01.05.2023
A un anno dal nostro trentennale
Dalla rivista Primato, aprile 2023.
Aprile 1994. Latina, Hotel Garden. Il 24 per la precisione. Quella notte, rientrando a casa non avevamo ancora chiaro se i documenti che avevamo appena firmato corrispondessero a un’eutanasia o se avessimo dato ossigeno a un’area sportiva ben definita e ormai in forte crisi. Sapevamo solo di aver fatto un passo da gigante, forse nel buio. Ci guardavamo: sicuramente per darci quella forza che sarebbe stata necessaria in quei primi e delicati mesi che avevamo dinanzi. Il Centro Nazionale Sportivo Fiamma, la prima casa per tutti noi, sembrava aver smarrito parte della propria vitalità e capacità di azione. Ciò, unitamente alla necessità di adeguare l’Ente alla rinnovata geopolitica, ci aveva fatto pensare a un soggetto nuovo. L’ASI vide quindi la luce a Latina, nell’atto costitutivo sono vergati a mano nomi come quelli di Antonio Bifaro, Tommaso Manzo, Vittorio Fanello, Marcello Toussan, Renato Manzini, Romano Bonanni, Carlo Alberto Zaccheo, Reno Ceraso, Pino Scianò, Fabio Bracaglia, Livia Brienza, Bruno Campanile, Luigi Martini, ex campione d’Italia con la Lazio nel 1974, Umberto Candela ed io che, della neonata entità, assunsi l’onere della presidenza. Insieme ai dirigenti, anche tanti dipendenti degli uffici di Piazza dei Carracci – l’ultima sede del Fiamma – parteciparono alle riunioni che precedettero quel 24 aprile. Su tutti ricordo Nadia Torretti cui oggi è dedicato il premio ASI Donna dell’Anno e un pensiero costante nei nostri cuori come per gli altri fondatori che non sono più con noi ma continuano a fare parte del nostro quotidiano per quegli insegnamenti che rappresentano un patrimonio vivo dell’esperienza dell’Ente che continua a crescere e a ricordare fieramente il proprio passato. Venne stabilito allora, che le cariche venissero rinnovate in sede assembleare, con cadenza quadriennale. Il quadriennio, quello Olimpico, una vera e propria clessidra per lo sport. Aderirono subito all’ASI anche Carlo Alberto Guida e Sandro Giorgi, ex presidenti del Fiamma, a testimonianza del legame, anche ideale, che esisteva con il vecchio Ente. Non tutti gli associati, invece, furono concordi con questa scelta necessaria ma meno comprensibile per una periferia affezionata ad un Ente storico. Partimmo con poche associazioni. Il Calcio e il Calcio a 5 a far la parte del leone. Poi l’Atletica forte di una tradizione unica in Italia con i suoi eventi che oggi ASI ha ricevuto in eredità: primo fra tutti il Trofeo Bravin, la più longeva kermesse di Atletica giovanile dalla quale sono sbocciati campioni luminosi: Pietro Mennea, e poi Ileana Salvador, Gabriella Dorio, Nadia Dandolo, Fabrizio Donato, Franco Fava, Francesco Panetta, Alessandro Lambruschini e più recentemente l’Oro olimpico Lorenzo Patta e la stella Delia Kaddari. E coloro, tantissimi altri. L’acronimo definitivamente scelto ebbe la meglio sulla prima versione, “AIS”. L’ASI ripartì dalla tenacia dei suoi primi associati e, in pochi mesi grazie alla sua crescente consistenza, ottenne il riconoscimento da parte del CONI dello status di Ente di Promozione Sportiva. Un riconoscimento che sembrò all’epoca una straordinaria conquista. Non immaginavamo, allora, quali numeri avrebbe raggiunto questa neonata creatura. Un milione e trecentomila associati, tredicimila associazioni, comitati in tutta la penisola dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, 90 settori con quasi 600 discipline praticate. Ma la vittoria più grande è stata quella che, a dispetto della sbornia di numeri, di un’epoca diversa anche nella propensione a custodire valori, di tante nuove leve che fanno oggi il tessuto di ASI, siamo riusciti a mantenere forte la nostra identità. La nostra gente, vecchia e nuova, guarda fieramente a una bandiera che quotidianamente tiene alta. Lo dovevamo a quelli che fecero il grande passo verso l’ignoto. E a tutti quelli che seguirono.
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