07.01.2021

Sportivando

Lavoro sportivo. serve una visione d’insieme

Dalla rivista Primato, gennaio 2021.

Lo sport è un settore caratterizzato da una rilevante specificità
tale da richiedere un inquadramento ad hoc per chi vi lavora
e che, pur garantendo le dovute tutele,
consideri la peculiarità
e la funzione sociale del comparto

Il decreto attuativo n. 230, che interviene sul lavoro sportivo, tra i cinque che compongono il Testo Unico sulla Riforma dello Sport, nell’affrontare l’annosa problematica legata alle tutele dei lavoratori del settore, rischia di generare più danni che vantaggi, provocando effetti opposti a quelli auspicati dall’intero comparto. È sicuramente affare ambizioso e atteso quello di mettere mano alla questione dei lavoratori sportivi, figure assai preziose per l’intero sistema. Sarebbe stato, però, altrettanto auspicabile coinvolgere da subito tutto il mondo dello sport per poter meglio comprendere, e conseguentemente affrontare nel migliore dei modi, una tematica complessa e articolata che, come sviluppata dal testo di riforma, offre soluzioni parziali e pasticciate. Quindi, rischiose.
Una palestra, un circolo sportivo, anche un’associazione, sono un po’ come il nostro affaticato pianeta. Un sistema complesso (spingendoci, solo per un attimo, in un ardito ma immediato parallelismo) sul quale sarebbe difficile immaginare di intervenire con profitto incidendo solo sulla salute dei mari, ignorando i problemi da risolvere sulle terre emerse o nell’atmosfera.
Nel dettaglio. La riforma, applicabile dal primo settembre, istituisce una serie di tutele per i lavoratori sportivi equiparati a impiegati di altri comparti, superando la Legge 342 del 2000, la quale, come noto, stabilisce che le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e alcuni compensi rientrano tra i redditi diversi e non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente, nel periodo d’imposta, a 10mila euro.
La rivisitazione della 342, operata dal Legislatore, evidenzia però aspetti problematici che contribuiscono a rendere disorganico lo scenario complessivo.
Allo scopo di centrare subito il problema, appare evidente che, regolamentare la figura del lavoratore sportivo equiparandola a quella di un dipendente, avrebbe l’effetto di generare maggiori costi per il gestore, in un ambito che, per sua natura, è non profit. Molte associazioni sportive potrebbero avere difficoltà a sobbarcarsi insostenibili aggravi imposti da norme che appaiono emanate senza sufficiente consapevolezza di come sia strutturato il vasto settore del lavoro sportivo. Non è difficile immaginare una contrazione del mercato del lavoro e il sorgere di conseguenze anche per i cittadini, fruitori del servizio, sui quali andrebbero naturalmente a ricadere, del tutto o in parte, i maggiori oneri.
Questo, peraltro, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da uno stato emergenziale che ha precipitato il comparto in una gravissima crisi, con la quasi totalità dell’attività del settore ferma da mesi e con molte strutture sulle quali incombe lo spettro della chiusura definitiva.
Sarebbe perfino superfluo sottolineare come eventuali maggiorazioni dei costi del servizio vadano a dispetto della primaria esigenza di stimolare ogni singolo cittadino a fare attività fisica, visti gli effetti positivi dello sport. Con provate ricadute anche sul rispar- mio pubblico alla voce Sanità.

Alternativa al rapporto subordinato, prevista dal legislatore, è quella di ricondurre il lavoratore in un’area autonoma. Quella della Partita IVA è un’altra strada assai scivolosa, questa volta anche per il lavoratore stesso. Inoltre, come se non bastasse, il testo aggiunge confusione, in un settore già piuttosto nebuloso, con diverse difficoltà interpretative: l’introduzione della ‘prestazione amatoriale’ che, secondo la riforma, vorrebbe sostituire e azzerare l’attuale prestazione sportiva dilettantistica, è considerata solo residualmente e a determinate condizioni restrittive. Gli Amatori sono definiti dalla riforma come Volontari, profilo già ampiamente regolamentato dal Codice del Terzo Settore, presentandoli come “Tutti coloro che mettono a disposizione il proprio tempo per promuovere lo sport in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fine di lucro, ma esclusivamente per finalità amatoriali a favore di Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva, Discipline sportive associate nonché associazioni e società sportive dilettantistiche”. In concreto, risulterà comunque estremamente difficile distinguere una prestazione lavorativa da una prestazione amatoriale.
Lo sport è un settore caratterizzato da una rilevante specificità tale da richiedere e giustificare, invece, un inquadramento ad hoc che, pur garantendo le dovute tutele al lavoratore, consideri la peculiarità del contesto e la funzione sociale del comparto, come hanno concordato eminenti giuristi e fiscalisti auditi dalla Settima Commissione del Senato nel mese scorso. Qualsiasi soluzione deve tenere conto dei principi fondanti dell’associazionismo e del mondo non profit. Questi principi erano stati chiaramente delineati negli obiettivi della Legge Delega: tuttavia il Governo non ne ha tenuto conto, limitandosi a regolare il rapporto di lavoro secondo le regole di diritto comune, inapplicabili al comparto sportivo e insostenibili per il sistema.

In conclusione, non è più procrastinabile attivare tutele per figure insostituibili che garantiscono la ricchezza del gestore grazie a un lavoro qualificato. Ma, con lungimirante visione d’insieme, lo Stato deve ragionare su come aiutare il sistema sportivo a sopportarne gli accresciuti costi. Il traguardo, proprio per la sua complessità e ambizione, necessiterebbe, per restare nella metafora sportiva, di un gioco di squadra, per arrivare al 90’ con un risultato pieno. Per questo, come si diceva, occorre una qualificata concertazione con tutti gli interessati. Questa è sicuramente strada obbligata per il legislatore.

Speriamo che la lunga notte che stiamo attraversando porti consiglio, in questi pochi giorni che ancora mancano all’approvazione del testo.

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