Terzo Settore: linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali

“Garantire nei Circoli Culturali e Ricreativi un’adeguata informazione e sensibilizzazione degli utenti sulle misure igieniche e comportamentali utili a contenere la trasmissione del SARS-CoV-2, anche facendo appello al senso di responsabilità individuale. I messaggi devono essere comprensibili ad eventuali utenti di altra nazionalità e possono essere veicolati attraverso apposita segnaletica e cartellonistica, invio di informative agli iscritti, promozione e rinforzo del rispetto delle misure igieniche da parte del personale addetto”.
Ed ancora “riorganizzare gli spazi, i percorsi e il programma di attività in modo da assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro. Sono fatte salve le eccezioni previste dalle normative vigenti, la cui applicazione afferisce alla responsabilità dei singoli. Potrà essere valutata una diminuzione della capienza massima dei locali”. Sono solo alcune delle misure contenute nelle Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali proposte nei giorni scorsi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Nel testo, oltre alle indicazioni per il mondo dello sport, della ristorazione, cerimonie, attività turistiche e ricettive, cinema e spettacoli, commercio, musei, archivi e biblioteche, sono presenti indirizzi per circoli ricreativi e culturali riconducibili al Terzo Settore, come luoghi di ritrovo di associazioni culturali, circoli ricreativi, club, centri diaggregazione sociale, università del tempo libero e della terza età. Indicazioni già presenti nelle precedenti linee guida per la ripartenza, integrate con alcuni nuovi elementi conoscitivi, legati all’evoluzione dello scenario epidemiologico e delle misure di prevenzione adottate, anche in un’ottica di semplificazione
Sul Terzo Settore, nello specifico appunto su ‘circoli ricreativi e culturali’  si legge di “privilegiare, laddove possibile, lo svolgimento di attività all’aria aperta, garantendo comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale. Privilegiare attività a piccoli gruppi di persone, garantendo sempre il rispetto della distanza interpersonale anche durante le attività di tipo ludico. Sono consentite le attività ludiche che prevedono l’utilizzo di materiali di cui non sia possibile garantire una puntuale e accurata disinfezione (quali ad esempio carte da gioco), purché siano rigorosamente rispettate le seguenti indicazioni: obbligo di utilizzo di mascherina; igienizzazione frequente delle mani e della superficie di gioco; rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro sia tra giocatori dello stesso tavolo sia tra tavoli adiacenti”.
Nel documento sono anche presenti le misure organizzative e di prevenzione specifiche per le varie tipologie di attività, come somministrazione di alimenti e bevande, attività motoria e sportiva, attività formative, conferenze, dibattiti, spettacoli.

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Volontari in concorrenza sleale con i professionisti del comparto Cultura? Tra le pieghe di una risoluzione…

La settima Commissione del Senato, con i soli voti contrari di Fratelli d’Italia e l’astensione della Lega, ha approvato lo schema di risoluzione che impegna il Governo sul tema della regolamentazione delle figure professionali nel settore dei beni culturali. Partendo da questo principio condivisibile, il relatore ha dato vita a un vero e proprio attacco al volontariato, definito in concorrenza sleale con i professionisti del settore. 

Come già da noi ampiamente sottolineato dal nostro Presidente, durante i lavori della Commissione e anche a mezzo stampa in un comunicato congiunto con i parlamentari Bellucci, Frassinetti, Iannone e Mollicone, nonostante nelle premesse vi siano astratti e generici riconoscimenti sul valore del volontariato, nel dispositivo vi è un duro e inaccettabile attacco sul ruolo che il volontariato svolge concretamente nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, accusato di favorire situazioni di sfruttamento ‘in nero’ di questi lavoratori.

Il relatore, privilegiando le istanze delle organizzazioni di categoria dei professionisti operanti nel campo dei beni culturali, ha ignorato quanto è stato dichiarato in sede di audizione dalle più importanti organizzazioni del Terzo Settore che operano in questo campo. 

Ricordiamo che nel Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017) ci sono tutti i presidi normativi utili a contrastare fenomeni di utilizzo illecito della figura del volontario, anche nel campo di beni culturali. I volontari, infatti, devono essere iscritti in appositi registri tenuti dalle ODV (Organizzazioni di volontariato) o dalle APS (Associazioni di promozione sociale) e non possono in alcun caso ricevere una qualche forma di retribuzione.

