01.11.2024
La scuola è la vera soluzione
Dalla rivista Primato, ottobre 2024.
Lo studio dell’Osservatorio Valore Sport, pubblicato lo scorso febbraio, ha confermato una realtà preoccupante: l’Italia si colloca al quarto posto tra i Paesi OCSE con la più alta sedentarietà negli adulti, con un tasso del 94,5%. Tra i bambini di 11-15 anni, il nostro Paese registra il livello di attività fisica più basso, con una media inferiore a quella OCSE dell’86,3%. Inoltre, in Italia la percentuale di bambini in sovrappeso o obesi (42%) è la seconda più alta tra i Paesi OCSE, superata solo dagli Stati Uniti (43%). Solo un minore su venti raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati dall’OMS, e molti presentano problematiche legate al consumo di alimenti non sani.
Dotazioni infrastrutturali a macchia di leopardo. La diffusione dello sport è strettamente connessa alla presenza di infrastrutture adeguate e accessibili, ma anche in questo l’Italia accusa un notevole ritardo rispetto alla media europea. Un’analisi della distribuzione delle infrastrutture sportive rivela un netto divario Nord-Sud: il 51,8% delle strutture sportive si trova al Nord, dove sono presenti circa 143,9 impianti ogni 100.000 abitanti, cioè il 35% in più rispetto alle regioni del Sud. Questo squilibrio spiega, almeno in parte, le differenze nel tasso di partecipazione sportiva tra le diverse aree del Paese.
Il problema è di natura economica. I dati di Valore Sport sono ulteriormente confermati da una ricerca di Openpolis svolta nell’ambito dell’Osservatorio sulla povertà educativa #ConiBambini. Nel 2020, la pratica sportiva tra bambini e ragazzi ha subito un calo drastico a causa della pandemia, un fenomeno particolarmente accentuato rispetto ad altre fasce d’età. Con la fine dell’emergenza sanitaria, il numero di minori sedentari è diminuito in modo naturale, ma restano eccezioni, come i bambini tra i 3 e i 5 anni, tra i quali uno su due non svolge attività sportiva. In generale, circa uno su cinque tra bambini e ragazzi non pratica alcuno sport. La difficoltà economica è uno dei principali ostacoli che limitano l’accesso dei giovani allo sport. Molte famiglie, soprattutto quelle con problemi finanziari, devono ridurre le spese, e tra i primi tagli rientrano spesso le attività sportive. I costi per l’attrezzatura, le iscrizioni ai corsi e le spese di trasporto rappresentano voci che diventano insostenibili. Secondo le più recenti rilevazioni dell’Istat, il rischio di esclusione sociale e di povertà incide sui minori in misura maggiore rispetto alla media nazionale. Questo significa che molti bambini e adolescenti vivono in famiglie con redditi bassi, spesso con difficoltà di accesso al mondo del lavoro o in condizioni di grave deprivazione materiale. Tra i minori sotto i 16 anni, il 28,8% si trova in condizioni di rischio di esclusione sociale, contro il 24,4% della popolazione generale. Questi giovani, già svantaggiati in partenza, si vedono spesso privati anche delle attività extrascolastiche come lo sport, che è cruciale per la crescita e la socializzazione. Le statistiche evidenziano che il 58,4% dei minori in difficoltà economiche non può partecipare a attività ricreative a pagamento, perdendo così importanti opportunità di sviluppo e integrazione.
Ed è proprio la scuola la vera soluzione. La scuola potrebbe giocare un ruolo decisivo per consentire ai ragazzi di ogni estrazione sociale di avvicinarsi allo sport, rendendo l’attività fisica accessibile sia durante l’orario scolastico che al di fuori. Tuttavia, in Italia solo quattro edifici scolastici su dieci sono dotati di una palestra, con notevoli disparità territoriali tra Nord e Sud. Migliorare la qualità e la quantità delle ore di educazione fisica nelle scuole è fondamentale. Non basta costruire palestre: è necessario anche investire nella formazione degli insegnanti di educazione fisica, offrendo loro aggiornamenti costanti e promuovendo l’attività sportiva come parte integrante del percorso scolastico. ASI, che celebra quest’anno il suo trentesimo anniversario, è ben consapevole dell’importanza dell’attività sportiva per i giovani e ha dedicato notevoli risorse e impegno in questo ambito. Le palestre scolastiche, quando presenti, potrebbero essere meglio valorizzate, ad esempio per attività pomeridiane, diventando spazi aperti alla comunità e punti di riferimento per le famiglie. Grazie alla collaborazione con enti locali, associazioni sportive e realtà di quartiere, le palestre scolastiche potrebbero rappresentare un ariete contro le barriere economiche che spesso ostacolano l’accesso allo sport.
In conclusione: investire nello sport, investire nel futuro. La crisi dell’impiantistica sportiva nelle scuole e la bassa partecipazione dei bambini italiani allo sport sono problemi interconnessi che minano il benessere della futura generazione. Senza interventi concreti e a lungo termine, rischiamo di avere giovani sempre più sedentari, disconnessi dalla socialità e con un minore sviluppo psicofisico. Investire nello sport nelle scuole non è solo una spesa per l’istruzione, ma un investimento per la salute, per l’inclusione sociale e per la crescita del Paese. È tempo che lo sport torni a essere una priorità educativa, per assicurare ai bambini italiani un futuro più sano e più giusto. Il Governo sta lavorando in questa direzione.
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