01.09.2022
Costruiamo insieme il futuro
Dalla rivista Primato, luglio-agosto 2022.
Lo abbiamo sempre detto, torniamo a ribadirlo ancora. La ricerca di un progetto sullo sport non può prescindere da una rivoluzione culturale. Per tanti, troppi anni abbiamo assistito a un impoverimento della sua dignità nonostante i sofismi di tanti amministratori pronti a usare belle e consolidate parole senza un seguito di atti realmente radicali e decisivi. Eppure, le regole del gioco non sarebbero nemmeno troppo complicate: basterebbe semplicemente restituire allo Sport quello che lo Sport quotidianamente ci regala. Considerarlo per quello che è, senza particolari e complicate alchimie. Lo Sport lo ripetiamo ancora in questa storica rivista che rappresenta per noi uno spazio di confronto è un farmaco naturale per il corpo e per la mente, un soggetto in grado, come pochi altri, di formare i nostri giovani, un volano per l’economia. Questa è la strada. Sia che saremo al Governo del Paese sia che continueremo la nostra azione di pungolo e proposta. Non vogliamo più che ci sia sottostima da parte di chi governa un Paese che, solo dopo settant’anni, potrebbe aprire le porte allo Sport in Costituzione, di chi – il riferimento è al Premier Conte – non lo ha inserito nelle attività essenziali durante l’emergenza pandemica. O di chi – turno di Draghi – nel lungo elenco del discorso di insediamento ha semplicemente dimenticato di citarlo. Ma ora pensiamo al futuro, a far cadere una sovrastruttura troppo vecchia per reggere ancora – che ha retrocesso la discussione sullo Sport a un movimento culturale superficiale, e a una dimensione esteriore, espressiva, formale – laddove la sostanza dell’analisi economica e sociale confermava quotidianamente quanto da tempo sostenevamo. Il peso economico e sociale dello Sport Lo sport in Italia contribuisce per il 3.4% del PIL che, con l’indotto, arriva a pesare 60 mld l’anno. Sono oltre 150mila le associazioni e società sportive dilettantistiche, centinaia di migliaia i collaboratori sportivi e 12 milioni i tesserati, cui si aggiungono i 5,5 milioni di abbonati alle palestre. Secondo i dati ISTAT, sono oltre 100mila le organizzazioni no profit che si occupano di sport e più di 20 milioni gli italiani che praticavano uno o più sport in modo continuativo o saltuario, dati raccolti prima della pandemia a causa della quale si è registrato un calo fortissimo. Ricordiamo che, grazie allo Sport, è possibile ottenere risparmi del 28% sulla spesa ospedaliera, quantificabili in oltre 60 milioni di euro l’anno. Tradotto in termini di investimento: 1 euro destinato allo sport produce un risparmio ospedaliero di almeno 5 euro, come sottolineato anche da Healthy Foundation e dall’Agenzia italiana del farmaco. Le malattie croniche affliggono circa il 40% della popolazione italiana e, secondo le stime dell’Istat, nei prossimi anni la spesa sanitaria per curarle in Italia salirà a 71 miliardi di euro/anno, soprattutto per cardiopatie, diabete di tipo 2 e ipertensione. L’inattività è un problema, quindi, di tutti. E, ricordiamo anche, che ogni euro pubblico investito nello sport genera un fatturato di 20 secondo l’Osservatorio dello Sport System italiano di Banca Ifis. L’onda lunga dell’emergenza pandemica Secondo i dati di Sport e Salute, sono tanti gli utenti che si sono allontanati dalle strutture sportive. La quasi totalità delle organizzazioni (91%) ha infatti dichiarato nel 2021 di aver subito delle consistenti perdite nel numero di iscritti e praticanti rispetto al 2019, anno pre-pandemico: ben oltre il 50% per 4 organizzazioni su 10. Le ragioni di tutto questo sono da ricondurre anche all’incapacità del Governo di incentivare la pratica sportiva prima, durante e dopo la forte crisi. Invece di identificare nello Sport un presidio della salute ha permesso un’opera di demonizzazione smentita, ad esempio, dai controlli di ottobre 2020 nelle palestre e nelle piscine che, in tutta Italia, non hanno riscontrato nessun focolaio e rischio correlato. Da una parte c’è chi governa il Paese, dall’altra chi lo Sport lo alimenta, lo promuove e ben conosce la peculiare utilità del sistema. Il riferimento è agli uomini dello Sport, le nostre associazioni, i piccoli eroi che mantengono in vita il sistema stesso. Con uno sguardo che potremo definire ‘resiliente’ grazie al quale riuscire a sviluppare la capacità di affrontare le avversità, di uscire rafforzato e di trasformarsi positivamente. Ma quello sguardo, quegli sguardi, vogliamo oggi rivolgerli al futuro. Da costruire. Insieme. C’è tanto da fare Il blocco degli appunti è sulla mia scrivania. Ogni giorno ospita nuove sollecitazioni, proposte, intorno a quell’obiettivo che abbiamo già definito come rivoluzione culturale. Partendo dall’assunto che se lo Stato non torna a fare lo Stato non avremo mai possibilità di dire che in Italia esiste una vera cultura sportiva. La riforma della quale sono stato relatore in Senato, ha sancito un aspetto importante introducendo ‘Sport e salute’, lo sport non è solo salute ma anche istruzione e cultura. La riforma va ora perfezionata. In questo e in altri spazi stimoleremo il dibattito sul futuro dello Sport. In una attività di comunicazione che durerà nel tempo. Ecco un primo pacchetto di proposte per cui ASI si batterà. Partiamo dalla scuola. La famiglia ha un ruolo primario nei processi di educazione anche allo sport e nelle