01.02.2023

Sportivando

Giochi della gioventù, ritorno al passato

Dalla rivista Primato, gennaio 2023.

Se decidessimo di scegliere una foto simbolo degli anni Sessanta, corrisponderebbe probabilmente a una Vespa in corsa verso spiagge affollate in un caldo giorno d’estate. La rappresentazione efficace e su due ruote di un’Italia che veniva dal boom economico ma che era ancora semplice. L’Italia dei ragazzini che giocavano a pallone nella piazza del paese e che riuniva i propri vecchi nei bar tra un bicchiere di Brancamenta o di cedrata, rigorosamente Tassoni, e le lezioni per tutti del Maestro Manzi trasmesse in tv. Era anche l’Italia che sapeva emozionarsi. Di quei ragazzini che salivano festosi sui pullman, che allora erano per tutti i ‘torpedoni’, per conoscere finalmente a colori il Mito del Foro Italico, fino ad allora visto solo in qualche immagine in bianco e nero. E per gareggiare tra quei marmi alla presenza del Presidente della Repubblica e delle massime autorità sportive. Per tanti, un’esperienza che sarà unica nella vita. Quei ragazzi li aspettavo anche io come tanti altri romani per i quali i Giochi erano una grande festa: abitavo a Roma, Piazza delle Medaglie d’Oro, a un passo dallo stadio: ai Marmi ero sempre presente. Scrivere dei Giochi della Gioventù vuole dire anche e soprattutto questo. “Era un modo unico per far fare sport a tutti i ragazzini anche dei paesi più sperduti. Vivevo ad Arlesega in provincia di Mestrino, un centro di poche centinaia di abitanti. Feci una campestre, un paio di gare in pista e la mia vita è cambiata. Il professore delle Medie, Antonio Donà, vide in me un talento. Ero magra magra: ma capì che ce la potevo fare”, così mi raccontava Gabriella Dorio che, cresciuta con il Fiamma e vincitrice dei Giochi della Gioventù, diventerà campionessa olimpica dei 1500 metri piani a Los Angeles 1984. Oggi detiene i record nazionali degli 800, dei 1000 e dei 1500 metri piani e del miglio.  Ha cominciato salendo su quel torpedone pieno di ragazzini e di tante speranze. I Giochi della Gioventù L’idea, annunciata il 3 settembre del 1968 da Giulio Onesti nel corso del 29esimo Consiglio Nazionale del CONI, spalancava le porte del mondo dello sport italiano a una piccola Olimpiade per ragazzi e ragazze fino a 15 anni. Una formidabile iniziativa per avvicinare intere generazioni al mondo dell’attività fisica e dell’agonismo. Le discipline erano, inizialmente, quella che potevano essere svolte in qualsiasi condizione e ‘terreno’: in piazza, su un prato, all’interno di un palazzetto o di una palestra scolastica: Atletica Leggera, Ginnastica, Nuoto, Pallavolo e Ciclismo. Nel 1970 venne aggiunta la corsa Campestre e i giochi invernali. Dalle fasi locali, organizzate direttamente dai comuni italiani che aderivano all’iniziativa (sin da subito l’80%), si passava a quelle provinciali gestite dai Comitati provinciali del CONI che furono rivitalizzati per l’occasione. Quindi, le fasi nazionali, con il viaggio a Roma per tanti giovanissimi che si portavano dietro la stessa magia di chi – per la prima volta – partecipava ai propri Giochi Olimpici. Gli obiettivi dei Giochi Gli scopi erano ambiziosi: educare la popolazione a svolgere attività fisica. Poi, altrettanto importante, sensibilizzare i comuni italiani affinché potessero prendere iniziative in favore dell’impiantistica sportiva. Terzo obiettivo dichiarato, quello di ottenere risultati agonistici di qualità e scovare i campioni del futuro. Sei o sette anni passarono così, prima dell’ingresso ufficiale della scuola, poi furono le federazioni a volere una parte della torta: un carrozzone forse troppo grande e confuso portò ad abbassare il sipario nella prima metà degli anni Novanta. Ritorno al passato “Le percentuali di impianti sportivi nelle scuole sono ancora lontane da quelle europee. Partiremo dalle zone più disagiate e periferiche. Tra gli impegni che assumo c’è quello di ripristinare i Giochi della Gioventù”, la volontà del Ministro dello Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è quantomai d’attualità in un Paese in cui l’80% degli adolescenti, che frequentano regolarmente la scuola, svolge in media meno di un’ora di attività fisica al giorno, al di sotto cioè del livello raccomandato dall’OMS. Si tratta ora di capire come trasformare in realtà un progetto ambizioso del quale l’Italia ha fortemente bisogno. A partire proprio dall’impiantistica sportiva scolastica e non, cui faceva riferimento Abodi, Capendo come rendere compatibili i giochi con le attività ormai stabili delle varie federazioni sportive. Per la prima edizione del 29 giugno 1969, celebrata nella Capitale, furono 4118 i giovani qualificati, usciti da una base iniziale di quasi due milioni e mezzo di ragazzi partecipanti alle fasi locali. Lo Sport diventava così protagonista. Obiettivo 2023: ritorno al passato.

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