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12.02.2021

Istituzionale

Klaus Di Biasi, Yuri Chechi e i grandi campioni chiedono la riapertura

I CENTRI SPORTIVI ITALIANI SONO AL COLLASSO. Palestre e piscine sono chiuse da quasi un anno. Dopo i tre mesi di lockdown in primavera, causa la tremenda pandemia che ha investito l'Italia e il mondo intero, il 25 ottobre è stata imposta una seconda chiusura degli impianti sportivi facendo piombare il settore in una situazione estremamente difficile.

Sussidi insufficienti
Il Governo in risposta a questa azione pressante non ho fatto mancare attraverso i numerosi DPCM emanati nel periodo maggio- ottobre sussidi soprattutto a difesa dei lavoratori (cassa integrazione, bonus).
Un'azione quanto mai necessaria, ma insufficiente per coprire il mancato flusso economico del settore.
Basti pensare che a fronte di entrate medie mensili di un centro sportivo oscillante tra i 40.000, e i 200000 EURO, a seconda delle dimensioni della struttura, sono stati erogati, una tantum, fondi compresi tra 2000 e 4000 euro nel periodo estivo, raddoppiati in autunno.

Agevolazioni fiscali e tributarie non più procrastinabili
Il settore quindi, benché attenzionato, purtroppo è in ginocchio. Occorre quindi agire su altri fronti: agevolazioni fiscali e tributarie attraverso ad esempio la Riforma dello Sport in via di emanazione e la Finanziaria del 2021.
Ma ora bisogna agire soprattutto sulla leva della riapertura immediata dei cancelli degli impianti, da troppo tempo chiusi.
Non sarà facile riprendere il cammino interrotto bruscamente a marzo, ma il settore non ha altra scelta. Occorre rimettere in moto un mondo che consente a 20 milioni di cittadini di praticare un sano esercizio fisico in piena sicurezza tenuto conto che i centri sportivi operano nel pieno rispetto dei protocolli emanati sull'argomento dal Ministero dello Sport e le verifiche svolte dagli Organi di controllo in tal senso: NAS, ASL, Polizia Municipale, lo attestano senza ombra di dubbio.

Ricreare un clima di fiducia
Il settore deve quindi di partire rimboccandosi le maniche prima che sia troppo tardi. Ripartire, sostenuto però anche da una comunicazione chiara e forte da parte delle Istituzioni, Ministero della Salute e Ministero dello Sport in primis, che dovranno attestare che i centri sportivi operano nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza anti Covid, ben lontano quindi dal mondo che alcuni organi di comunicazione hanno in passato cercato di dipingere creando un danno al settore di inimmaginabili proporzioni.Occorre in sostanza di ricreare un clima di fiducia senza il quale sarà difficile ripartire. Occorre ricordare che si tratta di un mondo infatti che produce salute e benessere psicofisico, che abbatte la spesa sanitaria, che consente a tutte le fasce di età della popolazione di praticare un sano esercizio di fisico in
piena sicurezza, che rafforza le difese immunitarie dell’individuo.
Un settore che parte dalla promozione sportiva dei giovani, arriva a coinvolgere gli adulti, gli anziani, i portatori di handicap, senza dimenticare gli atleti di vertice che arricchiscono il medagliere Olimpico e quello dei Campionati Europei e Mondiali.
E proprio da questo settore viene oggi lanciato un segnale molto forte sull'importanza del ruolo svolto dai centri sportivi italiani. Perché, se vero che lo sport agonistico – finalizzato alla partecipazione di competizioni nazionali svolto in palestra e in piscina sotto l’egida delle Federazioni e degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI  – è consentito, è pur vero che ai giovani atleti che si affacciano oggi allo sport agonistico è preclusa la possibilità di aspirare a raggiungere i grandi risultati sognati sul piano competitivo.

Di Biasi, Chechi e tutti gli altri
E la voce dei grandi campioni di oggi e del passato si è alzata soprattutto in difesa di questo settore, ovvero, dei campioni di domani.
Grandi campioni olimpionici e mondiali che rispondono ai nomi di Klaus Di Biasi, Yuri Chechi, Gianluca Genoni, Alessandro De Rose hanno risposto all'appello.

Anche il mondo scientifico chiede riapertura
Ma importanti interventi sull'argomento sono pervenuti dal mondo scientifico-sanitario. Citiamo, in particolare, il comunicato rilasciato recentemente dal Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana, Maurizio Casasco: "E' assolutamente non condivisibile e addirittura assurdo che l'Italia su indicazione di parte del CTS, non conoscendo l'organizzazione sportiva, sia salita sul podio dell'assurdo per aver bloccato l'attività giovanile nello sport“.
Segnaliamo il recente intervento sul Corriere della Sera del Direttore Sanitario del INMI Lazzaro Spallanzani di Roma (il più importante centro ospedaliero italiano per le malattie infettive), Francesco Vaia : "…Sbagliato tenere i giovani e gli anziani lontani dalle dallo sport e dal tempo libero. Rivolgo il mio invito al Ministro dello Sport perché riconsideri queste posizioni e ripensi le riaperture (dei centri sportivi, ndr) nell'ottica del massimo rigore e dell'estrema sicurezza“.
Il mondo dello sport nel suo complesso, il mondo scientifico a nome dei 100mila centri sportivi italiani che rappresenta, del milione di collaboratori sportivi e soprattutto a nome dei 20 milioni di cittadini che praticavano attività sportiva nelle palestre, nelle piscine e nei centri sportvi lanciano nell’occasione un grido di allarme forte e chiaro sull’argomento. Un segnale che le Istituzioni non potranno più ignorare.

[  Roberto Bolelli  ]
Rappresentante provinciale ASI Trieste Settore Fitness e Palestre
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