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26.05.2026

Istituzionale

“Non ci avete fatto niente”: ASI a Capaci, nel cuore della memoria

Trentaquattro anni dopo la strage, il nostro Ente è presente al Giardino della Memoria con una targa e un impegno concreto: contribuire a portare la cultura della legalità in tutta Italia, attraverso la propria rete civica.

C’è un tratto di autostrada in Sicilia che non è solo asfalto e cemento. È un luogo dell’anima, un punto della terra dove il tempo si è fermato il 23 maggio 1992 e dove, da allora, ogni anno il silenzio parla più forte di qualsiasi parola. È lì, al Giardino della Memoria di Capaci che, sabato 23 maggio, ASI ha voluto essere presente con una targa, con le persone, con il cuore.

Un luogo di rinascita. Trentaquattro anni dopo la strage che uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, quel lembo di Sicilia non è più soltanto un luogo del dolore. È diventato, negli anni, anche un simbolo di rinascita. E a tenerlo vivo, con una forza e una grazia che tolgono il fiato, è Tina Montinaro, vedova di Antonio, caposcorta di Falcone, che ha scelto di trasformare il lutto in testimonianza e la memoria in missione. Oggi Tina è nella grande famiglia di ASI come dirigente dell’Area Diritti e Legalità. E questo, per noi, non è un fatto burocratico o protocollare: è un privilegio e una responsabilità.

 

Barbaro: “La forza e la dignità di restare in piedi”. “La presenza di ASI al Giardino della Memoria – ha spiegato a Capaci il Presidente Barbaro – si è materializzata con la posa di una targa, un tributo agli uomini e alle donne impegnati nella lotta a tutte le mafie, ma soprattutto in un patto che guarda avanti e vuole parlare alle nuove generazioni. ‘Non ci avete fatto niente’, la frase che Tina ha reso manifesto di una vita intera, pronunciata la prima volta davanti ai boss in aula, sarà la nostra bandiera. Una frase che non è arroganza, ma resistenza. Non è sfida, ma dignità. È la voce di chi ha perso tutto e ha scelto, nonostante tutto, di restare in piedi”.
Alla giornata, hanno partecipato molti dirigenti di ASI insieme con il Presidente Barbaro: il Vicepresidente Emilio Minunzio, il Direttore del Terzo Settore Simone Levanti, Carolina Izzo Responsabile Risorse umane, il Responsabile dell’Area Cultura Michele Cioffi, la responsabile del Settore Multilateralismo Umanitario e Sociale Elisabetta Pamela Petrolati.

Oggi è il Parco della Memoria. L’impegno di ASI. “In occasione del XXXIV Anniversario della Strage di Capaci, il “Giardino della Memoria” diventa ufficialmente Parco della Memoria della Regione Siciliana, compiendo uno storico passaggio istituzionale che consegna definitivamente questo luogo alla memoria collettiva del Paese. Determinante è stato il ruolo del nostro Presidente Barbaro e di ASI nel percorso istituzionale con la Regione. Un risultato di altissimo valore simbolico, civile e istituzionale”, queste le parole di Michele Cioffi, Responsabile dell’Area Cultura di ASI. Questo passaggio rappresenta molto più di una trasformazione formale: significa garantire tutela, riconoscimento e valorizzazione permanente a uno dei luoghi più sacri della memoria italiana.
Per decenni il Giardino della Memoria è stato custodito e difeso con straordinaria dedizione da Tina Montinaro e dalla sua famiglia, diventando un presidio morale e civile contro ogni forma di dimenticanza. “Oggi, questo luogo – dice ancora Cioffi – entra ufficialmente in una nuova dimensione di tutela pubblica e riconoscimento regionale, legando il nome di ASI a uno dei simboli più importanti della memoria nazionale e della lotta alla mafia”.

 

L’impegno di ASI e della sua rete civica. “Quella strage – ha detto ancora il Presidente di ASI Claudio Barbaro – ha segnato un vero e proprio giro di boa nella coscienza del Paese: da quel momento qualcosa è cambiato, nella narrazione della Sicilia, nella percezione di quelle terre, nell’impegno della società civile. Oggi, la rete di ASI, capillare e radicata in ogni angolo d’Italia, metterà le proprie energie al servizio di questa grande memoria collettiva, trasformandola in un progetto nazionale vivo, pulsante, in grado di parlare soprattutto alle nuove generazioni. Insieme a Tina, costruiremo un percorso dedicato alla memoria e alla cultura della legalità. Perché il ricordo non si esaurisca nella commozione di un giorno, ma diventi esempio, responsabilità, scelta quotidiana”.

“Non ci avete fatto niente”, ha concluso Barbaro citando le parole di Tina. Una frase che deve diventare patrimonio di tutti.

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