  e Fabrizio ne diviene allenatore. Pochi anni dopo papà Ceraso passa la presidenza alla figlia, la professoressa Natalina con cui Fabrizio, nel frattempo (1972), si è sposata  e così il rapporto tra i due è assoluto. La società muta la denominazione in Fiamma Monza. 

In Serie A
Nel 1972 prende parte al campionato lombardo di Serie B. Nessuna presunzione, solo l’intento di promuovere il calcio anche fra le ragazze 
L’impegno è premiato e nel '73 si classifica al secondo posto e viene promossa in Serie A Interregionale. Ormai l’accoppiata Ceraso-Levati si rende conto che non basta fare correre delle ragazze dietro un pallone, occorre premere sull’acceleratore ed ecco che nel 1979 la Fiamma Monza approda alla Serie A dopo lo spareggio con la società A.C.F. Pordenone.
Le biancorosse, colori che si richiamano al capoluogo brianzolo, pagano il noviziato nella massima serie e nei due campionati successivi retrocedono in B; tuttavia vengono ripescate per completare l’organico della serie A. La Fiamma onorerà l’impegno rimanendovi per molte stagioni e intanto incassa lusinghieri risultati dalla formazione Primavera che nel 1981 vince il campionato regionale e si classifica terza nelle finali nazionali.
La rosa delle calciatrici si allarga e l’impegno organizzativo non è trascurabile: gli allenamenti si tengono al centro sportivo Singer Ambrosini, nel centro di Monza mentre le gare di campionato A nel campo del quartiere periferico di S.Albino. 
Certo una soluzione ottimale per dare visibilità all’impegno di atlete e dirigenti, ma i coniugi Levati si attivano ottenendo significative sponsorizzazioni: la denominazione Fiamma Monza viene integrata dal marchio RIAC e i risultati sul campo gratificano la fiducia.

La storica Coppa della Alpi
C’è l’occasione di affacciarsi sulla scena internazionale grazie alla Coppa delle Alpi a cui sono iscritte formazioni francesi, svizzere, tedesche e italiane tra cui la Fiamma Monza. Le partite su svolgono a Bresso, alle porte di Milano. Alla finale arrivano le brianzole e le tedesche del Bayern Munchen che vengono superate per 2-1, entrambe le reti sono della centravanti Mazzoleni. 
Ormai la conduzione societaria gode di meritata stima e nella stagione 1985 ottiene che alcune partite siano disputate anche nella storica Arena di Milano, per riconoscenza la squadra si chiamerà RIAC – Fiamma Ambrosiana.
Intanto il folto gruppo delle giovanissime, vivaio per promozioni alla prima squadra e alla Nazionale, conquista per due anni il Campionato Nazionale Primavera: 1985 e 1986.  
Frattanto, in campo, la squadra coglie dignitosi risultati ponendosi prevalentemente a metà classifica con un soddisfacente quarto posto nel 1984.

Per il movimento femminile, un salto di qualità
Il campionato successivo (1985-86) Fiamma Monza lo concluderà con un lusinghiero terzo posto, ma sarà l’ultimo nell’ambito della Federazione Italiana Gioco Calcio Femminile, istituzione privata, perché l’attività passa sotto la FIGC. Si realizza così un progetto più volte auspicato da Natalina Ceraso e da Fabrizio Levati affinché il movimento faccia un salto di qualità come organizzazione e visibilità.
A livello organizzativo registriamo che nel 1987 subentra un altro sponsor e sulle maglie del Fiamma viene posta la scritta Mamanoel.

