01.06.2023

Sportivando

Non disperdere oggi una dolorosa eredità

Dalla rivista Primato, maggio 2023.

Una rivoluzione dalla quale non si deve tornare indietro… In questo spazio di pensieri in libertà che è Primato, vogliamo affrontare il tema della comunicazione sportiva: l’emergenza pandemica, con il suo carico di dolori, ha avuto una ricaduta positiva. Con la crescita di una comune sensibilità, anche la comunicazione ha colto e alimentato il vento di cambiamento che ha portato prepotentemente lo sport al centro della discussione legata a salute e benessere. Ce ne siamo resi conto con quelle pagine dei quotidiani che, per la prima volta in modo così corposo e continuativo, scrivevano di sport di base, attività tra le mura casalinghe, lavoro sportivo, crisi e importanza dell’impiantistica e via discorrendo. Scomodando esperti, medici, psicologi e anche noi – gli Enti di Promozione Sportiva – che fino al giorno prima ci occupavamo orgogliosamente di un lavoro sotterraneo e lontano dai riflettori. Ecco, quella che da sempre definiamo una rivoluzione culturale per lo sport, probabilmente è iniziata in quel 2020. Un lascito – timore più che fondato il nostro – da non gettare alle ortiche. Che non rimanga, di quel periodo forzatamente “illuminato”, l’esplosione della comunicazione digitale o quelle dirette di Bobo Vieri che ha inventato la tv da casa con amici, campioni e quei 70mila collegati, quasi come il numero degli spettatori dello Stadio di San Siro. Rimanga invece come elemento centrale l’importanza dello sport praticato, l’attenzione a benessere e salute e alla cura di sè. E l’attenzione alta per le discipline cosiddette “minori”. La comunicazione sportiva è andata di pari passo con questa sensibilità popolare, ne ha colto l’importanza. Non torni indietro ora. Media e senso di responsabilità Sappiamo come la comunicazione sia in grado di orientare abitudini e costume. Stanno lì a dimostrarlo anche solo le metafore calcistiche nella lingua comune: autogol; di serie A o B; in zona Cesarini; palleggiarsi le responsabilità; salvarsi in angolo. A conferma della folta trasmigrazione di ‘calcismi’ anche nella lingua della politica è sufficiente il nome Forza Italia del partito di Silvio Berlusconi e lo slogan del suo fondatore: “scendere in campo”. Calcio in primis e quelle discipline che accanto allo sport nazionale, rapivano soprattutto nel passato l’attenzione popolare. Ciclismo e Boxe su tutte: nel linguaggio comune è facile utilizzare ancor oggi metafore come essere il fanalino di coda o la maglia nera; fare il gregario;  seguire a ruota;  tirare la volata o abbassare la guardia; colpire d’anticipo; colpo basso; gettare la spugna; mettere alle corde; mettere al tappeto. E perché al tappeto non rifinisca lo sport, quello che la pandemia aveva suggerito essere un salvavita fisico e psicologico e portatore di elementi culturali straordinari, molto dipenderà dai nostri comunicatori; che non tornino a farsi ammaliare dalle sirene, quindi dai facili consensi. E sarebbe anche auspicabile che, accanto a una continuità valoriale, colgano anche nuove opportunità di crescita: i network editoriali, quotidianamente impegnati a potenziare le proprie strategie di penetrazione e a dare vita a nuovi format, studino opportunità commerciali e di differenziazione della comunicazione per il mondo sportivo, rispondendo a una domanda di un’utenza sempre più sofisticata. Ma soprattutto, non dimentichino la virtù che questa pandemia aveva suggerito, il senso di responsabilità. Volpi, un vecchio amico che conosce lo sport È con grande piacere che voglio fare cenno in questo spazio, che è un po’ anche il suo, alla nomina di Jacopo Volpi alla guida di RAI Sport. Volpi lo conosciamo da sempre, da quando – tanti anni fa – condividevamo appassionate partite di Calcio a Cinque per i quartieri della capitale quando quella disciplina era pioniera nella Capitale ed era per tutti solo il “Calcetto”. Volpi, del quale abbiamo sempre apprezzato professionalità e passione, ha condotto il premio “ASI Sport&Cultura”, anche lo scorso anno, quel salotto in cui due parole insieme spiegano tutta la nostra filosofia. Volpi conosce bene il mondo dello sport di base: ne ha sempre difeso l’importanza pubblicamente e in privato. Ora tocca a lui. Con Volpi, anche la nomina di Gian Marco Chiocci, nuovo direttore del Tg1 altro amico che conosciamo bene per la dedizione per il giornalismo, sarà garanzia di qualità e pluralismo nell’informazione della prima rete RAI. Formuliamo gli auguri di buon lavoro anche ad Antonio Preziosi alla direzione del Tg2, a Francesco Pionati al Gr e a Mario Orfeo confermato alla guida del Tg3.

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