Bangkok chiama e Roma risponde: Federico Conti e il suo impegno con ASI che arriva fino in Tailandia

16 Nov 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

Muay Thai. Per quanto singolare, uno dei massimi esponenti dell’arte marziale nazionale tailandese è italiano. Federico Conti, romano di nascita e fondatore della Lega Italiana Muay Thai (insieme di associazioni che praticano questa nobile arte), è Direttore Tecnico Nazionale di 2 federazioni: la WTKA Italia e la World Muay Thai Federation che fa capo direttamente a Bangkok. Il fatto che sia anche titolare di una palestra interamente dedicata alla Muay Thai, che ne sia il Maestro, che sia docente nei corsi di formazione, organizzatore di eventi e selezionatore della nazionale italiana diventa un corollario quasi scontato per un personaggio che è un vulcano di idee e iniziative. 

La sua sconfinata passione per la Muay Thai rende contagioso il suo entusiasmo: la famiglia ASI si arricchisce quindi di un esponente di prim’ordine e parte subito con una serie di progetti che inseguono le velleità di entrambi.

Con quale percorso è giunto in ASI e con quali intenti?
“Il mondo degli EPS non mi è sconosciuto: militando da più di trent’anni nell’ambiente sportivo ho avuto variegate esperienze tanto con gli EPS che con le Federazioni.
Oggi mi trovo in sintonia con ASI perché mi sono sentito accolto e soprattutto compreso, tanto che insieme riusciremo a portare avanti l’intero programma che mi sono prefissato e che consta di impegni che hanno un ritmo estremamente incalzante, ritmo che costringe ad un duro impegno che non tutti sono in grado di sopportare: parliamo di 4/5 eventi al mese che devono essere portati a termine ciascuno nel migliore dei modi e con la massima attenzione affinché non ne derivi un depotenziamento della disciplina, ma che fungano invece da cassa di risonanza e da volano per essa”.     


Quali sono i progetti in cantiere al momento? 
“Gli ambiti coinvolti sono sia quello sportivo che quello formativo e l’impegno sarà condiviso tra me, ASI e la Lega Italiana Muay Thai. Alcuni corsi si sono già chiusi con successo come quelli di Milano e Roma; a breve avrà luogo quello di Brindisi, poi forse sarà la volta di Verona e a seguire abbiamo richieste anche dal Piemonte e dalla Sicilia”.



 A cosa è dovuto questo grande riscontro di interesse?
“C’è stata da subito una grande partecipazione, ma dobbiamo innanzi tutto calcolare che il progetto ha visto la luce lo scorso anno, e poi, a causa del Covid, è stato a lungo soltanto preannunciato per divenire effettivo appena a settembre; possiamo quindi pensare che si fosse creata una certa aspettativa. E poi c’è da dire che io riesco sempre a muovere numeri considerevoli: del resto nell’ambiente sono conosciuto perché sono da 30 anni nel campo della Muay Thai sia come atleta e Maestro che come organizzatore di eventi; gli standard con cui ormai da 12 anni organizzo gli eventi sono molto alti e ben noti a tutti per non parlare del fatto che sono poi stato responsabile nazionale di disciplina per diversi enti di promozione e per le federazioni. Quindi effettivamente mi conoscono un po’ tutti”.

Ma come è cominciata questa sua lunga storia nella Muay Thai?
“E’ cominciato tutto per caso, nel 1991, quando avevo 14/15 anni: mi sono aggregato a un gruppo di amici che frequentava una palestra vicino alla mia casa; ho provato subito una forte attrattiva per gli sport da combattimento tanto che dopo appena un anno ero già sul ring con i combattimenti agonistici. Sono quindi passato per varie discipline e poi nel ‘94/’95 sono finalmente approdato alla Muay Thai. Da qui in poi si sono susseguite tutte le tappe che mi hanno portato ad essere prima un atleta completo e poi un Maestro”.