dinamiche di conservazione del comportamento ludico tipico dell’infanzia, passando il testimone alla scuola… ma non in Italia. Si, perché dati recenti confermano che il nostro Paese è fanalino di coda con 480 ore l’anno di educazione motoria nei vari gradi scolastici. Paesi come la Francia di ore ne contano oltre 2000. Il Belgio più di mille, come Germania, Finlandia, Grecia, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera e via elencando. Alla portata, solo la Turchia con 640 ore. Dati sconfortanti anche per quanto attiene gli impianti sportivi annessi ai plessi scolastici. L’implementazione di quelle strutture consentirebbe di poter raggiungere un duplice obiettivo: favorire lo sport e le attività motorie nelle scuole e mettere a disposizione dell’intera comunità territoriale tali risorse. Ebbene, in Italia stando ai dati relativi al 2018 rilasciati dal ministero dell’Istruzione, sono oltre 40mila gli edifici statali. Di questi, solo 16mila, ovvero 4 su 10, sono dotati di un impianto, come una palestra o una piscina. Un dato, peraltro, fortemente variabile a livello regionale. In due regioni, Friuli e Piemonte, gli edifici scolastici dotati di strutture sportive superano la metà del totale, con rispettivamente il 57,8% e il 51%. Al terzo posto la Toscana con il 48%. Agli ultimi posti, con meno di 3 edifici scolastici dotati di impianti su 10, troviamo Calabria (20,5%) e Campania (26,1%). Sul tema della scuola – e di uno Stato che deve tornare a fare lo Stato esercitando la sua presenza sui temi considerati strategici – continueremo a dare battaglia. Sport in Costituzione. Importante che il Governo riprenda immediatamente il percorso dello “sport in Costituzione” che, per i motivi sopra enunciati legati al benessere dell’individuo. Se ad affrontare la questione sarà il nuovo esecutivo, sottolineiamo che lo Sport vedrebbe la sua giusta collocazione non tanto nell’articolo 33 ma nell’articolo 32 a tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Ministero dello Sport. L’approvazione di un Disegno di Legge di riforma costituzionale per l’ingresso dello Sport in Costituzione, dovrà rappresentare non un punto di arrivo ma di partenza. A cominciare dall’istituzione del Ministero dello Sport. Incentivare la pratica sportiva. In coerenza con la visione dell’attività fisica come “farmaco per la prevenzione delle malattie” sarebbe stato opportuno e sarebbe ancora opportuno un bonus wellness a favore dei cittadini con incentivazioni/detrazioni delle spese sostenute per la partecipazione ad attività sportive, prescrizione delle attività sportive come standard a livello nazionale in quanto “farmaco naturale” e terapia di prevenzione ai fini della totale esenzione IVA. I centri sportivi devono essere considerati “centri per la salute” nei quali l’attività fisica godrebbe di specifiche agevolazioni. Mutualità. Non vi è dubbio che, nel nostro Paese, il movimento calcistico abbia una posizione assolutamente primaria e non discutibile. Riteniamo giusto e rispettoso che le risorse dei vari movimenti in qualche modo ricadano sugli stessi, ma è altresì importante ritenere che un principio fondante del movimento sportivo nazionale, e cioè la solidarietà all’interno del mondo sportivo, sia strada da incentivare. Oggi il 10% dei diritti Tv legati al calcio ricade sulle leghe inferiori e il 4% sugli altri sport. Questa è una strada da percorrere con ancora più forza anche alla luce, ad esempio, del professionismo femminile che rischia di allargare la forbice tra società ricche e società non in grado di sopportare gli aumentati costi. Riforma del Lavoro sportivo. E, per quanto riguarda la riforma in corso sul lavoro sportivo (che riguarda, secondo i dati pubblicati da Sport e Salute, oltre 600mila atleti, 330mila tecnici, 35mila tra giudici e arbitri, 100mila dirigenti e 50mila alla voce “altri” per un totale di 1.185.000 operatori) da una parte corre la necessità di tutelare il lavoratore sportivo. Dall’altra, l’esigenza di non appesantire un sistema già fiaccato da anni di scelte governative sbagliate, dalla mancanza nel nostro Paese di una cultura dello Sport e, in tempi recenti, anche dall’emergenza pandemica. Sul tema occorre vigilare con grande attenzione. I grandi eventi. La rinuncia a concorrere per i Giochi Olimpici è stata una scelta gravissima. L’Italia deve continuare a ospitare grandi eventi, strumenti di trasformazioni territoriali, al fine di acquisire una maggiore competitività internazionale a livello di attrazione turistica. Nell’attuale contesto globale – dove le distanze tra le aree geografiche diminuiscono ed aumenta la mobilità degli individui, delle organizzazioni e delle risorse materiali e immateriali – le grandi città, le regioni, i sistemi-Paese sono chiamati a sviluppare sistemi di offerta attrattivi per determinati insiemi di domanda. Nel rispetto dei territori. Pensando alla grande famiglia di ASI La nostra vita è stata dedicata allo Sport. Insieme abbiamo costruito, mattone dopo mattone, una casa fatta di coerenza, impegno, identità… valori. Abbiamo dato vita a una famiglia straordinaria nei numeri e nella passione. E tanto ancora possiamo e vogliamo costruire, perché la nostra forza vitale è ben lungi da essere esaurita. E oggi, la nostra esperienza, quella di ognuno di noi, deve essere ancora di più a servizio del Paese. Siamo pronti.
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