In pianta stabile nel nuovo stadio. Addio a Fabrizio Levati
Un paio d’anni dopo ecco la felice e meritoria assegnazione dello stadio civico Gino Alfonso Sada, in via Guarenti e tuttora sede della società, dove più volte si allenò la Nazionale italiana in transito verso gare all’estero.
E arriva il 1995, esattamente il 21 novembre, a soli 50 anni,  Fabrizio Levati deve arrendersi al male, un cancro ai polmoni che aveva voluto combattere anche andando in panchina fino all’ultimo, la gara contro la Lazio. Lui però continuerà ad essere presente, “vicino” alla sua Tinì e alle ragazze che lo ebbero come allenatore che lo ricorderanno e ne tramanderanno gli insegnamenti alle più giovani; tuttavia quella sua presenza a bordo campo, quella sua bonaria severità, così come qualche battibecco con gli arbitri, non ci saranno più. La stagione si conclude comunque con un dignitosissimo 7° posto; nei due campionati successivi chiuderanno al 10° mentre al termine del 1998/99 finiranno al 16° con la conseguente retrocessione in B, ma con tanta voglia di riscatto.

Lo Scudetto del 2005
Riscatto immediato: chiude primeggiando nel suo girone per tornare in A. Intanto, altra soddisfazione dalle giovanissime: nel 2003 conquistano il terzo campionato Primavera. Manca solo quello della prima squadra che non si farà attendere molto: la stagione 2005/06 la vedrà vincitrice: l’ambitissimo Scudetto, e con 8 punti di vantaggio! 
Il 2006 si conclude felicemente per il Fiammamonza che il 2 settembre, a Saint Vincent, conquisterà la Supercoppa Italiana in un confronto contro il  Bardolino che si era invece aggiudicato la Coppa Italia. La gara si conclude 1-0 per le brianzole, goal di Chiara Gazzoli.
Il 2006 è un anno di grazia per il Fiammamonza che il 2 settembre, a Saint Vincent, conquisterà la Supercoppa Italiana in un confronto diretto contro il Bardolino Verona che si era invece aggiudicato la Coppa Italia. La gara si conclude 1-0 per le brianzole, grazie al goal che mette a segno Chiara Gazzoli al 16° del secondo tempo. Arbitra il signor Filippo Peron di Biella. 

 

 

SCUDETTO E SUPERCOPPA ITALIANA

Ai nastri di partenza del campionato 2005-2006 vediamo favorite: lo scudettato Bardolino, la Torres e  il Torino sulla cui panchina siede l’ex Giancarlo Padovan. Il Fiammamonza non oppone nomi celebri o celebrati, “solo”  un collettivo magistralmente diretto dall’ottima Nazarena Grilli, tornata da allenatrice a Monza dove era stata calciatrice dal 1986 al 1988.  La sua “rosa” è composta da Chiara Marchitelli, Giada Ferraro, Paola Balconi, Roberta D'Adda, Michela Greco, Viviana Schiavi, Laura Donghi, Chiara Gazzoli, Carmelina D'Andolfo, Venusia Paliotti, Cristina Murelli, Marianna Hofer, Serenella Liberati, Daniela Stracchi, Chiara Dedè, Filomena De Vincenzo, Elena Rivolta e Veronica Vinci. 
Alla fine le fiammette distaccheranno con molti punti le avversarie: 8 al Bardolino, 10 al Torino e 18 alla Torres: un trionfo.
E’ una vittoria strameritata che dona la definitiva consacrazione ad una società che è sempre stata un esempio per tutto il movimento del calcio femminile. Tutti la dedicano al fondatore Reno Ceraso e all’indimenticabile loro allenatore Fabrizio Levati.
 

 

Ecco l'ASI Monza
I campionati successivi seguono vedono buoni piazzamenti, sarà così anche al termine del 2009-2010 , ma c’è la retrocessione in A2. E’ l’occasione per fondersi con l’ASI Monza, sua seconda squadra e la denominazione sarà A.S.D. Fiammamonza 1970
L’anno dopo sarà in serie A, ma più che i risultati sul campo saranno i costi per il mantenimento della squadra a livello nazionale, un impegno particolarmente oneroso che la Presidente ha sempre affrontato e gestito con ammirevole saggezza negli anni mentre altre società uscivano di scena. Non sarà così per le biancorosse che, scegliendo una dignitosa ripartenza dalla serie C e, come scrissi su Primato (ottobre 2014), “Dopo quasi 45 anni di attività tutta al femminile, il team lombardo entra ufficialmente in una società di matrice maschile,  lo Sport Club Juvenilia. Vi trova il lungimirante mecenatismo del suo presidente Roberto Mazzo che ha fortemente promosso questa fusione che rappresenta ora una straordinaria novità nel calcio". Il Fiammamonza può proseguire il suo cammino ed essere sempre elemento di aggregazione e formazione di giovanissime calciatrici.

