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29.08.2022

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Calcio. Troppi stranieri e una cultura dello sport che latita: ecco come si perdono i nostri giovani

INTERVISTA A VITTORIO MORETTI, DALL’UNDER 21 AD ASI, CON LA MUNDIAL FOOTBALL CLUB.

Nel 2013 era il preparatore atletico della Nazionale Under 21 fermata solo dalla Spagna nella finale degli Europei allo stadio Teddy di Gerusalemme. Una carriera, la sua, spesa in Federazione tra nazionali giovanili e campioni in erba come Verratti, Immobile, Insigne, Florenzi, Jorginho.
Fino alla decisione di tornare lì dove aveva iniziato. Ancora tra i giovani: ma nei licei e nelle scuole calcio.

Oggi Vittorio Moretti insegna educazione motoria a Roma, con un programma innovativo sposato dall’istituto Alberti, convinto che “alla scuola italiana serva un’inversione di tendenza in tema sportivo” e fa il preparatore atletico alla Mundial, società associata ASI, “dove si respira un’aria diversa. Dove il concetto di formazione e cultura dello sport è preminente nelle strategie societarie”.
“Ho spesso rifiutato incarichi nelle società dilettantistiche – sottolinea Moretti – dove prevale l’ansia del risultato, con tutte quelle pressioni, derivanti dall’ambiente, dai genitori e dalle società stesse, che da anni rovinano il nostro calcio giovanile. Alla Mundial i programmi sono diversi”.

Cominciamo dalla scuola. Se la famiglia ha un ruolo primario nei processi di educazione anche allo sport e nelle dinamiche di conservazione del comportamento ludico tipico dell’infanzia, passando il testimone alla scuola… ma non in Italia. Dati recenti confermano che il nostro Paese è fanalino di coda con 480 ore l’anno di educazione motoria nei vari gradi scolastici. Paesi come la Francia di ore ne contano oltre 2000. Il Belgio più di mille, come Germania, Finlandia, Grecia, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera.

Moretti che ne pensa? “Che il nostro Paese ha un grande bisogno di investire nello Sport: per la salute, l’educazione e la formazione psico-fisica dei nostri giovani. Poi, se da questa formazione ‘alla vita’ escono fuori anche i campioni ben venga”.

Nella sua scuola, la Alberti a Roma, un progetto all’avanguardia. “Certamente. Insieme al dirigente abbiamo dato vita a un piano di potenziamento dell’attività motoria. Un indirizzo, in particolare, prevede in cinque anni, lo svolgimento di 12 discipline, dalla Vela al Rugby, tutto questo in collaborazione con società e federazioni e senza impegnare minimamente le tasche delle famiglie.
Altro problema gravissimo è quello delle infrastrutture: tanti anni fa i ragazzini giocavano ovunque, negli oratori, nei parchi, nei prati delle periferie e persino nelle strade. Oggi no: sono mutate le abitudini ma a questo cambiamento non è corrisposto un piano di incremento delle strutture sportive. Ed anche di sfruttamento pieno di quelle esistenti. Mi chiedo: perché nei centri comunali non sono ad esempio ospitate le scuole al mattino?”.

Quanto sostiene Moretti è suffragato da dati sconfortanti anche per quanto attiene gli impianti sportivi annessi ai plessi scolastici. Stando ai dati relativi al 2018 rilasciati dal ministero dell’Istruzione, sono oltre 40mila gli edifici statali. Di questi, solo 16mila, ovvero 4 su 10, sono dotati di un impianto, come una palestra o una piscina. Un dato, peraltro, fortemente variabile a livello regionale. In due regioni, Friuli e Piemonte, gli edifici scolastici dotati di strutture sportive superano la metà del totale, con rispettivamente il 57,8% e il 51%. Al terzo posto la Toscana con il 48%. Agli ultimi posti, con meno di 3 edifici scolastici dotati di impianti su 10, troviamo Calabria (20,5%) e Campania (26,1%).

Veniamo alla sua attività all’esterno del mondo scolastico. L’avventura con la Mundial… “Mi ha avvicinato il Direttore Sportivo Daniele Cataloni proponendomi di tornare al Calcio del territorio. Sinceramente avevo smesso anni fa di occuparmi di Calcio dilettantistico trovando l’ambiente inquinato da troppe pressioni colpa delle quali i ragazzi difficilmente potevano crescere nei valori dello sport. Alla Mundial – sennò non avrei certo accettato l’incarico propostomi – ho capito che la parola d’ordine ‘formazione’ aveva la sua giusta importanza. Ho trovato due ragazzi di Scienze Motorie e con loro stiamo lavorando su progettualità a largo respiro, in collaborazione strettissima con i tecnici.
Alla Mundial ho trovato allenatori preparati, una grande attenzione anche ai dettagli, un ambiente accogliente senza quelle esasperazioni che si respirano nel Calcio dilettantistico”.

Acilia e La Rustica, due poli di aggregazione? “I campi della Mundial non a caso sono in due quartieri popolosi della periferia. Qui si provano a intercettare i ragazzi che non fanno sport. Questo rappresenta una forma di rilancio sociale e allontana i ragazzi dai centri commerciali, dai pomeriggi passati davanti a videogiochi e spesso anche da tante devianze.
La Mundial sta investendo denari e impegno in un discorso che credo essere virtuoso.
Qui si formano giovani calciatori sempre ricordando ai ragazzi che bisogna studiare e seguire le proprie aspirazioni senza illusioni. Uno su 40mila arriva in Serie A…”.

Uno su 40mila, e lei ha lavorato anche con ragazzi destinati a grandi platee nell’esperienza federale. Ma perché oggi c’è crisi di risultati in Nazionale “Semplicemente perché c’è poco spazio per i nostri giovani e tanti, troppi, sono gli stranieri. Il Calcio italiano produce ottimi giocatori: ma il meccanismo si inceppa quando si preferiscono agli italiani, giocatori di altre nazioni. Discorso a parte: molti dei tanti giovani che potremmo produrre si perdono, pur con grandissime qualità: sempre per il discorso delle aspettative e delle pressioni che, spesse volte, impediscono una crescita serena”.

Quello che alla Mundial non accadrà…

[ Fabio Argentini ]

 

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