​IAA: lavorare con gli animali per il benessere umano

27 Gen 2020 | Redazione web ASI
Sportiva

Nel mondo degli animali.
 

 
Un viaggio nel mondo degli animali ripercorrendo la storia di una "collaborazione" basata sempre più sull'affetto e sempre meno sull'utilità e oggi ancora più virtuosa grazie alle linee fissate sul fronte sociosanitario. Entriamo nel mondo degli IAA, gli Interventi Assistiti con gli Animali con ASI, soggetto di riferimento nonché Ente di Formazione riconosciuto in ambito IAA.
 


Col passare del tempo, gli animali più pericolosi si sono fatti sempre più distanti e sono entrati nei miti e nelle favole come simbolo di elementi minacciosi o portatori di saggezza ancestrale.
Diversi altri sono entrati nelle nostre vite e poi nelle nostre case: almeno 15mila anni fa il cane, per cacciare e per proteggere le greggi. Diecimila anni dopo, il cavallo e anche l'asino, impiegati per portare carichi, trainare macchine agricole, dare all'uomo velocità e forza. I gatti contro i topi che saccheggiavano i granai, il bestiame per garantire una fonte di sostentamento oltre le incertezze di caccia e agricoltura.
 
Tra gli animali addomesticati in passato, diversi sono attualmente compagni di vita, lavoro e divertimento, grazie a una relazione che si basa sempre più sull'affetto e sempre meno sull'utilità. Secondo dati del 2019, in Italia vivono oggi 60,2 milioni di animali d'affezione, praticamente in rapporto di 1 a 1 con la popolazione residente in Italia secondo l’Istat, e - ancora considerati animali da reddito – oltre 510mila equidi tra cavalli, asini (89mila), muli e zebre (7mila e 140).

Trenta milioni i pesci, quasi 13 milioni gli uccelli. I cani sono 7 milioni, poco meno dei gatti; seguono i piccoli mammiferi come cavie e conigli (1,8mln) e i rettili, 1,3 milioni di esemplari.
Gli equidi, ovviamente, non vivono in casa, ma sempre più spesso vengono considerati a pieno titolo animali da affezione e come tali impiegati anch'essi nella cosiddetta pet therapy, “terapia con l'animale da affezione”, appunto.
 

Pet therapy

 
L'espressione pet therapy è ormai di uso comune, ma porta con sé un mondo di domande: cos'è la pet therapy? Quando è nata? Come funziona? Per chi è indicata? Chi può praticarla?
 
A coniare il termine è stato lo psicoterapeuta statunitense Boris Levinson, che aveva notato i benefici dell'interazione casuale tra il proprio cane e un piccolo paziente autistico. Ricerche e sperimentazioni seguite a quell'incontro fortuito convinsero Levinson del ruolo dell'animale nell'interazione. Prendersi cura di un animale può calmare l'ansia e aiutare a superare lo stress e la depressione, constatò Levinson, che per primo parlò di pet therapy e riconobbe al cane il ruolo di co-terapeuta. Questo status verrà a breve riconosciuto ad altri animali “colleghi” dei professionisti per il benessere umano e in Italia la pet therapy arriva negli anni Ottanta, preceduta da ippoterapia (o riabilitazione equestre, o TMC- Terapia mediata dal cavallo) e in tempi più recenti seguita dall'onoterapia (con l'asino). Più delicata la delfinoterapia, che riceve critiche per l'impiego di animali non domestici e costretti in vasche anziché liberi nel loro ambiente naturale.
 
Alla base di tutte queste pratiche – che non si possono a priori definire terapie, perché non sempre effettuate da figure sanitarie – c'è la relazione mediata con l'animale, la quale stimola le abilità dell'utente, ne favorisce il recupero, ne supporta lo sviluppo psicofisico.
 
Il settore cresce, si sviluppa, si organizza. E 40 anni dopo il loro arrivo nel Belpaese, le  'animali-terapie' raggiungono un importante traguardo: nel 2015 il Ministero della Salute le descrive e regola nelle Linee Guida Nazionali. Da questo momento si parla di  IAA - Interventi Assistiti con gli Animali.
 
Gli IAA si rivolgono a persone con disabilità (sensoriale, neuromotoria o psicofisica), a portatori di disagio o anche a individui sani, in percorsi differenziati che coinvolgono animali domestici e di affezione (pet): le Linee Guida fissano anche percorsi formativi obbligati per lavorare con il cane, il cavallo, l’asino, il gatto ed il coniglio. Niente delfini, decisamente non domestici; altri animali, da valutare puntualmente.
 
