Tredicesimo torneo nazionale di calcio giovanile Castel di Sangro 2023

Si è concluso il 13° torneo nazionale calcio giovanile di Castel di Sangro dedicato al settore della scuola calcio, con i patrocini della F.I.G.C. del CNI Fair Play, ASI, Comuni di Castel di Sangro e Roccaraso.  Questa speciale edizione, unica per la sua decennale attività nel settore, ha avuto per la prima volta la partnership del nostro Ente. Il presidente di ASI Lazio, Roberto Cipolletti ha messo a disposizione staff ed esperienza nel settore calcio giovanile, ed ha così permesso un ulteriore salto di qualità ad un evento che già risultava essere eccellente.

Come ogni anno la sfilata di apertura per le vie del centro cittadino Castel di Sangro del 29 maggio si è aperta ufficialmente la stagione turistica e sportiva del famoso comune abruzzese, con la partecipazione di tutte le associazioni del territorio. Sport a trecentosessanta gradi, dunque, dal calcio al tennis, dal basket alla pallavolo, dal ciclismo al motocross, dalla danza all’atletica leggera. Un corteo lunghissimo che (oltre un chilometro) che cantava e ballava a ritmo di musica e con la gioia nel cuore. L’imponente schieramento è stato preceduto da un gruppo di tamburisti e sassofonisti seguito dai gonfaloni della Provincia dell’Aquila, di Castel di Sangro e Roccaraso accompagnati dal Presidente della Provincia e Sindaco di Castel di Sangro Angelo Caruso, dal vicesindaco di Castel di Sangro Franco Castellano e dal Sindaco di Roccaraso Francesco Di Donato. Momento emozionante alla consegna del Premio Fair Play Comitato Nazionale Italiano su delega presidente Ruggero Alcanterini al 13° Torneo Nazionale Calcio Giovanile con la seguente motivazione: ”evento dedicato alla valorizzazione dello sport come strumento di educazione al rispetto delle regole, all’amicizia, ma anche per rafforzare il messaggio dello sport come mezzo di formazione, informazione e inclusione”. Emozione unica al termine della manifestazione inaugurale, presso lo Stadio “Teofilo Patini”, si sono tenuti ben 8 minuti di fuochi pirotecnici che hanno emozionato tutti i presenti. Ben 62 le squadre partecipanti costituite da circa 800 atleti, provenienti da varie regioni d’Italia. Per il Lazio erano presenti l’Akkademy Aprilia, il Trastevere, l’Urbetevere, il Boreale, il Vicovaro, il Monterotondo 1935 ed il Nomentum, per la Campania il Sorrento, per la Puglia il Levante Azzurro e l’Accademia Andria, per la Sicilia l’Atletico Hyblea e per l’Abruzzo Pro Calcio Junior Castel di Sangro, asd Boys Roccaravindola e Cedas Sulmona.

Alla fine sono state disputate centottanta partite, per un torneo riservato alle categorie della scuola calcio e, nonostante la pioggia incessante del primo maggio, è stato un grande successo, un’emozione continua, fino alle premiazioni che si sono svolte all’interno del meraviglioso palazzetto dello sport di Castel di Sangro, dove tutti i partecipanti sono stati premiati e dove i tanti genitori presenti hanno potuto applaudire i loro piccoli campioni in erba.

 

A Pesaro è tempo di Calcio sociale

Al campo del Vismara di Pesaro sta dando frutto il progetto del calcio sociale lanciato dall’Associazione di Promozione Sociale ‘Out’ del presidente Gabriele Montaccini, affiliata al Comitato ASI Marche, che è ormai abituato a utilizzare lo sport come mezzo di aggregazione in situazioni complicate insieme con il Vicepresidente Cristian Silvestri.

“L’idea ci è venuta per dare una risposta agli atti vandalici contro la sede della circoscrizione che è ancora inagibile. Il post-Covid è stato duro dal punto di vista psicologico per molti adolescenti, così abbiamo pensato di fare qualcosa per dare un segnale: prima un torneo di Volley, quindi un Trekking, ora puntiamo forte sul Calcio sociale, un progetto di Massimo Vallati, che finora ha funzionato, dove ci sono situazioni di degrado. Lo abbiamo invitato a ottobre a parlare al Liceo Scientifico e ci siamo affiliati con la nostra Asd, così da poter utilizzare nome e loghi: il Campo dei Miracoli sbocciato a Roma è un esempio fortissimo”.

