07.12.2020

Sportivando

Un ritorno a casa

Dalla rivista Primato, dicembre 2020.

Il perché di una scelta ponderata per tornare a ridare forza
alla parola ‘Alleanza’ che è stata un riferimento ed un credo per uomini visionari e coraggiosi

Che si parli di ‘ritorno a casa’ o di una ‘chiesa rimessa al centro del villaggio’, ricordo di un allenatore d’Oltralpe prestato al Calcio nostrano, quel che veramente conta è il significato profondo che le frasi nascondono: nel nostro caso che, finalmente, tutto è tornato al suo posto. Tante energie – e il sogno dello sport per tutti e di una grande famiglia unita da una precisa identità – sono oggi custodite all’interno di ASI: sin da quando questo acronimo conteneva la parola ‘Alleanza’ prima ancora che fosse usata per la nostra area politica di riferimento. Alleanza tra uomini visionari e coraggiosi, fermi nella tradizione ma aperti al futuro che hanno, giorno dopo giorno, costruito e poi difeso una casa comune. Siamo partiti in pochi e oggi siamo più di un milione a ‘scendere in campo’ sotto la bandiera di un Ente che mai ha dimenticato le sue radici. Oltre diecimila associa- zioni, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, per un sodalizio che è solertemente rimasto a tutela di valori del tutto riconoscibili.
L’allenatore, cui prima facevamo riferimento, siede oggi su una panchina molto lontana da Roma. Eppure, i suoi schemi di gioco sono rimasti gli stessi. Perché contano le idee, al di là delle maglie. Schemi che hanno resistito all’usura del tempo anche quando, dall’ormai lontano 2009 – l’anno in cui si sciolse Alleanza Nazionale – tutti noi ci siamo sentiti un po’ più orfani. Da allora, sport e politica, hanno seguito un percorso parallelo, come due rette incapaci di incontrarsi. Abbiamo sofferto un momento di grande confusione, alla ricerca dei nostri spazi, di nuovi rapporti, di un filo spezzato da riannodare. ASI ha continuato la propria corsa, registrando una crescita costante. Eppure, qualcosa sentivamo mancare. Una cornice ideologica. In questi anni abbiamo lavorato alacremente, portando anche nei corridoi di Palazzo i problemi della gente. Soprattutto della nostra gente, quella dello sport. Ma era da un po’ che l’aria suggeriva un cambiamento. Come i vecchi marinai, abbiamo orientato la prua dove ci spingevano non le convenienze, non i calcoli politici, ma la necessità di “tornare a casa”. Il rientro in Fratelli d’Italia ci regala questa sensazione. Era impossibile ignorare quella platea, in uno Stadio Olimpico che ci suonava così familiare. Tanti di quei volti, in cui abbiamo visto gli anni scorrere, erano già parte di questo progetto.
Fratelli d’Italia è stata in grado di recepire le istanze profonde della Destra, di unire le varie anime di un mondo compatto pur nelle differenze. Giorgia Meloni è stata tenace nel voler ricostruire una casa comune quando il patrimonio culturale e umano della Destra italiana, rischiava di potersi disperdere in mille rivoli.

Ora ASI si ricolloca lì dove era nata. Una scelta già nelle cose e fortemente voluta dagli uomini e dalle donne che alimentano la vita di questo Ente da un quarto di Secolo. Non è stata una scelta di convenienza, questo mai, bensì la necessità di far tornare a convergere quelle due rette, lo sport e la politica intesa nella sua accezione più nobile legata all’arte di governare e allo spirito di servizio. Siamo certi che questa strada sia quella giusta, che ci permetterà di condividere il grande patrimonio di idee, impegno, valori che rappresentano la grande ricchezza di ognuno di noi. Siamo pronti a dare. Non vogliamo ricevere, cosa rara in politica, se non in termini di comunità e condivisione di percorsi.
Siamo pronti ad affrontare la sfida che questa epoca così difficile ci chiama ad affrontare. Che riguarda, soprattutto, il mondo dello sport e della promozione sociale, usciti umiliati da tutte le misu- re che sono state assunte, rischiando di gettare un settore – vitale per definizione – nella crisi più profonda; di entusiasmo, oltre che economica.
Abbiamo bisogno di ritrovarci in quell’unità che rende più forti, di idee nuove ed energie differenti. Abbiamo bisogno di tornare a sognare qualcosa di importan- te. Sappiamo che le idee, insomma, sono importanti. Ma anche la maglia lo è. Certe volte anche di più.

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