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16.11.2020

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| Calcio

Serie A, si decide sul VAR a chiamata dalle panchine. ASI lo ha già adottato da tempo

In un comunicato la Federcalcio si è dichiarata disponibile alla modifica dell’attuale Protocollo VAR permettendo alle “panchine” di poter richiedere all’arbitro di una gara, l’ausilio delle immagini fuori campo. A decidere sarà l'Ifab (International Football Association Board)

Ebbene, sarebbe un’interessante novità nel mondo del calcio professionistico ma sarebbe anche, per il nostro Ente, motivo di orgoglio e soddisfazione essendo i direttori di gara ASI, i primi arbitri “dilettanti” ad aver utilizzato le tecnologie e protocolli di applicazione VAR proprio in questi termini fin dalla stagione sportiva 2017/18. In realtà, nel 2018 vennero fatti i primi esperimenti in tal senso e si parti, in maniera completa, ufficialmente ad inizio stagione 2018/19.
In effetti, sono stati proprio gli arbitri ASI del Comitato Regionale Lazio dell’Ente ad aver progettato, studiato, preparato e redatto il primo Protocollo di applicazione VAR su richiesta dell’ allenatore di una squadra di calcio. L’ ASI, infatti, dopo aver stilato la bozza del Protocollo di applicazione, ha iniziato a formare i propri arbitri, assistenti ed osservatori arbitrali su questa nuova tecnologia.

I team arbitrali ASI avevano già in loro possesso i kit auricolari ed i tabelloni luminosi per segnalare tempi di recupero e sostituzioni dei calciatori in campo e con questa ultima innovazione tecnologica e di servizio, sono riusciti a vincere questa ulteriore sfida per dei “dilettanti” che sapevano fare sul serio anche in un campionato romano denominato Elite. Lungimiranza, professionalità, competenza o forse un mix di tutte e tre queste componenti hanno permesso di arrivare presto, molto presto, ad un “prodotto arbitrale” che oggi viene richiesto a gran voce dalle società professionistiche e che vuole essere al loro servizio. Alla bozza del protocollo del 2018, sono seguiti il Protocollo di applicazione 1.0, quello 1.1, poi nella stagione 2019/20, con il Campionato dei professionisti ASI, Comitato Provinciale Roma, si è giunti all’ elaborato 2.1. e già si sta lavorando a quello 2.2. Sicuramente c’è stato ed ancora continua, uno sforzo economico importante da parte del comitato periferico ASI, sposato anche dal Comitato Regionale che vede alla presidenza Roberto Cipolletti.
La cosa certa è che dietro questo grande lavoro c’è, da parte degli arbitri e degli esperti del settore, tanta passione e tanta voglia di far bene. I responsabili del Dipartimento Arbitrale dell’ Ente, in particolare la Sezione Lorenzo Cesari di Roma, con il presidente Americo Scatena, hanno organizzato workshop mensili per i loro arbitri specificatamente per lo studio dei vari Protocolli di applicazione ASI e prodotto più di centocinquanta quiz tecnici da far svolgere ai vari gruppi di lavoro per ottimizzare l’uniformità di giudizio.
Sul versante delle società partecipanti ad i vari campionati svolti sotto l’egida di Associazioni Sportive e Sociali Italiane, si è passati da una chiamata a tempo per ogni squadra, nell’ edizione 1.0 alla versione 2.0 dove si è valutato, e poi deciso, di permettere due chiamate a tempo per ciascuna società. Oggi, le chiamate di utilizzo VAR,  nei campionati ASI, devono essere fatte dagli allenatori (o, in loro assenza, dal dirigente responsabile in panchina)  e se, una richiesta utilizzabile nella prima frazione di gioco non viene usufruita, questa non può essere recuperata nella seconda. Solamente in caso di gare che prevedano la presenza di tempi supplementari, le richieste inutilizzate nel secondo tempo possono esser fruite nei due piccoli tempi che possono portare ai tiri di rigore per la determinazione di una squadra vincente.

La segnalazione di chiamata VAR scelta per l’assistente arbitrale che deve richiamare l’attenzione del direttore di gara è quella di alzare la propria bandierina con entrambe le mani al di sopra della testa; mentre l’arbitro osserva le immagini video dell’azione “incriminata”, nessuno degli autorizzati a stare all’ interno del recinto di gioco possono sostare o transitare nelle zone di visione VAR o di registrazione. E’ dunque l’arbitro che va a vedere in prima persona la stessa azione che pochi attimi prima ha visto “dal vivo” e che può, dunque, rivedere più serenamente e lentamente, dando alla fine una valutazione definitiva e, probabilmente giusta.
I calciatori partecipanti alla gara, nel frattempo, devono restare nel cerchio di centrocampo ovvero all’interno delle due aree di rigore mentre i tesserati che sostano in panchina, non possono alzarsi dalla stessa. Gli assistenti arbitrali, compreso il “quarto uomo”, aiutano il direttore di gara in questo suo importante servizio.
Il tempo di gioco, per tutta la durata della visione VAR viene interrotto ed il team arbitrale farà ripartire il cronometro appena l’arbitro indicherà il famoso gesto della TV con le mani, pubblicizzando così la sua definitiva valutazione. Non solo, nei campionati ASI, il direttore di gara non può andare a vedere le immagini di sua iniziativa; lui non ha questo potere che, invece, hanno “i fischietti” professionisti delle domeniche in televisione. Gli arbitri ASI possono decidere di vedere delle immagini VAR di loro spontanea volontà solo nei casi di violenze consumate sfuggite agli occhi del team designato per quella gara oppure in caso delle cosiddette “mass confrontation” (parapiglia e/o risse che coinvolgono giocatori, dirigenti e tesserati delle società partecipanti alla gara). L’allenatore di una squadra può richiedere al team arbitrale una visione VAR fino a quando l’azione successiva a quella interessata dalla richiesta non è ripartita ed il gioco, quindi, non è stato ripreso. A quel punto, l’arbitro interrompe temporaneamente la gara ed inizia la procedura di assistenza VAR, come sopra descritta e per la durata necessaria affinché egli possa prendere la decisione più giusta e corretta possibile, dovendo valutare dalla visione delle immagini, ovviamente, sia gli aspetti tecnici che le eventuali e conseguenti sanzioni disciplinari delle azioni riviste. Le disposizioni impartite agli arbitri ASI, comunque, sono quelle di non andare oltre i due minuti per ciascuna interruzione VAR. I feedback ricevuti dalle società e dallo stesso dipartimento arbitrale periferico su questo interessante ed innovativo lavoro sono talmente positivi che si sta pensando di allargare tale strumento anche ai campionati di calcio a 5 presenti sul territorio romano.    
Ma non basta, l’obiettivo e’ quello di riuscire a portare il VAR di ASI ed il suo Protocollo di applicazione alle Finali Nazionali del Settore Calcio e far diventare uno strumento unico e straordinariamente interessante, una cosa ordinariamente funzionale ed utile per le società che, a fine stagione, si incontrano ogni anno arrivando da diverse regioni italiane, per aggiudicarsi il titolo nazionale ASI. 
 

(Foto Fausto Zilli)
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