07.08.2020

Sportivando

L’orgoglio di essere dell’Asi

Dalla rivista Primato, agosto-settembre 2020.

Un altro quadriennio si avvicina al termine. Sono stati anni carichi di fatti capaci di riempirci il cuore di orgoglio, ma allo stesso tempo di metterci alla prova e preludere a nuove e importanti responsabilità.

Iniziamo ripercorrendo gli elementi di orgoglio.
É cresciuto qualitativamente e quantitativamente il nostro tessuto associativo e parallelamente si é elevata la qualità della classe dirigente – a testimonianza di come i territori continuino ad essere il cuore pulsante e prezioso del nostro Ente.

Oggi, infatti, aggreghiamo oltre un milione di tesserati in tutta la penisola italiana e siamo la casa di oltre 12mila associazioni. Abbiamo l’onore di rappresentare uomini e donne che, come noi, amano l’Italia e credono che il suo destino debba essere quello di un faro capace di illuminare il palcoscenico internazionale – nello sport quanto negli altri settori della vita associata che la nostra capacità di incidere politicamente sulle dinamiche di governo dello sport italiano. Grazie alla vostra spinta, infatti, sono diventato Senatore della Repubblica. Attraverso questo incarico, stimolato da un confronto costante con voi e con i principali attori politici e le istituzioni sportive nazionali, ho portato in Parlamento una proposta di legge di revisione quadro dello sport, attesa da tempo. Una proposta di cambiamento complessivo del sistema che ha contribuito a stimolare e sensibilizzare l’allora governo giallo verde nel farsi promotore di una riforma che, per quanto ad oggi incompiuta, rappresenta un fatto storico. Un fatto, appunto, maturato anche grazie alla nostra azione e alla nostra sensibilità. A quella predisposizione al cambiamento, da sempre vissuto nell’interesse dell’intero movimento. Non arroccandoci in difesa dell’esistente, ma aprendoci per interpretare da protagonisti il futuribile necessario.
Abbiamo fronteggiato un periodo terribile. I nostri figli e i nostri nipoti ne leggeranno le tristi cronache sui libri di storia. Dinnanzi ad una emergenza sanitaria mondiale, capace di mietere numerose vittime e di mettere in ginocchio la maggior parte delle realtà produttive del nostro paese (mettendo indirettamente in discussione il nostro consolidato stile di vita), ci siamo prontamente mossi. Sentendo su di noi la sofferenza della spina dorsale del movimento sportivo, abbiamo tentato di salvaguardarlo in tutte le sedi decisive e con tutti i mezzi possibili. Mettendo in campo proposte legislative e una puntuale azione mediatica. Creando strumenti e spazi di supporto. Scegliendo di dare un contributo concreto.
Abbiamo, inoltre, sviluppato una capacità di azione sinergica tra il centro e la periferia dell’Ente, messa a punto e maturata all’interno di utilissimi con- testi istituzionali come la Consulta dei settori e dei comitati.
Ció é stato possibile grazie alla condivisione di un insieme di valori e principi, grazie ai quali la nostra comunità é un organismo pulsante e vivace, saldamente attaccato alle proprie radici, ma saggiamente proteso ad un futuro di crescita e maturazione. E veniamo alle responsabilità di cui parlavo all’inizio. Oneri inclusi nei grandi traguardi raggiunti.
Partiamo proprio dalla metafora appena usata: ASI é un organismo che per sopravvivere e crescere ha bisogno di essere nutrito e mantenuto.
L’essere cresciuti richiederà di implementare le nostre competenze e l’offerta sportiva di cui oggi siamo portatori. Perché, per quanto si debba essere orgogliosi degli obiettivi centrati, esistono ampi margini di miglioramento sia in fatto di capacità rappresentativa del movimento sportivo in senso lato, sia a livello organizzativo e di servizi. Non solo.
Il progetto extra sportivo anticipato dalla modifica del nome del nostro Ente – ASI Associazioni Sportive e Sociali Italiane – dovrà rafforzarsi e radicarsi all’interno di un contesto normativo in via di consolidamento. Se é infatti vero – come abbiamo sempre sostenuto – che lo sport é un’attività dall’indiscusso e forte valore sociale, allora ben si comprenderà come compito del prossimo quadriennio sará impegnarsi per incrementare la rappresentanza nel mondo della promozione e dell’impresa sociale, del volontariato, diventando un interlocutore forte e credibile in una dimensione storicamente presidiata da soggetti e forze di cultura diversa dalla nostra. Punteremo dunque ad una crescita quantitativa, premessa necessaria ma non sufficiente per una qualitativa.
Un’ambizione, quest’ultima, indispensabile per sviluppare progettualità sui territori capaci di raccontare chi siamo e come intendiamo la solidarietà.
Per centrare questo obiettivo, si renderanno necessarie alcune modiche statutarie tali da rendere il nostro Ente conforme alle richieste normative vigenti in materia di terzo settore. Modifiche che – al di lá del loro essere passibili di revisioni dettate dalla fluidità della materia – non stravolgeranno il dna di ASI, ma gli consentiranno di esprimere al meglio la sua poliedricità.
Un’altra responsabilità di cui dovremmo farci interpreti nel prossimo quadriennio riguarda quella riforma dello sport ad oggi rimasta incompiuta, nonché oggetto di osservazioni e critiche da parte di molti interlocutori – anche internazionali.
La riforma va riempita di senso e occorre assicurarsi che sia davvero migliorativa per il movimento sportivo. Perché dico questo? Perché la legge delega su cui il governo in carica sta lavorando si sta trasformando in un pericoloso strumento politico, tradendo così lo spirito e la missione della riforma originaria. Una riforma con cui si puntava a costruire un sistema più efficiente, capillare e responsabile, svincolato da dinamiche politiche e votato ad un maggior benessere della popolazione e a migliori risultati agonistici. Il Giacobinismo grillino rischia oggi di compromettere una svolta storica, sacrificandola sull’altare della convenienza politica.

Mi fermo qui nel rappresentarvi solo alcune delle sfide che saremo chiamati ad affrontare nel prossimo quadriennio per non dilungarmi oltre. L’entusiasmo ci guiderà. A questo si aggiungerà una salda determinazione di chi, proprio perché vede chiudersi un ciclo, desidera lavorare ad un progetto che abbia le gambe per crescere anno dopo anno e affermarsi come modello cui riferirsi. ASI dovrà continuare ad essere una realtà, una comunità, capace di andare oltre le etichette, restando però saldamente ancorata ai propri valori. Mossa da una grande passione e interprete di una qualità professionale in grado di fare scuola. Centro propulsore di cultura sportiva e di iniziativa sociale, in grado di far crescere civismo e democrazia nel nostro paese e di farlo splendere.

Confido di avervi al mio fianco così come é sempre stato.

 

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