Claudio Barbaro, lettera aperta. "Non siamo invisibili"

23 Mar 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

“Ho pensato a lungo se e come settorializzare le rivendicazioni. Perché, in un momento di emergenza generale e con possibili soluzioni per tutti, nessuno escluso, una difesa corporativa dei propri interessi avrebbe potuto costituire un elemento miope della lettura o eccessivamente sbilanciato nella difesa del proprio orticello…”. È l’eccessiva miopia del nostro Governo, che mi ha costretto a rompere gli indugi e scendere in campo, oltre ad aver visto una quotidiana e stucchevole difesa corporativa da parte dei soggetti sportivi istituzionali tesi a difendere le proprie discipline e, anche, alla sensazione netta di assistere a un processo in cui quelle componenti sportive, che tanto rappresentano per il nostro Paese, sono oggi sostanzialmente trascurate dagli interventi timidi di Palazzo Chigi.
Abbiamo lavorato per sottoporre al Governo i numeri dello sport – tanto da essere citati in Gazzetta Ufficiale - fatto sentire la nostra voce con tutti i mezzi a nostra disposizione e richiesto un tavolo che mettesse a confronto tutte le componenti del mondo dello sport. Ignorato dal Ministro Spadafora. Ma noi non ci arrendiamo e abbiamo preparato emendamenti che potrebbero cambiare il volto al decreto Cura Italia, all’esame del Parlamento. Sempre che qualcuno abbia interesse ad ascoltare una base ampia, che si intreccia con l’attività di venti milioni di italiani, socialmente determinante, ma troppo spesso invisibile agli occhi della politica.  



Mi confronto quotidianamente con la nostra gente, con quella che ha contribuito a dare vita a un grande tessuto sportivo e a una grande famiglia, quella di ASI. 
Con il nostro provinciale di Bergamo, qualche giorno fa, commentando quelle immagini che hanno fatto commuovere tutti noi, con dieci pagine di necrologi fitte di volti e di nomi; con chi era abituato ad alzare la serranda della propria palestra ogni giorno e alla stessa ora o con chi in quella palestra ci lavorava; con chi stava per premere il grilletto della pistola da starter, dopo aver sognato tutto l’anno l’inizio del proprio evento. 
 
In questo periodo di emergenza epidemiologica e di forzata permanenza abbiamo anche pensato a come contribuire a dare un senso al presente e, parallelamente, arginare le problematiche che da questo presente sorgeranno.
 
Uno sguardo all’attualità: siamo riusciti a estendere le coperture assicurative all’attività motoria in casa; stiamo per dare vita a un piccolo progetto di laboratorio sociale come quello legato all’hashtag #AsiSportInCasa: l’invito è quello di inviarci foto e video legati all’attività casalinga; e poi le lezioni a distanza e la nostra attività di divulgazione attraverso sito e social. 
 
E uno sguardo al futuro, a quello che sarà dopo questo periodo. A ciò che rimarrà, frutto anche degli sforzi di tutti noi, oggi. Perché nulla sarà più come prima. 
 
È apparso da subito evidente come le Istituzioni del mondo sportivo non avessero ben chiaro quale fosse il problema di carattere generale. Come è apparso sin troppo evidente, c’è stato un deficit di rappresentanza, nei confronti del governo, da parte del mondo dello sport.  
Un deficit di rappresentanza non certo nel Calcio - che, semmai, sui tavoli più importanti della politica e dei media, ha vissuto momenti di grande confusione e decisioni sovrapposte e contraddittorie rimbalzate però in ogni dove - ma quanto di tutto un mondo meno alla ribalta come quello delle palestre, delle piscine, di chi lo sport lo promuove ogni giorno, di quel mondo che è stato sempre al suo posto, fedele al suo dovere, quello di stare vicino ai cittadini: promuovendo sani stili di vita, facendo crescere i nostri figli con quelle regole legate al sacrificio, al rispetto per il prossimo, alla capacità di saper vincere e di saper incassare le sconfitte, specchio della vita. Presidio per la salute e traino per il Sistema Paese. Supplendo anche a tante carenze pubbliche.
Un presidio, un traino ignorato sin dalle prime riunioni a Palazzo Chigi quando Coni, Sport e Salute o anche le rappresentanze del sindacalismo autonomo, non sono stati chiamati in occasione del tavolo convocato dal Premier Conte. 
 