Facendo un rapido calcolo possiamo dire che ha dedicato ¾ della sua vita agli sport da combattimento in generale e alla Muay Thai in particolare. Come si è evoluta la Muay Thai nel tempo?
“Quando ho iniziato io era poco conosciuta: c’era solo qualche piccolo nucleo sparso sia in Italia che nel mondo; le competizioni erano quasi tutte nazionali e ce n’erano pochissime internazionali. Ha cominciato a essere più conosciuta quando i Tailandesi si sono un po’ aperti e hanno iniziato a venire in Occidente per i combattimenti. Come sempre quando si tratta di un’arte millenaria di grande tradizione orientale, il paese di provenienza è logicamente restio ad una divulgazione indiscriminata: anche in questo io ho giocato un ruolo fondamentale nel dedicarmi intensamente e quasi esclusivamente alla diffusione nel mondo della Muay Thai nei suoi principi più saldi guadagnandomi così la fiducia del paese d’origine e la sua conseguente apertura. 
Attualmente sono arrivato a far fare ai ragazzi che si allenano con me 2 competizioni estere all’anno: una in Thailandia per il Campionato del Mondo e un’altra altrove; ad esempio lo scorso anno siamo stati in Russia per i Campionati Europei. Oggi comunque assistiamo ad una grande e progressiva diffusione della disciplina in tutto il mondo oltre che in Italia”.


Sembra un programma preciso e serrato: quali sono i risultati della Nazionale italiana di Muay Thai?
“Sono molto orgoglioso dei risultati di questi ultimi anni, anche calcolato che sono il Direttore Tecnico della Nazionale e che sono io stesso a selezionare gli atleti per la squadra. La Nazionale Italiana Muay Thai partecipa dal 2018 ai Campionati del Mondo di Muay Thai a Bangkok e in quell’anno ha conquistato 4 secondi posti e un terzo; l’anno successivo abbiamo ottenuto 1 Oro, 5 Argenti e 5 Bronzi raggiungendo il primato di essere la nazionale più medagliata al mondo; sempre nel 2019 agli Europei di Belgorod in Russia abbiamo portato a casa 4 medaglie d’argento. Nel 2020 purtroppo, a causa della pandemia, il mondiale che normalmente avviene a Bangkok nel mese di marzo è stato annullato e così è stato anche per l’Europeo che avrebbe addirittura dovuto essere organizzato in Italia anche sotto l’egida ASI”.



Dopo anni di carriera da atleta, com’è “passare dall’altra parte” e fare il Maestro?

“Se avessi potuto, avrei fatto l’atleta per tutta la vita: amo il ring altrimenti non avrei continuato per tanti anni e poi fare il Maestro è molto più faticoso che fare l’atleta; quello del Maestro è un ruolo di grande responsabilità morale oltre che sportiva: bisogna essere in grado di trasmettere uno stile di vita quasi monastico: niente alcool, niente fumo, andare a dormire presto, allenamenti duri e regolari, alimentazione adeguata… Bisogna essere in grado di creare un rapporto personale con gli allievi che consenta di trasmettere un’enorme passione altrimenti tutto risulta essere una forzatura e rischia di non essere duraturo. Nel mio team tra l’altro ho circa 20 combattenti tra 15 e 20 anni: un’età non semplice in cui è ancora più difficile osservare uno stile di vita idoneo alla costruzione di un atleta di Muay Thai; fortunatamente ho costruito un rapporto molto stabile e loro trovano la motivazione necessaria a fare tutti i sacrifici anche e soprattutto nei risultati nello sport che fortunatamente non hanno tardato ad arrivare.
Una parte importante dei programmi di allenamento nella mia palestra comprende incontri con i giovani per insegnare loro i valori dello sport in genere e di questo in particolare. Io stesso sono diventato atleta agonista in brevissimo tempo quando ho iniziato e per questo sono subito entrato in una sorta di vortice che ha dei precisi obblighi e ritmi e non ti lascia il tempo per bighellonare per strada: solo così arrivano i risultati che sono poi quelli che mi hanno dato la motivazione per continuare a mantenere uno stile di vita che spesso vuol dire sacrificio”.