 

I PRESIDENTI DEL FIAMMAMONZA
RENO CERASO
NATALINA CERASO LEVATI
CLAUDIO BARBARO
SERGIO NEGRINI
ROBERTO LO GRASSO
GIANCARLO BESANA
DAVIDE ERBA
GAETANO GALBIATI
CARLO MILVA 
Del Cav Gaetano Galbiati, maresciallo dei Carabinieri e da sempre tifoso del Fiammamonza, è doveroso aggiungere che è stato allenatore dei suoi portieri della serie A, componente del Consiglio Direttivo, vice presidente di Giancarlo Besana e presidente nella stagione 2013/14. Attualmente è Direttore generale e responsabile della struttura Stadio Sada dove, oltre al femminile, si allena anche il settore giovanile della Juvenilia. Nella foto è con Milene Domingues, moglie di Ronaldo e calciatrice del Fiammamonza.

 

STORIE DA RACCONTARE 
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 Mister, sono incinta
La lunga vita del Fiammamonza comprende anche aneddoti curiosi, quando non ilari. E’ il 1986, siamo alla vigilia di una partita attesissima, arriva il blasonato Despar Trani, ma Fabrizio Levati riceve una telefonata da Silvana Mazzoleni, la sua principale attaccante: “Mister, sono incinta. Avevo dei disturbi alla pancia, credevo fosse perché avevo mangiato la cassoeula, e invece …” Irripetibile cosa le rispose l’allenatore. 

➤ Un matrimonio. Per la causa biancorossa…
Sempre 1986: Il Fiammamonza intende ingaggiare Jana Novakova, forte centrocampista dello Sparta Praga e della Nazionale cecoslovacca, ma non si possono tesserare straniere. La coppia Levati-Ceraso trova un modo per aggirare l’ostacolo: la fanno maritare con Paoletti, il loro fidato magazziniere che si presta a questo casto matrimonio per la buona causa biancorossa. Jana giocherà due stagioni, ma tornerà per i campionati dal 1995 al 1999 e poi come ottima allenatrice dal 2002 al 2007. 

➤ Quella giovane traditrice
Fine stagione 1990-91, allo stadio Sada si organizzano con altri club alcune partite amichevoli per giovanissime. L’allenatore del Varese bussa alla porta dello spogIiatoio del Fiammamonza: “Siamo con poche ragazze e una è pure febbricitante, ce ne potete prestare un paio?“ . Italo Quintini, il mister biancorosso, si guarda attorno e ne sceglie un paio tra le ultime arrivate. Queste entrano in campo con  la maglia del Varese, ma non fanno solo numero. Una di queste, Daniela (figlia di chi scrive), segna la rete del pareggio varesino. A fine gara, nel rientrare nello spogliatoio monzese, non trova la borsa con i propri vestiti: gliel’hanno dispettosamente nascosta le compagne: “Traditrice, non ci hai lasciato vincere”, l’accusano, sorridendo.

➤ In campo, la moglie di Ronaldo
Nel marzo 2002 arriva dal Brasile Milene Domingues, più famosa per essere moglie di Ronaldo (allora giocatore dell’Inter), che per la bravura nel palleggiare: “anche 11 ore di fila” sostengono i giornali brasiliani. Non si rivelerà di agevole gestione; oltretutto, dato che nella formazione biancorossa c’è già una straniera, i tifosi dovranno accontentarsi di vederla giocare solo nelle amichevoli.


 

➤ Bianco, rosso e azzurro
Almeno una ventina le calciatrici che hanno vestito l’azzurro della Nazionale, ne citiamo solo alcune: Milena Bartolini, oggi Ct della Nazionale italiana, Rossana Cassani, Ileana Colzani, Marisa Perin, Maura  Furlotti, Chiara Gazzoli, Nazarena Grilli, premiata nel corso di ASI Sport&Cultura al Salone d'Onore del CONI, Rita Guarino, Milena Schiavi. 
 

