28.09.2018

Sportivando

Olimpiadi invernali 2026: mancava l’atmosfera giusta e continua a mancare condivisione

La decisione del Governo di non appoggiare la candidatura unitaria dell’Italia è una bocciatura che dovrebbe indurre ad una seria riflessione.
Nella sua audizione davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato dello scorso 19 settembre, il sottosegretario allo Sport Giancarlo Giorgetti ha annunciato l’indisponibilità  del Governo a sostenere una candidatura a tre di Milano-Torino-Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. Nei fatti si tratta dell’affossamento della terza candidatura italiana ad un evento di portata internazionale.
Non staremo qui a puntualizzare come, dal punto di vista dell’immagine, il nostro Paese non ne esca positivamente. Nè imputiamo all’esecutivo l’accaduto. Vorremo, però, cercare di capire cosa (ancora una volta) sia andato storto. Nell’argomentare questa decisione, Giorgetti ha detto di non aver «sentito l’atmosfera giusta tra i rappresentanti delle città  coinvolte». In effetti, come dargli torto? L’iter che ha portato alla proposta del CONI di una candidatura unitaria ‘Italia 2026’ – un tridente senza punta, per dirla in gergo calcistico – è stato preceduto da una lunga e travagliata dialettica tra Milano e Torino che non lasciava presagire niente di buono.
Ne avevo tenuto conto anche io quando, durante il Consiglio Nazionale dello scorso agosto, avevo deciso di astenermi sulla votazione con cui si chiedeva il consenso per la candidatura.
Per la verità , più che l’assenza di elementi che denotassero entusiasmo e armonia attorno ad una proposta inedita per il nostro paese, più che la constatazione di un clima di tensione tra le due città , ero perplesso sul metodo adottato anche in questa circostanza. Tuttavia, dopo un confronto con altri membri del Consiglio e varie rassicurazioni, avevo deciso di tornare sui miei passi e di votare favorevolmente per dare forza alla candidatura unitaria. Se è possibile fare scelte in favore della tua Nazione, se è possibile sperare in una gestione diversa del processo, perché non farlo?
Il punto era – ed è – proprio quest’ultimo. Come andrebbe gestito un appuntamento importante come la candidatura del tuo paese ad un evento di portata mondiale.
Anche questa volta il suo affossamento è imputabile ad una questione di metodo. Per dare all’Italia chance di vincere l’assegnazione dei Giochi Olimpici Invernali non si può vincolare il processo decisionale ad un confronto tra pochi; non si può e non si deve limitare la dialettica tra la Presidenza dei Consiglio dei Ministri e la Presidenza CONI (e pochi altri). Per dare credibilità  e forza alla candidatura di un Paese si deve dimostrare consapevolezza e coesione. Come? Iniziando il processo dal basso, coinvolgendo trasversalmente e in modo orizzontale economisti, urbanisti, opinionisti, sociologi, ambientalisti, politici, Istituzioni Territoriali, associazioni di categoria e dirigenti sportivi; portando loro a realizzare uno studio di fattibilità  approfondito e condiviso. La consapevolezza e il coinvolgimento della società  civile, infatti, sono l’ingrediente principale per comunicare la volontà  unanime di intraprendere un percorso ritenuto davvero come un’opportunità  di crescita. Non per pochi chiamati ad organizzare, ma per tutti, anche per l’intero movimento sportivo.
Tutte cose non pervenute in questo caso, come già  in occasione di Roma 2024.
Pertanto, a prescindere dalla decisione del Governo di appoggiare formalmente la candidatura del tandem Milano-Cortina senza garanzie economiche di sostegno, e quale che sia la scelta del CONI durante la sessione di lavoro del CIO del prossimo 8 ottobre, tutti abbiamo un po’ perso oggi.

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