01.04.2023
In corsa, verso un unico obiettivo
Dalla rivista Primato, marzo 2023.
Sport “destrutturato”: quasi vent’anni fa questa definizione è stata introdotta dall’amico e maestro Roberto Ghiretti. Da lui sono partite tante intuizioni di carattere filosofico che, nel tempo, abbiamo fatto nostre. Una definizione che sintetizza anche una pratica che esca fuori dai confini dell’impianto sportivo per aprirsi a contesti volti a favorire sport libero nei parchi, nelle nuove aree verdi della città, negli itinerari ciclo-pedonali. Una definizione sicuramente ideale per la due giorni organizzata dalla Fondazione SportCity che ha come obiettivo riappropriarsi degli spazi cittadini, sempre più green, sempre più a misura d’uomo. Con il conforto dei dati che vedono il 62% della popolazione – secondo un sondaggio Piepoli relativo agli ultimi dodici mesi – fare sport all’aria aperta. A Salsomaggiore erano presenti oltre 100 amministratori di città italiane grandi e piccole, esponenti del Parlamento, massimi dirigenti della governance dello sport italiano, manager di settore e nuovi stakeholders. Ho partecipato nelle vesti di Sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica insieme con il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi con il quale condividiamo aspetti valoriali legati al mondo dello sport e conseguentemente di programmazione. Siamo convinti, questo Governo è convinto, che la società debba servirsi dello sport per migliorare – attraverso le sue molteplici dinamiche – tutti i contesti sociali di vita. E che a questo Paese serva ormai una vera e propria rivoluzione culturale. Dai CAM all’Europa. Quando il buonsenso è affatto scontato Abodi ha sottolineato come anche in Europa ci sia una partita importante da giocare. Gli impianti sportivi non sono considerati infrastrutture sociali. È indispensabile raggiungere questo risultato per ottenere risorse per l’ammodernamento dell’impiantistica sportiva italiana. L’80 per cento dei nostri centri non sono in linea con l’Agenda 2030 sulla sostenibilità ambientale. Una denuncia, tra le tante, che svela programmi chiari. La stessa presenza di un Ministero dello Sport è un dato inequivocabile, il fatto che ci sia un forte lavoro interministeriale tra più soggetti che si devono poter occupare di sport ne è altra circostanza importante e sicuramente nuova che merita di essere evidenziata e sottolineata. Che il ministero dello sport si confronti non solo con quello dell’Ambiente ma anche con quello dell’Istruzione o con quello della Salute significa che questa coscienza è diventata oramai acquisita. E va declinata. Siamo sportivi. Lo siamo nell’animo, lo siamo per esperienza e per volontà. E quindi, dobbiamo iniziare a correre per colmare un gap culturale enorme. Tanto nel nostro Paese che nel contesto europeo. Un esempio che attiene proprio al Ministero dell’Ambiente è quello dei CAM. Un acronimo che significa “Criteri Ambientali Minimi”, ovvero i requisiti volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale. La loro applicazione sistematica ed omogenea consente di diffondere le tecnologie ambientali e i prodotti ambientalmente preferibili e produce un effetto leva sul mercato, inducendo gli operatori economici meno virtuosi ad adeguarsi alle nuove richieste della pubblica amministrazione. Ad ora sono stati adottati CAM per 18 categorie dagli arredi per interni al verde pubblico, in rigoroso ordine alfabetico, passando per gli eventi culturali nei quali dovrebbero rientrare, secondo gli estensori di un non lontano passato, anche quelli sportivi che, però hanno una propria peculiarità che non può essere minimante coniugata, in linea di massima, con gli eventi in generale. Noi sportivi lo sappiamo. Siamo già a lavoro per colmare questo gap. Per quanto leggi e regolamenti ci consentono ma anche passando per le opportunità che i grandi eventi ci offrono come quelli Olimpici e Paralimpici: se riusciamo a produrre un evento sostenibile, il più importante del pianeta, avremo la possibilità di avere una linea guida condivisa. E ci riusciremo. Partendo dai Giochi invernali di Milano-Cortina del 2026 per i quali siamo nella cabina di regia. Partire dagli impianti per rivoluzionare lo sport Per gli impianti il problema legato ai CAM è ancor più complesso. Un esempio pratico: i campi sintetici in Italia sono almeno 5mila, c’è un problema di smaltimento per quello che riguarda il rifacimento del manto erboso sintetico e capire sotto il profilo del recupero di tutto lo smaltimento dei rifiuti, come quel ciclo possa diventare virtuoso in campo sportivo a prescindere dalle norme esistenti. Ne faccio un altro ancora: l’efficientamento energetico (e questo passa anche attraverso le omologhe dei campi sportivi) che deve rispondere certamente ad aspetti di carattere finanziario ma che corrispondano anche a criteri di natura ambientale. Più in generale dobbiamo considerare gli impianti sportivi come centri per la salute. E non solo… Sono processi laboriosi, sono processi complicati sui quali stiamo cercando di lavorare e sui quali cercheremo di andare a dare delle risposte concrete: sempre di concerto col Ministero dello Sport che è il principale centro d’imputazione di tutte quelle che sono le dinamiche sportive.
Ciao amico mio
Dalla rivista Primato, maggio 2025. Il ricordo di Benvenuti mi accumuna a quello di milioni di italiani. Il 17 aprile […]
Elezioni CONI. La promozione sportiva sempre più protagonista
Dalla rivista Primato, aprile 2025. Il 12 aprile scorso ha segnato un’altra giornata storica per ASI. In tutta Italia, la […]
Lo sport sociale al bivio: trent’anni di costruzione dal basso, ora serve una visione condivisa per il futuro
Dalla rivista primato, marzo 2025. Negli ultimi trent’anni, celebrati pochi mesi fa, ASI ha scritto lettera dopo lettera una storia […]