 

IAA... Interventi assistiti con gli animali


Tre le aree di intervento: TAA-terapia e riabilitazione, EAA -Educazione, AAA- attività ludico-ricreativa,  e diverse a seconda dell'area le figure professionali richieste nell'équipe multidisciplinare.
 
Dell'équipe multidisciplinare fanno parte, sempre, il Veterinario esperto in IAA e il Coadiutore (incaricato dell'animale impiegato); a seconda del tipo di attività si aggiungono poi i ruoli del Responsabile di progetto, Referente di intervento e Responsabile di attività. A seconda del tipo di intervento (terapia, educazione o attività), i diversi ruoli sono svolti da figure professionali diverse. Ad esempio nelle TAA il Responsabile dev'essere un medico specialista o uno psicologo psicoterapeuta, mentre in EAA il ruolo può essere ricoperto da pedagogisti, educatori professionali, psicologi o psicologi-psicoterapeuti.
Tutte le figure sono obbligatoriamente formate con percorsi stabiliti dalle Linee Guida o hanno avuto riconosciuta una pregressa esperienza qualificante.

A quasi cinque anni dalle Linee Guida, i dati del Centro di referenza IAA contano 3.396 persone che hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento per esperienza pregressa e 298 che hanno dovuto superare un esame; tremila persone si sono autocensite nel portale dedicato agli operatori in IAA, duemila professionisti e diverse strutture operanti nel settore. La regolamentazione degli IAA fa dell'Italia un apripista, poiché negli altri Paesi la scelta è stata perlopiù di  lasciare ai singoli professionisti la discrezionalità di impiegare, tra i possibili strumenti operativi, anche la relazione con l'animale.
 
Abbiamo visto le regole sulla carta, cosa succede durante un'attività di IAA in campo?
Una seduta di IAA propone l'incontro con l'animale impiegato, nell'ambiente in cui vive l'animale o anche in ambiti chiusi, come ad esempio nelle corsie di ospedale. Alla persona viene proposto di osservare l'animale e di entrare in contatto con lui attraverso carezze, pulendolo e prendendosene cura, giocando o eseguendo esercizi con lui. Assente il linguaggio verbale e preponderante quello corporeo, nell'interazione con l'animale si mette in gioco la capacità di leggere i segnali dell'Altro considerando la diversa specie. Quando l'ambiente è quello dell'animale, come ad esempio un maneggio o un centro cinofilo, vengono favorite anche esperienze sensoriali primarie, olfattive e tattili, stimolanti ma non faticose.
Il contatto fisico 'amichevole' riduce stress, ansia, paura e favorisce l’interazione sociale e la conoscenza di altre persone.  Anche l’umore migliora durante il contatto con l’animale e si riducono sintomatologia depressiva, aggressività, percezione del dolore. 
Questo crea una base solida per il progetto IAA che si sta svolgendo, che si tratti di terapia, educazione o attività ludico-ricreativa.

 
 
IL CANE

Come tutti gli animali, il 'migliore amico dell'uomo' non giudica, non rifiuta, non ha pregiudizi: anche per questo aiuta la socializzazione e aumenta l’autostima.
Per la sua socialità e capacità di recepire e trasmettere segnali comunicativi agli esseri umani, il cane è molto disponibile al rapporto e allo scambio affettivo. La sua facilità di comunicare emozioni e di inviare stimolazioni sensoriali reciproche, costituisce un grosso veicolo di facilitazione alla espressione delle emozioni. Complicità e continuo scambio di ruoli sono fondamentali: talvolta la persona è oggetto delle attenzioni del cane, talvolta è il cane a essere oggetto delle cure della persona.
Il cane viene spesso portato in situazioni di comunità: negli ospedali, negli istituti per anziani o disabili, di cui arricchiscono la quotidianità;  nelle scuole, per accrescere nei bambini creatività e spirito d’osservazione, mitigarne timidezza o aggressività; nelle carceri, dove ai detenuti viene chiesto di prendersene cura, recuperando il senso di una socialità rivolta all'altro.


