14.05.2017

Sportivando

Prospettive del nuovo quadriennio CONI

Una riforma di sistema irrinunciabile e regole da riscrivere all’insegna dell’equità  e dei valori 

Siamo ufficialmente all’interno del nuovo quadriennio olimpico. L’elezione di Giovanni Malagò alla guida del CONI (avvenuta lo scorso 11 di maggio, ndr) ci ha proiettati in una nuova ed inedita fase. Inedita non solo perché la disciplina con il maggiore numero di praticanti – il calcio – resta fuori dal luogo di governo dello sport italiano (non succedeva dal 1960), ma anche perché le dichiarazioni rese dal presidente del Comitato Olimpico e da alcuni membri di Giunta lasciano pensare ad un futuro dinamico. 

Viene dunque da chiedersi: che ruolo potrà  avere ASI? Come saranno i prossimi anni? 
 

Il ruolo di ASI nel prossimo quadriennio olimpico

A quest’ultima domanda mi sento di rispondere dicendovi che sicuramente il nostro Ente sarà  incisivo e propositivo. Da una parte la mia recente elezione al Consiglio Nazionale del CONI ci garantisce, infatti, di far parte di uno degli organi in cui ‘si fa’ lo sport italiano. Dall’altra, i quattro anni trascorsi testimoniano la nostra capacità  di crescere restando fedeli ai nostri valori (siamo arrivati ad avere nel 2016 oltre 10mila associazioni e quasi 800mila tesserati, partendo da più di 5mila associazioni e dai quasi 300mila tesserati del 2012) e di stimolare dibattito capace di generare una maggiore e più diffusa consapevolezza nel mondo sportivo.

Anche i voti ottenuti nella campagna elettorale per l’elezione in Giunta CONI (29 voti, ndr) lasciano ben sperare. Noi li interpretiamo come un giudizio positivo sul nostro operato e sulle nostre idee che ci spinge a proseguire con determinazione e coraggio.

Con ragionevole certezza possiamo​, infatti​,​ ritenere che siano stati i più grandi soggetti federali il principale serbatoio di consensi di ASI. 
Questo dimostra non solo stima, ma anche il consolidarsi di una reputazione costruita nel rapporto tra soggetti diversi (FSN/EPS) e nel rispetto dei ruoli.

Previsioni per il quadriennio olimpico che verrà 

Per questo motivo, ASI si impegnerà  per determinare un cambiamento nel nostro sistema sportivo. Non ci chiuderemo a coltivare quello che già  abbiamo raggiunto, ma punteremo a rappresentare ed incarnare uno spirito riformatore. 

Sul punto, infatti, abbiamo molto apprezzato le dichiarazioni del presidente FIT Angelo Binaghi, divenuto membro della Giunta CONI. Nel suo intervento ha dimostrato di convergere su una tesi da noi sostenuta da tempo: lo sport italiano ha bisogno di una medicina e questa medicina deve essere somministrata senza più rimandare. 

Non si tratta di riformare solo per rinnovare un sistema obsoleto e verticistico, ma anche per razionalizzarlo.Come ha ricordato Binaghi, ad esempio, una federazione con più di un milione di tesserati non può pesare quanto una più piccola. Quest’ultima non può avere le stesse chance della FIGC di sedere all’interno della Giunta CONI, né di determinarne la composizione. E’ facile pensare che un sistema cosଠcongegnato sia permeato da uno spirito conservatore, nemico numero uno della crescita.

Gli accorpamenti tra federazione e federazione e tra federazione e disciplina associata rappresenterebbero quindi una soluzione, non solo per soddisfare un principio fondamentale in ogni democrazia quale quelli della rappresentanza,ma anche per ottimizzare la gestione di risorse pubbliche.

Anche gli Enti devono essere coinvolti in questa logica e devono affrontare la sfida senza timore. Esistono infatti oggi organizzazioni scarsamente rappresentative, a rischio revoca riconoscimento per la mancanza dei requisiti numerici, che minano la credibilità  di tutta la promozione sportiva.

Lungo questo solco di cambiamento, peraltro, ci aspettiamo che il CONI rafforzi ulteriormente il suo rapporto con gli EPS, ritenendoli – come peraltro era scritto nel precedente programma elettorale di Giovanni Malagò – una risorsa da valorizzare. 

Concludiamo riprendendo proprio le parole del presidente Malagò: " per riuscire a riformare lo sport italiano serve coraggio da parte di tutti". Invitiamo il CONI stesso a non aver paura dei mutamenti ed ad accoglierli come frutto del seme già  gettato e di uno spirito del tempo che ci chiede sempre più di condividere e cooperare per crescere. Ci chiede di metterci in discussione davvero, di uscire dal recinto delle proprie certezze, per dimostrare di poter contribuire dall'interno ai processi di cambiamento prima che sia la politica ad avviare processi ormai irreversibili.

Non dimentichiamo ci infatti che il modello sportivo italiano del CONI  e' un'anomalia nel panorama mondiale. Tuttavia, i tempi sono ora cambiati e se non ce ne renderemo conto in tempo, potremo essere richiamati brutalmente a prenderne atto.
 

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