Hai cominciato da giovanissimo con gli sport da combattimento: la tua famiglia ti ha sostenuto? 
“Proprio sostenuto non direi; piuttosto diciamo che non mi ha osteggiato, ha avallato tacitamente la mia passione. Mia madre, ad esempio, non è mai venuta a vedere un mio incontro per la paura di vedermi sul ring”.

Com’è la sua vita di oggi? 
“Sono Direttore Tecnico di 2 federazioni: la WTKA Italia e la World Muay Thai Federation che fa capo direttamente a Bangkok; questo comporta svariati impegni istituzionali e non come la selezione degli atleti per le competizioni internazionali.
Poi sono Maestro alla Kombat Gym, la palestra che dirigo e con MTE team, il team fondato da me che corrisponde al gruppo sportivo della mia palestra. Quindi alleno allievi di tutti i livelli 6 giorni alla settimana, sempre se non sono in giro per l’Italia per le selezioni o per organizzare eventi o corsi”.


Come è strutturata la Muay Thai?
“Le specialità che la caratterizzano sono il “contatto leggero”, il “contatto pieno” e il professionismo; quest’ultimo in Italia non è previsto perciò lo chiamiamo “pro” che, contrariamente a quello che si potrebbe credere, non è l’abbreviazione di “professionismo”, ma di “promozionale”. Inoltre esiste una divisione per categorie di peso e per età”.

La Muay Thai è a volte definita come sport da combattimento e a volte come arte marziale; qual’è la differenza? 
“La Muay Thai nasce come arte marziale e in particolare come arte utilizzata in guerra nei tempi antichi. Venendo ai giorni nostri, nel 1930 si decise di dare a tutti la possibilità di combattere e di non lasciare vincolata quest’arte alla guerra; venne quindi codificata la versione dello sport da combattimento, quella che oggi pratichiamo sul ring”.

Un allenamento completo comprende altro oltre al ring?
“Oggi, dopo anni di pratica in questo ambiente e dopo aver costituito un team tutto mio, ho compreso la differenza tra salire sul ring seguito o non seguito da una serie di professionisti che fanno di un atleta un atleta completo. Il divario è molto grande e fa la differenza nella preparazione di un agonista. Tutti i combattenti necessitano di una preparazione atletica e mentale oltre ad aver bisogno di essere seguiti da un puto di vista nutrizionale e medico. Attualmente nel team che segue i miei atleti abbiamo una psicoterapeuta che svolge la parte di mental coaching e tecniche di respirazione e rilassamento: se parliamo di un combattente, lei lavora per portare un atleta ad un livello psicologico adeguato già un’ora prima dell’incontro; inoltre, sempre con la sua collaborazione, facciamo corsi di mental training mirati sugli sport da combattimento aperti a tutte le figure del settore. 
Abbiamo poi un preparatore atletico ed un nutrizionista che completano il quadro prendendosi cura degli altri aspetti che abbiamo ritenuto importanti. Abbiamo fatto di questi 3 professionisti un vero e proprio pool di professionisti con cui teniamo corsi mirati e che rende ottimale la preparazione. E devo dire che i risultati ci danno ragione”.


Parliamo del rispetto dell’avversario: in che modo si espleta in uno sport da combattimento come la Muay Thai?
“Non dobbiamo dimenticare che le radici della Muay Thai sono antichissime e legate più all’arte marziale che allo sport da combattimento; per questo motivo esistono tutta una serie di rituali che hanno la loro importanza anche ai fini della preparazione al combattimento oltre che per il rispetto e il legame con la tradizione. Nel corso dell’incontro gli atleti si salutano ripetutamente e al termine il vincitore si inchina all’avversario proprio per ringraziarlo e dimostrargli rispetto. E’ un rituale retaggio dell’arte marziale millenaria che c’è dietro questo sport che non ha eguali negli altri sport da combattimento”.

