20.02.2018

Sportivando

Quale futuro per l’associazionismo? Solo terreno di conquista politica?

Ridotto pluralismo nelle designazioni dei membri del Consiglio Nazionale dei Terzo Settore del ministro Poletti fanno dubitare sul destino del settore, da sempre vissuto come campo di conquista politica

L'associazionismo e il volontariato si sono dimostrati negli ultimi anni fondamentali per la tenuta sociale del nostro paese. A sopperire alla debolezza del welfare pubblico spesso sono state l'operosità  e la generosità  di soggetti rappresentativi del Terzo Settore. E' grazie a loro che molte famiglie hanno potuto contare sull'assistenza ai loro figli disabili, che persone in situazioni economiche precarie hanno potuto sedersi ad un tavolo a godersi un pasto caldo … E potrei continuare con un elenco lunghissimo, rappresentandovi anche le molte iniziative di sport capaci di produrre maggiore coesione e inclusione sociale e maggior benessere. La consapevolezza di questo stato di cose la ritroviamo nelle dichiarazioni di molti rappresentanti delle istituzioni. Tuttavia, rispetto agli elogi e alla valorizzazione verbale, nella realtà  raramente abbiamo riscontrato fatti che andassero nella direzione di sostenere e proteggere questo importante capitale umano.

Per provare questa mia affermazione, potrei portare per esempio diverse situazioni che hanno interessato l'associazionismo sportivo, come la previsione della nuova figura delle società  sportive lucrative, di cui abbiamo già  parlato il mese precedente. Allo stesso modo, potrei passare in rassegna i numerosi provvedimenti spezzatino con cui si è pensato di intervenire nel settore, senza una visione chiara della sua natura e senza – ancora peggio – un progetto di sviluppo dello stesso. 

Vorrei però portare la vostra attenzione su una recente scelta fatta dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti. In piena la campagna elettorale, il ministro uscente ha emanato un decreto con il quale ha designato i componenti del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, soggetto previsto  dal Codice del Terzo Settore e destinato a svolgere compiti rilevanti. Tale organo dovrà  infatti esprime pareri non vincolanti, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardano il Terzo settore; dovrà  pronunciarsi in modo non vincolante, ove richiesto, sulle modalità  di utilizzo delle risorse finanziarie di cui agli articoli 72 e seguenti; dovrà  dare un parere obbligatorio non vincolante sulle linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell'attività  svolta dagli enti del Terzo settore; dovrà  designare un componente nell'organo di governo della Fondazione Italia Sociale. Inoltre sarà  coinvolto nelle funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo, con il supporto delle reti associative nazionali; designa i rappresentanti degli enti del Terzo settore presso il CNEL, ai sensi della legge 30 dicembre 1986, n. 936. Di fatto il Consiglio Nazionale del Terzo Settore sovrintenderà  ai provvedimenti del governo pertinenti la materia.

Ora ci domandiamo: era necessario, ancorché opportuno, emanare un decreto per effettuare queste nomine in un momento di transizione quale normalmente è quello della competizione elettorale? Che autorevolezza possono avere, dal momento che sono state fatte da un ministro in scadenza?

Ed al di là  dei dubbi su un aspetto 'formale', anche la sostanza lascia pensare. Scorrendo l'elenco dei nominati, troviamo Legacoop, Arci, Uisp, Legambiente e molti altri legati ad una precisa area culturale. Viene allora da pensare che il pluralismo della rappresentanza (implicito nei criteri di composizione del Consiglio Nazionale del Terzo Settore), principio salutare e vitale per la composizione di organi democratici, sia stato sacrificato a favore dell'interesse di una parte. Una parte abituata a presidiare l'associazionismo in modo massivo e ad utilizzarlo come camera di compensazione per dinamiche interne.

 Con il suo decreto, quindi, Poletti rischia di aver creato un tavolo permanente di passacarte chiamati ad obbedire ai voleri del suo ministero e non mossi ad agire in nome e per conto del bene del settore. Milioni di euro di finanziamenti rischierebbero di finire solo ad associazioni amiche e di area.

Al di là  delle perplessità  su forma e sostanza del provvedimento, non possiamo che dirci amareggiati per la considerazione ad esso sottesa. E torniamo al punto di partenza: il decreto del ministro Poletti è l'ennesimo provvedimento che dimostra la scarsa considerazione nei confronti dell'associazionismo. A parole una risorsa per il paese; a fatti un terreno di conquista per mantenere influenza e per alimentare reti di potere.  Tendenza non certo nuova. Tuttavia, avremmo sperato che, avendo il Terzo Settore tutto dimostrato il suo valore, qualcosa di meglio potesse essere fatto. Cosଠnon è stato e cosଠprobabilmente non sarà  per molto. Questo, tuttavia, non ci indebolisce ma ci spinge sempre più a rappresentare un altro modo di fare associazionismo e di costruire valore.

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