 
 
 
 
IL GATTO

In confronto al cane, l'indipendenza e la difficoltà del gatto a fidarsi dell’uomo stimola nelle persone l’autocontrollo e l’impegno prolungato nella relazione. Il gatto riesce a evocare emozioni molto intense già al primo sguardo, con i suoi occhi particolari per forma, profondità e colore, che osservano direttamente chi lo incontra con la loro disposizione frontale, più affine allo sguardo dell’uomo rispetto alla disposizione laterale per esempio  del cavallo.
Piccolo, morbido e pulito per natura, è particolarmente adatto alla convivenza con persone anziane o con difficoltà psicomotorie e per l'impiego con bambini, aumentandone l'autostima attraverso la capacità di nutrirlo e di accudirlo.
Il gatto è stato anche utilizzato con risultati positivi percorso di recupero dei detenuti all’interno degli istituti di pena. È dimostrato che vivere con un gatto dà notevoli benefici anche nelle situazioni di ipertensione arteriosa e di infarto.


 
 
 
IL CONIGLIO

Il coniglio è un animale morbido e dolce  e con il suo aspetto quasi da peluche stimola nella persona l'istinto di protezione per un essere piccolo e indifeso, oltre che spesso preda di animali più grossi.  L'impiego dei conigli e di altri piccoli animali come le cavie  facilita la relazione e lo sviluppo dell'empatia e delle capacità comunicative.
Giocare con gli animali, dare loro da mangiare, prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli sono attività in grado di far rilassare e socializzare. Diversi studi hanno dimostrato che prendersi cura di un coniglio riduce il dolore fisico percepito dalla persona e le dà maggiore sicurezza in sé. Gli IAA con il coniglio sono indicati in presenza di disturbi della comunicazione.


 
 
 
 
IL CAVALLO

A differenza del cane, che collabora con l'uomo condividendone la natura di predatore, il cavallo, in quanto erbivoro, è una preda. Anche se convive con l'uomo da millenni, della preda ha mantenuto la natura: sensibilità, empatia, reazioni rapide, capacità di stare nel presente.
Gli IAA con il cavallo si svolgono da terra e sopra il cavallo.
Grande e potente, fa sperimentare sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in se stessi, accresciuta anche nel momento in cui ci si prende cura con il grooming di un essere vivente tanto più grande. Calore, morbidezza e odore stimolano l'empatia e l'attaccamento. Il contatto con un animale di grandi dimensioni aiuta la presa di coscienza e la percezione di sé e del proprio corpo.
Quando è montato, le andature ritmiche del cavallo, prevedibili e per questo tranquillizzanti, trasmettono serenità durante un esercizio fisico che coinvolge numerose parti del corpo, con ricadute positive su psiche e corpo.


 
 
 
 
L'ASINO

L'asino porta in groppa secoli di pregiudizio che lo vogliono cocciuto, pigro, ignorante: proviamo a definirlo determinato, tranquillo e pronto a imparare e capiremo perché l'asino si stia sempre più imponendo sulla scena degli IAA. Caratterialmente tranquillo e fiducioso, si avvicina all'uomo con calma, curiosità, prudenza e delicatezza, senza invadere il suo territorio.
A differenza del cugino cavallo, l'asino di fronte a quello che non conosce rimane fermo, non scappa: questo aiuta la persona ad accostarsi a lui con sicurezza e con tranquillità. Le caratteristiche fisiche proprie dell'asino - taglia ridotta, pazienza, pelame morbido al tatto, lentezza di movimento e tendenza ad andature monotone - lo rendono idoneo a tutti gli interventi di IAA.


 
 

Fiera Cavalli a Roma e IAA
Torna "Cavalli a Roma", dal 13 al 16 febbraio 2020, la piu’ importante manifestazione fieristica del Centro-Sud dedicata al mondo del cavallo.
E, venerdì 14 febbraio ore 15,30, sarà organizzata una tavola rotonda sugli Interventi Assistiti con gli Animali, che vedrà il coinvolgimento e la partecipazione di Istituzioni ed Enti.
L’iniziativa, giunta alla sua sesta edizione, quest’anno porrà l’attenzione sull’utente ed avrà come titolo: “Quali interventi per chi? Quali le esigenze e le opportunità”.

 
[  Federica Marino  ]
 
 
IAA: seconda puntata. Giovedì 30-01-2020, l'intervista a Nicoletta Angelini, responsabile di ASI Formazione Sociosanitaria.