Un esempio di altri rituali?
“Ad esempio abbiamo il cerimoniale accompagnato da una specifica musica con cui l’atleta prima di combattere deve ringraziare il Maestro; un’altra musica invece è concepita per i round ed ha un ritmo crescente che aiuta a non appiattire l’incontro e a incitare i combattenti. Anche nella mia palestra abituiamo gli atleti alla musica tradizionale e insegniamo loro tutti i rituali perché io ci tengo molto a tenere vivo il legame con la tradizione tailandese e questa a sua volta crede molto nell’influsso dell’energia, positiva o negativa che sia; alcuni dei rituali quindi hanno lo scopo di scacciare le energie negative oltre che di salutare il Maestro, altri di generare energia positiva”.

Parliamo solo di musica di accompagnamento o ci sono anche delle danze?
“Esiste la Ram Muay che è una danza rituale con la musica che viene eseguita con movimenti lenti e simbolici; accompagna tutto lo svolgimento dell'incontro e la sua intensità cresce man mano che l'incontro si fa più cruento. Questa danza serve per ottenere il favore degli spiriti benigni e per scacciare gli spiriti maligni ed ha anche la valenza pratica di forma di stretching per riscaldare i muscoli e prepararli allo scontro”.

Cos’è la Muay Boràn e che legame ha con la Muay Thai? 
“La Muay Boràn è la forma tradizionale e più antica della Muay Thai. La Muay Thai era un'arte da guerra cha aveva tutta una parte praticata anche con le armi; nel tempo si è evoluta, la parte armata è stata separata e in seguito ha subito altre mutazioni. Nella mia palestra, tenendo molto al legame con le origini e la tradizione, faccio corsi anche di Muay Boràn”.

Quindi la tradizione tailandese si rispecchia anche nei corsi? E che tipo di utenza ne usufruisce?
“Tutti gli atleti; ogni livello viene svolto nel massimo rispetto della tradizione tailandese e sono aperti corsi sia per amatori che per atleti dilettanti e professionisti. La fascia degli amatori non va dimenticata perché iscriversi ad un corso di Muay Thai non significa diventare per forza un combattente, ma vuol dire soprattutto divertirsi avendo cura della propria forma fisica e venire a conoscenza di tradizioni ed usanze legate a un’arte marziale millenaria e a uno sport da combattimento più moderno e dinamico. La Muay Thai fornisce dei comprovati benefici sia a livello fisico che mentale, ed è molto utile per mantenersi in forma”.

Perché questo grande attaccamento alla tradizione tailandese?
“La Muay Thai è tra gli sport da combattimento quello più particolare perché parliamo di una disciplina che nasce circa 2000 anni fa, almeno da quello di cui abbiamo notizia: la Tailandia infatti fu invasa dai Birmani per cui quasi tutto il materiale andò distrutto e quindi ci dobbiamo basare spesso solo su quello che ci è stato tramandato oralmente; gli altri sport da combattimento, invece, sono tutti di recente codificazione. 
Come Maestro cerco di insegnare la disciplina sportiva che è quella che vediamo sul ring, ma cerco anche di dedicarmi alla parte tradizionale di arte marziale che ha origine dalla Muay Boràn; in essa i valori della tradizione a cui tanto tengo sono molto forti, antichissimi e giungono a noi tramandati di generazione in generazione. Hanno una funzione precisa che non è solo quella della devozione verso la specifica disciplina: capendo e accogliendo i valori antichi si crea infatti anche da parte dell’allievo una forma di rispetto di questa disciplina che non viene quindi più vista solo come una disciplina sportiva, ma diventa uno stile di vita. 

La mia speranza segreta in realtà è che la Muay Thai non si evolva mai, ma rimanga quella che era allora e che insegniamo oggi, con dei valori fissi che non mutano nel tempo, ma che rimangono invariati”. 

Per essere così specifici nei corsi c’è stato bisogno di una palestra pensata appositamente per la Muay Thai?
“Si, arrivati ad un certo punto, ho dovuto necessariamente provvedere: giravo per le palestre a insegnare, ma non riuscivo mai a mettere completamente il mio carattere e il mio stile in una struttura, quindi ho deciso di creare da solo una palestra che avesse uno stile prettamente tailandese. Mi sono esposto in prima persona prendendo una palestra e trasformandola; oggi sono titolare della Kombat Gym che è stata creata in tutto e per tutto per la Muay Thai offrendo quanto di meglio si possa desiderare per le peculiarità della disciplina: 300 mq di tatami, ring da allenamento e da competizione, 11 sacchi lunghi e un’area per l’allenamento funzionale”.

