07.05.2020

Sportivando

Lo sport all’indomani del Covid-19

Dalla rivista Primato, maggio 2020.

Conseguenze
in chiaroscuro della pandemia su un mondo in evoluzione

Lo sport – così come molti altri settori – ha sofferto molto le difficoltà causate dall’epidemia di Covid-19. Il lockdown ha infatti stravolto un mondo produttivo estremamente eterogeneo, troppo spesso rappresentato in modo parziale e incompleto. Ed anche oggi, quando la ripresa delle attività è in fieri, la mancanza di chiarezza nel dettare le regole della ripartenza – tra rimpalli e latenze nella governance del sistema sportivo – e i distinguo a livello regionale rappresentano fattori di criticità da osservare con attenzione. Tuttavia, mentre si intravede la conclusione della fase emergenziale, vorremmo provare a fare un bilancio. Gettare luce non solo ciò che si poteva fare e non è stato fatto, ma anche su ciò che di buono questa situazione ha generato – per quanto stridente possa suonare questo aggettivo collegato alla situazione portata dal coronavirus.
La straordinarietà dell’esperienza vissuta ha spinto il legislatore ad adottare misure dai risvolti politici e sostanziali notevoli.
Mi riferisco, ad esempio, all’indennità prevista per i collaboratori sportivi. Per quanto la somma stanziata sia stata insufficiente a colmare l’ammanco economico derivante dall’interruzione della loro attività e a coprire il loro numero effettivo, l’averne enucleato la figura in modo esplicito rappresenta un fatto dirompente. Il governo ha cioè reso visibili lavoratori che fino a poco prima non lo erano. Certo, potrà dire qualcuno: i tempi erano maturi e la legge di riforma del settore, approvata dal precedente esecutivo, aveva preparato il terreno. Condividiamo. Tuttavia, la fermezza con cui è stata presa questa misura ha tracciato una rotta ormai non modificabile. Attendiamo, pertanto, che la legge delega di attuazione di questo aspetto ricompreso nella riforma del sistema sportivo completi l’avvenuto riconoscimento del lavoratore sportivo, dandogli un inquadramento giuridico definitivo e predisponendo anche tutte le tutele previdenziali fino ad oggi inesistenti. Un altro esempio di come il Covid-19 abbia portato novità attese da tempo nel nostro mondo è rappresentato dalla parificazione delle realtà dell’associazionismo sportivo e delle società sportive dilettantistiche alle piccole e medie imprese, contenuta nel Decreto Liquidità. Un’equiparazione grazie alla quale realtà produttive strategiche per il nostro paese – sia dal punto di vista economico che di welfare – potranno superare difficoltà oggettive ricorrendo al credito agevolato. Oltre all’importanza sostanziale di questa misura, rileva anche l’aspetto formale. Indirettamente la produttività del nostro mondo è stata riconosciuta assieme a quella del restante tessuto produttivo italiano. Siamo di fatto usciti dalla semplicistica equiparazione sport = tempo libero, divertimento – riduttiva nel dipingere la complessità del nostro mondo e penalizzante nel favorire la crescita di professionalità nel nostro settore e nel diffondere la cultura del benessere.
Quindi tutto bene? No, assolutamente. Guardato il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo anche rammaricarci per quello che l’esecutivo non ha voluto fare per tamponare gli effetti disastrosi del Covid-19. Ci riferiamo alla mancata approvazione di sgravi fiscali per gli attori del sistema sportivo, al mancato annullamento dei canoni concessori per i gestori di impianti sportivi, alla mancata sospensione dei mutui contratti per la costruzione e/o ristrutturazione di impianti sportivi, nonché delle utenze e delle tasse.
Come mai ci sono state queste lacune? Sicuramente a causa della straordinarietà e della trasversalità della crisi in proporzione alla limitata capacità finanziaria-economica del nostro paese. Altrettanto sicuramente la scarsa maturità della cultura sportiva italiana, evidente nell’interpretazione che ne hanno dato le Istituzioni.

Guardando con occhi autocritici il nostro operato non possiamo rinfacciarci nulla. Come ASI, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ci siamo rivolti al ministro Spadafora presentandogli otto punti per contenere le gravi perdite che, purtroppo, si stanno registrando; abbiamo poi avviato una campagna stampa sui principali quotidiani nazionali non solo sportivi; abbiamo spronato le istituzioni per rappresentare con forza la crisi di oltre 130mila società; abbiamo esteso la copertura assicurativa per i nostri affiliati per consentire loro di proseguire gli allenamenti in casa in sicurezza. Infine abbiamo portato all’attenzione della settima commissione del Senato, chiamata a discutere il tema delle Olimpiadi invernali, la necessità di riservare allo sport di base economie derivanti dai grandi eventi. Ci siamo cioè prontamente mossi nell’interesse dello sport che rappresentiamo. Alcuni risultati non sono arrivati, altri stanno invece per concretizzarsi, anche grazie alla pressione che abbiamo esercitato.
Mi riferisco alla creazione di un fondo a sostegno di asd e ssd di 10 milioni che potrà esse- re incrementato da una piccola percentuale derivante dal prelievo sui montepremi complessivi delle scommesse sportive, previsto dal cosiddetto Decreto Rilancio in via di emanazione. Pensiamo che questa misura sia un grimaldello fondamentale per reintrodurre nel dibattito un tema a noi molto caro, parte della nostra identità: la mutualità nel sistema sportivo. Perché, ad esempio, non prevedere che i diritti televisivi possano sostenere la ripresa dello sport di base e innescare un circolo virtuoso grazie a cui rilanciare il paese? In fondo, se la Liga Spagnola ha – sua sponte – offerto 200 milioni per la ripresa degli sport minori, perché lo stesso non potrebbe accadere da noi?

Ndr – il presente editoriale è stato scritto prima del varo ufficiale del Decreto Rilancio Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

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