[  Gianmaria Italia  ]


(La signora Natalina Levati, premia Gianmaria Italia, l'estensore di questo articolo. L'occasione è quella dei 25 anni della società brianzola)
 
 

Settore Calcio Nazionale, proposte nell’anno più difficile. In attesa delle finali 2021

Si è svolta online la Conferenza Programmatica annuale del Settore Calcio Nazionale ASI, evento che, da tradizione, apre la stagione sportiva e traccia il punto tra gli eventi di settore appena svoltisi e la programmazione futura.
Nell’anno dell’emergenza coronavirus – in cui non è stato possibile svolgere le consuete finali nazionali di settore, che si sono tenute dal 1995 senza soluzione di continuità – il Settore Calcio guarda avanti con proposte che puntano a salvare, per quanto possibile, la stagione sportiva in attesa che la morsa sullo sport si allenti in vista di una decisa riduzione dell’indice dei contagi.

"Ad oggi, con l’inizio della stagione sportiva 2020-21 moltissimi gironi di qualificazione regionali non sono ancora iniziati – ha dichiarato in apertura Nicola Scaringi, Responsabile Nazionale del Settore Calcio ASI – o per la chiusura degli impianti, o per rinuncia e cautela delle società partecipanti o per la presenza di spogliatoi non idonei per dimensioni. È, comunque, vivo l’impegno del Settore nel tenere informate le società affiliate sull’evolversi della situazione".
Il Presidente Claudio Barbaro, collegato in apertura della Conferenza Programmatica, ha salutato i presenti nel ricordo di Antonio Bifaro, tra i promotori del manifesto dei lavori ASI e annunciando che sono al vaglio dell’Ente una serie di valutazioni rivolte ai comitati periferici ed alle società affiliate.
Dalle dichiarazioni dei responsabili di settore delle provincie e delle regioni collegati in videoconferenza alla Conferenza Programmatica è risultata forte la voglia di riprendere le attività del Settore da tutte le società partecipanti. C’è attesa per le finali nazionali 2021 che, stando alla programmazione nazionale dell’Ente, potrebbero concentrarsi nuovamente in un evento unico nazionale come le Asiadi di Lignano Sabbiadoro tenutesi nel 2019.
Ai dubbi – soprattutto inerenti la disponibilità dei campi di calcio a sette e la difficoltà di concentrare la manifestazione finale calcistica all’interno di un evento più grande – si sono unite le speranze per la partenza della stagione 2020/21 e, soprattutto la richiesta di aprire le prossime finali nazionale anche alle vincitrici dei campionati regionali di calcio, calcio a sette e calcio a cinque della stazione 2019/20 che hanno potuto portare a termine i proprio campionati nel post lockdown.
Tra gli argomenti trattati nella Conferenza Programmatica ampio spazio è stato dedicato alla nuova definizione di sport “dilettantistico” concesso dal Ministro dello Sport ai campionati organizzati dagli Enti di Promozione Sportiva (che si affrancano, quindi, dalla definizione di “amatoriale”) e che comporterà, per la stagione in corso, l’obbligo di certificazione di idoneità per l’attività sportiva agonistica. "È una piccola e grande rivoluzione – ha commentato Nicola Scaringi – che dà dignità al grande sforzo svolto dall’ASI nell’organizzazione dei campionati nazionali ma che, dall’altro lato, accresce la responsabilità delle società sportive partecipanti".
 

