La Valle D'Aosta "risparmiata" dal Covid ma non dal Governo

29 Apr 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Questa emergenza sanitaria ha dato un colpo durissimo all'economia della Regione. Il mio timore è che molti non riusciranno a rialzarsi".
 

 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Sesto appuntamento, con il Friuli-Venezia Giulia, dopo l'esperienza di: 

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Trentino-Alto Adige

- Friuli-Venezia Giulia
- Emilia Romagna

 



VALLE D'AOSTA
Dimitri Calcagnile

E’ la regione del Nord Italia col minor numero di contagi, ma rimane bloccata come tutte le altre a seguito dei provvedimenti presi dal Governo.
I dati parlano chiaro: con i suoi 1100 casi totali e 129 decessi dall’inizio dell’emergenza su una popolazione di quasi 126.000 unità, la Valle d’Aosta si conferma come la regione del Nord Italia meno colpita dalla pandemia; un terzo dei contaminati è riuscito a sconfiggere il virus e la curva dei contagi si conferma stabile. Oggi i centri abitati sono silenziosi, quasi desolati: un’immagine ben diversa da quella che la primavera è solita creare in questa verdissima regione. Questi silenzi contrastano con quanto raccontato da Dimitri Calcagnile, Presidente del Comitato Regionale ASI e uomo di sport a tutto tondo: Cavaliere dello Sport, maestro di Kung – Fu e esperto di diverse discipline sportive, Dimitri è Presidente di ASI Valle d’Aosta dal 1995 e ha quindi l’esperienza di lungo corso che gli permette di avere un’autorevole visione del mondo dello sport: “La Valle d'Aosta è da sempre una regione improntata allo sport per via della sua conformazione geografica e della propensione all'attività motoria della sua popolazione”. 
 
La situazione poteva essere gestita diversamente? Si poteva arrivare a evitare la quarantena?
“Quello che è successo in Cina, avrebbe dovuto insegnarci qualcosa: gli scienziati deputati a questo lavoro avrebbero dovuto prevedere quello che sarebbe successo in Italia e nel resto del mondo subito dopo. Ritengo quindi che le misure avrebbero dovuto essere molto più severe per tutto il Paese nella fase iniziale della diffusione, Valle d’Aosta compresa: probabilmente avremmo dovuto chiudere subito tutto per poche settimane che sarebbero state decisive se fossero state tempestive”.
 
La colpa di questa situazione ricade quindi tutta sulla poca lungimiranza degli scienziati che ci hanno guidato?
“Ricade sulla loro scarsa lungimiranza, ma anche su quella altrettanto carente dei nostri governanti che nel corso degli anni hanno fatto tagli drastici alla sanità e non hanno tenuto nella dovuta considerazione il benessere della popolazione. E oggi ne paghiamo le conseguenze”.
 
Qual è il futuro che si prospetta per la regione Valle d’Aosta in generale e per lo sport in particolare?
“Questa emergenza sanitaria ha dato un colpo durissimo all'economia della Regione. Il mio timore è che molti non riusciranno a rialzarsi e che per il futuro si prospetti una forte crisi. Per questo motivo molte famiglie non riusciranno a mandare di nuovo i propri figli a fare sport presso le nostre associazioni: perché i costi per lo sport non saranno più sostenibili per le famiglie cadute in situazioni di disagio”.
 
A oggi qual è la fotografia dello sport nella regione?
“Praticamente tutte le manifestazioni sportive avrebbero dovuto svolgersi nei palazzetti sportivi perciò sono state inevitabilmente le prime a saltare. Moltissime sono le iniziative sportive cancellate in tutta la Valle d’Aosta: soppresse, non spostate. E tante avrebbero dovuto svolgersi sotto l’egida di ASI. Potrei fare numerosi esempi: uno su tutti, il saggio con esami per il passaggio di grado degli atleti di Kung – Fu o le competizioni di arti marziali che si sarebbero dovute svolgere a fine maggio; gli atleti per via dello stop forzato non si sono potuti allenate e quindi non sarebbero giunti adeguatamente preparati all’evento, se mai fosse stato consentito svolgerlo”.
 
Che aria si respira tra le associazioni?
“Purtroppo l'umore di tutto il personale che si dedica all'insegnamento in ambito sportivo non è dei migliori. La sensazione è quella di aver lasciato un lavoro incompiuto e di aver addirittura perso gli sforzi fatti. 
Le associazioni sportive risentono molto già adesso delle mancate entrate dovute all’interruzione dei corsi e delle attività competitive, come d'altronde è avvenuto per tutte le altre attività commerciali. Chi ha avuto in passato una gestione oculata forse sopravviverà; tutte le altre, temo che saranno in grave difficoltà e sono molte quelle che non ce la faranno. Ma cerchiamo di non perderci d’animo e sono certo che ci rimboccheremo le maniche per ripartire con una buona spinta.  Ad Aosta per esempio stono già impegnati nelle operazioni di sanificazione dell’intero palazzetto, in modo da farsi trovare pronti appena sarà possibile ripartire”.

 
Gli interventi fatti dal Governo nel corso di questi mesi sono state d’aiuto per affrontare l’emergenza?
“L'intervento di Sport e Salute per i collaboratori sportivi mi è sembrato minimo, forse appena sufficiente: al momento, comunque, non ho avuto ancora notizia di collaboratori che abbiano effettivamente ricevuto i 600 euro stanziati pro capite.
Non ci sono poi tracce di contributi straordinari per le società sportive da parte di alcuna istituzione”.

 
A quale riflessione vogliamo affidare la chiosa di questa intervista?
“Vorrei ricordare a tutti che lo sport è sinonimo di salute e quindi, oltre ad investire sulla sanità (sulla quale invece sono stati fatti importanti tagli), bisognerebbe dare molta più importanza all’attività motoria; dovrebbero essere concesse delle agevolazioni e ricordare che lo sport non è solo quello professionistico: quello dilettantistico dovrebbe avere le maggiori attenzioni, mentre invece, per ora, gli arrivano solo le briciole”.
 
[  Chiara Minelli  ]