01.04.2024

Sportivando

Dopo trent’anni pronti per nuove sfide

Dalla rivista Primato, marzo 2024.

È questo un momento estremamente delicato per il nostro mondo che doveva e poteva essere di svolta ed è invece in fase di stallo. L’Italia è il quarto peggior Paese per l’insufficiente livello di attività fisica tra gli adulti nei Paesi OCSE, con un tasso di sedentarietà del 44,8% che sale al 94% tra i bambini. Le palestre scolastiche sono presenti solo nel 40,8% degli istituti, di cui una buona parte poco efficienti, con un divario spaventoso tra le scuole del Nord e del Sud. C’è poi il tema legato alla recente riforma del Lavoro sportivo che, pur nella giustezza dei principi ispiratori, si sta traducendo pericolosamente in un incremento della burocrazia e in costi insostenibili per le associazioni già fiaccate dalla pandemia e dalla stasi correlata alla guerra in Ucraina e nel Medio Oriente. Ed anche il cammino, iniziato nel 2019 con la Legge di Bilancio, sulla riforma del sistema sportivo italiano, non è per nulla concluso, con Sport e Salute che sta ancora cercando la sua vera identità, quella per la quale era nata: cioè dare alle politiche sportive un respiro strategico, promuovendo così una vera e propria rivoluzione culturale, allora sbandierata ma ancora lontana dall’essere realizzata. Di contro, si aprono, come spieghiamo nelle pagine interne, importanti opportunità per il mondo degli Enti di Promozione Sportiva che oggi sono chiamati a far sentire la propria voce, stanchi di mancate convocazioni sui tavoli che contano.

C’è ancora tanto da fare, insomma. Questa constatazione rappresenta uno dei due pilastri fondamentali che mi hanno indotto a superare ogni esitazione e a dichiarare, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Nazionale, la disponibilità a presentarmi nuovamente come candidato alla presidenza di ASI, rimettendomi in tal senso alle valutazioni della classe dirigente dell’Ente. Il secondo motivo è di natura profondamente affettiva. Risale al 1994 quel momento cruciale in cui, insieme a un gruppo di dirigenti provenienti dal Centro Nazionale Sportivo Fiamma, abbiamo fondato ASI. Le immagini di quel giorno e i volti di ciascuno di loro sono ancor oggi nitidamente impressi nella mia memoria. La storia e l’eredità del Fiamma continuarono da quel giorno a vivere attraverso le attività e l’impegno di quei dirigenti, mantenendo vivi i valori e l’entusiasmo che hanno contraddistinto l’organizzazione sin dai suoi albori. Alcuni di quei pionieri ci hanno lasciato, ma il loro ricordo rimane indelebile, testimonianza di un legame indissolubile forgiato nel corso degli anni e grazie alle molteplici sfide affrontate: sono ricordati con la continuità che loro si deve. Altri, invece, erano presenti nell’ultima assemblea del Consiglio Nazionale, pronti ad abbracciare altre sfide e a tracciare nuovi percorsi. Agli esordi, con una manciata di associazioni, abbiamo condiviso momenti di euforia e vittorie memorabili, ma anche battaglie e delusioni che ci hanno insegnato il valore insostituibile della perseveranza. Ogni successo, a partire dal riconoscimento da parte del CONI, ha rappresentato per noi un traguardo significativo, raggiunto grazie all’impegno collettivo, mentre ogni sconfitta ci ha fornito le lezioni necessarie per crescere e migliorare.

Tre decadi di una storia straordinaria. Non nascondo che il percorso interiore per l’annuncio di ricandidatura non è stato facile: è passato per una profonda riflessione di carattere personale e legato anche agli incarichi di Governo, compatibili formalmente ma complicati nell’operatività. Tuttavia, sono consapevole che ci siano ancora molte sfide da affrontare e traguardi da raggiungere. È un’organizzazione, la nostra, che continua a evolvere, adattandosi ai cambiamenti e alle sfide del tempo, ma che rimane fedele ai suoi valori ben definiti e alla sua missione di promuovere lo sport come strumento di inclusione sociale, benessere individuale e coesione comunitaria. I numeri riferiscono la proiezione a un milione e seicentomila tesserati alla chiusura dell’anno solare. Descrivono una crescita straordinaria. Raccontano del lavoro di quella manciata di dirigenti audaci venuti a Latina da ogni parte d’Italia per dare vita ad un progetto ambizioso. E degli altri che sono venuti negli anni a seguire. Siamo ancora insieme, dopo trent’anni e tanti di più. Pronti ancora a sfidare il futuro.

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