27.10.2016

Sportivando

Quanto costa (non) fare sport

Non é passato ancora molto tempo dalla famosa (in senso negativo) campagna di comunicazione istituzionale del Ministro Lorenzin conosciuta come Fertility Day. Obiettivo: sensibilizzare la pubblica opinione ad adottare stili di vita sani tali da agevolare la fertilità¡ (e dunque la natalità¡, concetto diverso, ma al primo collegato). Al di là¡ di come é stata effettuata ed al netto degli errori commessi, lo spunto da cui vorremmo partire offerto da questa iniziativa  é un principio importante: lo Stato educatore. Lo Stato, cioé, che individua un problema e cerca di mostrare ai suoi cittadini come risolverlo. Alcuni saranno infastiditi dall'intento pedagogico, altri lo riconosceranno come naturale e strutturale. Noi siamo convinti che tra i doveri dello Stato vi sia anche quello di mostrare situazioni sociali rilevanti per il futuro della comunità¡ ed offrire soluzioni per affrontarle al meglio. E proprio qui stanno le note dolenti. Già¡ perché l'iniziativa del Fertility Day sembra  poggiare su una colpevole dimenticanza: la debole esistenza di precondizioni che inducano gli Italiani e le italiane ad investire nella fertilità¡ pensando di formare una famiglia con figli. Tale situazione dipende in larga parte proprio dallo Stato – si veda ad esempio la questione degli asili, le norme a supporto della maternità¡ e paternità¡ etc etc.

Lo stesso dicasi dello sport. Che la pratica sportiva sia un toccasana é ormai risaputo. Che iniziare attività  motoria sin da piccoli rappresenti per le persone una sorta di assicurazione per la vita anche (per non parlare della riduzione dei costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale). Si moltiplicano infatti i messaggi sulla necessità¡ di praticare sport e di farlo praticare ai bambini. In teoria tutto facile in pratica meno. Perche' fare sport oggi ha un costo non irrisorio che resta totalmente a carico dei privati cittadini. Mancano veri incentivi pubblici tali da consentire alle famiglie italiane di diventare praticanti sportive tout court. E in un periodo di ristrettezze economiche, all'interno di un paese in ritardo nello sviluppo di una cultura sportiva matura, le rinunce all'attività¡ sportiva sembrano (purtroppo) tagli naturali di attività  extra. Se a questo aggiungiamo il peggioramento nelle abitudini alimentari registrato recentemente, il quadro si fa preoccupante.

Lo Stato infatti non dovrebbe limitarsi a dire 'fate sport perche' fa bene' dovrebbe varare una serie di misure tali da indurre le persone ad integrare l'attivita motoria nei propri stili di vita. Dovrebbe cioé incidere sul fattore costo e dovrebbe farlo sia dal lato della domanda che dell'offerta. à€° vero, infatti, come riportato dalla testata Il Fatto Quotidiano, che iscrivere un bambino ad un'attività¡ sportiva in Francia ha un costo molto inferiore rispetto all'Italia, ma siamo certi che il prezzo dello stesso nel nostro paese sia penalizzato dal contesto fiscale e tributario complessivo e di settore. L'associazionismo (sportivo e non) in Italia non viene aiutato, nonostante ne sia riconosciuta la funzione di ammortizzarore sociale. Nel settore sportivo quello legato agli aspetti amatoriali poi rappresenta la colonna portante di tutto il sistema e, nonostante questo, ancora non gode della considerazione e del supporto che merita. Il Comitato Olimpico potrebbe esercitare un ruolo importante nel sensibilizzare il decisore pubblico su queste esigenze di reale sostegno.

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