Da relitto della criminalità a strumento di riscatto sociale: è la storia straordinaria di una barca confiscata agli scafisti, oggi al centro di un progetto educativo innovativo promosso dalla ASD Gagliarda, in collaborazione con il nostro Ente.
L’associazione, nata nel 2022 in un ambito educativo più che sportivo e agonistico, opera nelle periferie italiane colpite dal degrado sociale, promuovendo l’inclusione attraverso lo sport. L’impegno educativo è la bussola che guida ogni iniziativa della Gagliarda, che ha già collaborato con CONI, POGAS, cooperative, parrocchie, carceri e gruppi scout.
È proprio da quest’ultima collaborazione che è nata l’idea: utilizzare una barca sequestrata ai trafficanti di esseri umani per finalità educative. “Fino a 5-6 anni fa la legge diceva che dovevano essere affondate. Da qualche anno si possono utilizzare presso associazioni che si occupano di recupero sociale”, racconta Michelangelo Rubino, presidente dall’ASD.
Dopo una lunga trafila burocratica, l’associazione è riuscita a ottenere l’assegnazione di una Bavaria 51 Cruiser da 15,5 metri, la più grande tra le imbarcazioni presenti al porto di Crotone, con il supporto del demanio di Reggio Calabria. Restaurata a dicembre, la barca ha trovato casa a Rodi Garganico, grazie anche alla collaborazione con Marino Masiero, direttore del porto e vicepresidente nazionale di ASSO Nautica, che ha sposato pienamente la missione educativa del progetto.
Soprattutto grazie alla sinergia con ASI questo percorso è riuscito a diventare qualcosa di più di un’iniziativa locale. “Si avvia un ciclo virtuoso anche sull’aspetto del recupero puro di reinserimento sociale, con il riconoscimento delle competenze per un rilancio lavorativo”, spiega Rubino, sottolineando il ruolo fondamentale di ASI come motore della parte formativa e certificativa del progetto.
All’interno del progetto, ASI rappresenta infatti il punto di riferimento professionale e formativo e grazie al nostro Ente, l’associazione promuoverà corsi riconosciuti e l’avvio di una vera e propria scuola di vela e subacquea, in grado di rilasciare brevetti ufficiali, con la supervisione tecnica di Giammarco Troccolo, ora riconosciuto come istruttore e responsabile della scuola vela.
“Utilizziamo un metodo educativo sfruttando quello sportivo”, spiega proprio Troccolo. I due corsi attivati hanno una forte impronta educativa e sono rivolti sia a giovani utenti sia ad aspiranti istruttori di vela, con l’obiettivo di creare nuove figure professionali e garantire la continuità dell’iniziativa. La vela diventa così un veicolo di formazione, responsabilità e crescita personale.
L’idea, per la stagione che ripartirà da settembre, è quella di iniziare anche una collaborazione con le scuole per riuscire a realizzare delle visite formative che mescolino l’attività didattica con quella pratica. Partire dalla vela, per poi collegare tutte le dinamiche di questo sport a materie come la fisica, la storia o la geografia, cercando di dare ai ragazzi un input positivo per il loro progetti dopo la scuola.
Nel frattempo, la barca sarà impegnata anche nei centri estivi e collaborerà ad agosto con la Protezione Civile alle Isole Tremiti, offrendo supporto nelle attività formative e logistiche per i ragazzi. E si rafforzano le collaborazioni anche con il sistema carcerario, grazie al progetto “Zona Cesarini”, promosso da Sport e Salute, che mira al reinserimento attraverso lo sport.
“Vorrei costruirne una con loro – racconta Gianmarco – pensando già al futuro, dove i ragazzi saranno coinvolti anche nella costruzione e riparazione delle imbarcazioni, sviluppando competenze tecniche e manuali”.
In ultima battuta Umberto Candela, direttore tecnico del progetto, che ha voluto approfondire le differenti fasi dell’iniziativa: “Sulle Ali del Vento è molto più di un semplice progetto sportivo: è un percorso educativo pensato per i giovani, in particolare quelli che vivono situazioni di fragilità sociale o educativa. Attraverso la vela, offriamo loro un’occasione concreta di crescita, scoperta e riscatto. La vela è una palestra di vita. Insegna la cooperazione, il rispetto delle regole, la responsabilità e il contatto profondo con la natura. Ma ciò che mi colpisce ogni volta è come, su una barca, i ragazzi riescano a scoprire e valorizzare i propri talenti interiori.Il progetto si sviluppa durante tutto l’anno, con attività che vanno dai laboratori scolastici PON, in cui i ragazzi costruiscono piccole imbarcazioni, ai percorsi educativi con i gruppi scout, fino ai corsi di vela, sia di base che avanzati, dedicati anche a chi sogna di diventare istruttore. Abbiamo voluto estendere la proposta anche al mondo degli adulti, con attività di team building aziendale orientate allo sviluppo personale e collettivo, sempre con un’impronta educativa. Uno degli aspetti a cui teniamo di più è l’inclusione femminile. In un settore come quello nautico, spesso sbilanciato dal punto di vista di genere, vogliamo garantire spazi e opportunità reali anche per le ragazze. È una scelta precisa, educativa e culturale”.
Un progetto che incarna perfettamente lo spirito di ASI: lo sport come strumento di educazione, crescita e rinascita sociale. E questa barca, una volta simbolo di illegalità, oggi naviga su una rotta completamente diversa: quella della dignità, della formazione e della speranza.


Il Prof. Galimberti ha tenuto incollati al discorso i 200 spettatori portando ciascuno in un viaggio introspettivo profondo sull’esistenza stessa della Bellezza, concludendo la dissertazione con un incitamento a farsi travolgere e “inquietare” dalla stessa per scoprire l’unico senso possibile della vita: Amare.
