Tailandia: terra che nell’immaginario collettivo rappresenta un paradiso fatto di mare cristallino e di una natura esplosiva. Quanto di più lontano da una fucina di combattenti.
“In effetti è così; l’aspetto turistico della Tailandia è molto importante e la maggior parte delle persone che visitano questo paese lo fanno per turismo, talune per sport. Naturalmente io appartengo alla seconda categoria e, pur frequentando la Tailandia più volte l’anno, devo confessare di non aver mai visto il mare, ma solo le palestre o il centro di allenamento federale. Del resto è così che mi sono guadagnato la fiducia della casa madre di Bangkok: nel mondo siamo pochissimi ad avere le responsabilità che ho io e questa fiducia viene concessa solo se si dimostra di essere una persona devota alla cultura e alla disciplina; io poi non faccio che girare il mondo per la sua diffusione…”. 

E quando vi recate in Tailandia con il gruppo sportivo o con la Nazionale che tipo di viaggio fate?
“Io accompagno gli atleti in Tailandia una volta all’anno in occasione dei Campionati Mondiali e naturalmente lo scopo primario è proprio quello degli incontri quindi ci concentriamo prima sullo scopo agonistico del viaggio. Secondariamente cogliamo l’occasione per studiare la Muay Thai direttamente in loco avendo tra l’altro a disposizione un centro dedicato. E poi ci dedichiamo all’aspetto culturale del viaggio: visitiamo il paese per vedere di persona ciò che ho in precedenza fatto studiare ai ragazzi; il viaggio infatti viene preparato già dall’Italia studiando tra l’altro costumi e religione che sono elementi molto vissuti in Tailandia e legati a filo doppio alla storia ed alla Muay Thai”.

Qual è il ruolo delle donne nella Muay Thai?
“Le donne sono presenti fin dalla versione tradizionale più antica di quest’arte: delle vere e proprie guerriere che oggi, naturalmente, hanno un po’ cambiato il loro volto; sono molto cresciute come numero e a me personalmente hanno dato delle vere soddisfazioni; le trovo sicuramente più accanite degli uomini; arrivano in palestra generalmente per apprendere un metodo di autodifesa, ma data la preparazione atletica a cui vengono sottoposte, trovano dei benefici fisici notevoli e maggiori a quelli acquisibili con altre discipline e rimangono anche per mantenersi in una forma ottimale”.

Il lock down della passata primavera... 
“Il nostro team è un po’ come una famiglia: tutti molto legati tra noi e legati alla palestra tanto che se qualcuno si infortuna da non potersi allenare, viene comunque in palestra a vedere gli allenamenti degli altri; siamo abituati a fare delle uscite insieme per le gare, a volte interi weekend per combattere, a volte ci alleniamo insieme al parco. 
Con un rapporto di coesione così marcato è stato molto difficile durante il lockdown non potersi ritrovare e sospendere le attività; per questo i ragazzi mi hanno chiesto di fare delle attività di allenamento on line: io naturalmente li ho assecondati gratuitamente, ma tutti noi non vedevamo l’ora di tornare in palestra. Alla riapertura quindi abbiamo avuto il 100% delle presenze, sono tornati tutti”.


