Terzo Settore, dignità calpestata. E sullo sport provvedimenti insufficienti - VIDEO -

10 Apr 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

L'intervento di Claudio Barbaro in Senato.
8 aprile 2020.

 



Non è momento dei sofismi, dobbiamo dare risposte al Paese, è il momento delle assunzioni delle responsabilità. Noi come Lega, ma estendo tutto ragionamento anche ai colleghi del Centrodestra, siamo stati coscenziosi. Non abbiamo portato avanti alcuna maniera ostruzionistica e siamo stati responsabili. Credo che di questo bisogna darcene atto.
Dall’altra parte c’è un’altra responsabilità che invece incombe su di voi che è quella non solo di non aver condiviso il provvedimento, ma addirittura di averlo blindato con la fiducia.
E allora oggi noi ci troviamo qui impotenti a dare dei contributi nel merito di quello che è il provvedimento; un merito che abbiamo discusso in lungo e in largo in Commissione. Lo abbiamo fatto anche oggi in Aula. 
È stata bravissima la mia collega senatrice Nisini a richiamare la stragrande maggioranza degli articoli, degli emendamenti sui quali ci siamo soffermati e sui quali abbiamo presentato gli emendamenti come Lega. Ma credo sia inutile andare ora a far una sintesi di quello che è stato detto. Ci porterebbe via tempo e non ci porterebbe da nessuna parte. Credo ci sia soltanto un modo per fare sintesi ed è l’unica idea che mi viene in mente: ad oggi, rispetto a tutte le criticità che abbiamo evidenziato nel provvedimento, abbiamo una sola certezza. Ad oggi nelle tasche dei cittadini italiani non è entrato neanche un euro.
A ciò se ne aggiunga un’altra di considerazione. Da un mese le nostre vite sono condizionate dal male endemico di questo Paese ovvero dalla burocrazia. Un male che dovremmo estirpare. Devo dare atto a qualche collega della maggioranza che si è espresso sul tema e questo mi fa immensamente piacere perché il film che abbiamo visto in questo mese è veramente un film dell’orrore.
Siamo stati travolti da decine di provvedimenti, i cittadini e le imprese sono stati confusi nell’orientarsi nella miriade di disposizioni emesse. Con il solo risultato di creare confusione. E da questo punto di vista mi preme quindi ribadire che la situazione è stata aggravata anche dall’incapacità del Governo di non aver saputo porre freno alla burocrazia.
Esaurita questa premessa vorrei soffermarmi su due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore.

Il primo argomento non credo debba necessariamente ricomprendersi nelle dinamiche di aspetti settoriali, perché fa esplicito riferimento alla situazione emergenziale che è sotto gli occhi di tutti e che stiamo vivendo. A tal proposito c’è stato infatti un grandissimo contributo del terzo settore, del volontariato, delle associazioni: tutto il mondo del no-profit è stato essenziale in questa fase di emergenza per l’Italia. Ebbene, qual è stata la risposta del provvedimento? Un solo articolo ha parlato delle dinamiche del terzo settore; badate bene, si tratta di un articolo che non ha nessuna copertura di spesa, perché si riferisce essenzialmente alla possibilità di far svolgere le assemblee online a tutti gli enti del terzo settore. Quindi una dignità calpestata e parliamo di grandi organizzazioni che in questo periodo sono sotto gli occhi di tutti: mi riferisco alla Protezione civile, alla Croce Rossa italiana, alla Caritas; parlo soltanto dei più famosi e mi dispiace di non avere il tempo per poter citare tutti gli altri organismi che hanno avuto la possibilità, e soprattutto la capacità, di dare una mano alla nostra gente in questo momento.
Ripeto, dignità calpestata: un solo articolo nel provvedimento cura Italia per il terzo settore. Calpestate! Le nostre associazioni sono state calpestate, nonostante sia di tutta evidenza il lavoro che stanno sopportando in situazioni davvero difficili.
 
Infine, mi soffermo su un altro comparto del mondo del no-profit, che è quello dello sport dilettantistico: un mondo appunto totalmente no-profit, fatto nella sua stragrande maggioranza di volontari, che assicura attività sportiva a 20 milioni di italiani, che rappresenta il 2% del prodotto interno lordo italiano (il 4%, se consideriamo l’indotto) ed oltre 1 milione di operatori che in questo momento sono a rischio.
Si tratta di un comparto che ci aiuta quotidianamente nel miglioramento della nostra qualità di vita, ma soprattutto abbatte la spesa pubblica. Sotto il profilo sanitario, il fatto che si faccia attività sportiva – è di tuta evidenza che in questi giorni gli italiani la stanno facendo anche all’interno delle proprie abitazioni – è un qualcosa che ci aiuta anche nel contenimento della spesa pubblica.
L’Organizzazione mondiale della Sanità ricorda spesso che la seconda causa di malattia al mondo è la sedentarietà. Pensate quanto sia importante l’attività sportiva in un bilancio pubblico.
All’interno del decreto-legge cura Italia troviamo però soltanto due articoli che si riferiscono a questa materia. Eppure abbiamo un Ministro; allora delle due l’una. O il Ministro non è stato incisivo, oppure il Governo non lo ha neanche ascoltato.
Non voglio nemmeno entrare nel merito di quello che è stato inserito all’interno del decreto relativamente al differimento dei canoni degli impianti sportivi pubblici. La Lega ha presentato un emendamento.
 
Il differimento dei canoni io lo voglio chiamare per quello che effettivamente è: una grande presa in giro. Una grandissima presa in giro. Vi è lo spostamento dei canoni di due mesi, ma con la permanenza dei costi a carico dei soggetti concessionari.
E allora, andiamo ad occuparci dei famosi 50 milioni di euro – su 25 miliardi – che sono stati inseriti nel decreto-legge, per un mondo che è così rappresentativo, come ho descritto nel corso del mio intervento (lo 0,2% dell’intera cifra stanziata)…
 
Vado a concludere, il ministro Spadafora ha detto che è stato rapido, tempestivo ed efficace. Rapido? Sono passati 21 giorni per l’emanazione del decreto attuativo. Tempestivo? Non so cosa voglia dire, ma lo cito a titolo di cronaca, perché secondo me corrisponde alla rapidità. Efficace? Sette pagine di un decreto attuativo che sta mandando in tilt non solo sport e salute, ma tutti gli operatori del mondo dello sport.
Posso tranquillamente dire che il provvedimento, dal nostro punto di vista, è insufficiente per la copertura finanziaria, complicato per le procedure che sono state emanate ed iniquo per la disparità di trattamento. 
Detto ciò, sull’unico segno di vita che c’è stato da parte del Governo per quello che è il mondo dello sport, è bene che in termini di responsabilità, però, gli italiani sappiano a cosa è stato detto di no: è stato detto di no alla sospensione dei canoni per gli impianti sportivi pubblici, è stato detto di no all’aumento della somma necessaria per gli operatori sportivi, è stato detto di no per il credito di imposta per  gli affitti degli impianti privati, è stato detto di no a un segnale minimo a una categoria del mondo dello sport che è in sofferenza, quella degli sport equestri perché alle difficoltà dell’utenza normale, si aggiunge quella del mantenimento dei cavalli.
Allora voglio concludere con un auspicio. Vorrei che tutto quello che abbiamo detto nel corso della trattazione del Cura Italia possa esser preso a prestito per migliorare il prossimo provvedimento e che possa soprattutto andarsi ad aggiungere a un qualcosa che sia in grado di smuovere l’economia, non solo generale del paese, ma nel contesto specifico del mondo dello sport.
Perché di indebitamento l’Italia non ha bisogno.