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30.11.2020

Istituzionale

Sport e associazionismo come superamento del disagio sociale

Inizia  a praticare arti marziali dopo un episodio di bullismo; picchiato da tre ragazzi, mentre cerca di soccorrere un suo coetaneo dodicenne, è ricoverato in prognosi riservata. È li che iniziò il suo percorso,.
Superato il momento difficile, si iscrive in palestra per imparare a difendersi, ma gli allenamenti da preparazione per il corpo divengono cura e fortificazione per la mente, aprendogli in poco tempo le porte della Nazionale. 


Stiamo parlando di Davide Messineo, il campione napoletano imbattuto da un decennio nel Campionato Italiano ITF, vincitore di quattro Mondiali (Argentina 2009, Serbia 2010, Spagna 2013, Napoli 2016), di tre Coppe del Mondo (2009, 2010, 2011) e dell'Europeo di Taekwondo 2015. Ci racconta come la scelta dello sport aiuti a superare il disagio, fino a consacrarti "Campione del Mondo". Un tema che ASI ha voluto trattare attraverso la voce di un campione. 

Davide, quanto c'è ancora, dentro di te, di quella esperienza? 
"C'é ancora tutto, quella esperienza mi ha aiutato ad avere autostima,  a scindere il bene dal male, ma soprattutto a rispettare le persone, perché la pratica dello sport insegna non solo a rispettare  l'avversario,  ma anche chi ti sta di fianco; tuttavia, capire che si deve avere rispetto non significa rimanere inerti, bisogna difendersi nella vita e dalla vita, perché solo cosiì si può contrastare il disagio".

In che cosa il mondo dell'associazionismo sportivo può aiutare a superare il disagio?  
"Fare parte di una associazione sportiva crea aggregazione, ti fa conoscere e interagire con persone di etnie diverse, provenienti da percorsi di vita diversi, ti insegna lo spirito di squadra,  il rispetto per gli altri, ma sopratutto ti fa sentire amato e mai solo, aspetti che dovrebbero essere parte integrante dello sviluppo e maturazione di ogni individuo, non solo a livello sportivo ma anche a livello personale".

Lo scorso anno hai accettato la proposta del dott. Raffaele Galluccio di dedicare parte del tuo tempo a un Centro di Riabilitazione Neuromotoria, l'Antares di  San Nicola La Strada, aiutando così tanti bambini autistici. Quanto lo sport e l'associazionismo possono fare per queste realtà e cosa ti ha lasciato questa esperienza? 
"Lo sport  può aiutare queste persone a superare il disagio, a non sentirsi sole, ma soprattutto a superare gli ostacoli mentali di cui spesso sono vittime. Il progetto mi ha insegnato ad accettare le persone più deboli, quelle più fragili, mi ha insegnato ad allargare i miei orizzonti mentali, permettendomi di capire le  gravi difficoltà di chi è diversamente abile, facendomi apprezzare ancora di più l'importanza di essere normodotato".

Come stai vivendo questo secondo momento di diffusione del Coronavirus, in cui lo sport è stato messo ancora una volta ko?
"La prima fase del virus ha messo in ginocchio tutti quanti, paralizzando tutte le competizioni internazionali sportive, dopo il primo lockdown, avrei dovuto affrontare una serie di competizioni, fino ad arrivare  alle tante agognate Olimpiadi, ma prima un infortunio, che un paio di mesi fa mi ha portato ad un crollo metarsale, poi la improvvisa  cancellazione dei Open, causa l'impennata dei casi da Covid 19,  sono stato catapultato in un nuovo periodo di incertezza. Allo stato, neppure le Federazioni sanno come regolarsi, gli Europei e Mondiali sono saltati, spero ancora nelle Olimpiadi, ma sarà tutto molto difficile da affrontare, perche gli allenamenti sono fatti di programmazione, di scadenze, che in questo momento non ci è dato sapere".

Alla luce della realtà che tutto il mondo dello sport sta vivendo, dalla chiusura delle palestre e piscine alla sospensione delle competizioni internazionali, pensi debba cambiare qualcosa nel modo di pensare allo sport?
"Lo sport in Italia è visto come un di più, per nulla legato alla sopravvivenza di un individuo, e cosi' per la stessa attività fisica, necessaria tanto per il corpo, quanto per la mente. In Italia l'unica forma di  sport riconosciuta come vitale  è il calcio, purtroppo non c'è cultura dello sport a partire di chi ci governa. L'attività fisica è fondamentale per il corpo e per la mente ed è una pre-evoluzione dello sport, ciò che ci aiuta a scegliere, a capire, anche dove collocarci".

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Quali i tuoi progetti?
"Tornare a fare una gara, rimettermi in forma fisica per le competizioni. Da mesi non riesco a calpestare un quadrato di gara. Per noi atleti  è importante avere una scadenza e questo clima di incertezza internazionale non aiuta; ad ogni modo, ho ripreso gli allenamenti  individuali con il mio preparatore, questo mi sta aiutando moltissimo,  rifocillando non solo il corpo ma anche la mente".

[  Annarita Borelli  ]

 

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