Gli aiuti non mancano: la Polisportiva Vismara ha concesso gratuitamente il campo e Fisioradi ha vestito i giocatori con divise scintillanti: “Siamo davvero contenti, anche della fiducia ricevuta dal Comune – dice il vicepresidente Silvestri – nelle prime due giornate c’erano una cinquantina di persone di tutte le età e le provenienze. Tanti bambini, padri e figli, ma anche madri e figlie, una nonna di 75 anni, alcuni ragazzi stranieri e anche diversamente abili. Ognuno può giocare con noi, nessuno è escluso. Le squadre sono formate tramite coefficienti in base alle capacità per avere formazioni equilibrate”.

Le regole sono speciali: chiunque può partecipare, purché abbia un’età compresa tra i 10 e i 90 anni, non esiste l’arbitro, ogni giocatore deve imparare ad essere responsabile, un giocatore non può fare più di tre gol a partita e, anzi, deve aiutare gli altri a segnare, nessuno resta in panchina, sono tutti titolari, infine, sia prima che dopo la partita ci si prende tutti per mano per condividere le proprie emozioni. L’obiettivo è mettere in piedi un campionato dove, oltre alle partite, conteranno per la classifica anche le sfide “giocate” al di fuori, come nello stile del calcio sociale: la sfida che consiste nel riqualificare un posto del proprio quartiere o trattare il tema che dà il nome alla propria squadra che si chiamerà con una parola presente nella Costituzione: pace, libertà, uguaglianza.

Gabriele Montaccini aggiunge: “Tanto che le vittorie in campo valgono 2 punti, quelle fuori 4. Premiamo chi fa più assist rispetto a chi segna di più. L’obiettivo vero di questo progetto è l’integrazione tra la gente del quartiere, riallacciare le relazioni fra le persone che durante il Covid quasi non si guardavano più in faccia. Dobbiamo tornare a frequentare i luoghi normalmente: a parte i ragazzi devianti, credo che anche gli adulti facciano fatica a vivere il territorio come una volta”.

L’ambizioso progetto, supportato anche dal Comitato ASI Marche, accoglie qualsiasi volontario che voglia mettersi in gioco, anche solo per dare una mano.

Il derby dell’Ippica e il derby del Calcio romano insieme per la prima volta…

Domenica 9 ottobre, Boniek, Ledesma e il Derby. 

In occasione della 95esima edizione del Derby Italiano del Trotto, la corsa dedicata ai trottatori italiani di 3 anni che rappresenta la vetrina più prestigiosa per i cavalli nostrani della disciplina – l’appuntamento più atteso da allevatori, proprietari, professionisti e appassionati – sarà presentata una mostra con le maglie di Roma e Lazio in un suggestivo derby anche del calcio romano. A cura di ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane e del suo Comitato romano.

“Si tratta di un appuntamento da una doppia valenza importantissima. So cosa vuol dire il derby a Roma, tutti me ne hanno sempre parlato, si respirava anche se negli anni in cui sono stato qui, anche se non l’ho mai giocato. L’ho sempre poi seguito da spettatore con grande attenzione e costanza. Cosa riescono a fare i tifosi sugli spalti è un qualcosa di unico. E per quanto mi riguarda particolarmente sentito: mi sento romano d’adozione”: queste le parole di una bandiera della Roma, Zibì Boniek, che sarà uno dei presenti al Derby del Trotto. Boniek racconta la sua passione per i cavalli.
“Per me la parola ‘Derby’ è importantissima anche in campo ippico: sono proprietario di cavalli da corsa e in più driver alle corse ‘Gentleman’, quelle riservate ai proprietari. Diciamo che queste due discipline, calcio e ippica, sono quelle della mia vita. La mia maglia sarà presente per la mostra organizzata da ASI”. ⬇︎

“La prima cosa che mi dissero al mio arrivo a Roma fu “mi raccomando al derby” ecco già questo fa capire l’importanza che ha questa battaglia. I Derby li ho vissuti con grande passione, con grande fermento. La stracittadina a Roma è unica. E so che è importantissimo anche il Derby nell’Ippica soprattutto nella Roma di qualche anno fa. Questa iniziativa e l’associazione che organizza aiuta tante persone e ha la mia profonda stima”: così Cristian Ledesma, capitano della Lazio di qualche anno fa. ⬇︎