Ho pensato a lungo, come rappresentante di un mondo multidisciplinare che mi concede una prospettiva sicuramente allargata, a come contribuire a rendere visibile un mondo invisibile agli occhi della politica, senza cadere in una difesa corporativa di interessi di parte che avrebbe potuto costituire un elemento miope della lettura o eccessivamente sbilanciato nella difesa di spazi. Questo poiché ritengo lo sport elemento nodale, fondamentale e indivisibile del Sistema Paese. Indivisibile? Si. Non devono esistere steccati culturali e d’importanza tra lo sport di vertice e quello di base, quello di massima prestazione e quello spontaneo, attività motoria e competizione, quello per gli anziani e per i giovani nelle nostre scuole, quello nei parchi e quello… a casa. 
Esiste lo sport è un’unica parola, origina da Desport (divertimento) e vale per tutto ciò che è inteso come “pratica finalizzata al miglioramento dell’individuo”
 
Cosa è invece accaduto? Che ogni organismo sportivo, si è principalmente impegnato nel capire come il blocco delle attività non si dovesse tradurre in un danno al movimento che esso rappresentava. Conclusione: è mancata una risposta di sistema. Come spesso nel nostro Belpaese.
 
E, nella mancanza di una risposta di sistema, siamo stati muti testimoni anche di bassezze e corporativismi. Non è questa la sede per un mero e sterile elenco. E - anche per una questione di rispetto in questi momenti delicati - non sia momento nemmeno per beghe da cortile. E neppure, vogliamo entrare nella parte dei capponi che approfittano per beccarsi a vicenda ben stretti nelle mani di Renzo mentre si reca dal dottor Azzeccagarbugli. Ma un esempio proprio non possiamo esimerci dal farlo. Tra le varie iniziative intraprese per stimolare il Governo a comprendere pienamente le istanze provenienti dal mondo dello sport – che alla fine è valso la citazione del nostro gruppo in Gazzetta Ufficiale, Decreto “Cura Italia”, con un lavoro di ricerca congiunto con Fitness Network Italia – abbiamo rafforzato anche la campagna di informazione, che ci aveva dato già ampio riscontro, prenotando pagine sui principali quotidiani: Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Tuttosport... 
La nostra azione è stata protesa a tutelare tutta la filiera partendo dalle Asd, Ssd, passando per gli operatori e arrivando ai praticanti, a prescindere da quale attività essi svolgessero.
Qualcuno ci ha accusato di “comprare spazi” (cambio merci questo sconosciuto?) come se questo appunto rappresentasse oggi una priorità da mettere su carta, magari dopo averci pensato anche un po’ su.  Non è tempo, ripeto, di vestali senza un sorriso, pronte a fare le prime della classe o di scolaretti rapidi a nascondere il pallone nell’ora di ricreazione e, ad abundantiam, Sacerdoti del politicamente corretto. Quali catastrofi (ora mi riferisco a quelle di natura economica per le nostre strutture e per gli operatori che vi operano) devono accadere perché si capisca che lo sport non ha bisogno di divisioni e di difese del proprio orticello? O che lo sport è a servizio di un bene più grande per il nostro Paese e va trattato da adulto e da persone con un comportamento adulto? 

Giriamo pagina. C’è una corsa a rivendicare il merito delle misure, ci sono più organizzazioni che stanno dicendo “È grazie a noi...”. Non interessa sottolineare chi ha il merito di quello che è possibile realizzare e per quanto riguarda le misure che è possibile adottare, l’importante è che queste ci siano. 
Ma cosa hanno prodotto, alla fine, tutte queste rivendicazioni (compresa la nostra): misure insufficienti. A fronte di quelle ottenute dallo sport professionistico, che ha già avuto agevolazioni enormi che lo sport di base non ha minimamente ottenuto. Fanno risparmiare al Calcio, abbiamo stimato, 600 milioni: e tutti gli altri? Noi non ci fermiamo: continueremo a premere alle porte del Sistema. Abbiamo protocollato, ancora una volta, la richiesta di un incontro al Governo e preparato emendamenti al Decreto “Cura Italia”
 
