07.11.2020

Sportivando

Guardarsi dentro implica coraggio

Dalla rivista Primato, novembre 2020.

Il CONI deve immaginare una riforma che nasca dall’interno.
Già, perché – a nostro avviso – il CONI non ha fatto nulla per proporre al suo interno

Da un lato un soggetto che agisce sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri; dall’altra il CONI, da sempre addetto alla gestione e regolazione delle attività sportive sul territorio nazionale. Nel mezzo, una situazione di incertezza, che si trascina ormai da due anni, su ruoli e funzioni degli organismi sportivi. Mancano norme di raccordo; la promessa e divisiva Riforma si è fermata ad Eboli con lo spacchettamento del Testo Unico sullo sport e il futuro è tutto ancora da scrivere…
Delle responsabilità del Governo, abbiamo già parlato ampiamente, quando abbiamo visto un mondo, pur con tutte le sue criticità, cancellato senza che venisse proposta veramente un’alternativa che potesse andare a correggere le impostazioni di questo modello.
Di quelle del nostro Comitato Olimpico, anche: quando ci astenemmo in Consiglio Nazionale, dal firmare un documento unitario a difesa cieca dello status quo.
Cosa addebitiamo al CONI lo ribadiamo, ancora, in questa sede che, come amiamo dire, è un luogo dove siamo soliti riflettere e condividere idee e opinioni.
Partiamo da un concetto di fondo: guardarsi dentro è un atto che implica molto coraggio, oltre a una buona dose di incoscienza visionaria, competenza, spirito di servizio incontaminato e la voglia di sfiorare fastidiose consapevolezze. Ecco, questo coraggio il nostro Comitato Olimpico non lo ha, non lo ha mai avuto e –questo è il motivo per il quale ci battiamo – speriamo lo abbia in un non lontano futuro. Quello che vogliamo dal mondo dello sport. Bisogna uscire da una situazione di incertezza, che si trascina ormai da due anni, su ruoli e funzioni degli organismi sportivi una riforma che andasse ad affrontare anche i temi sui quali maggiori erano le lacune. Lo Stato si è quindi sentito autorizzato a incidere e andare ad apportare delle modifiche proprio per l’incapacità delle Istituzioni sportive di evolvere, di far nascere al proprio interno un doveroso desiderio di cambiamento e un dibattito con tutte le sue componenti, intercettando esigenze e idee. Istituzioni troppo sicure e troppo chiuse in loro stesse.
Il CONI ha una competenza che svolge nel migliore dei modi: quella legata allo sport di vertice. Rimangono, invece, inevase le altre due componenti per il raggiungimento – in un Paese illuminato nelle sue strategie – dei fini sportivi, educativi e di benessere.
In primis, quello formativo. Il riferimento, sin troppo scontato, è al mondo della scuola. E, poi, quello ludico e dell’attività di base che non è riconducibile, o almeno in parte, al mondo delle Federazioni. In un Sistema in cui la cosiddetta “organizzazione” è stata demandata, invece, ai soggetti federali ai quali lo Stato attraverso il CONI ha riconosciuto la possibilità di disciplinare ogni singola attività sportiva: ogni volta che ricorre la parola Boxe, piuttosto che Cicli-smo, Nuoto, Equitazione, Canottaggio o Atletica leggera, l’attuale sistema sportivo tende a marcare il territorio e indicare che le attività svolte al di fuori degli ambiti federali siano illegittime. Sono centinaia le diffide che, ogni giorno, le federazioni esercitano rivendicando l’esclusiva titolarità della propria disciplina. Sebbene le leggi dello Stato stabiliscano il contrario. Come emerso, peraltro, da recenti e altisonanti pronunciamenti da parte dell’Antitrust.

L’importanza della Promozione Sportiva
Concludo scrivendo di ciò che più ci riguarda: la presenza della Promozione, all’interno dell’Ordinamento sportivo. Quando parlo di questo mondo, con fatti conclamati e certificati dal Registro delle Associazioni Sportive, parlo di una realtà che rappresenta ad oggi il 60% dello sport italiano, tra tesserati e ASD. Quindi una consistenza cruciale che continua ad essere fondamentalmente ignorata sia dal Ministero e dal Governo, che dalle stesse Istituzioni sportive, che continuano a volersi organizzare secondo metodi superati, non in linea con i principali modelli europei e che, abbiamo visto, non danno agli italiani le risposte a 360 gradi che noi vogliamo siano date per la crescita del mondo dello sport.
L’auspicio è che si inizi a prendere seriamente in considerazione – e non solo con atteggiamenti di facciata – che la Promozione Sportiva è una risorsa straordinaria. In caso contrario noi Enti avremo sempre grandi perplessità. Ci auguriamo un vento nuovo di riforma che parta anche dall’interno con maturità, nuovi stimoli, innovazione, visione strategica, per compiere tutti insieme quel lavoro, che possa permetterci di arrivare alla ridisegnazione di un modello in grado veramente di dare risposte a tutte le componenti del mondo dello sport.

Noi ci siamo, fedeli al nostro compito e – aggiungerei – come sempre è stato. Ora attendiamo tutti gli altri.

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