[  Gianrolando Scaringi  ]
 

Serie A, si decide sul VAR a chiamata dalle panchine. ASI lo ha già adottato da tempo

In un comunicato la Federcalcio si è dichiarata disponibile alla modifica dell’attuale Protocollo VAR permettendo alle “panchine” di poter richiedere all’arbitro di una gara, l’ausilio delle immagini fuori campo. A decidere sarà l'Ifab (International Football Association Board)

Ebbene, sarebbe un’interessante novità nel mondo del calcio professionistico ma sarebbe anche, per il nostro Ente, motivo di orgoglio e soddisfazione essendo i direttori di gara ASI, i primi arbitri “dilettanti” ad aver utilizzato le tecnologie e protocolli di applicazione VAR proprio in questi termini fin dalla stagione sportiva 2017/18. In realtà, nel 2018 vennero fatti i primi esperimenti in tal senso e si parti, in maniera completa, ufficialmente ad inizio stagione 2018/19.
In effetti, sono stati proprio gli arbitri ASI del Comitato Regionale Lazio dell’Ente ad aver progettato, studiato, preparato e redatto il primo Protocollo di applicazione VAR su richiesta dell’ allenatore di una squadra di calcio. L’ ASI, infatti, dopo aver stilato la bozza del Protocollo di applicazione, ha iniziato a formare i propri arbitri, assistenti ed osservatori arbitrali su questa nuova tecnologia.

I team arbitrali ASI avevano già in loro possesso i kit auricolari ed i tabelloni luminosi per segnalare tempi di recupero e sostituzioni dei calciatori in campo e con questa ultima innovazione tecnologica e di servizio, sono riusciti a vincere questa ulteriore sfida per dei “dilettanti” che sapevano fare sul serio anche in un campionato romano denominato Elite. Lungimiranza, professionalità, competenza o forse un mix di tutte e tre queste componenti hanno permesso di arrivare presto, molto presto, ad un “prodotto arbitrale” che oggi viene richiesto a gran voce dalle società professionistiche e che vuole essere al loro servizio. Alla bozza del protocollo del 2018, sono seguiti il Protocollo di applicazione 1.0, quello 1.1, poi nella stagione 2019/20, con il Campionato dei professionisti ASI, Comitato Provinciale Roma, si è giunti all’ elaborato 2.1. e già si sta lavorando a quello 2.2. Sicuramente c’è stato ed ancora continua, uno sforzo economico importante da parte del comitato periferico ASI, sposato anche dal Comitato Regionale che vede alla presidenza Roberto Cipolletti.
La cosa certa è che dietro questo grande lavoro c’è, da parte degli arbitri e degli esperti del settore, tanta passione e tanta voglia di far bene. I responsabili del Dipartimento Arbitrale dell’ Ente, in particolare la Sezione Lorenzo Cesari di Roma, con il presidente Americo Scatena, hanno organizzato workshop mensili per i loro arbitri specificatamente per lo studio dei vari Protocolli di applicazione ASI e prodotto più di centocinquanta quiz tecnici da far svolgere ai vari gruppi di lavoro per ottimizzare l’uniformità di giudizio.
Sul versante delle società partecipanti ad i vari campionati svolti sotto l’egida di Associazioni Sportive e Sociali Italiane, si è passati da una chiamata a tempo per ogni squadra, nell’ edizione 1.0 alla versione 2.0 dove si è valutato, e poi deciso, di permettere due chiamate a tempo per ciascuna società. Oggi, le chiamate di utilizzo VAR,  nei campionati ASI, devono essere fatte dagli allenatori (o, in loro assenza, dal dirigente responsabile in panchina)  e se, una richiesta utilizzabile nella prima frazione di gioco non viene usufruita, questa non può essere recuperata nella seconda. Solamente in caso di gare che prevedano la presenza di tempi supplementari, le richieste inutilizzate nel secondo tempo possono esser fruite nei due piccoli tempi che possono portare ai tiri di rigore per la determinazione di una squadra vincente.