È il momento di un’amara considerazione: senza competizione il sistema sportivo italiano è sparito dalla scena. Al massimo si parla degli sportivi sui social, dei campionati da riprendere e del rinvio degli Europei. Eccolo il limite del nostro ordinamento sportivo. Dello Sport = Benessere non importa nulla a nessuno. 
La speranza – e sarà anche il nostro impegno – è che da questo periodo emergenziale, si generino i frutti per una rivoluzione culturale, per una rivisitazione del nostro ordinamento sportivo, che “restituisca” agli italiani lo sport nella sua più estesa concezione: a partire dalle scuole, passando per la virtuosa attività di tutti gli Enti e di ogni singola palestra sul territorio, per chi organizza una gara podistica e chi una finale di Champions. Tutto è sport, tutto contribuisce alla formazione del nostro tessuto sociale, dei nostri giovani e contribuisce tanto al bene collettivo che al benessere individuale. 
 
Proprio da un momento come questo, in cui lo sport cosiddetto organizzato è in ginocchio e l’Italia continua a fare attività nelle proprie case, autodisciplinandosi, c’è spazio anche per alimentare un dibattito e proiettarci verso un futuro senza quei lacci e lacciuoli che hanno compresso l’attività sportiva fino ad oggi. In un Sistema in cui la cosiddetta “organizzazione” è stata demandata ai soggetti federali ai quali lo Stato attraverso il Coni ha riconosciuto la possibilità di disciplinare ogni singola attività sportiva: ogni volta che ricorre la parola Boxe, piuttosto che Ciclismo, Nuoto, Equitazione, Canottaggio o Atletica leggera, l’attuale sistema sportivo tende ad indicare che le attività svolte al di fuori degli ambiti federali siano illegittime. Sono centinaia le diffide che, ogni giorno, le federazioni esercitano rivendicando l’esclusiva titolarità della propria disciplina. Sebbene le leggi dello Stato stabiliscano il contrario. Come emerso, peraltro, da recenti e altisonanti pronunciamenti da parte dell’Antitrust. 
 
A forza di dividere lo sport dall’attività motoria, i cui confini sono stati sempre estremamente labili, siamo arrivati alla concezione di massa che chi si muove da solo non stia facendo sport e di fatto quello che in questi giorni stanno facendo le persone dentro le case non sia sport ma attività motoria: quando la stessa racchiude in sé la gran parte dei principi fondamentali propri dello sport, come la motivazione, la performance, concetti che sono riconoscibili in un fine sociale che si raggiunge attraverso il miglioramento della qualità della vita.
 
Senza considerare che tutto ciò genera anche un problema di natura fiscale. Le agevolazioni, per una Asd, scattavano fino a tre anni fa nel momento in cui la stessa veniva iscritta al registro CONI attraverso un organismo sportivo (federazioni o enti di promozione sportiva). Sempre con il limite, però, della concezione dello sport organizzato.  
A questo punto, cosa ha fatto il CONI sulla spinta dell’Agenzia delle Entrate? Ha ristretto sensibilmente il range di definizione delle discipline sportive a 365 partendo da un’ipotesi iniziale di circa 7mila.  Comprimendo, di fatto, il campo delle attività e subordinandole ulteriormente alle federazioni, così ancora più nevralgiche nel campo dell’organizzazione di eventi e attività sportive.  
 
Vogliamo difendere la rivoluzione culturale di quello che sta avvenendo in questi giorni. 
Tutti quanti si sono trincerati dietro “attività motoria” come se questa non avesse la dignità di essere chiamata “Sport”.  
Ma oggi, dentro casa, quella che va classificata come attività sportiva, siamo obbligati a farla tutti. Quelli che si sono scambiati la palla tra una finestra e l’altra, uno dei tanti video virali circolati in rete, praticavano una disciplina assimilabile al tennis. Esasperando all’ennesima potenza, non si sarebbe potuto, poiché non regolamentata. 
 
Questa emergenza può rappresentare un punto di ripartenza?
Vogliamo immaginare un nuovo sistema di sport?
È possibile immaginare luoghi, impianti che possano ospitare tutte le attività sportive o motorie senza alcun tipo di condizionamento obsoleto, autentica catena per tutto il sistema? 
Per cui, continuando a esasperare questo concetto, vogliamo definire sport tutto ciò che è movimento o tutto ciò che è movimento finalizzato al benessere e viceversa anche al risultato?
 
Nel frattempo prosegue l’attività a casa. Ce la stiamo organizzando da soli. 
Adesso squalificateci tutti perché non è sport organizzato. 

[  Claudio Barbaro  ]