Alba Coraini: alla scoperta dell'America

23 Set 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

Annualmente ASI assegna dei premi a uomini, donne e soggetti istituzionali che partecipano alla vita dell'Ente e contribuiscono a diffondere lo sport, mostrandone le numerose potenzialità.
Una targa è concessa agli italiani che si sono distinti nelle arti, nello sport e nel sociale al di fuori del nostro Paese. Il Premio 'Italiani nel Mondo' è ormai un riconoscimento tradizionale e ambito in casa ASI.
Sono membri della Commissione giudicante i nostri Sebastiano Campo, Natalina Ceraso Levati, Vittorio Fanello, Sandro Giorgi, Giuseppe Scianò. 
Il suo Presidente è Gianmaria Italia, Consigliere Nazionale ASI, dirigente di lungo corso che darà vita a degli tu per tu  per conoscere le eccellenze italiane che ASI, nel tempo, ha deciso di premiare. Ecco, il secondo appuntamento dopo quello con Luisella Suberni Piccoli...

 

La ricerca e il mondo a Stelle e strisce di Alba Coraini. L'intervista. 

Sappiamo tutti che l’America vera, intesa ovviamente come gli USA, non è certo espressa dalle patinate ed effimere vicende hollywoodiane, dai casino di Reno e Las Vegas o dall’eleganza della Fifth avenue a Manhattan.
E’ fatta di gente operosa, di milioni di indaffarati nelle fabbriche come negli uffici privati e pubblici o nelle immense aziende agricole, in divisa nelle Forze armate e nei differenti corpi di Polizia. 
E c’è anche chi, in camice bianco, è dedito per ore ed ore alla ricerca medica e scientifica. Una di queste è una cara conoscenza dell’ASI che, proprio per i suoi grandi meriti, nel maggio del 2019 le conferì l’ambito Premio Italiani nel mondo, la milanese Alba Coraini.
Ma non ci è bastato questo e la motivazione con cui glielo assegnammo: “per i ragguardevoli risultati conseguiti in campo nazionale ed internazionale nell’ambito della ricerca neurologica”, vogliamo conoscerla meglio, farci aggiornare sulle sue nuove esperienze, ma soprattutto far apprezzare ai nostri lettori, alle migliaia di nostri iscritti, questa ammirevole italiana.

La domanda più breve e più diretta: perché è emigrata?
"Ho sempre reputato che l’educazione che si riceve durante gli anni di specializzazione qui negli Stati Uniti sia eccellente. Ne ho avuto la prova inizialmente quando ho frequentato alcuni anni di medicina alla University of Miami. Successivamente, ne ho avuto conferma iniziando il programma di specializzazione in Neurologia alla Harvard University – Massachussetts General Hospital/Brigham and Women’s Hospital. 'Team work, supervised autonomy, and patient-centered care' sono le parole chiave dell’impostazione dei programmi americani e quello a cui aspiravo prima di iniziare questo percorso. Se poi sei interessato alla ricerca…non c’è posto migliore al mondo. Gli strumenti a tua disposizione, il tutoring che ricevi dai docenti e le grandi risorse economiche ti danno la concreta possibilità di concludere progetti e pubblicare".

Un’offerta ragguardevole, ma a che prezzo, cosa ti chiede in cambio?
"Devi anche essere disposto a lavorare più di 80 ore settimanali, con turni di anche 28 ore consecutive, coprendo turni notturni di 14 ore per 5 settimane di fila. Mentalmente e fisicamente, è una sfida. Però quando sono esausta mi dico: Alba, se superi questo, puoi affrontare poi tutto nella vita! Ed è vero, alla fine è anche una scuola di vita".

Un impegno molto gravoso, oltretutto nei più preoccupanti mesi del covid. Cosa ha lasciato in Italia e cosa le manca maggiormente?
"Cosa ho lasciato in Italia? Famiglia, amici, affetti, il mio adorato cavallo Babelio…in una parola, casa. Se mi manca? Eccome! Soprattutto in tempi difficili come questi che stiamo vivendo. Quando le limitazioni ai viaggi a causa della pandemia ti impongono di non poter riabbracciare i tuoi cari per chissà quanto ancora. Meno male che esistono le video chiamate di whatsapp! E poveri mamma e papà che a volte fanno le ore piccole quando da me è tardo pomeriggio solo per poterci salutare".

Sorprese nell’alimentazione, nei cibi?
"Sì, il cibo, ecco un’altra cosa importante che mi manca. Cerco di spiegare a tutti miei amici americani che no, le fettuccine Alfredo, che qua si trovano in tutti i ristoranti “italiani”, di italiano non hanno nulla (chi mescolerebbe mai crema, broccoli e pollo speziato nel sugo di questa pasta?!). E che la Pepperoni pizza in Italia suonerebbe molto vegetariana e invece qui ti arriva coperta di solo salame piccante….Per me è un cultural shock ogni giorno a tavola (sempre SE ci si siede a tavola…)".

 La vita, l’intenso lavoro, lo studio le hanno cambiato le abitudini?
"A Boston si vive molto bene. Scendo di casa e vado a correre lungo il Charles River. Nel quartiere italiano di North End ritrovo l’atmosfera del paese quando c’è il mercato della frutta e verdura il venerdì mattina. E come ragazza ti senti molto più sicura per strada la sera che nella Milano dove sono cresciuta. Però mi manca la spontaneità e il calore della nostra gente. È un’altra cultura questa, dove il politically correct e il personal space vengono tenuti in enorme considerazione. Ancora faccio fatica a trattenermi nel dare due baci come saluto a chi incontro! Qui, timido abbraccio con colpetto sulla spalla e via. Però non nascondo certo il nostro amato gesticolare, anche se poi sono doverose le mie spiegazioni per l’interpretazione".

Ricordo quando le consegnammo la targa del Premio Italiani nel mondo; la sua gioia, il suo sorriso solare e l’emozione di mamma e papà a cui luccicavano gli occhi…
(La consegna del premio, da Parte di Gianmaria Italia, ad Alba Coraini. Nella foto anche il Presidente del Comitato Regionale della Lombardia, Marco Contardi e Stefano, il papà della Coraini)

Dopo un anno e mezzo da quel giorno quali le sue sensazioni?
"Ricevere il premio ASI Italiani nel mondo è stato un onore per me. Sapere di rappresentare, anche nel mio piccolo quotidiano, una parte del mio Paese è una sensazione incredibile di responsabilità e orgoglio. E mi sento di poter dire che sì, si può fare. Si può emigrare e anche rimanere legati alle proprie radici, diventare ambasciatori di quello che di buono abbiamo nel nostro Paese e non dimenticare mai da dove siamo venuti. Se hai un sogno, un’ambizione e un progetto di vita o carriera, se ce la metti tutta e sei disposto a fare rinunce…allora hai tutte le carte per farcela".

Alba, quella valigia che aveva riempito degli effetti più cari e di tante speranze, la riprenderebbe per tornare in Italia?
"Se penso di tornare in Italia? Mai dire mai, ma al momento rimango qua. E magari tra qualche anno porto qui anche i miei genitori". 


 
 
Alba Coraini



Nata a Milano, il 7 marzo 1990
Figlia unica
Luglio 2016 Laurea 110 con lode in Corso internazionale di medicina alla Humanitas University 
Hobby: equitazione, nuoto e karate
Pensiero:  “Lo sport è il motore della mia motivazione, la ragione della mia determinazione”.
 


                                             [  Gianmaria Italia  ]