Quali sono i corsi che lei organizza anche con l’appoggio di ASI?
“Quello che cerco di fare è una formazione continua in modo da divulgare la disciplina nelle modalità più corrette, arricchendola di tutte le figure che possono essere utili all’allenamento e di quelle che sono necessarie per portarla avanti; in questo ASI mi è accanto e perciò organizziamo o organizzeremo corsi per arbitri, allenatori, istruttori, maestri; corsi di mental training, nutrizione sportiva, preparazione atletica, Muay Thai tradizionale, cultura, storia e tradizioni. Ho poi un programma interamente indirizzato al sociale in cui ASI è un partner importante: faccio corsi gratuiti di autodifesa per le donne e poi nello specifico con ASI ho un programma mirato per le scuole, sempre gratuito, per portare agli adolescenti lo sport e la cultura della Tailandia allo scopo di allontanarli dalla strada e far comprendere loro l’utilità di lavorare in palestra piuttosto che stare in piazzetta a bere con gli amici; cerchiamo di far loro comprendere l’utilità di legarsi ad un ambiente sano per tenersi lontani dalla strada e spieghiamo che in realtà per arrivare a picchiarsi (che è la prima cosa che vedono e capiscono) c’è da affrontare prima un processo fatto di allenamenti anche duri, palestra, studio delle tradizioni e rispetto dell’avversario e complessivamente facciamo un discorso improntato alla parte culturale ed escludiamo a priori la violenza”.

La palestra ed il suo mondo sembrerebbe essere totalizzante: cosa c’è nella sua vita al di fuori di essa? 
“Non lo sembra soltanto: la vita di palestra è effettivamente totalizzante. Senza mezzi termini posso dire di passare la vita in palestra. Insegno 6 giorni su 7 e nell’unico giorno che mi resta devo concentrare i corsi di formazione per arbitri e istruttori, le selezioni degli atleti per la nazionale, gli eventi, i corsi di nutizionismo e coaching, quelli per arbitri e maestri … E poi ci sono i viaggi… Si, totalizzante è la parola giusta“.

 
 
La Muay Thai dalle sue lontane origini a oggi



La Muay Thai e’ un'arte marziale che si sviluppa nell'odierna Thailandia in tempi antichissimi e si è evoluta nei secoli proprio come la sua terra natia che ha subito cambiamenti radicali sia a livello storico che geografico.
Come molte arti marziali ha avuto origine nel tempio cinese di Shaolin ad opera dei monaci buddhisti indiani più di 2000 anni fa; durante l’invasione birmana ogni traccia venne distrutta perciò è la tradizione orale ci ha tramandato le notizie più antiche. La Muay Thai veniva usata principalmente dagli antichi eserciti tailandesi in battaglia per difendere la loro terra dagli invasori e i re del passato utilizzavano esperti combattenti come guardie del corpo personali. Era composta di una parte armata ed una a mani nude: durante il Regno di Ayutthaya (1700 circa) la parte a mani nude venne scissa dalla parte armata (chiamata Krabi Krabong) per poi per poi assumere il suo nome definitivo di Muay Thai dal 1932 circa.
Numerosi i personaggi storici ed epici che hanno fatto da contorno all’Arte della Muay Thai rendendola non una semplice Arte da guerra (come nel passato) o sport da combattimento (come viene interpretato oggi), ma un vero e proprio stile di vita che pervade i ritmi di ogni giorno: spazia dal contesto mistico religioso a quello socio culturale, valori aggiunti questi che fanno della Muay Thai un qualcosa di più profondo di un semplice sport; rappresenta una sorta di continuo studio dell'arte antica e della sua storia, cosa che fa di ogni praticante, di ogni appassionato, di ogni Maestro, un piccolo tassello che va ad accrescere il grande quadro millenario della Muay Thai, della sua cultura, delle sue tradizioni.
La Muay Thai è anche definita come boxe tailandese perché sfrutta numerose tecniche pugilistiche seppur con molte differenze rispetto alla boxe: la disciplina infatti è nota come “arte delle otto armi" o "scienza degli otto arti" perché consente ai due avversari di utilizzare otto parti del corpo (combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate) come punti di contatto, mentre nella boxe i punti di contatto sono soltanto due.
L'attuale re della Thailandia è da sempre un fine estimatore della Muay Thai ed ha quindi chiesto ai propri consiglieri di garantire purezza e diffusione per lo sport e l'arte della Muay Thai. Per questi motivi la Muay Thai sta molto a cuore ai thailandesi e il centro ad essa dedicato identifica e divulga le forme originali della lotta definendo parte della Muay Boran cioè la Lotta Antica.
 
 
 
[  Chiara Minelli  ]