Un evento, quello di domenica, che rappresenta per la città di Roma un momento di grande sport e partecipazione: il pubblico oramai da qualche anno sta affollando le tribune dell’impianto di Capannelle, sognando un ritorno ai fasti degli anni Sessanta e Settanta.
Appuntamento a domenica 9 ottobre, dunque, per il Derby Italiano del Trotto e con l’evento denominato “Derby e non solo” che vedrà anche una mostra legata all’impiantistica sportiva, giochi popolari e tradizionali, una rassegna di Calcio Balilla e Subbuteo e per i più piccoli, il battesimo della sella, grazie all’impegno di ASI Sport Equestri, ovvero la possibilità di far provare per la prima volta l’ebrezza dello stare a cavallo ai più piccoli. Oltre, ovviamente, alla mostra delle maglie di Lazio e Roma.

Domenica 9 ottobre. È tempo di Derby.

Calcio. Troppi stranieri e una cultura dello sport che latita: ecco come si perdono i nostri giovani

INTERVISTA A VITTORIO MORETTI, DALL’UNDER 21 AD ASI, CON LA MUNDIAL FOOTBALL CLUB.

Nel 2013 era il preparatore atletico della Nazionale Under 21 fermata solo dalla Spagna nella finale degli Europei allo stadio Teddy di Gerusalemme. Una carriera, la sua, spesa in Federazione tra nazionali giovanili e campioni in erba come Verratti, Immobile, Insigne, Florenzi, Jorginho.
Fino alla decisione di tornare lì dove aveva iniziato. Ancora tra i giovani: ma nei licei e nelle scuole calcio.

Oggi Vittorio Moretti insegna educazione motoria a Roma, con un programma innovativo sposato dall’istituto Alberti, convinto che “alla scuola italiana serva un’inversione di tendenza in tema sportivo” e fa il preparatore atletico alla Mundial, società associata ASI, “dove si respira un’aria diversa. Dove il concetto di formazione e cultura dello sport è preminente nelle strategie societarie”.
“Ho spesso rifiutato incarichi nelle società dilettantistiche – sottolinea Moretti – dove prevale l’ansia del risultato, con tutte quelle pressioni, derivanti dall’ambiente, dai genitori e dalle società stesse, che da anni rovinano il nostro calcio giovanile. Alla Mundial i programmi sono diversi”.

Cominciamo dalla scuola. Se la famiglia ha un ruolo primario nei processi di educazione anche allo sport e nelle dinamiche di conservazione del comportamento ludico tipico dell’infanzia, passando il testimone alla scuola… ma non in Italia. Dati recenti confermano che il nostro Paese è fanalino di coda con 480 ore l’anno di educazione motoria nei vari gradi scolastici. Paesi come la Francia di ore ne contano oltre 2000. Il Belgio più di mille, come Germania, Finlandia, Grecia, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera.

Moretti che ne pensa? “Che il nostro Paese ha un grande bisogno di investire nello Sport: per la salute, l’educazione e la formazione psico-fisica dei nostri giovani. Poi, se da questa formazione ‘alla vita’ escono fuori anche i campioni ben venga”.

Nella sua scuola, la Alberti a Roma, un progetto all’avanguardia. “Certamente. Insieme al dirigente abbiamo dato vita a un piano di potenziamento dell’attività motoria. Un indirizzo, in particolare, prevede in cinque anni, lo svolgimento di 12 discipline, dalla Vela al Rugby, tutto questo in collaborazione con società e federazioni e senza impegnare minimamente le tasche delle famiglie.
Altro problema gravissimo è quello delle infrastrutture: tanti anni fa i ragazzini giocavano ovunque, negli oratori, nei parchi, nei prati delle periferie e persino nelle strade. Oggi no: sono mutate le abitudini ma a questo cambiamento non è corrisposto un piano di incremento delle strutture sportive. Ed anche di sfruttamento pieno di quelle esistenti. Mi chiedo: perché nei centri comunali non sono ad esempio ospitate le scuole al mattino?”.