La segnalazione di chiamata VAR scelta per l’assistente arbitrale che deve richiamare l’attenzione del direttore di gara è quella di alzare la propria bandierina con entrambe le mani al di sopra della testa; mentre l’arbitro osserva le immagini video dell’azione “incriminata”, nessuno degli autorizzati a stare all’ interno del recinto di gioco possono sostare o transitare nelle zone di visione VAR o di registrazione. E’ dunque l’arbitro che va a vedere in prima persona la stessa azione che pochi attimi prima ha visto “dal vivo” e che può, dunque, rivedere più serenamente e lentamente, dando alla fine una valutazione definitiva e, probabilmente giusta.
I calciatori partecipanti alla gara, nel frattempo, devono restare nel cerchio di centrocampo ovvero all’interno delle due aree di rigore mentre i tesserati che sostano in panchina, non possono alzarsi dalla stessa. Gli assistenti arbitrali, compreso il “quarto uomo”, aiutano il direttore di gara in questo suo importante servizio.
Il tempo di gioco, per tutta la durata della visione VAR viene interrotto ed il team arbitrale farà ripartire il cronometro appena l’arbitro indicherà il famoso gesto della TV con le mani, pubblicizzando così la sua definitiva valutazione. Non solo, nei campionati ASI, il direttore di gara non può andare a vedere le immagini di sua iniziativa; lui non ha questo potere che, invece, hanno “i fischietti” professionisti delle domeniche in televisione. Gli arbitri ASI possono decidere di vedere delle immagini VAR di loro spontanea volontà solo nei casi di violenze consumate sfuggite agli occhi del team designato per quella gara oppure in caso delle cosiddette “mass confrontation” (parapiglia e/o risse che coinvolgono giocatori, dirigenti e tesserati delle società partecipanti alla gara). L’allenatore di una squadra può richiedere al team arbitrale una visione VAR fino a quando l’azione successiva a quella interessata dalla richiesta non è ripartita ed il gioco, quindi, non è stato ripreso. A quel punto, l’arbitro interrompe temporaneamente la gara ed inizia la procedura di assistenza VAR, come sopra descritta e per la durata necessaria affinché egli possa prendere la decisione più giusta e corretta possibile, dovendo valutare dalla visione delle immagini, ovviamente, sia gli aspetti tecnici che le eventuali e conseguenti sanzioni disciplinari delle azioni riviste. Le disposizioni impartite agli arbitri ASI, comunque, sono quelle di non andare oltre i due minuti per ciascuna interruzione VAR. I feedback ricevuti dalle società e dallo stesso dipartimento arbitrale periferico su questo interessante ed innovativo lavoro sono talmente positivi che si sta pensando di allargare tale strumento anche ai campionati di calcio a 5 presenti sul territorio romano.    
Ma non basta, l’obiettivo e’ quello di riuscire a portare il VAR di ASI ed il suo Protocollo di applicazione alle Finali Nazionali del Settore Calcio e far diventare uno strumento unico e straordinariamente interessante, una cosa ordinariamente funzionale ed utile per le società che, a fine stagione, si incontrano ogni anno arrivando da diverse regioni italiane, per aggiudicarsi il titolo nazionale ASI. 
 

(Foto Fausto Zilli)

Il raduno degli arbitri ASI a San Benedetto del Tronto

Al raduno pre-campionato della stagione sportiva 2020-21 del Dipartimento Arbitrale Calcio, Comitato Provinciale ASI Roma, tenuto anche quest’anno presso l'hotel Relax di San Benedetto, è intervenuto anche il Presidente di ASI. 
L’intervento del Presidente è iniziato con un riferimento alla prossima Assemblea  delle società sportive affiliate ASI dei prossimi 10 e 11 ottobre in cui si andranno a delineare le linea guida dei prossimi anni, partendo dal lavoro svolto sin dalla sua nascita avvenuta nel 1994, dalla quale il numero dei tesserati delle società affiliate e gli eventi svolti sono sempre stati in costante crescita e hanno portato l’Ente ad essere una delle realtà sportive più importanti sul territorio italiano. 

La prossima Assemblea rientra poi in un momento di cambiamento che sta riformando il modello associativo italiano.
Finora il modello sportivo è stato un modello competitivo che ha visto il CONI come focal point decisionale e di indirizzamento delle varie politiche. Ciò ha portato sicuramente a dei risultati illustri dal punto di vista sportivo, ma a volte limitanti dal punto di vista sociale, alzando una barriera tra lo sport professionistico e quello “dilettantistico” ed amatoriale. 
Ciò ha portato lo Stato a rivedere questa intenzione riportando al centro la figura dell’atleta sportivo a tutto tondo, ma non ha replicato questa intenzione nelle procedure e nelle linea guida del nuovo Ministero dello Sport creato. Inoltre l’alternanza politica degli ultimi tempi ha portato al blocco dell’evoluzione del sistema sportivo ed è sfociato nella confusione dell’ordinamento del sistema sportivo stesso. 