E ricordiamo altresì che il volontariato e l’associazionismo sono una benedizione per la tutela dei beni culturali, perché senza queste energie spontanee e ispirate alla cultura del dono, una buona parte del nostro patrimonio archeologico e monumentale sarebbe abbandonato a sé stesso o agli appetiti di coloro che vogliono semplicemente sfruttarlo con iniziative commerciali fuori controllo. 

Mondo della Cultura. Attacco al volontariato

“Una ferma contrarietà a un documento che oseremmo definire aberrante e che dipinge l’attività del volontario, in ambito culturale, in concorrenza sleale con i professionisti del settore. 
Fratelli d’Italia si opporrà con tutte le forze alla pubblicazione della risoluzione finale a seguito dell’indagine conoscitiva (“Affare assegnato 245”) svolta dalla Settima Commissione del Senato con anche audizioni in presenza avviate il 24 settembre 2019 e protratte poi per oltre un anno”
, così hanno dichiarato alla stampa il nostro Presidente nel suo ruolo di Senatore insieme con l’On. Maria Teresa Bellucci, Responsabile Dipartimento Terzo Settore di Fratelli d’Italia il Senatore Antonio Iannone e i Deputati Paola Frassinetti e Federico Mollicone, membri delle Commissioni Cultura di Senato e Camera. 

“Nonostante nelle premesse vi siano astratti e generici riconoscimenti sul valore del volontariato – sottolineano ancora – nel dispositivo vi è un duro attacco sul ruolo che il volontariato svolge concretamente nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, accusato di favorire situazioni di sfruttamento “in nero” di questi lavoratori.
Appare chiaro come il relatore del documento si sia appiattito sulle preoccupazioni delle organizzazioni di categoria dei professionisti operanti nel campo dei beni culturali, ignorando, invece, quanto è stato dichiarato in sede di audizione dalle più importanti organizzazioni del Terzo Settore che operano in questo campo. 

Ricordiamo che nel Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017) ci sono tutti i presidi normativi utili a contrastare fenomeni di utilizzo illecito della figura del volontario, anche nel campo di beni culturali. I volontari, infatti, devono essere iscritti in appositi registri tenuti dalle ODV (Organizzazioni di volontariato) o dalle APS (Associazioni di promozione sociale) e non possono in alcun caso ricevere una qualche forma di retribuzione.

E ricordiamo altresì che il volontariato e l’associazionismo sono una benedizione per la tutela dei beni culturali, perché senza queste energie spontanee e ispirate alla cultura del dono, una buona parte del nostro patrimonio archeologico e monumentale sarebbe abbandonato a sé stesso o agli appetiti di coloro che vogliono semplicemente sfruttarlo con iniziative commerciali fuori controllo”. 

APPROFONDIMENTO
Lo schema di risoluzione sull’Affare Assegnato n. 245 sul rapporto tra volontariato e professioni nel settore dei beni culturali, va respinto con decisione perché rappresenta una rozza e aprioristica messa sotto accusa dell’impegno del volontariato in questo settore, per i seguenti motivi:

  1. Nonostante nelle premesse vi siano astratti e generici riconoscimenti sul valore del volontariato come “fenomeno sociale importante”, nelle ulteriori valutazioni ed infine nel dispositivo vi è un duro attacco sul ruolo che il volontariato svolge concretamente nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, accusato di fare concorrenza sleale ai professionisti del settore e di favorire situazioni di sfruttamento “in nero” di questi lavoratori.
  2. Nel definire queste posizioni la Relatrice si appiattisce sulle legittime preoccupazioni delle organizzazioni di categoria dei professionisti operanti nel campo dei beni culturali, ignorando, invece, quanto è stato dichiarato in sede di audizione dalle più importanti organizzazioni del Terzo Settore che operano in questo campo come il “FAI Fondo Ambiente Italiano”  e “Italia Nostra” (mentre il documento di Archeoclub non risulta agli atti) che invece hanno dimostrato come il volontariato sia una risorsa fondamentale e insostituibile nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali, rappresentando di fatto un argine alle tentazioni di trasformare questa attività in un pure e semplice business commerciale.
  3. In realtà nel Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017) ci sono tutti i presidi normativi utili a contrastare fenomeni di utilizzo illecito della figura del volontario, anche nel campo di beni culturali. I volontari infatti devono essere iscritti in appositi registri tenuti dalle ODV (Organizzazioni di volontariato) o dalle APS (Associazioni di promozione sociale) e non possono in alcun caso ricevere una qualche forma di retribuzione. Per questo motivo la figura del volontario non può essere utilizzata per legge né per fare concorrenza sleale ai professionisti, né per coprire forme di precariato e di sfruttamento di queste categorie professionali. Responsabili in prima persona di queste garanzie sui volontari sono proprio le Associazioni e le Reti associative e quindi ipotizzare, come scrive la Risoluzione in questione, che  “lo sfruttamento dei professionisti arriva al punto, oggi, di costringerli a passare per volontari” è un esplicito atto di accusa contro il mondo del Terzo Settore che favorirebbe diffuse situazioni di violazione della legge.
  4. Ancora, scrivere nella Risoluzione che “bisogna respingere la tentazione di assumere a ‘sistema’ il volontariato (anche qualificato) (…) per compiti istituzionali come la tutela dei beni culturali, con il rischio di disapplicare l’esplicito mandato costituzionale, di cui all’art.9 della Costituzione” significa, al contrario, negare il principio di sussidiarietà orizzontale tutelato dall’ultimo comma dell’Art. 118 della Costituzione: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
  5. In realtà la mozione avrebbe dovuto concentrare la propria attenzione non sul volontariato – su cui è sufficiente chiedere il rispetto di quanto previsto nel Codice del Terzo Settore – ma sulle tutele normative delle professioni nel settore dei beni culturali. È il Codice dei Beni Culturali (d.lgs. 42/2004) che deve definire con più precisione “l’ambito delle attività riservate alle professioni nei beni culturali” (vedi documento del FAI) per dare una risposta alle legittime preoccupazioni delle organizzazioni di categoria di questi lavoratori. 
  6. In ogni caso il volontariato e l’associazionismo sono una benedizione per la tutela dei beni culturali, perché senza queste energie spontanee e ispirate alla cultura del dono, una buona parte del nostro patrimonio archeologico e monumentale sarebbe abbandonato a sé stesso o agli appetiti di coloro che vogliono semplicemente sfruttarlo con iniziative commerciali fuori controllo. Questa azione positiva e indispensabile è totalmente prevalente rispetto all’esistenza – in questo campo molto più circoscritta di altri ambiti della vita sociale – di abusi che vanno combattuti con le disposizioni di legge già in vigore.

I volontari… La spina dorsale del Terzo Settore

Spuntano nelle notti più fredde a distribuire pasti caldi e coperte, partono in colonna verso i luoghi delle catastrofi da dove gli altri fuggono, si ritrovano nelle mense e nei rifugi dei poveri per fare i lavori più umili, solcano mari e percorrono foreste per difendere il nostro ambiente, animano le sedi delle associazioni con la rete del loro impegno e del loro entusiasmo, lavorano, senza chiedere un euro… Sono i volontari. 

Un’esperienza di bellezza che può salvare l’Italia. C’è gente che lavora con entusiasmo. Senza chiedere un euro

Questo personaggio strano, il volontario, che viene celebrato nelle retoriche repubblicane per essere puntualmente dimenticato il giorno dopo, è molto più diffuso nella nostra penisola di quanto si pensi: 6 milioni e mezzo secondo l’ultimo censimento, ovvero più di un Italiano su dieci, partecipa alle attività di volontariato. In una società liquida dove sembra dominare solo l’individualismo e il consumismo, ci sono così tante persone che navigano decisamente controcorrente. Sono la spina dorsale del Terzo Settore, al di là di tutte le riforme, i bandi di finanziamento e le dissertazioni che si costruiscono su questo mondo. 
Cosa spinge una persona a diventare un volontario? Se leggiamo le prediche laiche e gli studi “scientifici”, la motivazione sarebbe solo etica e buonista, ma, aldilà di questi esercizi di noia, il volontariato nasce da un’esperienza di bellezza.

Perché, prima di essere buono e giusto, è bello ritrovarsi insieme ad altre persone (che diventano amici veri) a costruire qualcosa, è bello staccarsi dal computer di lavoro e sperimentare le proprie capacità pratiche e creative, è bello donare a degli sconosciuti non tanto i propri soldi, quanto sé stessi e il proprio impegno.
Insomma è bello superare sé stessi, tornare ad avere esperienza di essere una comunità, vivere gli atti essenziali della condizione umana e di una dimensione spirituale.

