01.06.2024

Sportivando

Insieme. Per vincere

Dalla rivista Primato, maggio 2024.

Partiamo dall’inizio. Da una campagna elettorale nella quale lo sport è stato uno dei grandi protagonisti: trattato ampiamente e non solo come un’attività ricreativa o competitiva, ma come un pilastro centrale per lo sviluppo della società riconoscendone un ruolo cruciale nella promozione della salute pubblica. L’importanza dello sport si estende anche alla sfera ambientale ed è un veicolo potente per la trasmissione anche di valori culturali. Ed infine, è una forza propulsiva per dinamiche economiche che è certamente inutile elencare nei dettagli. Tuttavia, vale la pena ricordare che lo sport genera posti di lavoro, attrae investimenti, e stimola il turismo. Dalle grandi competizioni internazionali agli eventi locali, lo sport può essere un motore di sviluppo economico, producendo entrate e creando opportunità. La stessa scelta strategica di un Ministro per lo Sport e i Giovani ha confermato questa linea di indirizzo. Sappiamo dunque che la stagione è propizia. Per questo, il senso di responsabilità, ci impone di mettere in campo la nostra esperienza a servizio dell’azione di quel governo del quale facciamo orgogliosamente parte. Partendo da un punto di vista privilegiato e prezioso: quello di tutte le associazioni, i tecnici, i volontari e chi ha promosso per anni lo sport supplendo anche a carenze statali. Un comparto che vuole e chiede risposte. Alle nostre spalle c’è un popolo, quello di ASI, e più in generale degli Enti che nel nostro Paese contano 7 milioni e mezzo di praticanti, organizzano più di 300mila eventi ogni anno, includono 94mila associazioni e società sportive con 12mila dirigenti (il 35% dei quali donna, il doppio rispetto allo sport di vertice). Un popolo che ha la propensione culturale, la formazione e anche l’interesse che la nave del cambiamento sia portata in porto. E che vuole essere presente e parte attiva in tutti i processi di riforma.

Un anno fa lo Sport in Costituzione. Da quel giorno cosa è cambiato? “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”, questa la frase che, il 20 settembre 2023 e con un voto unanime alla Camera dei Deputati, veniva approvata, modificando così l’articolo 33 della nostra Carta Costituzionale. Un passo cruciale, con un significato profondo riassunto nell’idea di uno ‘sport accessibile a tutti’. In questo concetto risiede l’intero potenziale delle attività che deve essere intrapresa affinché l’ingresso trionfale dello Sport in Costituzione non rimanga lettera morta. Per anni abbiamo denunciato come il metallo pregiato delle medaglie fosse spesso unico indicatore dell’efficacia del sistema sportivo e non l’ampliamento della partecipazione, la diffusione del beneficio dell’attività fisica e l’innalzamento della qualità dell’offerta sportiva oggi sovente demandata ad associazioni peraltro vessate da destini negativi e scelte politiche disastrose di un non lontano passato. Abbiamo per anni sottolineato l’importanza della promozione di una cultura del movimento che, nel nostro Paese, è ancora lontana dall’essere pienamente sviluppata. Abbiamo per anni chiesto una rivoluzione del sistema; culturale e quindi organizzativa.

Quel che Sport e Salute deve essere. Cercammo anche di mettere mano al problema – fui relatore in Senato – con la riforma dell’Ordinamento sportivo italiano tutt’altro che conclusa e che richiede oggi una visione di ampio respiro per riprendere la strada maestra e orientare lo sport come fulcro delle politiche governative. Nel 2019 nacque Sport e Salute, strumento principale della riforma che doveva rappresentare l’agenzia operativa, in grado di tradurre in fatti concreti i desiderata del Governo (legati a una visione prospettica non alla mera gestione dell’ordinario). Ebbene, oggi questo soggetto non riesce ancora ad esprimere pienamente un respiro strategico necessario al cambiamento. Quindi ci chiediamo: quale è il futuro di Sport e Salute, che è oggi l’imbuto di tutti gli investimenti sul comparto? E che ruolo hanno e devono avere gli EPS nell’ambito delle sue strategie?

Lavorare sulla governance dello Sport. In più, è palese una certa confusione nella governance e mi riferisco ai ruoli dei quattro soggetti, Sport e Salute, Ministero, Dipartimento per lo sport e CONI, con quest’ultimo più in linea con il ruolo assegnatogli dalla legge. Nel 2019, ci sembrò più che coerente restituire allo Stato soprattutto le funzioni amministrative relative alla materia. Ma, ad oggi, Sport e Salute organizza eventi sui territori, corsi di formazione, finanzia progetti. Questo, unitamente alla mancanza di quella visione prospettica cui facevamo riferimento, genera confusione anche per l’utente, che non riesce ancora a distinguere tra i vari soggetti deputati alla divulgazione della pratica sportiva in Italia. Torniamo quindi a chiederci: il futuro dello sport è nel solco tracciato dalla riforma o sono necessari dei correttivi? Se sì, è oggi necessario mettere ordine coinvolgendo anche tutti quei soggetti deputati alla promozione sportiva per continuare a sognare politiche visionarie e a lunga scadenza che restituiscano piena dignità a un comparto così prezioso e ancora sottoutilizzato. Noi ci siamo. Con lo spirito di servizio che ci contraddistingue. E con l’unico obiettivo per il quale lavoriamo da anni: far crescere la cultura dello sport nel nostro Paese.

Il nostro ruolo nel Governo e nel mondo dello Sport ci impone di metterci a disposizione e partecipare propositivamente al dibattito e al cambiamento.

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