L'ordinamento dello sport italiano spiegato all'università

08 Feb 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

Lezione inaugurale per il Master in Diritto e Sport, Università La Sapienza, Roma. Il Direttore del Master, professor Stefano Bellomo e il Coordinatore Didattico, l'avvocato Giorgio Sandulli, hanno ospitato l'intervento del nostro Presidente, Claudio Barbaro.
Sono stati protagonisti anche gli allievi, in parte neo-laureati e in parte già attivi nel mondo del lavoro, che hanno raccontato le proprie aspirazioni. 

(Una delle slides proiettate nel corso dell'appuntamento)

Il Presidente Barbaro ha dato vita a una lezione in cui ha illustrato l'organizzazione del sistema sportivo, partendo da un ormai lontano passato, da quando - era il 1907 - fu dato vita in Italia a un Comitato per l'organizzazione dei Giochi, con l'intento di preparare la squadra per l'Olimpiade di Londra 1908. La spedizione, allora, fu finanziata da privati. Passo successivo, la fondazione del Comitato Olimpico Italiano nel giugno del 1914: solo nel 1942 sarà però approvata la legge. istititutiva che sancirà definitivamente i compiti e l'ordinamento del Coni come "Federazione delle Federazioni" attribuendole anche capacità di autofinanziamento. 
Nel 1946, una svolta considerata importantissima: il neonato Totocalcio concorre a sovvenzionare le attività del Coni. Il Ministero delle FInanze appoggia il progetto di Coni e Figc di fondazione di "Sport Italia Società a Responsabilità Limitata" meglio nota come Sisal. In tutti i bar d'Italia sono sistemate ricevitorie e sulllo sport italiano piovono quattrini. Ai giocatori viene regalata una lametta da barba dello stesso valore della schedina. Tredici partite da indovinare (inizialmente dodici) e via alla ricerca della fortuna milionaria. 

 


(Un momento della lezione)

Dalla sentenza Bosman, ai diritti televisivi criptati, dalla crisi del Totocalcio alla recente riforma dello sport, che restituisce allo Stato una gestione diretta dello sport e che ha, tra i suoi obiettivi, quello di incrementare la pratica sportiva valorizzando il ruolo del territorio, della scuola, del volontariato e delle associazioni e società sportive dilettantistiche. 
Barbaro ha messo
 in evidenza la dimensione dilettantistica e amatoriale dello sport in parallelo con quella agonistica e di eccellenza; in tal senso facendo emergere le peculiarità degli Eps rispetto alle Fsn in un quadro ordinamentale in cui entrambe svolgono un ruolo essenziale.
Il Coordinatore del Master Giorgio Sandulli ha ribadito che in questo appuntamento e negli altri che seguiranno, saranno raccolte tutte le voci del mondo sportivo per guidare gli allievi verso la migliore formazione possibile.
[  Fabio Argentini  ] 




NOTA A MARGINE
di Claudio Barbaro

Pochi minuti dopo la fine della mia chiacchierata con i ragazzi del Master, ricevo una telefonata istituzionale di "protesta". Qualcuno - meglio identificato come l'avvocato Federico Vecchio, uno dei relatori presenti e rappresentante del Coni - aveva sollecitamente riferito di un mio intervento sbilanciato a favore della riforma e in qualche modo "contro" il Coni stesso. Ho sempre sottolineato - e in tutte le sedi - l'importanza di questo Ente per lo sport italiano. Ma, questa riforma, che lascia al Coni tutte le competenze proprie di un Comitato Olimpico, restituisce allo Stato il suo dovere e diritto di finanziare direttamente lo sport, così come avviene in tutti gli altri Paesi, e disegnare le strategie per incrementare la pratica sportiva, sin dalla base.  
Che poi la riforma non stia ancora mantenedo le promesse e abbia, per ora, avuto il solo effetto di ridurre le competenze del Coni è altro aspetto che ho denunciato in tutte le sedi. 
Parimenti, ho sempre sottolineato la scarsa inclinazione del Coni a produrre al proprio interno quella sensibilità culturale che avrebbe potuto e dovuto sfociare, già da lungo tempo, in un processo di autoriforma. Cosa che avrebbe permesso al Coni di governare tutti i cambiamenti in atto. Ciò è probabilmente riconducibile a un vizio atavico del mondo sportivo italiano: quello, spesso, di arroccarsi sulle proprie posizioni e non favorire il dialogo.