Un tempo tutto questo si respirava anche nella militanza politica, prima che i partiti fossero divorati dal settarismo e dal clientelismo, ritirandosi dal territorio e dalla società civile per chiudersi nel Palazzo e nella dimensione virtuale dei social. Perché se non c’è prima la comunità e l’identità, è impossibile che poi ci sia anche la politica, la percezione vera del bene comune.
Non vogliamo fare sviolinate a nessuno, anche i volontari hanno i loro difetti: spesso non colgono la complessità della società in cui viviamo, ancor più spesso sono chiusi e diffidenti rispetto ai mondi della politica e dell’impresa, mentre sono troppo ingenui e indulgenti con chi si ammanta di appartenenze associazionistiche e sociali, rischiando così di essere utilizzati e traditi. 

Ma la sfida è proprio questa: far crescere i volontari, non solo nel loro numero ma soprattutto nella loro consapevolezza, perché questa energia, umana e comunitaria, possa contagiare positivamente tutta la società italiana. Quante volte abbiamo detto che gli Italiani sono un popolo eccezionale, che si rovina però per le vecchie malattie dell’individualismo e del settarismo. Lo spirito del volontariato, se non si richiude in sé stesso, può essere l’antidoto a queste malattie. 

L’ASI si sta sempre più impegnando sul Terzo Settore anche per questo: con le spalle larghe di una grande Rete associativa vuole scendere nel cuore della società italiana per incontrare tutti i volontari – o quelli che potrebbero diventarlo – che cercano rappresentanza, identità comunitaria e promozione operativa. Per accendere la miccia di una grande energia che può esplodere per salvare l’Italia, ma, prima ancora, per vivere insieme ai volontari un’esperienza di bellezza profonda e autentica.

[  GIANNI ALEMANNO  ]
Responsabile Nazionale ASI Terzo Settore

 

 

Terzo Settore: stabilite per 2021 aree prioritarie di intervento e progetti finanziabili

Sono state stabilite, per il 2021, le aree prioritarie di intervento e i progetti finanziabili mediante le risorse per il Terzo settore.
Lo riporta Il Sole 24 ore che scrive "inclusione sociale, contrasto alla povertà e alla disuguaglianza di genere, agricoltura sostenibile sono alcuni degli obiettivi a cui dovranno ricondursi le attività degli enti del Terzo settore (Ets) finanziati con i fondi che, per il 2021, ammontano ad oltre 40 milioni di euro".

Stando all’atto del ministero del Lavoro (Dm 9 del 29 gennaio 2021), le risorse saranno ripartite tra iniziative e progetti di rilevanza nazionale e locale – a cui saranno assegnati, rispettivamente, 12.780.000 e 20 milioni di euro – e, in parte, destinate a contributi per l’acquisto di autoambulanze (7.750.000 euro) e contributi annuali per specifici enti associativi (2.580.000 euro). Finanziamenti, questi ultimi, che sebbene volti a sostenere attività non aventi carattere progettuale assumono significato in ragione dell’emergenza in atto e del ruolo del non profit già a partire dalla prima fase di contenimento e gestione della pandemia. 
"In questo senso – riporta ancora 'Il Sole 24 ore' – il decreto dà un segnale positivo agli Ets e risponde all’esigenza di sostenere iniziative in grado di favorire un recupero della relazionalità e un consolidamento della coesione sociale nelle comunità di riferimento, fortemente pregiudicate dall’epidemia da Covid-19".

Altra novità riguarda, poi, la platea degli enti beneficiari, in considerazione dell’imminente istituzione del Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), attesa per aprile di quest’anno (vale a dire decorsi 6 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del relativo decreto istitutivo, Dm 106/2020). Una tempistica che dovrà essere tenuta in conto ai fini dell’individuazione degli Ets attuatori delle attività finanziabili. "Ciò nella circostanza – riporta il quotidiano – che la concreta applicazione a livello locale dell’atto di indirizzo in parola andrà a collocarsi tra il periodo transitorio – in cui Ets sono soltanto Onlus, organizzazioni di volontariato (Odv) e associazioni di promozione sociale (Aps) iscritte nei relativi registri di settore) – e il momento di avvio del popolamento del Runts. Ai fini dell’avvio del Runts e della successiva qualifica di Ets occorrerà tenere conto della trasmigrazione automatica dei dati dai registri di settore nonché delle nuove iscrizioni degli enti".
Per il 2021 saranno infatti finanziati i progetti di rilevanza nazionale di quelle Odv, Aps e Fondazioni del Terzo settore che, in risposta all’avviso 2/2020, sono risultati idonei all’esito della procedura di valutazione, ma non ammessi al finanziamento per esaurimento delle risorse disponibili per il 2020. Una decisione, questa, che sembrerebbe rispondere all’esigenza di semplificare le procedure ed evitare una dispersione delle risorse messe in campo.