Quanto sostiene Moretti è suffragato da dati sconfortanti anche per quanto attiene gli impianti sportivi annessi ai plessi scolastici. Stando ai dati relativi al 2018 rilasciati dal ministero dell’Istruzione, sono oltre 40mila gli edifici statali. Di questi, solo 16mila, ovvero 4 su 10, sono dotati di un impianto, come una palestra o una piscina. Un dato, peraltro, fortemente variabile a livello regionale. In due regioni, Friuli e Piemonte, gli edifici scolastici dotati di strutture sportive superano la metà del totale, con rispettivamente il 57,8% e il 51%. Al terzo posto la Toscana con il 48%. Agli ultimi posti, con meno di 3 edifici scolastici dotati di impianti su 10, troviamo Calabria (20,5%) e Campania (26,1%).

Veniamo alla sua attività all’esterno del mondo scolastico. L’avventura con la Mundial… “Mi ha avvicinato il Direttore Sportivo Daniele Cataloni proponendomi di tornare al Calcio del territorio. Sinceramente avevo smesso anni fa di occuparmi di Calcio dilettantistico trovando l’ambiente inquinato da troppe pressioni colpa delle quali i ragazzi difficilmente potevano crescere nei valori dello sport. Alla Mundial – sennò non avrei certo accettato l’incarico propostomi – ho capito che la parola d’ordine ‘formazione’ aveva la sua giusta importanza. Ho trovato due ragazzi di Scienze Motorie e con loro stiamo lavorando su progettualità a largo respiro, in collaborazione strettissima con i tecnici.
Alla Mundial ho trovato allenatori preparati, una grande attenzione anche ai dettagli, un ambiente accogliente senza quelle esasperazioni che si respirano nel Calcio dilettantistico”.

Acilia e La Rustica, due poli di aggregazione? “I campi della Mundial non a caso sono in due quartieri popolosi della periferia. Qui si provano a intercettare i ragazzi che non fanno sport. Questo rappresenta una forma di rilancio sociale e allontana i ragazzi dai centri commerciali, dai pomeriggi passati davanti a videogiochi e spesso anche da tante devianze.
La Mundial sta investendo denari e impegno in un discorso che credo essere virtuoso.
Qui si formano giovani calciatori sempre ricordando ai ragazzi che bisogna studiare e seguire le proprie aspirazioni senza illusioni. Uno su 40mila arriva in Serie A…”.

Uno su 40mila, e lei ha lavorato anche con ragazzi destinati a grandi platee nell’esperienza federale. Ma perché oggi c’è crisi di risultati in Nazionale “Semplicemente perché c’è poco spazio per i nostri giovani e tanti, troppi, sono gli stranieri. Il Calcio italiano produce ottimi giocatori: ma il meccanismo si inceppa quando si preferiscono agli italiani, giocatori di altre nazioni. Discorso a parte: molti dei tanti giovani che potremmo produrre si perdono, pur con grandissime qualità: sempre per il discorso delle aspettative e delle pressioni che, spesse volte, impediscono una crescita serena”.

Quello che alla Mundial non accadrà…

[ Fabio Argentini ]

 

Il pallone. Quello di una volta

Maglie senza sponsor, le maniche lunghe dei portieri, il precampionato. E poi: le scarpette tutte nere, i calzettoni senza piede e il mercato di riparazione. E ancora: il terzino, il mediano di spinta e le marcature a uomo. Ma anche la Coppa delle Coppe e la panchina a bordo campo; le Nazionali dell’Est e il gol doppio in trasferta; la radiolina, le trasmissioni tv. C’è posto anche per la monetina e la ripetizione della finale, E, per finire: il pallone bianco e nero. Sono alcune delle cose perdute del calcio: oggetti smarriti, ma che ricompaiono in, basta saper aprire il cassetto dei ricordi. Ed ogni “cosa perduta” diventa il pretesto per raccontare, con stile leggero e ironico, un particolare, un personaggio, una storia che, in qualche modo, ha fatto parte della nostra vita di amanti del pallone.
Un viaggio nel tempo, un gioco della memoria. Per vedere l’effetto che fa.
QUESTO E TANTO ALTRO NEL VOLUME DI Lorenzo Marucci CHE VERRÀ PRESENTATO LUNEDÌ SERA AL CIRCOLO LA LUCCIOLA DI BENABBIO Bagni di Lucca 
ASI Lucca organizza la presentazione del libro e il moderatore sarà il Presidente Provinciale Fabrizio Giovannini.