Ottorino Mancioli, un artista firma la copertina di Primato. Cinquant'anni fa...

14 Gen 2021 | Redazione web ASI
Istituzionale

Alcune delle copertine storiche della nostra rivista, tra cui la storica Prima, portano la firma del grande pittore romano, che ha fatto dello sport uno dei suoi cavalli di battaglia. Ecco la sua storia...
 
 
 


 
Ottorino Mancioli nasce a Roma il 26 aprile del 1908. Terzogenito, vive in un grande appartamento di fronte al Viminale in Via Agostino Depretis per la precisione. Mingherlino, balbuziente, visetto imbronciato nemmeno troppo bravo a scuola, almeno i primi anni. 
Ma presto diventerà un gigante. Pur attento alle tendenze stilistiche del Futurismo, dell'Art Dèco e del Razionalismo, Mancioli sarà sempre spinto da forti motivazioni individuali che lo porteranno a non aderire mai organicamente a nessuna corrente artistica. Studioso dei problemi legati alla medicina sportiva, riesce a fissare nelle sue opere il momento sublime in cui il corpo umano sembra superare le leggi della gravità per raggiungere la superiore armonia della forza e della bellezza. La perfetta conoscenza dell'anatomia, acquisita attraverso gli studi di medicina, e le successive esperienze professionali e umane, gli permetteranno di cogliere il dinamismo dell'attimo.
 
 



La copertina di Primato firmata da Mancioli
Sarà lui, tanti anni più tardi, a disegnare la copertina di Primato, la storica prima. Datata Settembre 1970, editore il Centro Nazionale Sportivo Fiamma diretto progenitore del nostro Ente. Il disegno, sapienti matite bianche e nere in campo rosso, preparato per i XVII Giochi Olimpici, mostra due tedofori. L’antico atleta che corre sull’impiantito romano che dà il testimone all’atleta moderno che corre sulla pista in sabbia rossa. Un contrasto affascinante
“Lui disegnava su tutto, un fazzoletto, una cartolina, un foglio da disegno”, racconta la figlia Laura. “Sempre figure umane alle quali imprimeva potenza. Gerardo Dottori lo ha descritto come ‘un artista che ha saputo cogliere meglio di tutti gli altri la lezione futurista per quanto riguarda la velocità e il movimento’”. 


Paracadutista al fronte, ferito a El Alamein
Giovanissimo, parte volontario per la Spagna, Battaglione autonomo, il Tercio Flechas Negras. 
Diventa medico, è allievo ufficiale della Regia Marina. Dalle lamiere delle torpedinieri, a causa della sua passione per il volo, cerca il trasferimento di Corpo, in Aeronautica. Non ci riesce, nonostante una lettera vergata a mano e scritta direttamente al Duce, ultimo disperato tentativo: ma prende il brevetto da paracadutista, proprio alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Parte per il Fronte che è quello africano. La battaglia, dalla quale sarà uno dei pochi a tornare, quella di El Alamein. Cura i feriti e disegna scene di vita quotidiana in trincea. La consuetudine con il disegno, alimentata da un acuto spirito di osservazione. 
Torna da El Alamein anche se una pallottola Thompson gli paralizzerà il braccio per tre anni.  
Lentamente si riprende, e l’amico Gianni Brera, conosciuto al corso di Paracadutismo, lo utilizza per i suoi giornali. 



La passione per il volo
Mancioli produce centinaia di opere. Disegni, pitture, sculture. Sport, medicina, immagini rubate ai ricordi in quelle trincee di sabbia che i soldati, che diventeranno eroi, chiamavano ‘buche’. 
E non smetterà di cullare la passione per il volo. Lo ricorda ancora la figlia Laura raggiungere il suo piccolo aereo civile con la fedele e scassata FIAT 126: “Quasi ogni giorno mio padre andava da solo a volare. Nel piccolo aereo si sentiva finalmente sé stesso, non costretto da quegli schemi che non voleva né riusciva ad accettare, che lo rendevano ‘diverso’ dagli uomini i quali, visti dall’alto, sembravano dei puntini… e soprattutto quel senso di libertà pura con la meravigliosa sensazione di essere più vicino al figlio troppo presto perduto. Morirà improvvisamente, il 21 marzo del 1990. Aveva da poco finito di modellare un ultimo pugile in cera rossa”.

La lunga storia di Primato
Da allora, da quella Prima, sono passate sotto le rotative delle tipografie, che negli anni hanno stampato Primato, centinaia di copertine. Hanno mostrato lo sport e le sue discipline, uomini e donne e i loro gesti tecnici. Hanno mostrato volti in posa e corpi in movimento. 
Traguardi tagliati e asticelle superate, palloni a scacchi bianchi e neri degli stadi e del Calcio e arancioni, quelli delle piscine e della pallanuoto. 
Hanno mostrato fondali naturali così distanti tra loro come il mare e le vette delle nostre montagne, a ricordare che, oggi, ASI ha 80 Settori e oltre 100 discipline praticate sotto la sua bandiera, dalla subacquea agli sport in cui il bianco della neve e l’azzurro del cielo si incontrano dove l’aria è più rarefatta. 

Ma questa avventura non è finita. Primato prosegue nel raccontare la leggenda dello sport, i suoi momenti più alti, le sue cadute. 
Tante altre copertine si susseguiranno. Ricordando quella Prima. A firma di Ottorino Mancioli, quel ragazzo un po’ balbuziente che ha fatto la storia...
[  Fabio Argentini  ]



Premio ASI Sport&Cultura. 
La nostra telecamera nella casa-museo del grande artista.
Le origini di Primato raccontate da Jacopo Volpi e Italo Cucci