07.02.2020

Sportivando

Decreti attuativi: si faccia presto e si faccia assieme!

Dalla rivista Primato, febbraio 2020.

Ci eravamo lasciati nello scorso numero constatando una situazione di impasse nel settore dello sport e interrogandoci sul destino della riforma che lo ha investito. Quella riforma che il governo Lega-M5S aveva voluto con determinazione per rinnovare un comparto per troppo tempo rimasto uguale a sé stesso, non ricettivo rispetto alle necessità dei suoi attori e non capace di sviluppare endemicamente una voglia di cambiamento utile per un suo rilancio. A distanza di un mese, la situazione non è molto diversa. Complice un governo alle prese con un’opposizione interna (quella che paradossalmente ne aveva patrocinato la stessa nascita) e l’emergenza sanitaria generata dal nuovo Coronavirus, il destino dello sport resta sospeso.

Una cosa rilevante, però, è accaduta. Siamo finalmente riusciti a sentire il ministro Spadafora che si é presentato davanti alle commissioni riunite – competenti per materia – di Camera e Senato per illustrare gli atti di indirizzo del suo ministero. Meglio tardi che mai si direbbe. Purtroppo, però, la sua relazione é apparsa debole e soprattutto carente di una prospettiva di più ampio respiro. Tutte le forze politiche (ovviamente ad eccezione del M5S) hanno condiviso questo giudizio. Spadafora, infatti, si è dilungato a parlare di aspetti contingenti – senz’altro non trascurabili – come il bando “Sport e periferie” o il progetto sperimentale “Sport per tutti”, senza affrontare quello che è il cuore del problema. Ovvero i decreti attuativi della riforma del sistema sportivo.

Senza di questi, la legge delega 86/2019 resta uno schema da riempire. Saranno loro la vera riforma, perché daranno modo da una parte di sostanziare alcune misure sino ad oggi previste su carta (come i centri sportivi scolastici, la figura del la- voratore sportivo, la ridefinizione di professionismo e dilettantismo…), dall’altra di chiarire dinamiche oggi non perfetta- mente funzionali prodotte dalla nascita di Sport & Salute e dalle sue relazioni con il CONI – nella rinnovata funzione di organizzatore del movimento olimpico – e con gli altri player di settore. La stessa carenza nell’intervento del ministro si é registrata anche al Consiglio Nazionale CONI dello scorso 25 febbraio. Che si sia trattato in entrambe le occasioni di una leggerezza oratoria non crediamo. I pochi minuti dedicati al tema in Parlamento e al Comitato sembrano denunciare l’incapacità di percepire in quale situazione delicata e complicata si trovi oggi il mondo dello sport. Nè ci possiamo sentire rassicurati dal fatto che, sollecitato, questi abbia comunque garantito la volontà di dialogare e coinvolgere tutti i protagonisti di area nel processo legislativo.
Al di là delle speranze, sono i fatti a parlare. Dopo quasi sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento (31 agosto 2019, ndr), dal governo giallo-rosso non siamo stati né convocati, né coinvolti su tavoli operativi per i decreti attuativi. La cosa non può che preoccuparci non solo per le tempistiche, ma soprattutto considerata la na- tura degli aspetti che dovranno da questi essere trattati. Aspetti complessi su cui il pluralismo delle esperienze e dei punti di vista è essenziale per riuscire a tradurre normativamente misure di sintesi calzanti, partecipate ed efficaci.
Ancora non è chiaro quale rapporto si instaurerà tra Sport e Salute, Coni, Federazioni, Enti di Promozione Sportiva e Discipline Associate. Non è chiaro se il sistema di finanziamento seguirà criteri diversi da quelli precedentemente adottati, capaci di tenere di conto anche della qualità dell’agire degli attori, in un nuovo quadro di trasparenza e correttezza.
Crediamo alla volontà espressa dal nuovo AD e presidente di Sport & Salute Vito Cozzoli di dedicare al mondo dello sport di base uno sguardo diverso e la accogliamo con piacere. Abbiamo, però, bisogno di valutare in quali forme questa intenzione si declinerà.
Il nostro mondo, quello della promozione sportiva, con la sua naturale capacità di includere, aggregare, raccogliere comunità orizzontali capaci di agire socialmente, ha bisogno di essere visto nella sua poli- funzionalità. In questo senso, anche un’armonizzazione della legislazione sportiva con la recente riforma del terzo settore ci aiuterebbe a sgombrare il campo da molte incertezze e ambiguità su cui quotidianamente incappiamo.

Chiediamo, quindi, che si faccia presto e si faccia bene. Noi siamo pronti e disponibili a condividere le nostre proposte e a metterle a fattor comune.

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