Barbaro ha fatto poi riferimento al contesto del Dipartimento Arbitrale ASI indicando nell’Arbitro il punto di snodo dell’attività sportiva, sottolineando l’attività del Presidente Americo Scatena nel continuare nel tempo a sviluppare sia tecnicamente che eticamente la figura dell’arbitro ASI, professionale, competente ed equo: In un contesto “amatoriale” che viene però trattato, gestito e rappresentato come se si affrontasse un contesto “professionistico”. Ciò ha portato a dei grandi risultati e a delle grandi soddisfazioni che sono motivo di vanto per tutto l’ente di promozione sportiva e che rappresentano anche il biglietto da visita della serietà e della professionalità dell’ente stesso.

Barbaro ha sottolineato anche che il ruolo dell’Arbitro come educatore ricopre un ruolo importantissimo centrale all’interno di tutte le Associazioni Sportive. 
Al termine dell'incontro viene donata al senatore Barbaro una mascherina personalizzata con lo stemma della sezione arbitrale e una targa ricordo del raduno 2020-21. 

[  Giada Fedeli  ]
 

Una campionessa in rosa, Simona Sodini, apre una scuola calcio

"FAI DELLA TUA VITA UN CAPOLAVORO SCEGLI DI ESSERE TE STESSO SCEGLI LA TUA LIBERTA’ CORRI, GIOCA, DIVERTITI, VIVI IL CALCIO", questo lo slogan presente nel sito della scuola di perfezionamentto al gioco del calcio di Simona Sodini. 

Cresciuta nelle giovanili della Torres e una breve esperienza nella Serie B con l'Attilia Nuoro, nella stagione 1998-99, Simona raggiunge subito la Serie A con il passaggio al Milan, squadra con cui vince scudetto e supercoppa italiana. Ma è la maglia del Toro, oltre 150 presenze e 105 gol, che ha vestito con più continuità. In Nazionale maggiore esordisce a soli 18 anni.

Tanta soddisfazione da parte di tutto lo staff al termine dell’evento inaugurale della Asd Simona Sodini, associazione affiliata ASI, che si è svolto sabato 12 settembre a Torino.
Presenti Simona Sodini, il Direttore Rosario Amendola e tanti istruttori tra i quali Tony dell’Aglio. Una mattinata dedicata al perfezionamento tecnico che ha coinvolto una cinquantina di partecipanti nella splendida cornice del Circolo Master 2.0 di Corso Moncalieri, 494.
“Oggi abbiamo dimostrato in campo il nostro modo di lavorare finalizzato al miglioramento tecnico e non solo attraverso esercitazioni di gruppo ed individuali – ha spiegato la Sodini – senza dimenticare mai la voglia di far divertire oltre che di far apprendere ogni atleta”.
Un progetto, viene spiegato "di passione, di qualità e di tanta professionalità rivolto a tutti coloro che amano il calcio indipendentemente dall’età e dal proprio livello tecnico".

Tantissime persone hanno seguito le attività a bordo campo; genitori, addetti ai lavori e ospiti intervenuti a supporto della neonata Scuola di Perfezionamento tra i quali il Presidente dell’ASI Piemonte, Sante Zaza visibilmente contento dell’andamento di questo evento.
Presente anche Marco Isnardi a supporto per lo sviluppo del progetto dal quale è trapelato sottovoce che a breve sarà annunciata un’ulteriore location per soddisfare le numerose richieste pervenute.

Come entrare a far parte della Scuola? Occorre prenotare la prova gratuita durante la quale sarà effettuata la valutazione generale e poi scegliere il percorso didattico con il ciclo di lezioni personalizzate. Info su: simonasodini.com e sodiniscuoladiperfezionamento.it e sui profili Social della Scuola.