01.07.2023

Sportivando

Un sistema che fatica ad accettare cambiamenti

Dalla rivista Primato, giugno 2023.

Quella della riforma dello sport è un’occasione per fare un po’ di chiarezza su noi stessi e su un sistema che continua a fare una certa fatica a guardare lontano. Opportuna premessa: da anni ci battiamo per la “tutela” del lavoratore sportivo, ma la parola più corretta, da noi utilizzata per lungo tempo, è quella di “dignità”. Nel contempo, è assai chiara l’esigenza di non appesantire un sistema già fiaccato da anni di scelte governative sbagliate, dalla mancanza nel nostro Paese di una vera cultura dello Sport e, in tempi recenti, anche dall’emergenza pandemica e dalla guerra. Certo, siamo all’inizio di un percorso non facile, nel quale occorrerà tutelare anche il sistema per ammortizzare l’aumento dei costi e correggere le sbavature, ma la strada è quella maestra e lo sport deve saper affrontare le proprie paure. Non è il momento degli steccati ma delle riflessioni costruttive. È ora il momento nel quale il nostro mondo deve saper proporre per correggere approfittando di tutti gli strumenti istituzionali dei quali dispone e, per quanto riguarda l’ASI, continueremo a fare la nostra parte. Come in occasione del correttivo-bis che, accogliendo anche le proposte emendative avanzate da ASI, aveva fissato il limite orario alle 24 ore settimanali, sempre escluse dal computo quelle dedicate alla partecipazione a gare e manifestazioni. Il mondo dello Sport, che ora protesta, non ha mai voluto autoriformarsi. In questi giorni, invece, abbiamo assistito ad una alzata di scudi contro la riforma dello sport da parte proprio degli organismi che lo compongono nel corso di una riunione infuocata al Foro Italico. È stato un chiaro segnale che questo comparto non vuole crescere, si considera un’isola felice, non vuole svecchiarsi ed è contro una rivoluzione culturale che da tempo abbiamo immaginato e per la quale serve coraggio, proposta, autocritica. In più. Da anni chiediamo sempre al mondo dello sport di avere la coscienza e la voglia di autoriformarsi: non c’è riuscito da solo e la levata di scudi contro questa riforma null’altro rappresenta che un deleterio atteggiamento conservatore a fronte di una situazione nella quale i contenziosi hanno raggiunto livelli di guardia e l’emergenza sociale è stata a lungo disattesa. Abodi ospite di ASI in Tour Il Ministro Abodi, ha voluto incontrare anche la base dello sport, le associazioni. Lo ha fatto al Palazzo delle Federazioni, nell’ultimo appuntamento di “ASI in Tour”, il ciclo di conferenze che in tutta Italia ha accompagnato il varo della riforma. Ha trovato un ambiente sicuramente preoccupato ma attento e propositivo: ha spiegato che, quanto previsto dalla legge, sarà a ‘rilascio progressivo’: fino al 31 dicembre non ci saranno sanzioni e questo periodo servirà appunto a conoscere, a sciogliere i dubbi, capire, proporre. Sarà un atterraggio morbido, ha promesso: per 495.000 persone che operano in tre categorie. 404.000 (82%) guadagnano fino a 5.000 euro: questi non avranno impatto dal punto di vista fiscale e previdenziale. Ottantamila (16%) sono quelli nell’intervallo tra 5 e 15.000 euro, avranno impatto al 50% sulla parte previdenziale, e per 5 anni ci saranno ammortizzatori sociali da parte dello Stato. Novemilanovecento (2%) sono quelli che superano i 15.000 euro e per loro non ci sarà impatto Irap fino a 85.000 euro. “Ben conosciamo la differenza tra lavoro e lavoro sportivo, il ruolo sociale e le fragilità delle associazioni sportive sarà sempre valutata nella nostra azione di governo”, ha spiegato il ministro. Il valore sociale e il futuro degli Enti di promozione sportiva. Nella disamina del Ministro abbiamo colto un passaggio importante: “Nell’ambito della riforma complessiva del sistema, abbiamo chiara quale debba essere la dimensione degli Enti che debbono agire in stretta collaborazione con il Governo verso un’azione sociale che riguarda una fascia enorme della popolazione. Uno dei grandi meriti della riforma è quello di aver restituito l’autonomia finanziaria allo sport. Questo però è solo un punto di partenza, perché ci sono delle voci nel bilancio dello Stato, come il costo della sedentarietà, circa 4 miliardi, e quella della spesa sanitaria che devono entrare a far parte di un meccanismo di reinvestimento nello sport”. Lo Sport torna protagonista.

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